“Commercium et pax”: la via dello sviluppo
Robert Sirico a Colloquio con Flavio Felice
F.F.: Gli Stati Uniti sono in qualche modo responsabili per le condizioni
di povertà e di sottosviluppo di quei Paesi?
R.S.: Non vè dubbio. Abbiamo un sistema tariffario e di regolamenti
concepito per escludere i prodotti del terzo mondo e per punire le società
americane che si stabiliscono in quei Paesi ed aprono lì delle aziende.
Ciò non danneggia soltanto i consumatori americani, ma ostacola anche
lo sviluppo di quei Paesi. Tutto ciò è evidentemente immorale. Se riducessimo
gli ostacoli al commercio, assisteremmo ad unesplosione della ricchezza;
al momento, la retorica americana liberoscambista è in contraddizione
con la realtà protezionista.
Mi lasci aggiungere un punto sulle sanzioni, poiché si collega a quanto
appena detto. Attualmente gli Stati Uniti le hanno imposte, piccole o
grandi, a più di un centinaio di Paesi. Sono state particolarmente severe
contro la Yugoslavia, Cuba, la Libia e lIraq, dove, secondo le stime
delle Nazioni Unite, lembargo avrebbe causato la morte di mezzo
milione di bambini sotto i cinque anni.
Le sanzioni non servono ad ottenere un obiettivo politico. Chiunque sia
il despota nei confronti del quale dirigiamo il nostro biasimo, in quanto
demone internazionalmente riconosciuto, lembargo finisce per offrire
una leva essenziale al mantenimento del potere. Ad esempio, le sanzioni
americane contro Cuba rinforzano la propaganda di Fidel Castro. Inoltre,
le sanzioni sono immorali poiché puniscono le persone e non i governi.
Ho visitato in lungo e in largo Cuba, la Cina e altri Paesi con regimi
autoritari, e mai una sola vittima di quei governi mi ha detto: “Sono
grato agli Stati Uniti per aver imposto un embargo commerciale”.
Non escluderei le sanzioni in tempo di guerra, ma devono essere limitate
nel tempo e concepite per un fine specifico. Non devono generare inutili
ostilità. Dobbiamo sempre ricordare che il commercio è alla base dei nostri
rapporti culturali con quei Paesi, e lunica speranza che quei popoli
hanno per migliorare le loro condizioni di vita. Il commercio porta con
sé la speranza di rafforzare le istituzioni civili capaci di generare
movimenti politici contro il dispotismo. Quanto alla mia posizione, se
le sanzioni americane avessero ucciso un solo bambino innocente sarebbe
una ragione sufficiente per toglierle. È un antico principio delletica
cristiana che i non combattenti non devono mai essere vittime di guerre
tra i governi.
F.F.: Qual è la sua opinione sulle organizzazioni internazionali?
R.S.: Nel dibattito generale sulla globalizzazione spesso si dimentica
una fondamentale distinzione: esiste una globalizzazione buona e creativa
che nasce dal commercio e dallintensificarsi del processo di mercato
ed una distruttiva imposta dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca
Mondiale e da altre organizzazioni di questo tipo. È fondamentale riflettere
sui danni causati da queste organizzazioni in nome del bene comune. In
Cina ho visitato chiese clandestine che cadranno in rovina a causa di
un progetto della Banca Mondiale che non sarebbe mai stato intrapreso
se a prendere le decisioni fossero stati imprenditori privati.
Le organizzazioni internazionali condividono uno stile keynesiano di
management economico. Il loro pacchetto di proposte per il terzo mondo
normalmente comprende la richiesta di estinzione dei debiti mediante linasprimento
del carico fiscale. Ora, capire che lunica cosa della quale i paesi
poveri non hanno alcun bisogno è tale inasprimento richiede solo un po
di buon senso, eppure è esattamente ciò che si verificherà, una volta
adottate le politiche del Fondo Monetario Internazionale. Il FMI condiziona
i prestiti alla piena adesione dei suoi piani; tuttavia, troppo spesso,
tali piani sono daiuto solo se lobiettivo è di rafforzare
i comitati di controllo. Se ciò che si ricerca è la prosperità, bisogna
intraprendere unaltra via. A questo proposito, rimando vivamente
allopera di Hernando De Soto.
Riconosco che parte del mondo cattolico sia stato un po superficiale
nel trattare la questione del debito del terzo mondo. In linea generale,
lidea era che i debiti andavano rimessi, ma alla fine il Vaticano
ha compreso ciò che il FMI non ha capito: lestinzione del debito
non rappresenta una via praticabile. Lunica via praticabile è di
aggredire il debito indirettamente, rafforzando la complessiva struttura
economica attraverso il commercio e gli investimenti. Questo è un aspetto
che non è stato sufficientemente trattato dalle organizzazioni internazionali.
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