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Una Rivoluzione Incruenta: La Lex Mercatoria

di Alberto Frosi

Parlare della Lex Mercatoria in un contesto giuridicamente complesso ma paradossalmente immobile come quello in cui viviamo è indubbiamente un argomento di grande importanza che ha in sé la forza di rovesciare quelle dinamiche giuridiche a cui ormai ci eravamo abituati, o meglio, su cui ci eravamo adagiati. Non solo infatti significa la fine di una gerarchia delle fonti che sembrava ormai consolidata, ma significa anche che la società, dinanzi ad uno Stato che nel tempo ha assunto un aspetto eccessivamente accentratore, tende sempre più in maniera concreta a riprendersi quanto le era dovuto, quella libertà di autoregolamentarsi e di curare nel suo interno eventuali inosservanze. Beninteso non si tratta qui di dare il via ad una rivoluzione cruenta, anzi, al contrario, se lo Stato può essere considerato la più sofisticata delle organizzazioni sociali, ciò non toglie che altri livelli di ordinamenti sociali abbiano la possibilità di trovare regole più attinenti alle loro realtà peculiari.

E per comprendere meglio questa nostra Lex Mercatoria che attiene allo specifico mondo degli scambi internazionali, senza andare a passare in rassegna quelle interessantissime teorie giuridiche che a partire dal XIX secolo vedono nella società la culla naturale del diritto, basti qui ricordare quell’esperienza che ha caratterizzato un’epoca assai feconda sul piano dello sviluppo del diritto: lo Ius Mercatorum nel medioevo.

A differenza dell’antichità classica che nonostante gli intensi scambi commerciali non aveva mai elaborato un ‘diritto commerciale’ autonomo da quello civile, è in questo periodo che si delinea, al fianco dello Ius Commune, lo Ius Mercatorum, un diritto frutto dell’elaborazione spontanea di consuetudini mercantili che presentava spesso soluzioni molto diverse rispetto a quello dello Ius Commune e che per questo godeva di una propria indipendenza al punto da reclamare per sé una naturale sovrannazionalità e procedure autonome di risoluzione delle controversie sulla base della “equitatem et consuetudinem mercatorum”. Dinanzi a un tale quadro, e facendo nostro il richiamo vichiano ai corsi e ricorsi storici, non stupisce quindi se oggi come allora la Lex Mercatoria tende ad imporsi con sempre maggior forza e autorevolezza tra le norme “vincolanti e osservate”. Tra le due epoche messe a confronto sono pochi i punti divergenti mentre numerosi quelli comuni e fondamentali.

Oggi come allora gli imprenditori conoscono meglio dello Stato le proprie necessità e aspirano a soluzioni normative sempre più rapide che un apparato pubblico non può garantire in tempi brevi; oggi come allora la Lex Mercatoria ha un carattere sovrannazionale e trova nella legislazione dello Stato un ostacolo non di poco conto, oggi come allora la risoluzione delle controversie trova una formidabile via d’uscita dal pantano della giustizia ordinaria in quelle corti d’arbitrato e di conciliazione che oltre alla rapidità delle sentenze garantiscono anche forti risparmi nell’introduzione delle cause.

La fondamentale differenza tra lo Ius Mercatorum medievale e la Lex Mercatoria di oggi? Quell’elaborazione dottrinale che garantisce alla Lex Mercatoria una solida base teorica e una “flessibile” certezza la cui assenza è impensabile in un’epoca complessa come quella che stiamo vivendo.

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