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Come rimediare al disordine della legge

Ida Badolato

Si è svolto presso la sala conferenze del Denaro, il terzo incontro dal titolo l’ordine del diritto, il disordine della legge” organizzato dall’ Istituto italo -americano Acton di Roma. Il seminario ha avuto ad oggetto una discussione sulla lex mercatoria e la sussidiarietà come strumento per riportare l’ordine nel sistema giuridico. Lo spunto è stato dato da alcune riflessioni sul libro “Ordine economico e Ordinamento giuridico” scritto da Lucio Franzese, ordinario della facoltà di Giurisprudenza di Trieste.Moderato dal direttore dell’Istituto, Flavio Felice, il dibattito si è aperto con l’intervento del docente universitario, il quale, ha ricordato come si sia perduta, nel corso del tempo, la differenza tra Diritto e Legge. Nella tradizione romanistica lo ius ha una funzione ordinamentale, la lex è solo una delle tante fonti dell’esperienza giuridica. Quando la legge perde questa sua funzione autentica e si abbandona l’idea di una pluralità delle fonti a favore della lex come unica fonte del Diritto, ne scaturisce inevitabilmente il caos. Questo appiattimento ha una data ben precisa: nel 1804 con l’avvento dei codici napoleonici, in virtù del pensiero filosofico di Hobbes che vede la pace solo dove c’è l’intervento statale, la legge prende il sopravvento su tutto. Se l’uomo è malvagio e non è in grado di autoregolarsi allora l’ordine deve promanare dall’esterno, cioè dalla legge.

Questa però è una costruzione artificiale, una geometria legale che si scontra con le leggi del mercato. Nell’ambito internazionale le relazioni economiche sono lasciate all’autonomia delle parti che sono in grado di autodisciplinare i loro rapporti e la legge ha solo una funzione sussidiaria. Essa interviene quando gli operatori economici non mantengono fede ai patti assunti. Questo, conclude Franzese, è ciò che dovrebbe avvenire anche nei singoli ordinamenti statali. In particolare, in vicende come quella della Cirio o della Parmalat lo Stato dovrebbe astenersi dal dettare norme volte a regolare i loro rapporti giuridici, ma dovrebbe invitare le parti a rispettare quelle regole contrattuali già da loro autonomamente stilate.Nell’ottica del recupero della pluralità delle fonti, una valida alternativa alla legge potrebbe essere la consuetudine. E’ quanto sostiene Antonio Leo Tarasco, funzionario presso l’Ufficio legislativo del Ministero dei Beni Culturali. Purtroppo la sussidiarietà viene interpretata in senso verticale come distribuzione di poteri tra Stato, Regioni, Province e Enti Locali. Invece per sussidiarietà orizzontale si intende la distribuzione dei poteri tra Stato e cittadini. Nella sua accezione orizzontale il principio rinvigorisce anche il concetto di sovranità popolare così come sancito dall’art.1 della Costituzione. E la vera consuetudine è quella che promana dal Popolo Sovrano e non si confronta con la legge.

Lo studioso don Matteo Gillerio, anticipando che i sostenitori di queste tesi sono accusati di operare una reintroduzione dell’individualismo liberista legittimante l’assolutismo del mercato, fa notare che mentre si moltiplicano le leggi si moltiplicano anche i soggetti legislatori privati. Il superamento dei conflitti è affidato sempre più ad organismi arbitrali, riducendo così al minimo le interferenze dello Stato. D'altronde se l’arbitro stesso può autolimitarsi e risolvere i conflitti affidatigli scavalcando le pattuizioni delle parti e applicando o norme dei codici di condotta o addirittura norme statuali, le critiche mosse alle teorie volte al recupero della sussidiarietà non hanno motivo di essere.

Il Centro Sstudi sulla Lex Mercatoria è una delle varie attività di cui si occupa L’Istituto Acton. Attualmente il gruppo di lavoro è composto da una quindicina di studiosi di varie nazionalità. Ognuno di essi si occupa di analizzare la questione del diritto da diverse angolazioni, da quella economica a quella teologica. Il prossimo incontro è previsto per il mese di settembre

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