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WTO: una via percorribile

Alberto Frosio

Nata in un contesto estraneo a quello delle Nazioni Unite, l’Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization, WTO) non ha mai saputo, nei quasi dieci anni della sua breve vita, guadagnarsi le simpatie di un’opinione pubblica sempre più attenta e critica dinanzi a questioni economiche e sociali. Piuttosto, è probabile che la sua poca notorietà sia dovuta più alla scia di scontri di piazza ­ puntuali e costanti ­ in occasione dei cosiddetti round, le conferenze interministeriali che caratterizzano i lavori del WTO, che non alle importanti risoluzioni e al contributo reale dato all’ampliamento delle opportunità, soprattutto per i popoli più poveri. Con queste poche righe è mia intenzione invece presentare il WTO come una possibile via da percorrere per contribuire alla realizzazione concreta di quei pilastri che dal dopoguerra ad oggi hanno retto, e continueranno a farlo, le fondamenta della comunità internazionale: la libertà, la pace e lo sviluppo nel quadro del fondamentale presupposto rappresentato dai diritti della persona umana. Ma prima di vedere perché il WTO non può e non deve essere percepito come un corpo estraneo alla comunità internazionale, è bene ricordare quali siano i suoi fini e come possano contribuire alla crescita della persona umana, sia da un punto di vista individuale sia da un punto di vista comunitario.

In base al suo Accordo istitutivo, il WTO nasce come organismo preposto alla liberalizzazione del commercio mediante l’abbassamento delle tariffe e all’abbattimento di ogni trattamento discriminatorio nelle relazioni commerciali internazionali. Risulta chiaro quindi che l’ambito in cui si muove il WTO è il mercato, quel mercato dove ogni giorno agiscono individui di tutti i paesi del pianeta che entrano così in relazione l’uno con l’altro. In quest’ottica il WTO entra in un mondo che vede protagonista l’uomo e lo fa agendo su due piani, uno statale e un altro individuale. Due piani indivisibili perché legati indissolubilmente l’uno all’altro. Ad un primo livello, il WTO agisce direttamente come punto di raccordo tra la maggior parte degli Stati del mondo. È lì che i delegati dei governi si incontrano ogni giorno per cercare le soluzioni migliori per il perseguimento di un maggior benessere generale, ed è lì che ogni decisione è destinata ad avere ripercussioni sulla nostra vita. Il secondo livello, sul quale il WTO agisce, è di tipo indiretto. Favorendo infatti una maggiore apertura dei mercati, il WTO permette a quante più persone possibile di agirvi servendosi di un’opportunità fondamentale, quella della scelta libera e responsabile che è l’elemento necessario affinché l’uomo possa esprimersi in tutto il suo potenziale creativo, acquisendo maggiore capacità di confronto, di critica e di giudizio. E se con l’elemento della scelta è indubbio che ad entrare in gioco è in primo luogo la libertà, quantomeno quella di agire, è altrettanto vero che in un clima di libero scambio e di interrelazione, ad essere favorita e promessa è soprattutto la pace, da sempre un obiettivo da raggiungere, da preservare e da sviluppare.

Celebrata in ogni ordinamento costituzionale, e non da ultimo nello Statuto delle Nazioni Unite che ne fa un suo fine, la pace rappresenta la condizione ottimale nella quale può agire il WTO, oltre ad essere da sempre considerata dalla saggezza pratica un esito possibile del libero scambio commerciarle. La pace è la condizione necessaria ed essenziale, nonché prodotto ragionevole della libera e responsabile interdipendenza delle attività economiche, affinché popoli e le nazioni possano progredire nel pieno rispetto dei diritti umani fondamentali, aprendo la strada allo sviluppo, frutto della prassi della comunità internazionale ed, ormai a pieno titolo, elemento imprescindibile delle moderne relazioni internazionali.

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