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L’articolo riportato di seguito è tratto da una raccolta
di saggi, tra cui figura fra l’altro anche la stesura finale della
“Declaration on Environmental Stewardship” scritta
da Cornwall, la cui edizione è stata curata da Michael B. Barke
e che riporta l’introduzione di Padre Robert A. Sirico, presidente
dell’Acton Institute. Questa serie di saggi è
nata da una collaborazione protrattasi nell’ arco di diversi mesi
fra L’Acton Institute for the Study of Religion and Liberty
e l’Interfaith Council for Environmental Stewardship (ICES)
ed ha come argomento il ruolo di amministratore dell’ambiente che,
secondo la tradizione giudeo-cristiana, è stato conferito all’uomo
direttamente da Dio.
- Bibliografia fondamentale
- Barkey, Michael B. The
Catholic Church and Stewardship of Creation, in Environmental
Stewardship in the Judeo-Christian Tradition. Michigan: Acton
Institute for the Study of Religion and Liberty, 2000
- Comitato Editoriale
- Padre Michael Beers, Ph.D., S.S.L., Professore associato in Teologia
storica, Collegio Pontificio Josephinum.
Dr. Russel Hittinger, Warren Professore di Studi Cattolici, Università
di Tulsa.
Padre Matthew Lamb, S.T.L., Professore di Teologia, Boston College.
Padre Richard John Neuhaus, Presidente, Istituto per la Religione e
la Vita Pubblica.
Dr. Robert Royal, Presidente, Istituto Fede e Religione.
Padre Robert A. Sirico, Presidente, Istituto Acton per lo Studio della
Religione e della Libertà.
La Chiesa cattolica e Il ruolo di
Amministratori del Creato
Introduzione
In quanto membri della Chiesa romano-cattolica che cercano di essere
fedeli alla pienezza della verità di Dio, offriamo le seguenti
riflessioni nella speranza che riusciranno a gettare un po’ di luce
sulle questioni ambientali che il nostro mondo sta affrontando in questo
momento. Non parliamo, in questa sede, in veste di rappresentanti del
Magisterium della Chiesa, ma solamente per noi stessi in quanto membri
del Corpo Mistico di Cristo, che riflettono sulle questioni ambientali
con l’aiuto dell’insegnamento della Chiesa. Quest’insegnamento
trae la sua autenticità dalla sua stessa origine, che è
Cristo stesso, e c’ è stato tramandato attraverso le Sacre
Scritture, la Sacra Tradizione, e l’ufficio dottrinale del Magisterium
della Chiesa. Per la stessa vera natura della “cattolicità”
della Chiesa, quest’insegnamento è pensato come universale
nel suo scopo, e, come tale, deve contribuire in gran misura ad un’appropriata
comprensione del compito di amministratori ambientali.
Poiché questo insegnamento rappresenta una storia di duemila anni
di ponderata riflessione sulla rivelazione divina, è utile come
indispensabile punto di partenza per stabilire una più approfondita
comprensione dell’ordine creato, della natura e del valore ontologico
delle creature di Dio, e, in particolare, del valore e del ruolo dell’umanità
nell’ordine creato. Una comprensione dell’ambiente in chiave
autenticamente cattolica deve modellarsi su una conoscenza di queste verità
affinchè sia possibile rispondere in maniera appropriata alle questioni
ambientali in modo da rispettare l’ordine stabilito da Dio.
Allo stesso tempo, un approccio genuinamente cattolico al compito di
amministratori ambientali deve continuamente portare l’autorità
morale dell’insegnamento della Chiesa a rapportarsi con tutte le
questioni ambientali. Così, in aggiunta a tutte le analisi ragionate
e con base autenticamente scientifica, persino le più semplici
scelte riguardanti l’ambiente devono essere propriamente uniformate
alla verità sull’uomo e sul mondo, che ne rappresenta la
casa.
I. L’Essenza e L’Ordine della Creazione Divina
Se si dedica un po’ di studio alle concezioni religiose di molte
culture antiche che non hanno subito l’influenza della rivelazione,
si noterà quanto profondamente la nostra comprensione occidentale
della creazione, di Dio e dell’uomo si sia formata sulla tradizione
giudeo-cristiana. Ciò che le culture antiche ci hanno fornito sono
gli esempi della limitatezza della ragione umana nel tentativo di penetrare
i più profondi misteri della vita. Sebbene le concezioni religiose
delle culture antiche fossero assai varie, ciò che vediamo, a cominciare
principalmente con Abramo, è un radicale allontanamento da ciò
che ai giorni nostri noi consideriamo paganesimo. Fra le convinzioni comuni
all’interno delle popolazioni antiche, parecchi presupposti fondamentali
sembravano essere presenti in maniera essenziale nelle loro convinzioni
religiose. Per ragioni di spazio, le riportiamo nella lista che segue:
Politeismo:
- Asseriva l’esistenza di molte divinità.
- Negava il valore intrinseco della vita umana.
- Aveva una visione ciclica del tempo in opposizione a quella lineare.
- Non comprendeva che le norme oggettivamente morali sono emanazione
del divino e sono una componente essenziale di un culto vero e proprio.
Panteismo:
- Sosteneva che tutto ciò che appartiene al creato è divino.
- Aveva una concezione ciclica del tempo in opposizione a quella lineare.
- Negava che Dio è un essere singolo, immutabile, perfetto, trascendente,
e che necessariamente domina in maniera assoluta sull’ordine creato.
Gnosticismo:
- Sosteneva che il creato ha avuto origine da un conflitto sovrannaturale
fra il bene e il male.
- Considerava la materia il male, mentre lo spirito è il bene.
- Vedeva la fuga dal male nella trascendenza dello spazio e del tempo.
Come cattolici che si preoccupano dell’ambiente, crediamo che sia
importante stabilire un’importante differenza fra una concezione
del mondo modellata sulla rivelazione da una che non lo è. Una
delle più grandi preoccupazioni della Chiesa odierna in termini
di amministrazione dell’ambiente è il sorprendente emergere,
all’interno di molti ambientalisti religiosi e non, di ciò
che si potrebbe chiamare “neo-paganesimo.” Sebbene l’espressione
di questo nuovo paganesimo possa essere di gran lunga più sfumata
e ricercata di quella propria delle culture antiche, di fondo molti degli
errori filosofici e politici rimangono gli stessi.
La distinzione fra Dio e il suo creato è stata offuscata; il ruolo
dell’uomo nell’ordine cerato è stato messo in ombra,
mentre il creato è stato abbellito solo ed esclusivamente per le
persone.
Di conseguenza, gran parte dell’agenda ambientale che di recente
viene portata sempre più avanti riflette un’etica ambientale
che poggia saldamente sia sulle fondamenta del ragionamento che su quelle
della divina rivelazione.
All’inizio del Credo, la Chiesa cattolica professa la sua fede
in un solo Dio creatore del cielo e della terra. Questo Creatore, a differenza
dei creatori descritti nelle cosmologie pagane dell’antichità,
è concepito come principio benigno, infatti, come il solo bene
completo e perfetto.1
Le pagine d’ apertura delle Sacre Scritture enfatizzano anche ripetutamente
come il Creatore guardava alla sua creazione e “ vedeva che era
cosa buona” (Gen. 1:4; 1:10; 1:12; 1:18; 1:21; 1:25). Ma di tutto
ciò che aveva creato di buono, è la creazione del genere
umano da parte di Dio a completare l’ordine creato in maniera talmente
tanto eccelsa da definirla “ veramente buona” (Gen. 1:31).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica avvalora questo fatto:”L’uomo
è il vertice dell’opera di Dio, come viene espresso nel
racconto ispirato distinguendo nettamente la creazione dell’uomo
da quella delle altre creature.”2 Gli esseri umani sono descritti come
parte del creato, poiché specialmente creati da Dio a sua immagine
e somiglianza, e poiché dotati degli esclusivi poteri di ragione
e volontà.
L’ordine iscritto nel vero tessuto della creazione ci rivela che
non solo tutto ciò che è stato creato da Dio è buono,
ma anche che la creazione stessa riflette la magnificenza di Dio. Nella
tradizione passata i Padri della Chiesa spesso parlando della natura e
delle Scritture accennavano a due libri. Il primo ci mostra alcuni attributi
di Dio attraverso le tracce e le immagini impresse dal Creatore sulle
cose materiali. Fra questi attributi vi sono la trascendenza, la maestà
e il meraviglioso potere creativo che si manifesta a noi nella vastità
del cosmo e nella fertile terra con il suo meraviglioso assortimento di
creature. Persino molte delle popolazioni precedenti o al di fuori dell’influenza
della rivelazione vennero spinti dalle meraviglie del mondo a fare congetture
sulla sua origine e sul come tutto venne posto in essere. L’intima
varietà delle cose li spinse a speculare sulla pienezza della loro
fonte. L’ordine e l’intelligibilità che essi rintracciarono
in ogni luogo sembrava una traccia di una qualche intelligenza divina
o di un principio unificatore che agiva in tutte le creature. La bellezza
e la maestà del mondo parlavano dell’opera di qualche spirito
perfetto. Le stelle, i mari, le montagne, gli animali e le piante rimandavano
ad una qualche realtà invisibile posta dietro di loro e celata
agli occhi mortali.3
La rivelazione contenuta nella Bibbia approfondiva ancora ulteriormente
queste intuizioni, ponendole su più salde fondamenta, e incoraggiando
i fedeli ad osservare sempre più da vicino il mondo creato da Dio.
La Letteratura della Saggezza e dei profeti forniva la prova di una profonda
esperienza del potere creativo di Dio e della sua guida al di sopra del
mondo, ed un senso d’imponente responsabilità della creatura
umana. O, come viene descritto in maniera eloquente dal re David:
Ogni volta che rimiro i cieli, l’opera delle tue mani,
La luna e le stelle che tu hai disposto,
cos’ è l’uomo di cui tu ti dovresti ricordare,
l’uomo mortale di cui ti prendi cura?
Per ora lo hai reso poco meno di un dio,
con gloria ed onore lo hai coronato,
hai concesso lui il potere sopra il lavoro delle tue mani,
hai posto tutte le cose sotto i suoi piedi.
Tutto, pecore e bestiame,
si, persino le bestie selvatiche-
gli uccelli dell’aria, e i pesci
che avanzano nell’acqua. (Sa. 8:3-8)
Questa visione combina i due aspetti fondamentali della concezione scritturale
della creazione: la gloria e la maestà che noi contempliamo in
ciò che è stato creato da Dio, e la nostra altissima dignità
come attivi amministratori del mondo, a dispetto della nostra pura condizione
di creature. Questa concezione ha avuto echi per tutto l’arco della
storia della Cristianità. Fu San Francesco d’ Assisi colui
che meglio espresse le implicazioni pratiche di questa posizione nell’incoraggiare
i suoi seguaci a contemplare il creato e a lodare Dio “ in tutte
le creature e a partire da tutte le creature.”4 Non è un caso che
proprio in seno ai Francescani, che più di tutti gli altri ordini
religiosi amavano e gioivano del creato, originarono personalità
come Roger Bacon. Bacon studiò molto attentamente la natura e,
di conseguenza, ricoprì un ruolo importantissimo dopo l’età
medievale nello sviluppo della prima scienza sperimentale.5 Così, nel richiamare
una tradizione rimasta in piedi a lungo,il Concilio Vaticano Secondo dichiarò
che le Sacre Scritture ci rendono in grado di “ riconoscere la natura
interna, il valore, e l’ordinamento dell’intera creazione
a lode di Dio.”6
II. Antropologia Cristiana
Come vertice della creazione di Dio, l’uomo riflette l’immagine
di Dio nel modo più eccellente possibile. Cosa essenziale in quest
immagine divina è la nostra capacità di ragionare, che ci
rende capaci di conoscere Dio, il mondo e noi stessi. Inoltre siamo anche
dotati delle facoltà dell’immaginazione e del libero arbitrio
che ci permettono di riflettere sulle nostre esperienze, di scegliere
un modo d agire, così da divenire cooperatori nell’opus della
creazione. Si potrebbe dire che noi stessi siamo co-creatori insieme a
Dio, e di conseguenza siamo privilegiati nella nostra abilità di
accogliere ciò che Dio ha creato e di dare vita a nuove cose,a
cui la creazione, di per sé, non avrebbe potuto dar vita. Questo
privilegio ci conferisce una dignità che supera le altre creature,
perché con esattezza noi partecipiamo spiritualmente nella creatività
di Dio in misura tale da eccedere le capacità puramente fisiche
delle altre creature. In più, poiché la natura dell’agire
umano è libera e auto-determinante, queste azioni hanno valore
morale.
Ne consegue, poi, che con tali capacità, e in virtù della
nostra dignità, gli esseri umani sono stati posti da Dio a guida
del suo creato: “ Lasci che siano loro a dominare sul pesce del
mare, e sull’uccello che vola nell’aria, e sulle bestie, e
sopra tutto ciò che si trova sulla terra” (Gen. 1:26). Questo
dominio è stato specificato come l’ordine di “coltivare
e custodire” il giardino, e ciò che per prima cosa manifestò
nel nominare gli animali (Gen.1:26). Poiché assegnare un nome a
qualcosa vuol dire conoscere la natura di quella cosa, capiamo così
la prima manifestazione della natura razionale dell’uomo. Inoltre,
dall’ordine impartito da Dio di coltivare e custodire il giardino,
possiamo desumere che l’uomo ricevette questo comando al fine di
usare la sua razionalità nel governo del creato per tirare fuori
dalla terra dei profitti. E come evidenziato dalla originaria “nudità”
dell’uomo, possiamo concludere che il dominio dell’uomo sul
creato era stato pensato al fine di fornirci dei mezzi atti a sostenere
e ad accrescere la nostra esistenza. Questo assunto è in forte
contrasto con gli animali e le piante che la legge eterna di Dio ha fornito
degli attributi fisici adatti a tenerli in vita. Tutto questo è
avvenuto prima del peccato originale, e costituisce l’originaria
visione cattolica del ruolo dell’uomo all’interno dell’ordine
creato.
Accanto a questi beni riconosciuti come divini ed umani, la rivelazione
avverte, naturalmente, dell’esistenza di mali profondi. Il racconto
del peccato originale nel Libro della Genesi spiega il perché il
male sia penetrato all’interno dei cuori e delle società
umane. Come viene spiegato dal Catechismo della Chiesa Cattolica.
L’uomo, tentato dal demonio, lasciò morire nel cuore la
fiducia che Dio riponeva in lui, abusando della sua libertà,
disobbedendo all’ordine divino…Così peccando, l’uomo
preferì se stesso a Dio e con quell’azione lo disdegnò.
Scelse se stesso sopra e contro Dio, contro le necessità del
suo semplice stato umano e perciò contro il suo bene. Creato
in una condizione di santità, l’uomo era destinato ad essere
completamente “ divinizzato” da Dio nella gloria. Sedotto
dal demonio, volle essere come Dio, “ma” senza Dio, prima
di Dio, e non in armonia con Dio.”7
Il peccato originale influì su ogni dimensione della vita umana.
Uno dei suoi risultati fu che “ il creato era diventato chiaramente
alieno e ostile all’uomo.”8
Solo poiché, dal tempo di Caino ed Abele, vi erano stati rapporti
ingiusti e immorali fra le persone, così, anche, contro il creato
erano state commesse delle azioni. Ad ogni modo, il male non è
la forza dominante nella storia della salvazione eterna. Dio stesso giunse
nel nostro mondo per redimerci attraverso l’incarnazione di Gesù
Cristo. Assumendo le spoglie umane e ristabilendo il patto originario
con Dio, cominciò per noi e per l’intero universo un processo
di ricapitolazione, che è “il gemere nelle fatiche del lavoro
persino fino ai giorni nostri” (Rom. 8:22). Tutto ciò è
stato compiuto affinché potessimo sperare che con la battaglia
finale di Cristo, “ il creato stesso sarebbe stato liberato dalla
schiavitù della corruzione e avrebbe condiviso la gloriosa libertà
dei figli di Dio” (Rom. 8:21).
Dobbiamo fare chiarezza, inoltre, su cosa vuol dir e cosa non vuol dire
dominio. Dal momento che tutte le cose sono state subordinate agli esseri
umani, dovremmo quindi governare su di loro alla maniera di Dio. Questo
dominio non ci garantisce il diritto di “padroneggiare sul”
creato in un modo non in linea con il modo stesso di Dio di governare.
Sin dal primo momento della creazione, Dio ha provveduto ai bisogni delle
sue creature, e, similmente, ha uniformato tutta la creazione alla sua
perfezione. Dunque, il dominio degli uomini sul creato deve preservare
il bene degli esseri umani e tutto il creato allo stesso tempo. Per questa
ragione il dominio richiede un’amministrazione responsabile. E perciò
il nostro compito di amministratori deve perseguire il bene comune dell’umanità,
e rispettare allo stesso tempo il fine per il quale ogni creatura era
stata concepita, Se l’uomo esercita sulla natura un dominio che
alla fine si rivela distruttivo per il suo potenziale produttivo o nega
alla famiglia umana i frutti della creazione, un tale gesto costituisce
un’offesa al piano originario della creazione voluto da Dio. Nel
riflettere sul rapporto con l’ambiente, poi, dobbiamo operare una
netta distinzione fra l’agire disordinato dell’uomo, che reca
danni al creato e, per estensione, alla proprietà e alla vita degli
uomini, e l’agire responsabile, che il Creatore pensa per il bene
della comunità umana e per il creato. Stando ad un discorso pastorale
rilasciato dalla Conferenza cattolica degli Stati Uniti, “ In quanto
amministratori responsabili, la pienezza della vita proviene dal vivere
in modo responsabile all’interno del creato appartenente a Dio.”9 Proprio in nessun luogo la rivelazione
suggerisce (come fanno molti religiosi contemporanei e moti ambientalisti
laici) che il creato, senza l’intervento dell’uomo, è
l’ordine finale voluto da Dio. Al contrario, gli esseri umani, con
tutta la gloria e la tragedia di cui siamo capaci, sono gli attori principali
del dramma scritto da Dio. Infatti, nella storia della salvazione eterna,
all’individuo umano e al mondo naturale non viene attribuita pari
dignità. Nel Sermone dalla Montagna, nostro Signore stesso, mentre
consiglia ai suoi discepoli di non essere spaventati e di avere fiducia
nella Provvidenza divina, assicura loro che Dio si prende cura persino
degli uccellini che volano nel cielo, e aggiunge, “ Non siete voi
forse di maggior valore rispetto a loro?” (Matt. 6:26).10
Le Sacre Scritture presentano chiaramente una gerarchia ordinata dell’essere:
Dio governa sopra ogni cosa, e gli esseri umani servono come suoi amministratori,
esercitando un dominio strumentale su tutto, e avendo anche la responsabilità
nei suoi confronti di ricoprire la posizione privilegiata di governatori
della terra.
In base a questo noi governiamo e siamo giustificati nell’utilizzazione
e subordinazione della natura ai nostri scopi, a patto che questo governo
sia in accordo con la verità della creazione divina. Come viene
spiegato dalla Conferenza Cattolica degli Stati Uniti, gli uomini hanno
sulle spalle “una responsabilità unica data da Dio: salvaguardare
il mondo creato e attraverso il loro lavoro produttivo arrivare persino
ad accrescerlo.”11 Dunque, il buon coltivatore
non lascia che le risorse affidate a lui rimangano incolte o non riescano
a dare i propri frutti. Piuttosto, ne fa uso, li sviluppa, e lotta al
meglio delle sue possibilità per incrementarli così da poter
godere della sua vita e provvedere la sua famiglia e i suoi discendenti
dei beni necessari per il futuro.
Alcuni potrebbero obiettare che se l’uomo smettesse di imporre
il proprio dominio sulla natura, quest’ultima si troverebbe in condizioni
migliori. Fino ad ora l’interrogativo che ha assunto l’importanza
maggiore è stato se l’uomo si troverebbe in condizioni migliori.
Se l’uomo non esercitasse il proprio dominio sulla natura, sarebbe
quest’ ultima ad esercitare il proprio dominio sull’uomo causando
così tremende sofferenze per la comunità umana. Se non ci
fosse stata concessa la possibilità di esercitare il nostro dominio
sulla natura, la natura, per conto proprio, non avrebbe chiaramente prodotto
risultati vantaggiosi al fine del benessere umano. Ci sarebbe la siccità,
i fiumi strariperebbero, scoppierebbero i terremoti, i vulcani erutterebbero,
divamperebbero gli incendi e si diffonderebbero le malattie, causando
così danni agli uomini come a tutte le altre creature della terra.
Il perché nostro Signore nella sua Provvidenza permetta che accadano
certe cose è un mistero legato al peccato originale. Le distruttive
conseguenze non sono però misteriose allo stesso modo. Di conseguenza,
in quanto esseri razionali, abbiamo la responsabilità di salvaguardare
la vita umana come il compito di riconoscere la dignità della persona
umana fatta ad immagine di Dio.
La nostra responsabilità stessa di prenderci cura della terra
discende in secondo luogo da questa dignità, e, come tale, la comprende.
Solamente noi, di tutte le creature terrene create da Dio, abbiamo la
facoltà, l’intelligenza e la responsabilità di contribuire
affinché ci sia ordine nel mondo secondo la divina Provvidenza,
così da ridurre gli effetti del male naturale.
III. Il Signore della Storia
In parte, l’importanza dell’uomo nella creazione deriva da
un’altra faccia della realtà rivelataci da Dio, il tempo
non è qualcosa che potrebbe sembrare come un cerchio della vita
infinito. Il tempo non è statico o circolare. Noi ci muoviamo attraverso
una storia che ha avuto un inizio ed avrà una fine. Infatti, come
ci viene indicato dalle Sacre Scritture, l’intero universo progredisce
seguendo una traiettoria lineare che ci conduce sempre più in prossimità
di un fine ultimo, allorché si concluderà l’ultimo
capitolo della storia. Quello che ci potrebbe essere suggerito è
che la creazione si sta sviluppando in direzione di uno stadio finale
di perfezione. Questo non equivale a dire che la creazione voluta da Dio
fosse imperfetta nel suo nascere, ma sicuramente che la creazione non
è finita e che realizzerà la sua perfezione finale, quando
passando attraverso diversi stati di sviluppo progredirà fino a
raggiungere lo scopo, per il quale la creazione era stata pensata. Persino
la scienza moderna afferma che la creazione è stata originata dal
“ Big Bang”, che l’universo si trova probabilmente a
quindici miliardi di anni di età nel suo stadio di sviluppo, e
che fra altri miliardi di anni, il nostro universo potrebbe semplicemente
dissolversi. Persino affrontando la questione in termini laici, tale ne
è l’evidenza da spingerci a credere che la natura e la civiltà
umana siano state pensate per progredire con il tempo. La geologia e la
biologia hanno scoperto che il pianeta da noi abitato è il prodotto
di lunghi processi di sviluppo. Quasi tutti gli elementi presenti sulla
terra vennero prodotti nelle primissime generazioni di stelle che s’
incendiarono, esplosero diffondendo così tutta la loro materia
nell’universo. La grande diversità delle piante e delle specie
animali presenti nella nostra biosfera riflette la lenta crescita di organismi
sempre più complessi e diversificati. Nel regno umano, lo sviluppo
della civiltà, con le sue pazienti conquiste nel campo della scienza,
della tecnologia, delle istituzioni sociali e delle religioni, rispecchia,
sebbene ad un ritmo più elevato, ciò che ha tutto l’aspetto
di essere una delle leggi centrali della creazione: che una sempre più
grande complessità e grado di perfezione richiedono del tempo.
Quello che dovrebbe essere solo sottolineato, comunque, è quanto
in fretta si sia sviluppata la civiltà umana in confronto al resto
del creato. Dio ci ha rivelato che il carattere storico della creazione
è, dal punto di vista umano, permeato di senso religioso. Le Sacre
Scritture ci narrano che Dio per primo, attraverso il suo Verbo, creò
il tempo e lo spazio, e poi proseguì generando delle creature al
fine di governare su questi regni. A questo punto collocò l’uomo,
all’apice, come sovrano dell’intero ordine (Gen. 1:3-26).
Perciò Dio fu il principio, e la causa prima della creazione e
l’autorità da cui l’uomo ricevette la sua attitudine
ad esercitare il suo dominio terreno. Le stesse Sacre Scritture ci indicano
che la nostra esistenza terrena va dalla nostra origine fino ad un qualche
fine ultimo per il quale siamo stati creati, una consumazione in Cristo
(Rev. 21: 5-6). La trama della storia umana si sta rivelando e sviluppando,
sublimemente, verso la perfezione finale in Dio stesso. Da San Paolo sappiamo
anche che Cristo giunse “a suo tempo” per redimerci (Gal.
4:4), e che verrà di nuovo alla fine dei tempi per giudicare i
vivi e i morti (2Pet. 3: 1-10). In Cristo risiede la pienezza di Dio,
e in lui tutte le cose troveranno il loro compimento (Col. 1:15-20). Per
questa ragione, la linearità del tempo e lo sviluppo che ne derivarono,
sono innegabilmente componenti del piano voluto da Dio per noi, perché
pongono un imperativo morale sopra l’esistenza terrena dell’uomo,
instillando così nella vita umana un fine molto più nobile.
Il fatto che proprio all’uomo sia stato concesso il dominio sulla
terra ci fa pensare che questo stato finale di perfezione, sia per l’uomo
che per il creato, si potrà compiere, in parte, grazie al libero
impiego dell’intelligenza creativa e del lavoro dell’uomo
sopra l’ordine creato. In altre parole, Dio ci ha offerto di partecipare
liberamente e intelligentemente, agevolando lo sviluppo della creazione.
Poiché Dio ci ha rivelato che il tempo ha una fine ed un inizio,
dobbiamo riconoscere che la sovranità dell’uomo sul creato
è permeata di significato spirituale e senso religioso. Al contrario,
molte culture che non furono influenzate dalla rivelazione divina credevano
che il tempo fosse ciclico. Un tale concezione, chiaramente, non poteva
che derivare da una semplice osservazione dei cicli vitali della natura.
Perciò queste popolazioni antiche guardavano spesso al creato come
ad una realtà eterna, che si rigenera da sola, autosufficiente
e indipendente. In breve, era il creato in sé ad essere perfetto.
E l’uomo era il solo che in qualche modo conduceva un’esistenza
al di fuori di questa perfezione e desiderava afferrarla. Si può
vedere un barlume di verità in questa concezione. E’ vero
che sembra essere così. E per questo, la regolarità delle
stagioni e la ricorrenza di alcuni schemi di vita erano le caratteristiche
più importanti dell’esistenza.
La rivelazione di Dio ha elevato e perfezionato quella concezione collocando
i cicli naturali all’interno dell’adeguato contesto religioso
dell’inclinazione umana. Perciò, la meravigliosa scansione
ritmica dei cicli del creato, sommata al dover provvedere alle creature
di Dio, si possono rispettare e capire meglio se si fa riferimento al
rapporto fra Dio e l’uomo. I cicli della natura e la regolarità
con i quali si manifestano rivelano un principio d’intelligibilità
che attira l’attenzione dell’uomo sulle fonti che danno loro
origine. La logica della creazione, che può essere afferrata dalla
razionalità umana, ci aiuta a trascendere il puramente materiale
per guidarci nel nostro viaggio verso il significato ultimo. La scansione
dei ritmi naturali attraverso il flusso e riflusso, la vita e la morte
sono un sacramento del Dio vivente che indicano l’assoluta perfezione
al di sopra e al di sotto delle cose. Se il creato non fosse così
ammantato di splendore, l’uomo non avrebbe nulla da contemplare,
e nulla, perciò, attraverso cui rivolgere il suo sguardo a Dio,
e neppure nessun modo per comprendere il significato della sua esistenza.
Inoltre, non comprenderemo mai totalmente la rivelazione di Dio, la natura
umana, o la creazione nella sua interezza se ci limitiamo ad una concezione
ciclica del tempo e della natura. Così come attraverso le diverse
epoche il meraviglioso mondo nel quale viviamo è giunto al suo
attuale stadio di sviluppo, allo stesso modo la nostra dottrina religiosa
e la nostra scienza laica devono svilupparsi in direzione della più
piena comprensione del piano voluto da Dio per noi. Noè, Abramo,
Mosè e Jesù rappresentano passaggi cruciali in questa storia
della salvezza, che si svela con il passare del tempo. Perciò,
la Sacra Tradizione ci rivela che Dio non è solamente il Signore
della creazione, ma anche il Signore della storia. Molte persone che si
occupano dell’impatto che la società umana può avere
sull’ambiente credono che il pensare e l’agire in maniera
lineare vada contro gli intenti del Creatore di creare un ordine naturale
stabile e permanente. Comunque, questo è un punto la cui errata
intuizione verrà corretta sia dalla rivelazione che dalle conquiste
fatte dall’uomo, in particolar modo nell’ambito della scienza
seria. La natura e la società umana sono sistemi dinamici che dipendono
per la loro sopravvivenza sul cambiamento e la continuità. In ogni
scrupolosa lettura o del libro della natura oppure delle Sacre Scritture,
possiamo constatare, che malgrado le preoccupazioni destate dagli effetti
ambientali a breve termine che lo sviluppo potrebbe provocare, dobbiamo
costantemente sollevare i nostri sguardi ad abbracciare i più ampi
disegni della Provvidenza divina e i suoi propositi per l’umanità.
Il compito di amministratore ambientale consiste nello scoprire come
comprendere appieno la relazione fra processi ciclici e sviluppi lineari,
presenti sia nella natura che nella civiltà umana, così
che coesistano armoniosamente, e ci dirigano verso il bene ultimo che
è Dio stesso.
Il sostenere che la nostra esistenza è basata solo ed esclusivamente
su dei cicli sarebbe una grande limitazione alla civiltà umana.
Il grande teologo cristiano, Sant’ Agostino, il quale era pratico
di queste concezioni cicliche proprie dell’antichità, vedeva
nella concezione cristiana una grande liberazione della razza umana. Egli
afferma, “rispettiamo dunque il patto leale, che è Cristo,
e con lui come Guida e Salvatore, respingiamo dal cuore e dalla mente
i cicli illusori e vani dell’empia gente”.12 In qualche altro passo,
Agostino parla di Dio che meravigliosamente crea, ordina, guida e orchestra
tutte le cose, “ come la grande melodia di un qualche ineffabile
compositore.”13 Come riflesso di ciò, l’uomo, che è
fatto ad immagine e somiglianza di Dio, compone, scrive, dipinge, danza,
produce il cibo, fabbrica utensili, produce manufatti, e trae fuori dall’intelligibilità
iscritta nell’ordine sostanziale della creazione molti oggetti nuovi.
Poiché l’uomo non può creare ex nihilo alla maniera
di Dio, sono per l’esattezza i cicli e la logica della natura che
assistono l’uomo nell’utilizzare le sue predisposizioni alla
creatività. In altre parole, mentre dipendiamo dalle dimensioni
cicliche della natura per come progrediamo nella nostra esistenza terrena,
è dentro noi stessi che abbiamo la stessa spinta creativa che mette
in movimento tutta la storia dell’universo. In effetti, la nostra
creatività può portare la natura ad un più alto livello
di perfezione. In questo modo, siamo fedeli ai potenziali che Dio ha posto
dentro di noi e confermiamo l’intrinsecamente buono nella natura,
sviluppando beni nuovi o mai realizzati precedentemente.
Cosa interessante, questa verità è riconosciuta dalla Chiesa
attraverso la sua liturgia. Il calendario liturgico stesso e la celebrazione
della liturgia riflettono le epoche e le stagioni della terra, celebrano
i prodotti dell’ingegnosità umana, e vi infondono un significato
spirituale. Ogni sacramento della Chiesa conferma l’approvazione
divina al dominio dell’uomo sulla natura attraverso il semplice
fatto che Dio ha scelto di comunicarci la sua grazia non solamente attraverso
i frutti della natura, ma attraverso l’intelligenza umana che ha
sviluppato ulteriormente questi frutti.
Perciò, persino nel nostro ruolo, affermiamo allo stesso tempo
il valore del creato, e il valore della creatività umana, che gradualmente
avvicina alla perfezione ultima tutto ciò che si trova nel creato.
IV. Il Lavoro e il Progresso Umano
Non desta alcuna sorpresa, che l’imperativo del lavoro umano è
venire incontro ai bisogni umani per rimettere in sesto il nostro mondo
caduto in rovina, che è implicito nel processo di sviluppo, compaia
nelle Sacre Scritture. Ad Adamo ed Eva era stato dato il compito di custodi
del paradiso terrestre. Caino praticava l’agricoltura e Abele pascolava
i greggi, cosa che anche molti dei patriarchi giudei facevano; e David,
l’Unto del Signore, era un pastore prima di diventare re D’
Israele. Nel Nuovo Testamento, nostro Signore stesso imparò a fare
il falegname nella bottega di Giuseppe, e ciò sta a significare
che persino la sacra famiglia doveva provvedere al proprio mantenimento
foggiando umilmente dal legno prodotti utili. Parecchi degli apostoli
si guadagnavano da vivere facendo i pescatori,e San Paolo fabbricava le
tende per non risultare un peso per gli altri. Persino il più sacro
dei sacramenti della Chiesa cattolica, l’Eucarestia, non utilizza
il grano e l’uva, ma il pane e il vino, “ che sono stati dalla
terra e che mani umane hanno prodotto”, riflettendo in questo modo
la cooperazione far la grazia divina e il nostro lavoro al fine dell’opera
della salvezza.
Poiché richiesto necessariamente da questa tradizione, la Chiesa
ha di conseguenza attribuito grande valore al lavoro umano come forse
nessun’altra religione ha mai fatto. Sebbene questo mondo trascorra,
per i cristiani il mondo sensibile non è un’illusione, come
le altre religioni a volte hanno affermato. Di conseguenza, il lavoro
e la scoperta sono fondamentali nel piano voluto da Dio per il completamento
dell’uomo. L’opera reale della storia della salvezza stessa
si è andata svelando qui sulla terra, nel tempo, nello spazio e
nella carne. Allo stesso modo, il mondo dei cristiani non è, come
suggerisce la scienza moderna, una semplice miniera di materie prime e
di energia da imbrigliare a piacimento degli uomini. Al massimo, il valore
umano trova completamento nella scoperta di quei modi attraverso i quali
la natura può essere più responsabilmente e più effettivamente
posta al servizio della comunità umana. Questa è la più
autentica definizione del progresso umano. L’affermazione cristiana
del progresso umano è dimostrata lungo tutto l’arco della
storia. Per esempio, nell’amorevole cura prestata al mondo creato
da Dio e nel valore attribuito al lavoro manuale propri della tradizione
monastica benedettina, l’impulso occidentale ad ottenere sorprendenti
miglioramenti, e il successivo sviluppo della scienza trovano la loro
origine.14
Alcuni dei più grandi e primissimi scienziati moderni, come Galileo
e Newton, erano cristiani e pensavano al loro lavoro come ad una rigorosa
scoperta della natura del mondo in realtà creato da Dio. Queste
osservazioni del mondo fisico erano, in parte, state rese possibili grazie
alla filosofia scolastica medievale e ai suoi metafisici d’orientamento
aristotelico. Se non fosse stato per il lavoro di grandi persone come
San Tommaso D’ Equino, la Rivoluzione Scientifica del XV sec. sarebbe
potuta avvenire solo molto più tardi oppure per niente. Dalla scrupolosa
attenzione e dal desiderio di migliorare le condizioni umane che si svilupparono
all’interno della tradizione monastica, diffondendosi alla fine
in tutte le Università d’Europa, emersero molti sviluppi
apprezzabili, e gli esseri umani cominciarono a comprendere molto più
appieno e ad esprimere il ruolo dato da Dio all’interno della creazione.
In tempi recenti, Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato:
la terra, in ragione della sua floridezza e della sua capacità
di soddisfare i bisogni umani, è il primo dono fatto da Dio per
il sostentamento della vita umana. Ma la terra non ottiene i suoi frutti
senza nessuna particolare replica da parte dell’uomo al dono di
Dio, che equivale a dire, senza il suo lavoro. E’ attraverso il
lavoro che l’uomo, facendo uso dell’intelligenza e esercitando
il suo libero arbitrio, riesce a dominare la terra e a renderla una
casa adatta a lui.15
Ad ogni modo, il fatto che le capacità concesseci da Dio possano,
in realtà, mettere in pericolo il creato, ha suscitato di recente
un sincero interesse. Sebbene l’uomo rappresenti il vertice della
creazione, il grande sviluppo delle nostre potenzialità ci ha reso
fortemente consapevoli della particolare bontà, vulnerabilità
e interdipendenza di tutte le creature.16
Come ha osservato Papa Paolo VI, “ I cristiani devono adattarsi
a questo nuovo modo di sentire al fine di assumersi, insieme al resto
dell’umanità quella stessa responsabilità che d’ora
in avanti sarà condivisa da tutti”.17 Questa nuova situazione,
con le sue nuove concezioni, ci chiama ad un nuovo impegno etico, e ad
un ulteriore ampliamento della visione della morale cattolica.
L’approccio fondamentale cattolico alla vita morale si concentra
sullo sviluppo e sull’abitudine alla virtù. Chiaramente,
l’agire umano nei confronti dell’ambiente deve essere guidato
da qualcosa di più dei meri calcoli utilitaristici e desideri dell’uomo,
specialmente dopo che il peccato originale ne ha portato alla loro corruzione.
Il come applicare una dottrina della virtù alle questioni ambientali
è una cosa complessa e si è cominciato solo di recente a
parlarne. In questa sede non possiamo offrire nessuna cura completa. Ad
ogni modo, alcuni brevi suggerimenti potranno essere sufficienti.
Al centro della vita morale la Chiesa identifica quattro virtù
cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. Detto brevemente,
queste virtù sono importantissime per stabilire una norma di comportamento
dell’agire umano, e, per i propositi sopra prefissati, per quei
modi agire che hanno effetti sfavorevoli sull’ambiente.
Prudenza: In quanto madre di tutte le virtù, la prudenza
richiede di riflettere approfonditamente sui particolari di enorme complessità
che sono impliciti nel compito di amministratori dell’ambiente,
insieme con tutte quelle norme morali su cui si articola l’insegnamento
della Chiesa. Anche la più diligente applicazione della prudenza,
comunque, non scioglierà i nostri dilemmi. Tuttavia, riconoscendo
prudentemente i limiti del sapere e dei giudizi umani, saremo portati
al desistere dal perseguire impossibili utopie, e così facendo
procedere con cautela verso le migliori soluzioni possibili sia per il
bene della comunità umana che per quello della natura.La prudenza
ha bisogno dell’umiltà di fronte alla complessità.
Temperanza: Essendo la virtù che trattiene e dirigi i nostri
disordinati appetiti, la temperanza può ovviamente essere applicata
al nostro compito di amministratori dell’ambiente. Ci suggerisce
che la semplicità della vita, l’autodisciplina e l’abnegazione,
come ci viene ricordato da Papa Giovanni Paolo II, “ deve pervadere
la vita quotidiana.”18
La temperanza è la virtù atta a porre un corretto freno
al consumo.
Fortezza: Nei primissimi tempi, avevamo bisogno di grandissimo
coraggio per poter affrontare le sfide che il mondo sensibile poneva di
fronte alle nostre vite. Molte delle scoperte di cui ha beneficiato la
comunità umana hanno avuto bisogno di persone che coraggiosamente
portassero alla luce le risorse energetiche e le potenzialità della
natura. Questa tradizione è ancora in vita, ma con scarso riguardo
per le norme morali. Sebbene la fortezza sia stata spesso di grandissimo
valore, è necessario evitare di inseguire tecnologie che violano
la legge naturale o potrebbero avere come risultato la distruzione totale
della natura e del genere umano.
Giustizia: Poiché tutte le persone sono toccate da interessi
di tipo ecologista, la giustizia esige che ad ogni singola creatura venga
dato ciò che gli spetta secondo la sua particolare essenza. Di
conseguenza, qualora si renda necessario effettuare delle graduatorie,
alle esigenze umane deve essere sempre data la priorità. Le società
del benessere sono maggiormente in grado di assorbire i costi ambientali,
e, inoltre, sarebbe loro dovere il sostenerli; ma sarebbe loro dovere
anche l’assistere le nazioni più povere nel processo di sviluppo
economico così da rafforzare la loro dignità e la loro volontà.
Alla lunga,sforzi di questo tipo producono benefici sia per l’uomo
che per la natura. Sebbene, alcuni di questi punti verranno trattati più
avanti in questo saggio, è chiaro che, per la tradizione cattolica,
la virtù è un principio fondamentale per comprendere in
che modo gli esseri umani sono chiamati da Dio a sostenere il proprio
ruolo nel dover restaurare e sviluppare il creato di Dio seguendo il suo
piano originale.
V. Il Potere Umano e i Mezzi della Natura: Alcuni Suggerimenti Dettati
dalla Prudenza
Il processo in corso mirante a mettere a nudo le potenzialità
della natura e a scegliere quale e in che misura realizzare queste potenzialità,
ci porta ad esprimere molti giudizi complessi dettati dalla prudenza:
I giudizi da noi qui pronunciati non sono solo le prudenti conclusioni
derivanti dai principi della Chiesa, ma sono anche i principi che a noi
sembrano meglio riflettere un tipo di teologia e di scienza fondata.
Per gran parte della storia, l’interazione dell’uomo con
l’ambiente ha prodotto pochi effetti duraturi. La natura è
stata sempre immensamente potente in confronto alle limitate capacità
dell’uomo mortale. E’ stato solamente l’immenso sviluppo
delle facoltà umani negli ultimi secoli a fare dell’attività
umana una possibile minaccia ai danni dell’integrità del
creato.
Precedentemente a quest’espansione, le popolazioni d’ogni
parte del mondo hanno depauperato le risorse ittiche, faunistiche, ambientali,
hanno inquinato, e qualche volta anche recato danno a loro stessi e al
resto delle creature terrestri.
Tuttavia, la relativa debolezza dell’animale-uomo di fronte all’immenso
potere e all’immensa fecondità della natura ha fatto in modo
che questi danni fossero circoscritti e non a lungo a termine.
La natura per conto suo ha prodotto scombussolamenti ben peggiori. Durante
l’ultima Era Glaciale, per esempio, terminata solamente circa quattordicimila
anni fa, una grande fetta dell’emisfero boreale del globo terrestre
venne ricoperto da uno strato di ghiaccio spesso parecchi metri.
Le foreste vennero spazzate via; pochi furono gli animali e le piante
che sopravvissero. Fino ad ora, insomma, le capacità riproduttive
della vita sul nostro pianeta sono state tali, che le splendide foreste
del nord,di cui ora possiamo godere la vista, sono riapparse in tempi
relativamente brevi. Lo stesso creato ha una grande capacità di
trasformismo, così come enormi facoltà rigenerative quando
è messo nella situazione di poterle usare.
Alcuni cambiamenti spingono il mondo a creare forme di vita di più
grande complessità e di più grande capacità riproduttiva;
altri fanno estinguere alcune specie, e spesso anche interi ecosistemi,
senza il benché minimo intervento dell’uomo. Spesso quando
di “bilancia della natura”, perciò, si allude ad una
bilancia dinamica.La natura cambia in continuazione. In passato, per esempio
le variazioni climatiche a cui era stata naturalmente sottoposta la terra
e che erano più veloci e di più grandi dimensioni persino
delle più spaventose sceneggiatore di film fatte per gli uomini,
produssero un cambiamento di clima. Il corso dei fiumi, così come
le foreste e i deserti, si sono sempre spostati in continuazione. Queste
forze, che distruggono solo per creare in modo nuovo, sembrano far parte
del sistema pensato da Dio per fare in modo di determinare le più
intricate e variegate forme di vita che vediamo intorno a noi oggi.
Persino se ci limitiamo a pensare alla bilancia della natura come qualcosa
di statico, non solo avremmo un’erronea impressione del mondo di
cui Dio ci ha fatto dono, ma ostacoleremo anche il dinamismo della natura
umana e della natura stessa.
La natura è descritta spesso anche come un sistema auto-regolante.
Anche quest’affermazione, è vera solo in parte, e necessita
di essere compresa correttamente; il modo in cui la natura si auto-regola
solleva problematiche questioni per il nostro compito di amministratori.La
natura raggiunge una situazione di equilibrio, quando una parte approfitta
delle possibilità offerte da un’altra parte. Il pesce grande
mangia il pesce piccolo. Le specie più deboli si riproducono in
gran numero per compensare le perdite subite da parte dei predatori. Nessuno
di questo, chiaramente, è un modello ideale che gli individui o
le società umane devono seguire. Noi abbiamo degli interessi che
nessun’altra creatura terrestre manifesta. Pochissimi di noi, per
esempio, avrebbero come desiderio il cancellare la bellezza del mondo
e la varietà di piante e di animali che ci circonda, persino se
ciò non comportasse nessun danno fisico per la nostra specie. Un
ambiente sano e bello è uno dei beni che l’uomo sa valutare
e, inoltre, cerca di promuovere. Al contrario, il virus dell’HIV
che provoca l’ AIDS non si pone assolutamente il problema di annientare
completamente gli animali ospiti, poiché la sola cosa che sembra
sapere è come riprodursi fino al limite delle nicchie biologiche
disponibili.
In fondo, anche altre specie sembrano comportarsi nella stessa maniera.
Malgrado il naturale sentimento di affetto verso tutte le creature che
popolano questo pianeta, dobbiamo considerarle come sono veramente, e
per cosa rappresentano per la vita umana. Gli elefanti e le tigri, per
esempio, sono creature meravigliose che dovrebbero essere preservate;
ci dicono qualcosa d’ insostituibile sull “’ infinita
saggezza e bontà” di Dio.19
Comunque, gli elefanti e le tigri selvatiche hanno anche rappresentato
una rovina per l’esistenza umana, allo stesso modo dei virus, delle
zanzare, dei lupi, degli orsi, degli squali e del rimanente zoo di animali.
Ammettere ciò non legittima ogni tipo d’azione dell’uomo
sulla natura. Il dominio dell’uomo sulla natura non è “assoluto;
è limitato dall’interesse della qualità della vita
dei suoi vicini, incluse le generazioni a venire.”20 E ancora, le persone che vivono a stretto contatto
con la natura hanno una percezione molto diversa del suo relativo mix
di minaccia e splendore delle persone che osservano gli animali selvatici
o le meravigliose piogge nelle foreste pluviali solo a distanza di, tramite
la televisione, i film, o attraverso i benefici della civiltà a
cui possono sempre far ritorno. La natura contiene in pari misura sia
pericoli che bellezza e benefici per l’uomo. Alcuni ambientalisti
religiosi e laici danno l’impressione che sarebbe meglio sia per
l’uomo che per la natura se ritornassimo ad uno qualsiasi degli
stadi precedenti di civilizzazione, di sicuro prima dell’industrializzazione,
e forse a quello più vicino alle condizioni preistoriche ancora
prima dello sviluppo dell’agricoltura stanziale. Queste aspirazioni
sono allo stesso tempo sbagliate e pericolose. La creazione diviene benigna
per l’uomo e mette in atto le potenzialità poste in lei da
Dio fino al punto, che sviluppando le proprie facoltà creative,
l’uomo può dominarle. Lasciata a se stessa, la natura è
limitata in ciò che può realizzare solo tramite i suoi processi
naturali. Così facendo, la natura non riuscirebbe a sfruttare il
potenziale per cui Dio l’ha creata se non fosse per l’intercessione
della creatività e del lavoro umano. Inoltre, una natura non addomesticata
continuerebbe ad infliggere tremende sofferenze al genere umano.
VI. Un Migliore Senso della Prospettiva
Il moderno interesse per l’ambiente, e lo sviluppo effettivo della
scienza dell’ecologia , hanno avuto inizio a metà del diciannovesimo
secolo quando il potere dell’uomo sulla natura cominciò ad
espandersi rapidamente. Come sarebbe logico aspettarsi, il bene e il male
erano intrecciati in maniera inestricabile in questo processo di sviluppo.
Da una parte, l’industrializzazione e la moderna agricoltura hanno
permesso a molte più persone di poter vivere, e di condurre anche
una vita più umana, più di quanto non avvenisse prima. Dopo
un difficile periodo di transizione, per esempio, i manovali che lavoravano
nelle società avanzate sono riusciti a raggiungere una sicurezza
e un senso della dignità mai visti precedentemente in alcuna società.
Le conquiste tecnologiche hanno fatto della carestia, che era un flagello
molto comune all’umanità prima dell’arrivo dei tempi
moderni, un ricordo del passato, eccetto in quei posti dove la tirannia
o il disordine politico hanno frenato uno sviluppo intelligente. Le conquiste
mediche hanno quasi eliminato malattie gravi come il vaiolo, la tubercolosi
e la malaria ed hanno di fatto quasi ridotto a seccature di relativa poca
importanza, malattie che costituiscono una minaccia per la vita umana,
come il morbillo, gli orecchioni, e via dicendo. Si potè giungere
a tutto questo grazie ad un lento e paziente lavoro di capitalizzazione
della conoscenza umana e di creazione di libere istituzioni che permettevano
ad un numero maggiore di persone di condividere i frutti di questo sapere.
Dall’altra parte, l’industrializzazione ha avuto anche i
suoi effetti negativi. In origine l’industrializzazione ha inquinato
città, ha annientato comunità agricole, ed ha stimolato
le nazioni moderne a trovare delle soluzioni per l’integrazione
delle masse urbane in espansione.
Ad ogni modo, questi furono di gran lunga dei semplici problemi di transizione.
Al giorno d’ oggi, la stessa industrializzazione, nuove forme d’
agricoltura, e altri tipi di conquiste umane stanno rendendo possibile
all’uomo di migliorare sempre più la qualità della
sua vita e di migliorare il suo rapporto con la terra. Persino in questioni
complicate, come l’incremento dei gas da effetto serra, vogliamo
essere molto cauti nel considerare da troppo vicino questa faccenda, facendo
nostri punti di vista che tralasciano una più ampia visione dei
lati positivi del progresso.
I combustibili fossili, che provengono dal sottosuolo, ci hanno dato
la possibilità di fare a meno dell’uso del legno e degli
altri cosiddetti combustibili naturali, che sono di gran lunga più
distruttivi, inefficienti e inquinanti e che devono essere estratti dal
suolo. Paradossalmente, i combustibili fossili potrebbero anche aver contribuito
a salvare le balene dall’estinzione. Prima d’imparare ad utilizzare
il petrolio grezzo, gli uomini avevano poche alternative al grasso di
balena per poter produrre calore e luce. Inoltre, i combustibili fossili
come il petrolio e il carbone, hanno anche tali effetti positivi di larga
portata sull’ambiente, che un buon amministratore dovrebbe considerarli
nel redigere un bilancio patrimoniale globale. Il primo effetto è
stato il rendere possibile agli allevatori di rimpiazzare le bestie da
soma con le macchine e, inoltre, di coltivare la terra in maniera più
efficiente. (Attualmente gran parte del mondo sviluppato sta iniziando
a sostenere questo processo di modernizzazione agricola). Secondo, dai
combustibili fossili si sono ricavati i fertilizzanti, che, insieme ai
nuovi pesticidi, ad altri mezzi che ostacolano il depauperamento del terreno,
allo sviluppo di nuove specie di piante –la cosiddetta Rivoluzione
Verde- hanno aumentato la resa del terreno di così tanto che non
si sono più dovute coltivare grandi quantità di terra.
Per esempio, le foreste americane, contrariamente a quante si ritiene
comunemente, sono cresciute a ritmo regolare negli ultimi cinquant’anni
e in realtà sono anche più grandi di quanto non lo fossero
cent’anni fa.21 Persino nelle zone
costiere più densamente popolate, i piccoli allevamenti hanno ceduto
il passo alle foreste. Il risultato di tutto ciò, nonostante il
vasto consumo di combustibile fossile, è che il nordamerica al
momento mostra un importo netto minore nella quantità di biossido
di carbonio immesso nell’atmosfera. In altre parole, il nordamerica,
attraverso le sue piante e le sue foreste, assorbe più biossido
di carbonio di quanto non ne emettano le sue industrie.22
Nessuno in particolare si è dato da fare volontariamente per produrre
queste conseguenze, ma l’ingegnosità umana, mirante ad ottenere
il massimo con una maggiore efficienza in termini di costi e un minore
impiego di materie prime, in questo caso sembra riflettere un felice punto
d’incontro fra uomo e natura. Ora che siamo coscienti degli effetti
che le nostre azioni hanno sulla natura, ci possiamo anche impegnare a
fare di meglio. Se altri paesi nel mondo riuscissero ad imitare una tale
efficienza ed abilità, non assisteremmo ad un esaurimento e ad
un depauperamento delle risorse naturali. Assisteremmo, al contrario,
cioè ad un loro accrescimento e ad una loro salvaguardia. In base
alle stime degli agronomi, se il resto del mondo riuscisse a raggiungere
il livello di efficienza e di cura della terra dimostrati dall’agricoltore
medio nei paesi sviluppati, allora dieci miliardi di persone, che è
quasi due volte la popolazione mondiale attuale ed è una cifra
sicuramente maggiore di quella stimata a metà del secolo nel caso
la popolazione dovesse stabilizzarsi, potrebbe sfamarsi utilizzando la
metà delle terre. Tradotto in termini concreti, vuol dire che un’area
delle dimensioni dell’India potrebbe anche essere lasciata incolta
malgrado la popolazione in espansione.23 E’ un altro scandalo moderno,
d’ altra parte, che sulla base di uno sviato interesse per il destino
della terra, alcune fra le fondazioni filantropiche e i gruppi ambientali
provenienti dai paesi sviluppati, come alcune agenzie internazionali,
abbiano scoraggiato, o si siano persino rifiutate di incentivare le cosiddette
pratiche agricole “non sostenibili”.
Ma tali pratiche sono di fatto necessarie alla salvezza e al miglioramento
della vita dei paesi poveri e affamati. Una tale presa di posizione si
scontra con l’imperativo morale appena delineato per cui si deve
dare la priorità ai bisogni umani in fatto di politica e pratica
ambientale. C’è sempre posto per ascoltare il disaccordo
delle persone ben intenzionate riguardo al miglior modo di sposare le
diverse politiche ambientali; ed è raro che la Chiesa cattolica
si assuma il compito di avallare particolari proposte politiche. Ad ogni
modo, non dovremmo abbandonarci ad una visione della popolazione umana
fortemente negativa e quasi anti-umana.
Sfortunatamente, la politica ambientale è spesso guidata da quest’idea,
un’idea che fondamentalmente disapprova la comparsa di miliardi
di nuove persone sulla faccia del pianeta, ognuna delle quali, in base
alla Provvidenza divina, è stato creata in vista della vita eterna
in Dio.
Molti ambientalisti danno l’impressione di credere che gli esseri
umani sono una specie di cicatrice o di cancro della terra, una violazione
immorale nell’altrimenti perfetto ordine naturale. Questa concezione
non trova nessun fondamento nella rivelazione; dov’ è invece
vero l’esatto contrario: L’uomo fu collocato qui sulla terra
Dio e gli fu ordinato di essere fecondo e di moltiplicarsi, di nutrire
la terra e di dominarla. (Gen.1:28). Considerare l’esistenza di
altre persone come una sventura o forse persino come una violazione della
natura è un’idea che si allontana radicalmente dall’etica
giudeo-cristiana. Noi siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio, e
ciò vuol dire, in parte, che ogni essere umano al mondo è
sacro in quanto tale, poiché lui o lei aggiunge al creato un valore
inestimabile che prima non esisteva. L’idea che le persone siano
semplicemente un salasso per le risorse energetiche non solo contraddice
la nostra fede, ma nega anche il vero contributo degli esseri umani al
bene comune della società umana e dell’intero regno ambientale.
Ogni concezione che non accoglie con gioia l arrivo di un nuovo essere
umano per il suo valore intrinseco e per ciò che potrebbe portare
nel mondo, dal punto di vista provvidenziale, è fondamentalmente
in contrasto con l’etica cattolica.
In più, tutto lascia presupporre che non vi sia nessuna crisi
di sovrappopolazione di questo tipo.
Alcuni paesi ad alta densità di popolazione sono poveri perché
il loro sviluppo economico non ha avuto, in realtà, una crescita
adeguata al numero di persone.
Comunque, paesi quali il Giappone e Hong Kong dimostrano quanto questo
tipo di povertà testimoni piuttosto un problema economico che demografico.
Abbiamo già visto che non esiste nessuna carenza di cibo sul nostro
pianeta. E che non c’è allo stesso modo nessuna “bomba
demografica” pronta ad esplodere. Le predizioni allarmistiche al
riguardo negli anni fra il 1960 e il 1970 hanno dimostrato il falso. Solo
la natura o il non dovuto riguardo nei confronti della vita umana hanno
prodotto un grande numero di morti negli ultimi decenni. A livello globale,
grazie alle innovazioni dell’uomo, la produzione alimentare ha superato
di molto la crescita demografica.
Comunque, molti esseri umani continuano a soffrire a causa della mancanza
dei beni di sussistenza.
Perciò, dove non esiste uno squilibrio fra popolazione e quantità
di terra arabile a disposizione, come osserva Papa Giovanni XXIII, “
la necessità richiede uno sforzo collettivo da parte della gente
per fare in modo che vi sia un più rapido scambio di beni o di
capitali, o persino la migrazione di popoli”.24
Perciò dovrebbe essere promosso un approccio che favorisca lo sviluppo
economico e la cooperazione internazionale come un’alternativa ai
progetti mirati a ridurre la popolazione umana.
Un’altro effetto collaterale del progresso, benché non sia
voluto, ha fatto anche lui la sua comparsa.
Poiché il cibo diventa più abbondante e le medicine sono
largamente disponibili, la crescita della popolazione chiaramente rallenta.
Molti paesi sviluppati nel nord-America, in Europa e in Asia, in assenza
di immigrazione, stanno di fatto affrontando un improvviso collasso demografico.25
Nei paesi in via di sviluppo, la crescita demografica rallenta quando,
grazie a sostanziali miglioramenti, i popoli possono confidare sul fatto
che molti dei loro bambini sopravvivranno fino al raggiungimento dell’età
adulta.
Laddove, mezzo secolo fa, le donne dei paesi in via di sviluppo dovevano
partorire, in media, sei bambini per mantenere stabile la popolazione,
oggi invece la più bassa mortalità infantile ha ridotto
il numero delle nascite della metà.26
I paesi odierni in via di sviluppo si trovano allo stesso livello di molti
paesi sviluppati di più di cinquant’anni fa, con il vantaggio
in più delle tecnologie sviluppate e delle pratiche già
scoperte e in uso.
Ciò che si può frapporre sulla strada dello sviluppo, comunque,
è la sfiducia nelle innovazioni umane, e gli inevitabili ostacoli
al progresso che i vertici governativi dell’economia, la scarsa
protezione dei diritti di proprietà privata e le barriere commerciali
pongono. A noi è noto sulla scorta di brutte esperienze storiche,
per esempio, che i sistemi economici centralizzati e pianificati dei passati
paesi comunisti erano fondati su poveri agricoltori con a disposizione
notevoli risorse naturali.Questi paesi non solo non erano assolutamente
in grado di distribuire e produrre beni a sufficienza per la loro popolazione,
ma erano anche fra quei regimi che nella storia hanno più inquinato
e si sono mostrati più incuranti nei confronti dell’ambiente.27
La maggior parte delle pianificazioni economiche fatte dai governi tendono
a produrre effetti totalmente opposti rispetto a ciò che si era
pensato, intralciando o penalizzando le necessarie innovazioni e la dinamica
spontaneità a risolvere i problemi sia nella sfera economica che
in quella ambientale.
E’ un principio normativo cattolico che Dio ha destinato i beni
della terra al beneficio di tutti.28
In altre parole, se la proprietà, come fa notare San Tommaso d’Aquino,
è un diritto, non per questo è un diritto assoluto.29 Sfortunatamente, i recenti tentativi
di promuovere il bene comune attraverso delle pianificazioni esageratamente
centralizzate ci ricordano che, rimanendo invariate le altre cose, il
diritto all’iniziativa economica e all’interesse verso la
natura che noi ci arroghiamo nell’ambito della nostra proprietà
gioca un importate funzione sociale all’interno dell’economia
e dell’ambiente.
VII. Una Giusta Comprensione del Compito di Amministratori Ambientali
Ciò che diventa sempre più chiaro ai nostri occhi nel fare
quest’analisi è che abbiamo bisogno di una comprensione veramente
profonda e sottile della nostra situazione che prenderà in considerazione
tutto ciò che le scienze, che sono un prodotto della ragione umana,
sono in grado di dirci sul nostro mondo. Ancora non è tutto; quello
che dobbiamo fare è integrare il nostro sapere scientifico con
i principi normativi della legge morale.
L’insegnamento morale della Chiesa, come si è manifestato
nelle più diverse vite dei santi cristiani lungo tutto l’arco
della storia, rimane una componente chiave nel comprendere come dovremmo
vivere rapportandoci al mondo terreno. Questi individui ci hanno stimolato
a comprendere come sia prudente per noi, in quanto fatti di corpo e spirito,
di trattenerci dal consumare più di quanto abbiamo bisogno, e dal
diventare meschini nell’inseguimento senza sosta dei beni voluttuari.
La nostra tradizione ci spinge durante la vita ad essere molto prudenti
dal cedere alle tentazioni dei beni materiali. Fino ad ora ciò
che si è rivelato d’aiuto, e persino una necessità
d’ ordine religioso nella vita d’ un individuo, non può
essere direttamente tradotto in un ‘ etica sociale senza prima fare
degli avvertimenti.
Tutta la specie umana farà del bene a se stessa e al creato, se
riusciremo a coltivare in maniera energica l’intelligenza e la creatività
delle quali siamo stati dotati. Questo può essere realizzato se
ad ogni singola persona è concessa la libertà economica
per raggiungere miglioramenti apprezzabili, e per renderli attuabili dal
punto di vista economico all’interno di un sistema inscritto in
un forte contesto giuridico.30
Un’etica sociale maggiormente espansiva che non esclude la prosperità
economica non è in contraddizione con l’austerità
della singola persona, come potrebbe sembrare ad un primo colpo d’
occhio.
La produttività e le innovazioni su larga scala in realtà
tengono conto di una maggiore efficienza, preservando così alla
lunga le materie prime e le fonti energetiche.
Come viene riconosciuto dalla stessa tradizione cattolica, un’analisi
morale esige delle precise distinzioni. Perciò, può risultare
importante generare molto benessere; essendo poi tutta un ‘altra
faccenda che uso sene fa di quel benessere.
Inoltre, mentre dovremmo desiderare un po’ di semplicità
per le nostre vite personali, il ritornare ad un piano agrario di tipo
un po’ pre-industriale risulterebbe nella perdita di tali beni un’occupazione
redditizia, una medicina moderna, un ‘infrastruttura elastica, come
in una minor produzione di cibo, creando in questo modo un pozzo vuoto
di bisogni umani.
In tempi passati, la vita umana era contraddistinta da una continua lotta
per la sopravvivenza. Solo a partire dall’industrializzazione l’uomo
ha acquisito i mezzi necessari per proteggersi contro le forze della natura.
Riportare in vita miliardi di persone avrebbe, paradossalmente, effetti
ambientali peggiori di uno sviluppo intelligente. Di conseguenza, lo sviluppo
economico deve procedere di pari passo con l’attaccamento personale
alla virtù della temperanza.
Allo stesso modo, delle persone non responsabili ritengono che il primo
progetto dell’industrializzazione relativamente più semplice
ma sporco, dovrebbe essere portato avanti anche in futuro. L’acqua
e l’aria sono di gran lunga più puliti di quanto non lo fossero
solo due decenni fa, ciò è dovuto ampiamente alle conquiste
nell’ambito della tecnologia.
I processi nel settore manifatturiero e le macchine potrebbero ben presto
non avere assolutamente più effetti ambientali. Perciò,
in aggiunta alle grande conquiste osservate nell’agricoltura e nella
medicina, possiamo già anticipare, che nell’immediato futuro,
le tecnologie continueranno a trovare i modi per risolvere molti dei problemi
che al momento ci troviamo a dover affrontare.31
Ad ogni modo, per attuare una diminuzione nell’impatto ambientale,
le società umane richiedono maggiore sviluppo e maggiore innovazione,
non di meno.
Poiché le questioni riguardanti il nostro compito di amministratori,
per loro natura, riflettono una grande complessità sia umana che
naturale, la politica pubblica dovrebbe riflettere la più grande
abilità tecnica, saggezza pratica, e la più vasta esperienza
umana possibile.
L’esperienza ha insegnato che il sistema politico democratico insieme
alle economie di mercato, nel complesso, riescono a fare proprio questo,
in modo particolare quando sono permeati dai valori molari e dalla pratica
della virtù. Nessuno dei due di questi sistemi è perfetto,
e nessuno dei due sa affrontare la questione ambientale in maniera perfetta.
Entrambi sono soggetti alle trappole della debolezza umana, della sua
predisposizione a sbagliare, del peccato originale così come del
semplice errore. In definitiva, come ha osservato Thomas Jefferson, non
esiste “ nessuna miniera di sicurezza delle energie fondamentali
della società se non le persone stesse.” Il tempo ha dimostrato
il buon senso pratico di questo principio, e potremmo osservare che è
anche coerente con la visione cattolica in base alla quale ogni essere
umano è stato dotato da Dio di alcuni doni destinati ad essere
usati per la gloria del Creatore e del suo creato. La Democrazia e l’economia
di mercato creano lo spazio per fare in modo che questi vengano effettivamente
utilizzati nel compito di amministratori della terra. Si è spesso
argomentato che le questioni ambientali sono talmente tanto urgenti che
non possono attendere che si formi un consenso popolare o non possono
dipendere sugli incentivi di mercato, che sono spesso concentrati sui
guadagni a breve scadenza, per essere risolte.
In pochissimi dei casi di emergenza accertata, ciò può
risultare vero. In quasi ogni altro esempio, comunque, lontani dall’essere
dagli inconvenienti ostacoli alla realizzazione degli scopi ambientali
prefissati, la democrazia e i mercati sono le più efficaci incarnazioni
sociali dell’intelligenza che ci ha concesso Dio, e sono i migliori
meccanismi per poter trattare l’ambiente con responsabilità.
Non è una pura coincidenza che le parole ecologia ed
economia hanno delle etimologie collegate fra di loro. L’economia,
in riferimento alle leggi che reggono la casa (ôikos in greco),
è la scienza di come produciamo, vendiamo, compriamo, usiamo beni
ed eroghiamo servizi per venire incontro ai bisogni dell’uomo.
L’ecologia, un termine che entrò in uso a metà
del diciannovesimo e che divenne usuale nell’ambito delle questioni
ambientali, è la scienza delle leggi che governano le interazioni
fra gli abitanti della terra e la sua biosfera, in modo specifico come
la casa (ôikos) di tutte le forme di vita (bios).
I due termini sono così profondamente collegati nella realtà
come nella loro origine. Sebbene, vengano messi troppo spesso in contrasto
fra di loro. Il modo in cui questa relazione viene caratterizzata è
sostenendo che l’avidità, espressa nelle attività
economiche, è la forza motrice che sta a monte di ogni problema
ecologico. Persino a livello storico, questo fatto risulta essere falso.
Le azioni economiche miranti a soddisfare dei bisogni umani hanno spesso
danneggiato i sistemi ecologici, ma il fare un quadro di queste azioni
come dettate dalla semplice avidità o dallo sfrenato consumismo
presuppone che la natura sia di gran lunga più benigna di quanto
la conoscenza della storia umana sembri suggerire. Molti dei danni ambientali
arrecati alla natura negli ultimi secoli trascorsi sono derivati dalla
nostra ignoranza, non tanto da intenzioni criminose o da avidità,
come se avessimo provato in qualche modo ad acquisire un vantaggio sulla
nemesi della povertà materiale. Perciò abbiamo bisogno di
riaffermare il nostro attaccamento agli strumenti che ci consentono di
rispondere in maniera efficiente agli sfaccettati problemi che ci troviamo
ad affrontare. Per prima cosa, abbiamo bisogno che la nostra scienza
ambientale sia veramente la migliore e la più imparziale
affinché ci possa aiutare a metter in ordine l’immensamente
complessa serie di effetti connessi fra di loro delle nostre azioni sulla
biosfera. Appelli dettati solamente dall’emotività o affermazioni
allarmistiche sono di scarsa utilità in questo ambito. Come è
stato messo in evidenza anche da Giovanni Paolo II, “ Il rispetto
per la natura deve essere combinato anche con il sapere scientifico”.32
La tesi del riscaldamento del globo terrestre , per esempio, che rimane
del tutto congetturale e basata su modelli incompleti elaborati al computer
piuttosto che su una scienza esatta, potrebbe costare molto sia alla natura
che all’uomo se ci affrettiamo ad imporre dei drammatici limiti
all’uso dei combustibili fossili nel tentativo maldestro di risolvere
dei problemi che potrebbero persino non sussistere. Esattamente vent’
anni fa, molti di coloro che ora avanzano la tesi del riscaldamento del
globo terrestre cercavano di metterci in guardia sul raffreddamento del
globo terrestre.33
Poiché l’ecologia è ancora ai primordi, abbiamo bisogno
di utilizzare tutte le nostre conoscenze per riuscire a trovare delle
soluzioni avvedute a questi complessi problemi. Dobbiamo riconoscere d’
altra parte che la scienza da sola non è in grado di risolvere
questi problemi, specialmente da quando queste questioni hanno assunto
anche delle implicazioni morali. Ne consegue che riconoscendo che dovremmo
produrre delle inevitabili conseguenze nel tentativo di raggiungere un
equilibrio fra bisogni umani e ambiente pulito, dobbiamo agire con prudenza
nel parlare delle nostre ansie ambientaliste.
Il trovare i modi di far coesistere l’uomo con la natura, per il
beneficio di tutto il creato, richiederà negli anni a venire una
grande abilità e un grande sforzo da parte dell’uomo.
Al momento, la soluzione più semplice ai problemi ambientali è
risparmiare terreno per la tutela delle risorse naturali e dell’habitat
costituito da animali e piante selvatiche.
In tutto il mondo, i paesi che godono della maggior patrimonio sono in
grado, attraverso finanziamenti pubblici e privati, di mettere da parte
terreni per la salvaguardia degli animali e delle piante selvatiche. Sviluppo
e benessere facilitano la tutela ambientale, come si può dedurre
dal fatto che lo sviluppo intelligente, che porta ad un surplus di benessere,
fornisce all’uomo la più grande opportunità di dedicarsi
ai propri interessi personali escludendo i suoi più immediati bisogni
materiali. Questo fatto affonda le sue radici nella logica concreta del
dominio dell’uomo sulla natura.34
Malgrado alcuni incessanti problemi di tipo ambientale, i paesi sviluppati
sono quelli che si dedicano di più e con maggior successo ad affrontare
le proprie situazioni ambientali.
Per la maggior parte, sono gli imprenditori e le corporazioni presenti
nei paesi sviluppati, come viene spesso detto, che si procura disastrosamente
profitti a breve scadenza a spese dell’ambiente.
Gli imprenditori normalmente hanno un interesse in gioco nella loro sostenibilità,
così come incentivi ad apportare innovazioni e a creare prodotti
più efficienti e con una perdita minore.
Per contrasto, i paesi più poveri e che si sono sviluppati solo
tardi spesso hanno poche alternative reali alle loro popolazioni in continua
crescita, con pochi o senza incentivi a fare da amministratori delle proprie
risorse naturali, sfruttano ogni risorsa disponibile per la propria immediata
sopravvivenza.
Sono i paesi più poveri del mondo ad avere più bisogno
di una scienza valida e di sviluppo, per ragioni sia economiche che ambientali.
Le tradizionali forme legate all’agricoltura e alla manifattura,
spesso romanticamente pensate come modelli di vita bucolica, sono in realtà
un peso che grava sulla terra e sull’uomo ancora più di quanto
non lo facciano le moderne scoperte.
Per esempio, i paesi in via di sviluppo trarrebbero molto giovamento
al livello economico e ambientale dall’elettricità. L’elettricità
generata dai combustibili fossili viene generalmente descritta come un
modo rozzo e centralizzato di produrre energia che potrebbe essere rimpiazzato
benissimo dal vento, dal sole o dai generatori a onde energetiche. Se
queste fonti energetiche alternative venissero sviluppate con successo
e poi rese accessibili a tutti, forse ciò sarebbe vero.
Ad ogni modo, nel frattempo, ogni anno muoiono milioni di bambini e di
persone adulti a causa del fumo inalato derivante dalla combustione di
legna o di rifiuti, o a causa dell’impurità dell’acqua
che sono costretti a bere in mancanza di appropriate misure igieniche.
Perciò, si potrebbe venire incontro ai loro bisogni primari con
un molto minore livello d’inquinamento a livello locale e atmosferico
grazie alla costruzione dei più aggiornati generatori di energia
elettrica al mondo. Sebbene questa fonte d’energia non sia perfetta,
rappresenta un passo avanti sia nel venire incontro ai bisogni umani che
nella necessità di avere un’ambiente più pulito. La
scienza e il progresso dovrebbero lavorare in coppia per portare aiuto
a quelli di noi che sono in maggiore difficoltà, e allo stesso
tempo procedere cautamente nella realizzazione del nostro compito di amministratori
dell’ambiente. Oltre ad una scienza più adeguata, comunque,
noi abbiamo disperatamente bisogno di una deliberazione autenticamente
democratica in materia di tutela ambientale. Tutte le recenti inchieste
condotte sugli americani confermano che loro attribuiscono grande valore
ad un ambiente sano e pulito. Fino ad ora nella vita umana ci sono stati
pochi principi assoluti veramente indissolubili. In questo modo comprendiamo
perché molto spesso queste stesse persone non rigettino indietro
le proposte avanzate da molte organizzazioni ambientaliste per porre,
a quanto pare, una fine tanto attesa a questi problemi.
Le decisioni che riguardano veramente l’ambiente, come abbiamo
visto, spesso chiamano in causa valori tra loro differenti e qualche volta
in competizione, inoltre dopo aver detto ciò, bisogna procedere
con molta prudenza e con grande cautela.
Per esempio, la qualità dell’aria negli Stati Uniti è
migliore di quanto non lo sia stata negli ultimi decenni. Presto, lo smog
sarà solo un ricordo del passato. Le sostanze inquinanti vengono
ancora diffuse nell’atmosfera dalle attività umane, ma, ad
un certo punto, quello che s’ impone è un bilancio morale
Dì un po’, vogliamo veramente spendere enormi quantità
di capitale finanziario e umano nel rimuovere l’ultimo 5% d’inquinamento
atmosferico al costo di non essere più in grado di affrontare altri
problemi più seri? Se sì, sarebbe lo stesso se l’ultimo
2% risultasse dieci volte più costoso?Oppure cento volte di più?
La prudenza ci impone di dover aver bisogno di un calcolo politico o morale
che valuti i diversi prezzi concorrenti e come riescano a rapportarsi
al bene comune. Sebbene tutti loro siano di per sé sufficientemente
apprezzabili, dobbiamo sempre considerare il fatto della scarsità
di viveri quando proviamo a risolvere questi conflitti d’interesse.
In virtù dei limiti posti alla nostra vita terrena, dovremmo essere
modesti nella nostra valutazione di ciò che possiamo ragionevolmente
portare a termine a livello ambientale senza addossare agli altri un sacrificio
eccessivo. I metodi veramente democratici, d’altronde, permetteranno
ai costi e ai benefici reali della nostra amministrazione ambientale di
emergere, e così si potrà poi portare avanti una politica
che sostenga veramente il bene comune.
Terza cosa, in gran parte della letteratura sulla questione ambientale,
gli imprenditori e le tecnologie da loro impiegate vengono contrapposte
agli ecologisti e ai “diritti” della natura.
C’ è un fondo di verità in queste affermazioni, poiché
tutte le attività umane alterano il mondo naturale in misura maggiore
o minore. Lontani dall’essere chiusi in una lotta inevitabile, comunque,
gli imprenditori e gli ambientalisti hanno bisogno sempre più
di cooperare gl’un gl’altri per il beneficio di entrambi.
Senza andare all’estremo opposto giungendo ad idealizzare gli imprenditori,
alcuni dei quali forniscono servizi molto utili, altri dei quali di fatto
sono irresponsabili, è chiaro che ci sono parecchi modi in cui
l’attività imprenditoriale, nel suo massimo splendore, potrà
risultare di cruciale importanza nella soluzione dei problemi ambientali.
Per prima cosa, la ricerca scientifica, sia negli ambienti dei gruppi
non-profit che in quelli dei gruppi aziendali, dipende largamente dai
capitali in eccesso prodotti da imprenditori di successo. Gli imprenditori
inoltre hanno un incentivo di mercato nello sviluppare delle innovazioni
tecniche favorevoli all’ambiente, delle nuove tecnologie così
migliorate da rimpiazzare le tecnologie più vecchie, meno efficienti
e più inquinanti. Solo la libertà e la responsabilità
dei mercati, come è stato dimostrato chiaramente in tutto il mondo,
subentrerà nella distribuzioni di questi beni al più ampio
numero di persone. Come ha affermato Papa Giovanni Paolo II, “ il
libero mercato è lo strumento più efficiente di sfruttamento
delle risorse e di risposta effettiva ai fabbisogni umani”.35
Gli ambientalisti possono giocare un ruolo utile nell’identificare
i diversi problemi e minacce.
Comunque, allo stato attuale, le loro critiche spesso non sono sufficienti
a trattare il vasto assortimento di fabbisogni che stanno di fronte ad
una società considerata come un tutt’unico.
Per questa ragione, abbracciare un più ampia concezione del creato
che dia credito alle attività economiche come se fossero un’estensione
della stessa saggezza di Dio per come l’uomo si può rapportare
agli ambienti fisici che lo circondano, sta diventando sempre più
importante.
Punto quarto, molti ambientalisti deplorano il diritto alla proprietà
privata. Al contrario, nella tradizione cattolica, la proprietà
privata è sostenuta, non solo come un diritto fondamentale fondato
sul valore del lavoro umano, ma anche come il mezzo attraverso il quale
Dio vuole che l’uomo porti sviluppo sulla terra per il bene di tutte
le genti. La proprietà gestita in comune è molto spesso
denigrata. In genere, colui che possiede una proprietà sene prende
cura e ne trae qualcosa in cambio. Inoltre, un proprietario è solitamente
il miglior amministratore di qualsiasi risorsa. D’altra parte poi,
il diritto su una proprietà privata, nel pensiero sociale cattolico,
non può essere autenticamente compreso al di fuori del destino
universale di tutti i beni terreni. L’uomo è autorizzato
a raccogliere i frutti del suo lavoro, solamente in quanto egli ha il
diritto di provvedere a se stesso e alla famiglia,e il compito di aiutare
chi ne ha bisogno. San Tommaso d’ Aquino fornisce diverse argomentazioni
secondo le quali una proprietà gestita da un privato è meglio
tenuta di un terreno di proprietà comune o che non appartiene a
nessun in particolare.36
In breve, sostiene che la proprietà su questo mondo è un
bene passeggero e relativo. Da quando il suo possesso richiede limitazioni
legali quanto morali, laddove i diritti della proprietà privata
sono stati rispettati, l’intero assetto creato ha funzionato meglio.
Molti problemi ambientali potrebbero essere affrontati in modo migliore,
infatti, creando nuove forme di diritti di proprietà tutelabili
per legge. La legge ha riconosciuto che l’inquinamento danneggia
lo spazio ambientale comune e può, pertanto, essere limitato nel
rispetto dei diritti di proprietà altrui. Di recente, il grado
d’inquinamento, che viene oramai trattato attivamente, ha fatto
ottenere buoni incentivi di mercato per la riduzione delle emissioni di
biossido di carbonio. Ad ogni modo, non abbiamo ancora sperimentato a
largo raggio in quale modo utilizzare i diritti di proprietà privata
per risolvere le questioni ecologiste. Ciononostante, esperimenti limitati
in questo ambito hanno già prodotto risultati positivi.Per alcuni
luoghi in Africa, per esempio, lo stabilire dei diritti di proprietà
su terra ed animali, e il permettere alla gente del luogo di beneficiarne
sulla base di una politica del controllo della caccia e della raccolta
delle messi, ha paradossalmente ridotto i casi di bracconaggio e ha reso
la caccia un bene prezioso e sostenibile dal punto di vista economico.
In precedenza invece, la gente di queste zone era spinta ad ammazzare
bestie di grandi dimensioni e a distruggere i loro habitat semplicemente
al fine di ampliare le loro attività agricole. Le innovazioni,
approfittando dei nuovi mercati, hanno dato loro la possibilità
di non recar danno alla natura, in maniera più grave, e di riuscire
anche a trarre dei guadagni per loro stessi. Laddove fosse possibile,
come testimonia l’esempio riportato, si dovrebbero far coincidere
nel modo più stretto possibile gli interessi economici e quelli
ecologisti.
VIII. Raccomandazioni
Per concludere, ci piacerebbe fornirvi alcuni principi guida per poter
riflettere in futuro sulle questioni ambientaliste:
1. La natura palesa in Dio il suo Creatore. Per questo, noi esseri umani
possiamo imparare cose su Dio e su noi stessi contemplando il potere,
l’intelligibilità e la bellezza del nostro pianeta. Faremmo
meglio a questo proposito a conoscere meglio la natura nella sua immediatezza
e a coltivare l’antica pratica del riflettere sulla natura al fine
di ampliare la nostra conoscenza spirituale e il nostro amore per il mondo
creato da Dio. Come ci rammenta giustamente Papa Giovanni Paolo II, “Il
nostro vero contatto con la natura ha un profondo potere ristoratore”.37
2. Persino la contemplazione della natura, comunque, ci guiderà,
come ha fatto per molte delle primissime civiltà, a comprendere
come la natura rimandi a qualcosa nascosto dietro di sé e trascini
l’essere umano all’estrema fonte del benessere. Ci prendiamo
cura del creato come una responsabilità data da Dio, ma l’amare
il prossimo come un essere con un destino eterno è un ordine ancora
più grande. Noi dovremmo salutare l’arrivo di nuovi membri
nella nostra famiglia proteggendo la santità della vita umana,
dal concepimento fino alla morte, e facendo tutti i tentativi possibili
per soddisfare i bisogni primari di ogni singolo individuo. La Conferenza
Cattolica degli Stati Uniti ha posto questo interrogativo: Se non rispettiamo
la vita umana, “come possiamo veramente aspettarci che la natura
possa ricevere dalle nostre mani un trattamento rispettoso?”38
3. Il soddisfare i bisogni umani non dovrebbe essere pensato come un
sistema privo di senso che contiene inevitabilmente in sé un ulteriore
deterioramento della natura o uno sfruttamento del prossimo. Le menti
creative e le mani agili possono compensare piuttosto facilmente e persino
ridurre l’impatto attuale dell’uomo sul creato e possono ampliare
la capacità dell’uomo di soddisfare i bisogni del prossimo
attraverso uno scambio spontaneo.
4. L’ecologia e l’economia devono procedere di pari passo.(Una
sana amministrazione ambientale è l’unione delle due cose).
Esiste un’economia della salvezza, un’economia dell’esistenza
umana, e un’economia dell’ambiente. Un maggiore benessere
è normalmente strettamente collegato con un maggiore interesse,
nonché mezzi più efficienti per affrontare le questioni
ambientali. Il benessere porta anche a scegliere spontaneamente e senza
costrizioni di avere bambini, decisioni che evitano i mezzi moralmente
illeciti di ridurre quelle che sono sentite come pressioni demografiche.
5. La libertà politica ed economica riflette al meglio la libertà
e l’intelligenza di cui Dio ha fatto dono al genere umano. I sistemi
politici democratici e le economie di mercato, perciò, sono le
più adeguate a venire incontro ai nostri interessi ambientali nel
modo più profondamente umano possibile. In molti casi, di questi
mezzi, per trovare soluzioni di mercato ai problemi avvertiti, beneficeranno
sia l’ambiente che la gente.
6. Dovremmo fare a meno del pregiudizio che una pianificazione economica
centralizzata sia più responsabile a livello ambientale delle libere
istituzioni. Nello scorso secolo i paesi che hanno avuto i sistemi politici
più centralizzati sono stati anche quelli che hanno recato più
danni all’ambiente. I cattolici non si schierano contro il potere
di uno stato legittimamente costituito, ma le questioni che possono essere
risolte attraverso un ordinamento rigido e goffo sono molte di meno di
quanto comunemente si creda. Sono l’agilità e la flessibilità
del mercato ad essere in grado di reagire, e con maggiore efficacia, a
problemi che altrimenti sarebbero irrisolvibili.
7. L’imprenditoria è una faccia della natura umana. Descrivere
tutti gli imprenditori come gente spinta solo dall’avidità
è un giudizio allo stesso tempo scorretto e irrispettoso nei confronti
di uno dei mezzi donatici da Dio per rispondere ai nostri sempre più
variegati bisogni. Se ciò venisse compreso correttamente, una imprenditoria
responsabile sarebbe lo strumento per realizzare ciò che la Conferenza
Cattolica degli Stati Uniti ha definito “ una comune e realizzabile
etica ambientalista”.39
Come ha dichiarato Papa Giovanni Paolo II, “ E’ il collocare
il benessere dell’uomo al centro dell’interesse per l’ambiente
in realtà il modo più sicuro per salvaguardare il creato;
questo in fatti suscita la responsabilità del singolo individuo
rispetto alle risorse naturali e ad un loro uso giudizioso.”40
Conclusione
La rivelazione di Dio nella natura e nella storia della salvazione eterna
non ci spinge a credere che dovremmo far ritorno ad un qualche giardino
prima dell’origine di tutti i tempi nel lontano passato della terra.
Angeli con spade infuocate ci vietano questo passaggio per l’eternità
(Gen. 3:24). Come ha fatto notare anche Papa Giovanni Paolo II, la responsabilità
ecologista “ non si può basare sul rifiuto del mondo moderno
o sul desiderio vago di far ritorno ad un ‘Paradiso Perduto .’”41
Il dominio dell’uomo sulla natura non è necessariamente
malvagio; finora abbiamo avuto il nostro compito davanti a noi. Dobbiamo
sempre stare in guardia davanti alla tentazione dal doppio fondo che Dio
ha ripetutamente condannato: per prima cosa, nel fare della natura e delle
creature degli idoli che, come tali, esaltano loro invece di esaltare
i nostri compiti essenziali di fronte a Dio, e, seconda cosa, il trascurare
i bisogni del nostro prossimo. Siamo in attesa della Nuova Gerusalemme,
che discenderà sopra una Nuova Terra e sopra un Nuovo Cielo. Ma
nel frattempo, è nostro dovere combattere il male nel mondo e dentro
noi stessi. Dobbiamo trovare il modo migliore di amare Dio rispettando
i comandamenti e amando il prossimo nostro come noi stessi. Nel senso
che l’amore verso il prossimo può essere esteso a tutto il
mondo non umano. Ad ogni modo, dovremo esprimere giudizi prudenti su molte
faccende complicate e aspettarci lungo il cammino delle conseguenze inevitabili.
Poiché “ si possono amare gli animali” ma non si dovrebbe
“dirigere verso di loro l’affetto dovuto solamente alle persone”,42
ogni volta che non ci possiamo sottrarre al dover scegliere tra la natura
e le persone, noi dobbiamo come prima cosa, come ha fatto Dio, collocare
le persone al vertice della creazione.
Infine, dovremmo sempre riporre fiducia nel fatto che Dio non abbandona
mai la sua gente. Le nostre qualità ci sono state concesse per
una ragione: per darci la possibilità di amare Dio e il nostro
prossimo nella libertà cristiana. Possiamo anche confidare nel
fatto che Dio ci fornirà dei doni e delle grazie necessari affinché
noi ci possiamo prendere cura della natura e di noi stessi. Tuttavia,
non possiamo non aspettarci che insieme ai molti obiettivi prefissati
per gli anni a venire, tralasciando attività importanti come quella
di amministratori dell’ambiente, si presenteranno anche nuovi problemi.
Come ci è stato ricordato di recente dal grande teologo cattolico
Hans Urs von Balthasar, Jesù disse che il grano e le erbacce maturano
insieme. Credendo di poter estirpare tutti i mali che possono minacciare
i beni dai quali dipendiamo.43 L’insegnamento
cattolico riguardo al Peccato originale è una visione realistica
e non pessimistica, in questa prospettiva. Nel nostro mondo ci sono molte
cose buone e molte cose cattive, ma il persistere del male nel mondo non
ci dovrebbe far scoraggiare. Finché Dio non giungerà nella
gloria, la perfezione assoluta in quanto specie e la perfetta armonia
all’interno della natura saranno fuori dalla nostra portata, ma
noi sappiamo che prima o poi lui giungerà qui. Fino a quel momento,
continuiamo a cercare la salvezza eterna e il nostro futuro di uomini
fra mille incertezze, ma con la felice speranza anche che il Creatore,
il quale ha dato vita alla razza umana e al nostro pianeta non ha ancora
interrotto la sua opera dentro di esso, e dentro di noi.
Note
- Catechism of the Catholic Church (1994), 385.
- Ibid.,343.
- Cfr. Aristotele, Metafisica 1.2.
- San Bonaventura, Legenda Major 4.3. Vedi anche Omar Englebert,
Saint Francis of Assisi: A Biografy (Chicago: Franciscan Herald
Press, 1965).
- Cfr. Frederick Copleston, S.J., A History of Philosophy, vol.2,
fasc. 1 (New York: Image, 1963), 164.
- Il Secondo Concilio Vaticano, Lumen Gentium (21 Novembre1964),
36.2.
- Catechism of the Catholic Church (1994), 397-398.
- Ibid.,400.
- United States Catholic Conference, Pastoral Statement Renewing
the Earth: An Invitation to Reflection and Action on Environment in
Light of Catholic Social Teaching (November 14,1991), III, A.
- Cfr. Catechism of the Catholic Church (1994), 342.
- United States Catholic Conference, Pastoral Statement Renewing
the Earth: An Invitation to Reflection and Action on Environment in
Light of Catholic Social Teaching (November 14,1991), II, A
- Sant’ Agostino, La Città di Dio 12.20.
- Sant’ Agostino, Epistole 138.1.
- Cfr. Alan Macfarlane, The Culture of Capitalism (Oxford: Basil
Blackwell, 1987).
- Giovanni Paolo II, Enciclica Centesimus Annus (1 Maggio 1991),
31.
- Catechism of the Catholic Church (1994), 339-340.
- Paolo VI, Enciclica Octogesima Adveniens (14 Maggio 1971),
21.
- Giovanni Paolo II, “La Crisi Ecologica: Una Responsabilità
Comune,” 1990 Giornata Mondiale del Messaggio di Pace (8
Dicembre 1989), 13.
- Catechism of the Catholic Church (1994), 339.
- Ibid., 2415.
- Vedi Jesse H. Ausubel, ”The Liberation of the Environment,”
Daedalus 125 (summer 1996):1-17.
- S. Fan, M. Gloor, J. Mahlman, S. Pacala, J. Sarmento, T. Takahashi,
e P. Tans, “A Large Territorial Carbon Sink in North America Implied
by Atmospheric and Oceanic Carbon Dioxide Data and Models,” Science
282 (October 16, 1998): 442-446.
- Paul E. Waggoner, “How Much Land Can Be Spared for Nature?”
Daedalus 125 (summer 1996):87.
- Giovanni XXIII, Enciclica Pacem in Terris (11 Aprile 1963),
101.
- Cfr. Nicholas Eberstadt, “World Depopulation: Last One Out Turn
Off the Lights,” Millken Institute Review 2 (first quarter
2000): 37-48.
- United Nations, World Population Prospects: The 1994 Revision.
- Murray Feshbach e Alfred Friendly, Jr., Ecocide in the USSR: Health
and Nature Under Siege ( New York: Basic Books,1992).
- Catechism of the Catholic Church (1994), 2401.
- San Tommaso d’ Aquino, Summa Theologiae II-II Q. 66.
- Giovanni Paolo II, Enciclica Centesimus Annus (1 Maggio 1991),
42.
- Paul Hawken, Amory Lovins, L. Hunter Lovins, Natural Capitalism:
- Creating the Next Industrial Revolution (Boston: Little, Brown,
and Company, 1999). United States Catholic Conference, Pastoral Statement
Renewing the Earth: An Invitation to Reflection and Action on Environment
in Light of Catholic Social Teaching (November 14,1991), IV, B.
- Anna Bray, “ The Ice Age Cometh: Remembering the Scare of Global
Cooling,” Policy Review 58 (fall 1991):82-84.
- Cfr. Gene M. Grossman and Alan B. Krueger, “Economic Growth
and the Environment,” Quarterly Journal of Economics 110
(May 1995): 353-377.
- Giovanni Paolo II, Enciclica Centesimus Annus (1 Maggio 1991),
34.
- Cfr. San Tommaso d’ Equino, Summa Theologiae Ia-IIae,
q.105, aa.2-3. e Iia-Iiae q.66.
- Giovanni Paolo II, “ La Crisi Ecologica: Una Responsabilità
Comune,” 1990 Giornata Mondiale del Messaggio di Pace
(8 Dicembre 1989), 14.
- United States Catholic Conference, Pastoral Statement Renewing
the Earth: An Invitation to Reflection and Action on Environment in
Light of Catholic Social Teaching (November 14,1991), III, H.
- Ibid. I, D.
- Giovanni Paolo II, “Rispetto per i Diritti Umani: Il Segreto
per la Vera Pace1999 Giornata Mondiale del Messaggio di Pace
(1 Gennaio 1999),10.
- Giovanni Paolo II, “La Crisi Ecologica: Una Responsabilità
Comune,”1990 Giornata Mondiale del Messaggio di Pace (8
Dicembre 1989),13.
- Catechism of the Catholic Church (1994), 2418.
- Hans Urs von Balthasar, A Theology of History (New York: Sheed
and Ward,1963), 124-125.
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