Acton Institute for the Study of Religion & Liberty

Site Map | Contact Us
About Book Shoppe Calendar Programs Policy Publications Press Research Audio Discuss Contribute
Home ›› Italiano ›› Publications

L’articolo riportato di seguito è tratto da una raccolta di saggi, tra cui figura fra l’altro anche la stesura finale della “Declaration on Environmental Stewardship” scritta da Cornwall, la cui edizione è stata curata da Michael B. Barke e che riporta l’introduzione di Padre Robert A. Sirico, presidente dell’Acton Institute. Questa serie di saggi è nata da una collaborazione protrattasi nell’ arco di diversi mesi fra L’Acton Institute for the Study of Religion and Liberty e l’Interfaith Council for Environmental Stewardship (ICES) ed ha come argomento il ruolo di amministratore dell’ambiente che, secondo la tradizione giudeo-cristiana, è stato conferito all’uomo direttamente da Dio.

Bibliografia fondamentale
Barkey, Michael B. •The Catholic Church and Stewardship of Creation•, in Environmental Stewardship in the Judeo-Christian Tradition. Michigan: Acton Institute for the Study of Religion and Liberty, 2000
Comitato Editoriale
Padre Michael Beers, Ph.D., S.S.L., Professore associato in Teologia storica, Collegio Pontificio Josephinum.
Dr. Russel Hittinger, Warren Professore di Studi Cattolici, Università di Tulsa.
Padre Matthew Lamb, S.T.L., Professore di Teologia, Boston College.
Padre Richard John Neuhaus, Presidente, Istituto per la Religione e la Vita Pubblica.
Dr. Robert Royal, Presidente, Istituto Fede e Religione.
Padre Robert A. Sirico, Presidente, Istituto Acton per lo Studio della Religione e della Libertà.

La Chiesa cattolica e Il ruolo di Amministratori del Creato

Introduzione

In quanto membri della Chiesa romano-cattolica che cercano di essere fedeli alla pienezza della verità di Dio, offriamo le seguenti riflessioni nella speranza che riusciranno a gettare un po’ di luce sulle questioni ambientali che il nostro mondo sta affrontando in questo momento. Non parliamo, in questa sede, in veste di rappresentanti del Magisterium della Chiesa, ma solamente per noi stessi in quanto membri del Corpo Mistico di Cristo, che riflettono sulle questioni ambientali con l’aiuto dell’insegnamento della Chiesa. Quest’insegnamento trae la sua autenticità dalla sua stessa origine, che è Cristo stesso, e c’ è stato tramandato attraverso le Sacre Scritture, la Sacra Tradizione, e l’ufficio dottrinale del Magisterium della Chiesa. Per la stessa vera natura della “cattolicità” della Chiesa, quest’insegnamento è pensato come universale nel suo scopo, e, come tale, deve contribuire in gran misura ad un’appropriata comprensione del compito di amministratori ambientali.

Poiché questo insegnamento rappresenta una storia di duemila anni di ponderata riflessione sulla rivelazione divina, è utile come indispensabile punto di partenza per stabilire una più approfondita comprensione dell’ordine creato, della natura e del valore ontologico delle creature di Dio, e, in particolare, del valore e del ruolo dell’umanità nell’ordine creato. Una comprensione dell’ambiente in chiave autenticamente cattolica deve modellarsi su una conoscenza di queste verità affinchè sia possibile rispondere in maniera appropriata alle questioni ambientali in modo da rispettare l’ordine stabilito da Dio.

Allo stesso tempo, un approccio genuinamente cattolico al compito di amministratori ambientali deve continuamente portare l’autorità morale dell’insegnamento della Chiesa a rapportarsi con tutte le questioni ambientali. Così, in aggiunta a tutte le analisi ragionate e con base autenticamente scientifica, persino le più semplici scelte riguardanti l’ambiente devono essere propriamente uniformate alla verità sull’uomo e sul mondo, che ne rappresenta la casa.

I. L’Essenza e L’Ordine della Creazione Divina

Se si dedica un po’ di studio alle concezioni religiose di molte culture antiche che non hanno subito l’influenza della rivelazione, si noterà quanto profondamente la nostra comprensione occidentale della creazione, di Dio e dell’uomo si sia formata sulla tradizione giudeo-cristiana. Ciò che le culture antiche ci hanno fornito sono gli esempi della limitatezza della ragione umana nel tentativo di penetrare i più profondi misteri della vita. Sebbene le concezioni religiose delle culture antiche fossero assai varie, ciò che vediamo, a cominciare principalmente con Abramo, è un radicale allontanamento da ciò che ai giorni nostri noi consideriamo paganesimo. Fra le convinzioni comuni all’interno delle popolazioni antiche, parecchi presupposti fondamentali sembravano essere presenti in maniera essenziale nelle loro convinzioni religiose. Per ragioni di spazio, le riportiamo nella lista che segue:

    Politeismo:
  • Asseriva l’esistenza di molte divinità.
  • Negava il valore intrinseco della vita umana.
  • Aveva una visione ciclica del tempo in opposizione a quella lineare.
  • Non comprendeva che le norme oggettivamente morali sono emanazione del divino e sono una componente essenziale di un culto vero e proprio.
    Panteismo:
  • Sosteneva che tutto ciò che appartiene al creato è divino.
  • Aveva una concezione ciclica del tempo in opposizione a quella lineare.
  • Negava che Dio è un essere singolo, immutabile, perfetto, trascendente, e che necessariamente domina in maniera assoluta sull’ordine creato.
    Gnosticismo:
  • Sosteneva che il creato ha avuto origine da un conflitto sovrannaturale fra il bene e il male.
  • Considerava la materia il male, mentre lo spirito è il bene.
  • Vedeva la fuga dal male nella trascendenza dello spazio e del tempo.

Come cattolici che si preoccupano dell’ambiente, crediamo che sia importante stabilire un’importante differenza fra una concezione del mondo modellata sulla rivelazione da una che non lo è. Una delle più grandi preoccupazioni della Chiesa odierna in termini di amministrazione dell’ambiente è il sorprendente emergere, all’interno di molti ambientalisti religiosi e non, di ciò che si potrebbe chiamare “neo-paganesimo.” Sebbene l’espressione di questo nuovo paganesimo possa essere di gran lunga più sfumata e ricercata di quella propria delle culture antiche, di fondo molti degli errori filosofici e politici rimangono gli stessi.

La distinzione fra Dio e il suo creato è stata offuscata; il ruolo dell’uomo nell’ordine cerato è stato messo in ombra, mentre il creato è stato abbellito solo ed esclusivamente per le persone.

Di conseguenza, gran parte dell’agenda ambientale che di recente viene portata sempre più avanti riflette un’etica ambientale che poggia saldamente sia sulle fondamenta del ragionamento che su quelle della divina rivelazione.

All’inizio del Credo, la Chiesa cattolica professa la sua fede in un solo Dio creatore del cielo e della terra. Questo Creatore, a differenza dei creatori descritti nelle cosmologie pagane dell’antichità, è concepito come principio benigno, infatti, come il solo bene completo e perfetto.1

Le pagine d’ apertura delle Sacre Scritture enfatizzano anche ripetutamente come il Creatore guardava alla sua creazione e “ vedeva che era cosa buona” (Gen. 1:4; 1:10; 1:12; 1:18; 1:21; 1:25). Ma di tutto ciò che aveva creato di buono, è la creazione del genere umano da parte di Dio a completare l’ordine creato in maniera talmente tanto eccelsa da definirla “ veramente buona” (Gen. 1:31).

Il Catechismo della Chiesa Cattolica avvalora questo fatto:”L’uomo è il vertice dell’opera di Dio, come viene espresso nel racconto ispirato distinguendo nettamente la creazione dell’uomo da quella delle altre creature.”2 Gli esseri umani sono descritti come parte del creato, poiché specialmente creati da Dio a sua immagine e somiglianza, e poiché dotati degli esclusivi poteri di ragione e volontà.

L’ordine iscritto nel vero tessuto della creazione ci rivela che non solo tutto ciò che è stato creato da Dio è buono, ma anche che la creazione stessa riflette la magnificenza di Dio. Nella tradizione passata i Padri della Chiesa spesso parlando della natura e delle Scritture accennavano a due libri. Il primo ci mostra alcuni attributi di Dio attraverso le tracce e le immagini impresse dal Creatore sulle cose materiali. Fra questi attributi vi sono la trascendenza, la maestà e il meraviglioso potere creativo che si manifesta a noi nella vastità del cosmo e nella fertile terra con il suo meraviglioso assortimento di creature. Persino molte delle popolazioni precedenti o al di fuori dell’influenza della rivelazione vennero spinti dalle meraviglie del mondo a fare congetture sulla sua origine e sul come tutto venne posto in essere. L’intima varietà delle cose li spinse a speculare sulla pienezza della loro fonte. L’ordine e l’intelligibilità che essi rintracciarono in ogni luogo sembrava una traccia di una qualche intelligenza divina o di un principio unificatore che agiva in tutte le creature. La bellezza e la maestà del mondo parlavano dell’opera di qualche spirito perfetto. Le stelle, i mari, le montagne, gli animali e le piante rimandavano ad una qualche realtà invisibile posta dietro di loro e celata agli occhi mortali.3

La rivelazione contenuta nella Bibbia approfondiva ancora ulteriormente queste intuizioni, ponendole su più salde fondamenta, e incoraggiando i fedeli ad osservare sempre più da vicino il mondo creato da Dio. La Letteratura della Saggezza e dei profeti forniva la prova di una profonda esperienza del potere creativo di Dio e della sua guida al di sopra del mondo, ed un senso d’imponente responsabilità della creatura umana. O, come viene descritto in maniera eloquente dal re David:

Ogni volta che rimiro i cieli, l’opera delle tue mani,
La luna e le stelle che tu hai disposto,
cos’ è l’uomo di cui tu ti dovresti ricordare,
l’uomo mortale di cui ti prendi cura?

Per ora lo hai reso poco meno di un dio,
con gloria ed onore lo hai coronato,
hai concesso lui il potere sopra il lavoro delle tue mani,
hai posto tutte le cose sotto i suoi piedi.

Tutto, pecore e bestiame,
si, persino le bestie selvatiche-
gli uccelli dell’aria, e i pesci
che avanzano nell’acqua. (Sa. 8:3-8)

Questa visione combina i due aspetti fondamentali della concezione scritturale della creazione: la gloria e la maestà che noi contempliamo in ciò che è stato creato da Dio, e la nostra altissima dignità come attivi amministratori del mondo, a dispetto della nostra pura condizione di creature. Questa concezione ha avuto echi per tutto l’arco della storia della Cristianità. Fu San Francesco d’ Assisi colui che meglio espresse le implicazioni pratiche di questa posizione nell’incoraggiare i suoi seguaci a contemplare il creato e a lodare Dio “ in tutte le creature e a partire da tutte le creature.”4 Non è un caso che proprio in seno ai Francescani, che più di tutti gli altri ordini religiosi amavano e gioivano del creato, originarono personalità come Roger Bacon. Bacon studiò molto attentamente la natura e, di conseguenza, ricoprì un ruolo importantissimo dopo l’età medievale nello sviluppo della prima scienza sperimentale.5 Così, nel richiamare una tradizione rimasta in piedi a lungo,il Concilio Vaticano Secondo dichiarò che le Sacre Scritture ci rendono in grado di “ riconoscere la natura interna, il valore, e l’ordinamento dell’intera creazione a lode di Dio.”6

II. Antropologia Cristiana

Come vertice della creazione di Dio, l’uomo riflette l’immagine di Dio nel modo più eccellente possibile. Cosa essenziale in quest immagine divina è la nostra capacità di ragionare, che ci rende capaci di conoscere Dio, il mondo e noi stessi. Inoltre siamo anche dotati delle facoltà dell’immaginazione e del libero arbitrio che ci permettono di riflettere sulle nostre esperienze, di scegliere un modo d agire, così da divenire cooperatori nell’opus della creazione. Si potrebbe dire che noi stessi siamo co-creatori insieme a Dio, e di conseguenza siamo privilegiati nella nostra abilità di accogliere ciò che Dio ha creato e di dare vita a nuove cose,a cui la creazione, di per sé, non avrebbe potuto dar vita. Questo privilegio ci conferisce una dignità che supera le altre creature, perché con esattezza noi partecipiamo spiritualmente nella creatività di Dio in misura tale da eccedere le capacità puramente fisiche delle altre creature. In più, poiché la natura dell’agire umano è libera e auto-determinante, queste azioni hanno valore morale.

Ne consegue, poi, che con tali capacità, e in virtù della nostra dignità, gli esseri umani sono stati posti da Dio a guida del suo creato: “ Lasci che siano loro a dominare sul pesce del mare, e sull’uccello che vola nell’aria, e sulle bestie, e sopra tutto ciò che si trova sulla terra” (Gen. 1:26). Questo dominio è stato specificato come l’ordine di “coltivare e custodire” il giardino, e ciò che per prima cosa manifestò nel nominare gli animali (Gen.1:26). Poiché assegnare un nome a qualcosa vuol dire conoscere la natura di quella cosa, capiamo così la prima manifestazione della natura razionale dell’uomo. Inoltre, dall’ordine impartito da Dio di coltivare e custodire il giardino, possiamo desumere che l’uomo ricevette questo comando al fine di usare la sua razionalità nel governo del creato per tirare fuori dalla terra dei profitti. E come evidenziato dalla originaria “nudità” dell’uomo, possiamo concludere che il dominio dell’uomo sul creato era stato pensato al fine di fornirci dei mezzi atti a sostenere e ad accrescere la nostra esistenza. Questo assunto è in forte contrasto con gli animali e le piante che la legge eterna di Dio ha fornito degli attributi fisici adatti a tenerli in vita. Tutto questo è avvenuto prima del peccato originale, e costituisce l’originaria visione cattolica del ruolo dell’uomo all’interno dell’ordine creato.

Accanto a questi beni riconosciuti come divini ed umani, la rivelazione avverte, naturalmente, dell’esistenza di mali profondi. Il racconto del peccato originale nel Libro della Genesi spiega il perché il male sia penetrato all’interno dei cuori e delle società umane. Come viene spiegato dal Catechismo della Chiesa Cattolica.

L’uomo, tentato dal demonio, lasciò morire nel cuore la fiducia che Dio riponeva in lui, abusando della sua libertà, disobbedendo all’ordine divino…Così peccando, l’uomo preferì se stesso a Dio e con quell’azione lo disdegnò. Scelse se stesso sopra e contro Dio, contro le necessità del suo semplice stato umano e perciò contro il suo bene. Creato in una condizione di santità, l’uomo era destinato ad essere completamente “ divinizzato” da Dio nella gloria. Sedotto dal demonio, volle essere come Dio, “ma” senza Dio, prima di Dio, e non in armonia con Dio.”7

Il peccato originale influì su ogni dimensione della vita umana. Uno dei suoi risultati fu che “ il creato era diventato chiaramente alieno e ostile all’uomo.”8 Solo poiché, dal tempo di Caino ed Abele, vi erano stati rapporti ingiusti e immorali fra le persone, così, anche, contro il creato erano state commesse delle azioni. Ad ogni modo, il male non è la forza dominante nella storia della salvazione eterna. Dio stesso giunse nel nostro mondo per redimerci attraverso l’incarnazione di Gesù Cristo. Assumendo le spoglie umane e ristabilendo il patto originario con Dio, cominciò per noi e per l’intero universo un processo di ricapitolazione, che è “il gemere nelle fatiche del lavoro persino fino ai giorni nostri” (Rom. 8:22). Tutto ciò è stato compiuto affinché potessimo sperare che con la battaglia finale di Cristo, “ il creato stesso sarebbe stato liberato dalla schiavitù della corruzione e avrebbe condiviso la gloriosa libertà dei figli di Dio” (Rom. 8:21).

Dobbiamo fare chiarezza, inoltre, su cosa vuol dir e cosa non vuol dire dominio. Dal momento che tutte le cose sono state subordinate agli esseri umani, dovremmo quindi governare su di loro alla maniera di Dio. Questo dominio non ci garantisce il diritto di “padroneggiare sul” creato in un modo non in linea con il modo stesso di Dio di governare. Sin dal primo momento della creazione, Dio ha provveduto ai bisogni delle sue creature, e, similmente, ha uniformato tutta la creazione alla sua perfezione. Dunque, il dominio degli uomini sul creato deve preservare il bene degli esseri umani e tutto il creato allo stesso tempo. Per questa ragione il dominio richiede un’amministrazione responsabile. E perciò il nostro compito di amministratori deve perseguire il bene comune dell’umanità, e rispettare allo stesso tempo il fine per il quale ogni creatura era stata concepita, Se l’uomo esercita sulla natura un dominio che alla fine si rivela distruttivo per il suo potenziale produttivo o nega alla famiglia umana i frutti della creazione, un tale gesto costituisce un’offesa al piano originario della creazione voluto da Dio. Nel riflettere sul rapporto con l’ambiente, poi, dobbiamo operare una netta distinzione fra l’agire disordinato dell’uomo, che reca danni al creato e, per estensione, alla proprietà e alla vita degli uomini, e l’agire responsabile, che il Creatore pensa per il bene della comunità umana e per il creato. Stando ad un discorso pastorale rilasciato dalla Conferenza cattolica degli Stati Uniti, “ In quanto amministratori responsabili, la pienezza della vita proviene dal vivere in modo responsabile all’interno del creato appartenente a Dio.”9 Proprio in nessun luogo la rivelazione suggerisce (come fanno molti religiosi contemporanei e moti ambientalisti laici) che il creato, senza l’intervento dell’uomo, è l’ordine finale voluto da Dio. Al contrario, gli esseri umani, con tutta la gloria e la tragedia di cui siamo capaci, sono gli attori principali del dramma scritto da Dio. Infatti, nella storia della salvazione eterna, all’individuo umano e al mondo naturale non viene attribuita pari dignità. Nel Sermone dalla Montagna, nostro Signore stesso, mentre consiglia ai suoi discepoli di non essere spaventati e di avere fiducia nella Provvidenza divina, assicura loro che Dio si prende cura persino degli uccellini che volano nel cielo, e aggiunge, “ Non siete voi forse di maggior valore rispetto a loro?” (Matt. 6:26).10 Le Sacre Scritture presentano chiaramente una gerarchia ordinata dell’essere: Dio governa sopra ogni cosa, e gli esseri umani servono come suoi amministratori, esercitando un dominio strumentale su tutto, e avendo anche la responsabilità nei suoi confronti di ricoprire la posizione privilegiata di governatori della terra.

In base a questo noi governiamo e siamo giustificati nell’utilizzazione e subordinazione della natura ai nostri scopi, a patto che questo governo sia in accordo con la verità della creazione divina. Come viene spiegato dalla Conferenza Cattolica degli Stati Uniti, gli uomini hanno sulle spalle “una responsabilità unica data da Dio: salvaguardare il mondo creato e attraverso il loro lavoro produttivo arrivare persino ad accrescerlo.”11 Dunque, il buon coltivatore non lascia che le risorse affidate a lui rimangano incolte o non riescano a dare i propri frutti. Piuttosto, ne fa uso, li sviluppa, e lotta al meglio delle sue possibilità per incrementarli così da poter godere della sua vita e provvedere la sua famiglia e i suoi discendenti dei beni necessari per il futuro.

Alcuni potrebbero obiettare che se l’uomo smettesse di imporre il proprio dominio sulla natura, quest’ultima si troverebbe in condizioni migliori. Fino ad ora l’interrogativo che ha assunto l’importanza maggiore è stato se l’uomo si troverebbe in condizioni migliori. Se l’uomo non esercitasse il proprio dominio sulla natura, sarebbe quest’ ultima ad esercitare il proprio dominio sull’uomo causando così tremende sofferenze per la comunità umana. Se non ci fosse stata concessa la possibilità di esercitare il nostro dominio sulla natura, la natura, per conto proprio, non avrebbe chiaramente prodotto risultati vantaggiosi al fine del benessere umano. Ci sarebbe la siccità, i fiumi strariperebbero, scoppierebbero i terremoti, i vulcani erutterebbero, divamperebbero gli incendi e si diffonderebbero le malattie, causando così danni agli uomini come a tutte le altre creature della terra. Il perché nostro Signore nella sua Provvidenza permetta che accadano certe cose è un mistero legato al peccato originale. Le distruttive conseguenze non sono però misteriose allo stesso modo. Di conseguenza, in quanto esseri razionali, abbiamo la responsabilità di salvaguardare la vita umana come il compito di riconoscere la dignità della persona umana fatta ad immagine di Dio.

La nostra responsabilità stessa di prenderci cura della terra discende in secondo luogo da questa dignità, e, come tale, la comprende. Solamente noi, di tutte le creature terrene create da Dio, abbiamo la facoltà, l’intelligenza e la responsabilità di contribuire affinché ci sia ordine nel mondo secondo la divina Provvidenza, così da ridurre gli effetti del male naturale.

III. Il Signore della Storia

In parte, l’importanza dell’uomo nella creazione deriva da un’altra faccia della realtà rivelataci da Dio, il tempo non è qualcosa che potrebbe sembrare come un cerchio della vita infinito. Il tempo non è statico o circolare. Noi ci muoviamo attraverso una storia che ha avuto un inizio ed avrà una fine. Infatti, come ci viene indicato dalle Sacre Scritture, l’intero universo progredisce seguendo una traiettoria lineare che ci conduce sempre più in prossimità di un fine ultimo, allorché si concluderà l’ultimo capitolo della storia. Quello che ci potrebbe essere suggerito è che la creazione si sta sviluppando in direzione di uno stadio finale di perfezione. Questo non equivale a dire che la creazione voluta da Dio fosse imperfetta nel suo nascere, ma sicuramente che la creazione non è finita e che realizzerà la sua perfezione finale, quando passando attraverso diversi stati di sviluppo progredirà fino a raggiungere lo scopo, per il quale la creazione era stata pensata. Persino la scienza moderna afferma che la creazione è stata originata dal “ Big Bang”, che l’universo si trova probabilmente a quindici miliardi di anni di età nel suo stadio di sviluppo, e che fra altri miliardi di anni, il nostro universo potrebbe semplicemente dissolversi. Persino affrontando la questione in termini laici, tale ne è l’evidenza da spingerci a credere che la natura e la civiltà umana siano state pensate per progredire con il tempo. La geologia e la biologia hanno scoperto che il pianeta da noi abitato è il prodotto di lunghi processi di sviluppo. Quasi tutti gli elementi presenti sulla terra vennero prodotti nelle primissime generazioni di stelle che s’ incendiarono, esplosero diffondendo così tutta la loro materia nell’universo. La grande diversità delle piante e delle specie animali presenti nella nostra biosfera riflette la lenta crescita di organismi sempre più complessi e diversificati. Nel regno umano, lo sviluppo della civiltà, con le sue pazienti conquiste nel campo della scienza, della tecnologia, delle istituzioni sociali e delle religioni, rispecchia, sebbene ad un ritmo più elevato, ciò che ha tutto l’aspetto di essere una delle leggi centrali della creazione: che una sempre più grande complessità e grado di perfezione richiedono del tempo. Quello che dovrebbe essere solo sottolineato, comunque, è quanto in fretta si sia sviluppata la civiltà umana in confronto al resto del creato. Dio ci ha rivelato che il carattere storico della creazione è, dal punto di vista umano, permeato di senso religioso. Le Sacre Scritture ci narrano che Dio per primo, attraverso il suo Verbo, creò il tempo e lo spazio, e poi proseguì generando delle creature al fine di governare su questi regni. A questo punto collocò l’uomo, all’apice, come sovrano dell’intero ordine (Gen. 1:3-26).

Perciò Dio fu il principio, e la causa prima della creazione e l’autorità da cui l’uomo ricevette la sua attitudine ad esercitare il suo dominio terreno. Le stesse Sacre Scritture ci indicano che la nostra esistenza terrena va dalla nostra origine fino ad un qualche fine ultimo per il quale siamo stati creati, una consumazione in Cristo (Rev. 21: 5-6). La trama della storia umana si sta rivelando e sviluppando, sublimemente, verso la perfezione finale in Dio stesso. Da San Paolo sappiamo anche che Cristo giunse “a suo tempo” per redimerci (Gal. 4:4), e che verrà di nuovo alla fine dei tempi per giudicare i vivi e i morti (2Pet. 3: 1-10). In Cristo risiede la pienezza di Dio, e in lui tutte le cose troveranno il loro compimento (Col. 1:15-20). Per questa ragione, la linearità del tempo e lo sviluppo che ne derivarono, sono innegabilmente componenti del piano voluto da Dio per noi, perché pongono un imperativo morale sopra l’esistenza terrena dell’uomo, instillando così nella vita umana un fine molto più nobile. Il fatto che proprio all’uomo sia stato concesso il dominio sulla terra ci fa pensare che questo stato finale di perfezione, sia per l’uomo che per il creato, si potrà compiere, in parte, grazie al libero impiego dell’intelligenza creativa e del lavoro dell’uomo sopra l’ordine creato. In altre parole, Dio ci ha offerto di partecipare liberamente e intelligentemente, agevolando lo sviluppo della creazione. Poiché Dio ci ha rivelato che il tempo ha una fine ed un inizio, dobbiamo riconoscere che la sovranità dell’uomo sul creato è permeata di significato spirituale e senso religioso. Al contrario, molte culture che non furono influenzate dalla rivelazione divina credevano che il tempo fosse ciclico. Un tale concezione, chiaramente, non poteva che derivare da una semplice osservazione dei cicli vitali della natura. Perciò queste popolazioni antiche guardavano spesso al creato come ad una realtà eterna, che si rigenera da sola, autosufficiente e indipendente. In breve, era il creato in sé ad essere perfetto. E l’uomo era il solo che in qualche modo conduceva un’esistenza al di fuori di questa perfezione e desiderava afferrarla. Si può vedere un barlume di verità in questa concezione. E’ vero che sembra essere così. E per questo, la regolarità delle stagioni e la ricorrenza di alcuni schemi di vita erano le caratteristiche più importanti dell’esistenza.

La rivelazione di Dio ha elevato e perfezionato quella concezione collocando i cicli naturali all’interno dell’adeguato contesto religioso dell’inclinazione umana. Perciò, la meravigliosa scansione ritmica dei cicli del creato, sommata al dover provvedere alle creature di Dio, si possono rispettare e capire meglio se si fa riferimento al rapporto fra Dio e l’uomo. I cicli della natura e la regolarità con i quali si manifestano rivelano un principio d’intelligibilità che attira l’attenzione dell’uomo sulle fonti che danno loro origine. La logica della creazione, che può essere afferrata dalla razionalità umana, ci aiuta a trascendere il puramente materiale per guidarci nel nostro viaggio verso il significato ultimo. La scansione dei ritmi naturali attraverso il flusso e riflusso, la vita e la morte sono un sacramento del Dio vivente che indicano l’assoluta perfezione al di sopra e al di sotto delle cose. Se il creato non fosse così ammantato di splendore, l’uomo non avrebbe nulla da contemplare, e nulla, perciò, attraverso cui rivolgere il suo sguardo a Dio, e neppure nessun modo per comprendere il significato della sua esistenza. Inoltre, non comprenderemo mai totalmente la rivelazione di Dio, la natura umana, o la creazione nella sua interezza se ci limitiamo ad una concezione ciclica del tempo e della natura. Così come attraverso le diverse epoche il meraviglioso mondo nel quale viviamo è giunto al suo attuale stadio di sviluppo, allo stesso modo la nostra dottrina religiosa e la nostra scienza laica devono svilupparsi in direzione della più piena comprensione del piano voluto da Dio per noi. Noè, Abramo, Mosè e Jesù rappresentano passaggi cruciali in questa storia della salvezza, che si svela con il passare del tempo. Perciò, la Sacra Tradizione ci rivela che Dio non è solamente il Signore della creazione, ma anche il Signore della storia. Molte persone che si occupano dell’impatto che la società umana può avere sull’ambiente credono che il pensare e l’agire in maniera lineare vada contro gli intenti del Creatore di creare un ordine naturale stabile e permanente. Comunque, questo è un punto la cui errata intuizione verrà corretta sia dalla rivelazione che dalle conquiste fatte dall’uomo, in particolar modo nell’ambito della scienza seria. La natura e la società umana sono sistemi dinamici che dipendono per la loro sopravvivenza sul cambiamento e la continuità. In ogni scrupolosa lettura o del libro della natura oppure delle Sacre Scritture, possiamo constatare, che malgrado le preoccupazioni destate dagli effetti ambientali a breve termine che lo sviluppo potrebbe provocare, dobbiamo costantemente sollevare i nostri sguardi ad abbracciare i più ampi disegni della Provvidenza divina e i suoi propositi per l’umanità.

Il compito di amministratore ambientale consiste nello scoprire come comprendere appieno la relazione fra processi ciclici e sviluppi lineari, presenti sia nella natura che nella civiltà umana, così che coesistano armoniosamente, e ci dirigano verso il bene ultimo che è Dio stesso.

Il sostenere che la nostra esistenza è basata solo ed esclusivamente su dei cicli sarebbe una grande limitazione alla civiltà umana. Il grande teologo cristiano, Sant’ Agostino, il quale era pratico di queste concezioni cicliche proprie dell’antichità, vedeva nella concezione cristiana una grande liberazione della razza umana. Egli afferma, “rispettiamo dunque il patto leale, che è Cristo, e con lui come Guida e Salvatore, respingiamo dal cuore e dalla mente i cicli illusori e vani dell’empia gente”.12 In qualche altro passo, Agostino parla di Dio che meravigliosamente crea, ordina, guida e orchestra tutte le cose, “ come la grande melodia di un qualche ineffabile compositore.”13 Come riflesso di ciò, l’uomo, che è fatto ad immagine e somiglianza di Dio, compone, scrive, dipinge, danza, produce il cibo, fabbrica utensili, produce manufatti, e trae fuori dall’intelligibilità iscritta nell’ordine sostanziale della creazione molti oggetti nuovi.

Poiché l’uomo non può creare ex nihilo alla maniera di Dio, sono per l’esattezza i cicli e la logica della natura che assistono l’uomo nell’utilizzare le sue predisposizioni alla creatività. In altre parole, mentre dipendiamo dalle dimensioni cicliche della natura per come progrediamo nella nostra esistenza terrena, è dentro noi stessi che abbiamo la stessa spinta creativa che mette in movimento tutta la storia dell’universo. In effetti, la nostra creatività può portare la natura ad un più alto livello di perfezione. In questo modo, siamo fedeli ai potenziali che Dio ha posto dentro di noi e confermiamo l’intrinsecamente buono nella natura, sviluppando beni nuovi o mai realizzati precedentemente.

Cosa interessante, questa verità è riconosciuta dalla Chiesa attraverso la sua liturgia. Il calendario liturgico stesso e la celebrazione della liturgia riflettono le epoche e le stagioni della terra, celebrano i prodotti dell’ingegnosità umana, e vi infondono un significato spirituale. Ogni sacramento della Chiesa conferma l’approvazione divina al dominio dell’uomo sulla natura attraverso il semplice fatto che Dio ha scelto di comunicarci la sua grazia non solamente attraverso i frutti della natura, ma attraverso l’intelligenza umana che ha sviluppato ulteriormente questi frutti.

Perciò, persino nel nostro ruolo, affermiamo allo stesso tempo il valore del creato, e il valore della creatività umana, che gradualmente avvicina alla perfezione ultima tutto ciò che si trova nel creato.

IV. Il Lavoro e il Progresso Umano

Non desta alcuna sorpresa, che l’imperativo del lavoro umano è venire incontro ai bisogni umani per rimettere in sesto il nostro mondo caduto in rovina, che è implicito nel processo di sviluppo, compaia nelle Sacre Scritture. Ad Adamo ed Eva era stato dato il compito di custodi del paradiso terrestre. Caino praticava l’agricoltura e Abele pascolava i greggi, cosa che anche molti dei patriarchi giudei facevano; e David, l’Unto del Signore, era un pastore prima di diventare re D’ Israele. Nel Nuovo Testamento, nostro Signore stesso imparò a fare il falegname nella bottega di Giuseppe, e ciò sta a significare che persino la sacra famiglia doveva provvedere al proprio mantenimento foggiando umilmente dal legno prodotti utili. Parecchi degli apostoli si guadagnavano da vivere facendo i pescatori,e San Paolo fabbricava le tende per non risultare un peso per gli altri. Persino il più sacro dei sacramenti della Chiesa cattolica, l’Eucarestia, non utilizza il grano e l’uva, ma il pane e il vino, “ che sono stati dalla terra e che mani umane hanno prodotto”, riflettendo in questo modo la cooperazione far la grazia divina e il nostro lavoro al fine dell’opera della salvezza.

Poiché richiesto necessariamente da questa tradizione, la Chiesa ha di conseguenza attribuito grande valore al lavoro umano come forse nessun’altra religione ha mai fatto. Sebbene questo mondo trascorra, per i cristiani il mondo sensibile non è un’illusione, come le altre religioni a volte hanno affermato. Di conseguenza, il lavoro e la scoperta sono fondamentali nel piano voluto da Dio per il completamento dell’uomo. L’opera reale della storia della salvezza stessa si è andata svelando qui sulla terra, nel tempo, nello spazio e nella carne. Allo stesso modo, il mondo dei cristiani non è, come suggerisce la scienza moderna, una semplice miniera di materie prime e di energia da imbrigliare a piacimento degli uomini. Al massimo, il valore umano trova completamento nella scoperta di quei modi attraverso i quali la natura può essere più responsabilmente e più effettivamente posta al servizio della comunità umana. Questa è la più autentica definizione del progresso umano. L’affermazione cristiana del progresso umano è dimostrata lungo tutto l’arco della storia. Per esempio, nell’amorevole cura prestata al mondo creato da Dio e nel valore attribuito al lavoro manuale propri della tradizione monastica benedettina, l’impulso occidentale ad ottenere sorprendenti miglioramenti, e il successivo sviluppo della scienza trovano la loro origine.14

Alcuni dei più grandi e primissimi scienziati moderni, come Galileo e Newton, erano cristiani e pensavano al loro lavoro come ad una rigorosa scoperta della natura del mondo in realtà creato da Dio. Queste osservazioni del mondo fisico erano, in parte, state rese possibili grazie alla filosofia scolastica medievale e ai suoi metafisici d’orientamento aristotelico. Se non fosse stato per il lavoro di grandi persone come San Tommaso D’ Equino, la Rivoluzione Scientifica del XV sec. sarebbe potuta avvenire solo molto più tardi oppure per niente. Dalla scrupolosa attenzione e dal desiderio di migliorare le condizioni umane che si svilupparono all’interno della tradizione monastica, diffondendosi alla fine in tutte le Università d’Europa, emersero molti sviluppi apprezzabili, e gli esseri umani cominciarono a comprendere molto più appieno e ad esprimere il ruolo dato da Dio all’interno della creazione. In tempi recenti, Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato:

la terra, in ragione della sua floridezza e della sua capacità di soddisfare i bisogni umani, è il primo dono fatto da Dio per il sostentamento della vita umana. Ma la terra non ottiene i suoi frutti senza nessuna particolare replica da parte dell’uomo al dono di Dio, che equivale a dire, senza il suo lavoro. E’ attraverso il lavoro che l’uomo, facendo uso dell’intelligenza e esercitando il suo libero arbitrio, riesce a dominare la terra e a renderla una casa adatta a lui.15

Ad ogni modo, il fatto che le capacità concesseci da Dio possano, in realtà, mettere in pericolo il creato, ha suscitato di recente un sincero interesse. Sebbene l’uomo rappresenti il vertice della creazione, il grande sviluppo delle nostre potenzialità ci ha reso fortemente consapevoli della particolare bontà, vulnerabilità e interdipendenza di tutte le creature.16 Come ha osservato Papa Paolo VI, “ I cristiani devono adattarsi a questo nuovo modo di sentire al fine di assumersi, insieme al resto dell’umanità quella stessa responsabilità che d’ora in avanti sarà condivisa da tutti”.17 Questa nuova situazione, con le sue nuove concezioni, ci chiama ad un nuovo impegno etico, e ad un ulteriore ampliamento della visione della morale cattolica.

L’approccio fondamentale cattolico alla vita morale si concentra sullo sviluppo e sull’abitudine alla virtù. Chiaramente, l’agire umano nei confronti dell’ambiente deve essere guidato da qualcosa di più dei meri calcoli utilitaristici e desideri dell’uomo, specialmente dopo che il peccato originale ne ha portato alla loro corruzione. Il come applicare una dottrina della virtù alle questioni ambientali è una cosa complessa e si è cominciato solo di recente a parlarne. In questa sede non possiamo offrire nessuna cura completa. Ad ogni modo, alcuni brevi suggerimenti potranno essere sufficienti.

Al centro della vita morale la Chiesa identifica quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. Detto brevemente, queste virtù sono importantissime per stabilire una norma di comportamento dell’agire umano, e, per i propositi sopra prefissati, per quei modi agire che hanno effetti sfavorevoli sull’ambiente.

Prudenza: In quanto madre di tutte le virtù, la prudenza richiede di riflettere approfonditamente sui particolari di enorme complessità che sono impliciti nel compito di amministratori dell’ambiente, insieme con tutte quelle norme morali su cui si articola l’insegnamento della Chiesa. Anche la più diligente applicazione della prudenza, comunque, non scioglierà i nostri dilemmi. Tuttavia, riconoscendo prudentemente i limiti del sapere e dei giudizi umani, saremo portati al desistere dal perseguire impossibili utopie, e così facendo procedere con cautela verso le migliori soluzioni possibili sia per il bene della comunità umana che per quello della natura.La prudenza ha bisogno dell’umiltà di fronte alla complessità.

Temperanza: Essendo la virtù che trattiene e dirigi i nostri disordinati appetiti, la temperanza può ovviamente essere applicata al nostro compito di amministratori dell’ambiente. Ci suggerisce che la semplicità della vita, l’autodisciplina e l’abnegazione, come ci viene ricordato da Papa Giovanni Paolo II, “ deve pervadere la vita quotidiana.”18 La temperanza è la virtù atta a porre un corretto freno al consumo.

Fortezza: Nei primissimi tempi, avevamo bisogno di grandissimo coraggio per poter affrontare le sfide che il mondo sensibile poneva di fronte alle nostre vite. Molte delle scoperte di cui ha beneficiato la comunità umana hanno avuto bisogno di persone che coraggiosamente portassero alla luce le risorse energetiche e le potenzialità della natura. Questa tradizione è ancora in vita, ma con scarso riguardo per le norme morali. Sebbene la fortezza sia stata spesso di grandissimo valore, è necessario evitare di inseguire tecnologie che violano la legge naturale o potrebbero avere come risultato la distruzione totale della natura e del genere umano.

Giustizia: Poiché tutte le persone sono toccate da interessi di tipo ecologista, la giustizia esige che ad ogni singola creatura venga dato ciò che gli spetta secondo la sua particolare essenza. Di conseguenza, qualora si renda necessario effettuare delle graduatorie, alle esigenze umane deve essere sempre data la priorità. Le società del benessere sono maggiormente in grado di assorbire i costi ambientali, e, inoltre, sarebbe loro dovere il sostenerli; ma sarebbe loro dovere anche l’assistere le nazioni più povere nel processo di sviluppo economico così da rafforzare la loro dignità e la loro volontà. Alla lunga,sforzi di questo tipo producono benefici sia per l’uomo che per la natura. Sebbene, alcuni di questi punti verranno trattati più avanti in questo saggio, è chiaro che, per la tradizione cattolica, la virtù è un principio fondamentale per comprendere in che modo gli esseri umani sono chiamati da Dio a sostenere il proprio ruolo nel dover restaurare e sviluppare il creato di Dio seguendo il suo piano originale.

V. Il Potere Umano e i Mezzi della Natura: Alcuni Suggerimenti Dettati dalla Prudenza

Il processo in corso mirante a mettere a nudo le potenzialità della natura e a scegliere quale e in che misura realizzare queste potenzialità, ci porta ad esprimere molti giudizi complessi dettati dalla prudenza: I giudizi da noi qui pronunciati non sono solo le prudenti conclusioni derivanti dai principi della Chiesa, ma sono anche i principi che a noi sembrano meglio riflettere un tipo di teologia e di scienza fondata.

Per gran parte della storia, l’interazione dell’uomo con l’ambiente ha prodotto pochi effetti duraturi. La natura è stata sempre immensamente potente in confronto alle limitate capacità dell’uomo mortale. E’ stato solamente l’immenso sviluppo delle facoltà umani negli ultimi secoli a fare dell’attività umana una possibile minaccia ai danni dell’integrità del creato.

Precedentemente a quest’espansione, le popolazioni d’ogni parte del mondo hanno depauperato le risorse ittiche, faunistiche, ambientali, hanno inquinato, e qualche volta anche recato danno a loro stessi e al resto delle creature terrestri.

Tuttavia, la relativa debolezza dell’animale-uomo di fronte all’immenso potere e all’immensa fecondità della natura ha fatto in modo che questi danni fossero circoscritti e non a lungo a termine.

La natura per conto suo ha prodotto scombussolamenti ben peggiori. Durante l’ultima Era Glaciale, per esempio, terminata solamente circa quattordicimila anni fa, una grande fetta dell’emisfero boreale del globo terrestre venne ricoperto da uno strato di ghiaccio spesso parecchi metri.

Le foreste vennero spazzate via; pochi furono gli animali e le piante che sopravvissero. Fino ad ora, insomma, le capacità riproduttive della vita sul nostro pianeta sono state tali, che le splendide foreste del nord,di cui ora possiamo godere la vista, sono riapparse in tempi relativamente brevi. Lo stesso creato ha una grande capacità di trasformismo, così come enormi facoltà rigenerative quando è messo nella situazione di poterle usare.

Alcuni cambiamenti spingono il mondo a creare forme di vita di più grande complessità e di più grande capacità riproduttiva; altri fanno estinguere alcune specie, e spesso anche interi ecosistemi, senza il benché minimo intervento dell’uomo. Spesso quando di “bilancia della natura”, perciò, si allude ad una bilancia dinamica.La natura cambia in continuazione. In passato, per esempio le variazioni climatiche a cui era stata naturalmente sottoposta la terra e che erano più veloci e di più grandi dimensioni persino delle più spaventose sceneggiatore di film fatte per gli uomini, produssero un cambiamento di clima. Il corso dei fiumi, così come le foreste e i deserti, si sono sempre spostati in continuazione. Queste forze, che distruggono solo per creare in modo nuovo, sembrano far parte del sistema pensato da Dio per fare in modo di determinare le più intricate e variegate forme di vita che vediamo intorno a noi oggi.

Persino se ci limitiamo a pensare alla bilancia della natura come qualcosa di statico, non solo avremmo un’erronea impressione del mondo di cui Dio ci ha fatto dono, ma ostacoleremo anche il dinamismo della natura umana e della natura stessa.

La natura è descritta spesso anche come un sistema auto-regolante. Anche quest’affermazione, è vera solo in parte, e necessita di essere compresa correttamente; il modo in cui la natura si auto-regola solleva problematiche questioni per il nostro compito di amministratori.La natura raggiunge una situazione di equilibrio, quando una parte approfitta delle possibilità offerte da un’altra parte. Il pesce grande mangia il pesce piccolo. Le specie più deboli si riproducono in gran numero per compensare le perdite subite da parte dei predatori. Nessuno di questo, chiaramente, è un modello ideale che gli individui o le società umane devono seguire. Noi abbiamo degli interessi che nessun’altra creatura terrestre manifesta. Pochissimi di noi, per esempio, avrebbero come desiderio il cancellare la bellezza del mondo e la varietà di piante e di animali che ci circonda, persino se ciò non comportasse nessun danno fisico per la nostra specie. Un ambiente sano e bello è uno dei beni che l’uomo sa valutare e, inoltre, cerca di promuovere. Al contrario, il virus dell’HIV che provoca l’ AIDS non si pone assolutamente il problema di annientare completamente gli animali ospiti, poiché la sola cosa che sembra sapere è come riprodursi fino al limite delle nicchie biologiche disponibili.

In fondo, anche altre specie sembrano comportarsi nella stessa maniera.

Malgrado il naturale sentimento di affetto verso tutte le creature che popolano questo pianeta, dobbiamo considerarle come sono veramente, e per cosa rappresentano per la vita umana. Gli elefanti e le tigri, per esempio, sono creature meravigliose che dovrebbero essere preservate; ci dicono qualcosa d’ insostituibile sull “’ infinita saggezza e bontà” di Dio.19 Comunque, gli elefanti e le tigri selvatiche hanno anche rappresentato una rovina per l’esistenza umana, allo stesso modo dei virus, delle zanzare, dei lupi, degli orsi, degli squali e del rimanente zoo di animali.

Ammettere ciò non legittima ogni tipo d’azione dell’uomo sulla natura. Il dominio dell’uomo sulla natura non è “assoluto; è limitato dall’interesse della qualità della vita dei suoi vicini, incluse le generazioni a venire.”20 E ancora, le persone che vivono a stretto contatto con la natura hanno una percezione molto diversa del suo relativo mix di minaccia e splendore delle persone che osservano gli animali selvatici o le meravigliose piogge nelle foreste pluviali solo a distanza di, tramite la televisione, i film, o attraverso i benefici della civiltà a cui possono sempre far ritorno. La natura contiene in pari misura sia pericoli che bellezza e benefici per l’uomo. Alcuni ambientalisti religiosi e laici danno l’impressione che sarebbe meglio sia per l’uomo che per la natura se ritornassimo ad uno qualsiasi degli stadi precedenti di civilizzazione, di sicuro prima dell’industrializzazione, e forse a quello più vicino alle condizioni preistoriche ancora prima dello sviluppo dell’agricoltura stanziale. Queste aspirazioni sono allo stesso tempo sbagliate e pericolose. La creazione diviene benigna per l’uomo e mette in atto le potenzialità poste in lei da Dio fino al punto, che sviluppando le proprie facoltà creative, l’uomo può dominarle. Lasciata a se stessa, la natura è limitata in ciò che può realizzare solo tramite i suoi processi naturali. Così facendo, la natura non riuscirebbe a sfruttare il potenziale per cui Dio l’ha creata se non fosse per l’intercessione della creatività e del lavoro umano. Inoltre, una natura non addomesticata continuerebbe ad infliggere tremende sofferenze al genere umano.

VI. Un Migliore Senso della Prospettiva

Il moderno interesse per l’ambiente, e lo sviluppo effettivo della scienza dell’ecologia , hanno avuto inizio a metà del diciannovesimo secolo quando il potere dell’uomo sulla natura cominciò ad espandersi rapidamente. Come sarebbe logico aspettarsi, il bene e il male erano intrecciati in maniera inestricabile in questo processo di sviluppo. Da una parte, l’industrializzazione e la moderna agricoltura hanno permesso a molte più persone di poter vivere, e di condurre anche una vita più umana, più di quanto non avvenisse prima. Dopo un difficile periodo di transizione, per esempio, i manovali che lavoravano nelle società avanzate sono riusciti a raggiungere una sicurezza e un senso della dignità mai visti precedentemente in alcuna società. Le conquiste tecnologiche hanno fatto della carestia, che era un flagello molto comune all’umanità prima dell’arrivo dei tempi moderni, un ricordo del passato, eccetto in quei posti dove la tirannia o il disordine politico hanno frenato uno sviluppo intelligente. Le conquiste mediche hanno quasi eliminato malattie gravi come il vaiolo, la tubercolosi e la malaria ed hanno di fatto quasi ridotto a seccature di relativa poca importanza, malattie che costituiscono una minaccia per la vita umana, come il morbillo, gli orecchioni, e via dicendo. Si potè giungere a tutto questo grazie ad un lento e paziente lavoro di capitalizzazione della conoscenza umana e di creazione di libere istituzioni che permettevano ad un numero maggiore di persone di condividere i frutti di questo sapere.

Dall’altra parte, l’industrializzazione ha avuto anche i suoi effetti negativi. In origine l’industrializzazione ha inquinato città, ha annientato comunità agricole, ed ha stimolato le nazioni moderne a trovare delle soluzioni per l’integrazione delle masse urbane in espansione.

Ad ogni modo, questi furono di gran lunga dei semplici problemi di transizione. Al giorno d’ oggi, la stessa industrializzazione, nuove forme d’ agricoltura, e altri tipi di conquiste umane stanno rendendo possibile all’uomo di migliorare sempre più la qualità della sua vita e di migliorare il suo rapporto con la terra. Persino in questioni complicate, come l’incremento dei gas da effetto serra, vogliamo essere molto cauti nel considerare da troppo vicino questa faccenda, facendo nostri punti di vista che tralasciano una più ampia visione dei lati positivi del progresso.

I combustibili fossili, che provengono dal sottosuolo, ci hanno dato la possibilità di fare a meno dell’uso del legno e degli altri cosiddetti combustibili naturali, che sono di gran lunga più distruttivi, inefficienti e inquinanti e che devono essere estratti dal suolo. Paradossalmente, i combustibili fossili potrebbero anche aver contribuito a salvare le balene dall’estinzione. Prima d’imparare ad utilizzare il petrolio grezzo, gli uomini avevano poche alternative al grasso di balena per poter produrre calore e luce. Inoltre, i combustibili fossili come il petrolio e il carbone, hanno anche tali effetti positivi di larga portata sull’ambiente, che un buon amministratore dovrebbe considerarli nel redigere un bilancio patrimoniale globale. Il primo effetto è stato il rendere possibile agli allevatori di rimpiazzare le bestie da soma con le macchine e, inoltre, di coltivare la terra in maniera più efficiente. (Attualmente gran parte del mondo sviluppato sta iniziando a sostenere questo processo di modernizzazione agricola). Secondo, dai combustibili fossili si sono ricavati i fertilizzanti, che, insieme ai nuovi pesticidi, ad altri mezzi che ostacolano il depauperamento del terreno, allo sviluppo di nuove specie di piante –la cosiddetta Rivoluzione Verde- hanno aumentato la resa del terreno di così tanto che non si sono più dovute coltivare grandi quantità di terra.

Per esempio, le foreste americane, contrariamente a quante si ritiene comunemente, sono cresciute a ritmo regolare negli ultimi cinquant’anni e in realtà sono anche più grandi di quanto non lo fossero cent’anni fa.21 Persino nelle zone costiere più densamente popolate, i piccoli allevamenti hanno ceduto il passo alle foreste. Il risultato di tutto ciò, nonostante il vasto consumo di combustibile fossile, è che il nordamerica al momento mostra un importo netto minore nella quantità di biossido di carbonio immesso nell’atmosfera. In altre parole, il nordamerica, attraverso le sue piante e le sue foreste, assorbe più biossido di carbonio di quanto non ne emettano le sue industrie.22

Nessuno in particolare si è dato da fare volontariamente per produrre queste conseguenze, ma l’ingegnosità umana, mirante ad ottenere il massimo con una maggiore efficienza in termini di costi e un minore impiego di materie prime, in questo caso sembra riflettere un felice punto d’incontro fra uomo e natura. Ora che siamo coscienti degli effetti che le nostre azioni hanno sulla natura, ci possiamo anche impegnare a fare di meglio. Se altri paesi nel mondo riuscissero ad imitare una tale efficienza ed abilità, non assisteremmo ad un esaurimento e ad un depauperamento delle risorse naturali. Assisteremmo, al contrario, cioè ad un loro accrescimento e ad una loro salvaguardia. In base alle stime degli agronomi, se il resto del mondo riuscisse a raggiungere il livello di efficienza e di cura della terra dimostrati dall’agricoltore medio nei paesi sviluppati, allora dieci miliardi di persone, che è quasi due volte la popolazione mondiale attuale ed è una cifra sicuramente maggiore di quella stimata a metà del secolo nel caso la popolazione dovesse stabilizzarsi, potrebbe sfamarsi utilizzando la metà delle terre. Tradotto in termini concreti, vuol dire che un’area delle dimensioni dell’India potrebbe anche essere lasciata incolta malgrado la popolazione in espansione.23 E’ un altro scandalo moderno, d’ altra parte, che sulla base di uno sviato interesse per il destino della terra, alcune fra le fondazioni filantropiche e i gruppi ambientali provenienti dai paesi sviluppati, come alcune agenzie internazionali, abbiano scoraggiato, o si siano persino rifiutate di incentivare le cosiddette pratiche agricole “non sostenibili”.

Ma tali pratiche sono di fatto necessarie alla salvezza e al miglioramento della vita dei paesi poveri e affamati. Una tale presa di posizione si scontra con l’imperativo morale appena delineato per cui si deve dare la priorità ai bisogni umani in fatto di politica e pratica ambientale. C’è sempre posto per ascoltare il disaccordo delle persone ben intenzionate riguardo al miglior modo di sposare le diverse politiche ambientali; ed è raro che la Chiesa cattolica si assuma il compito di avallare particolari proposte politiche. Ad ogni modo, non dovremmo abbandonarci ad una visione della popolazione umana fortemente negativa e quasi anti-umana.

Sfortunatamente, la politica ambientale è spesso guidata da quest’idea, un’idea che fondamentalmente disapprova la comparsa di miliardi di nuove persone sulla faccia del pianeta, ognuna delle quali, in base alla Provvidenza divina, è stato creata in vista della vita eterna in Dio.

Molti ambientalisti danno l’impressione di credere che gli esseri umani sono una specie di cicatrice o di cancro della terra, una violazione immorale nell’altrimenti perfetto ordine naturale. Questa concezione non trova nessun fondamento nella rivelazione; dov’ è invece vero l’esatto contrario: L’uomo fu collocato qui sulla terra Dio e gli fu ordinato di essere fecondo e di moltiplicarsi, di nutrire la terra e di dominarla. (Gen.1:28). Considerare l’esistenza di altre persone come una sventura o forse persino come una violazione della natura è un’idea che si allontana radicalmente dall’etica giudeo-cristiana. Noi siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio, e ciò vuol dire, in parte, che ogni essere umano al mondo è sacro in quanto tale, poiché lui o lei aggiunge al creato un valore inestimabile che prima non esisteva. L’idea che le persone siano semplicemente un salasso per le risorse energetiche non solo contraddice la nostra fede, ma nega anche il vero contributo degli esseri umani al bene comune della società umana e dell’intero regno ambientale. Ogni concezione che non accoglie con gioia l arrivo di un nuovo essere umano per il suo valore intrinseco e per ciò che potrebbe portare nel mondo, dal punto di vista provvidenziale, è fondamentalmente in contrasto con l’etica cattolica.

In più, tutto lascia presupporre che non vi sia nessuna crisi di sovrappopolazione di questo tipo.

Alcuni paesi ad alta densità di popolazione sono poveri perché il loro sviluppo economico non ha avuto, in realtà, una crescita adeguata al numero di persone.

Comunque, paesi quali il Giappone e Hong Kong dimostrano quanto questo tipo di povertà testimoni piuttosto un problema economico che demografico.

Abbiamo già visto che non esiste nessuna carenza di cibo sul nostro pianeta. E che non c’è allo stesso modo nessuna “bomba demografica” pronta ad esplodere. Le predizioni allarmistiche al riguardo negli anni fra il 1960 e il 1970 hanno dimostrato il falso. Solo la natura o il non dovuto riguardo nei confronti della vita umana hanno prodotto un grande numero di morti negli ultimi decenni. A livello globale, grazie alle innovazioni dell’uomo, la produzione alimentare ha superato di molto la crescita demografica.

Comunque, molti esseri umani continuano a soffrire a causa della mancanza dei beni di sussistenza.

Perciò, dove non esiste uno squilibrio fra popolazione e quantità di terra arabile a disposizione, come osserva Papa Giovanni XXIII, “ la necessità richiede uno sforzo collettivo da parte della gente per fare in modo che vi sia un più rapido scambio di beni o di capitali, o persino la migrazione di popoli”.24 Perciò dovrebbe essere promosso un approccio che favorisca lo sviluppo economico e la cooperazione internazionale come un’alternativa ai progetti mirati a ridurre la popolazione umana.

Un’altro effetto collaterale del progresso, benché non sia voluto, ha fatto anche lui la sua comparsa.

Poiché il cibo diventa più abbondante e le medicine sono largamente disponibili, la crescita della popolazione chiaramente rallenta. Molti paesi sviluppati nel nord-America, in Europa e in Asia, in assenza di immigrazione, stanno di fatto affrontando un improvviso collasso demografico.25

Nei paesi in via di sviluppo, la crescita demografica rallenta quando, grazie a sostanziali miglioramenti, i popoli possono confidare sul fatto che molti dei loro bambini sopravvivranno fino al raggiungimento dell’età adulta.

Laddove, mezzo secolo fa, le donne dei paesi in via di sviluppo dovevano partorire, in media, sei bambini per mantenere stabile la popolazione, oggi invece la più bassa mortalità infantile ha ridotto il numero delle nascite della metà.26 I paesi odierni in via di sviluppo si trovano allo stesso livello di molti paesi sviluppati di più di cinquant’anni fa, con il vantaggio in più delle tecnologie sviluppate e delle pratiche già scoperte e in uso.

Ciò che si può frapporre sulla strada dello sviluppo, comunque, è la sfiducia nelle innovazioni umane, e gli inevitabili ostacoli al progresso che i vertici governativi dell’economia, la scarsa protezione dei diritti di proprietà privata e le barriere commerciali pongono. A noi è noto sulla scorta di brutte esperienze storiche, per esempio, che i sistemi economici centralizzati e pianificati dei passati paesi comunisti erano fondati su poveri agricoltori con a disposizione notevoli risorse naturali.Questi paesi non solo non erano assolutamente in grado di distribuire e produrre beni a sufficienza per la loro popolazione, ma erano anche fra quei regimi che nella storia hanno più inquinato e si sono mostrati più incuranti nei confronti dell’ambiente.27

La maggior parte delle pianificazioni economiche fatte dai governi tendono a produrre effetti totalmente opposti rispetto a ciò che si era pensato, intralciando o penalizzando le necessarie innovazioni e la dinamica spontaneità a risolvere i problemi sia nella sfera economica che in quella ambientale.

E’ un principio normativo cattolico che Dio ha destinato i beni della terra al beneficio di tutti.28

In altre parole, se la proprietà, come fa notare San Tommaso d’Aquino, è un diritto, non per questo è un diritto assoluto.29 Sfortunatamente, i recenti tentativi di promuovere il bene comune attraverso delle pianificazioni esageratamente centralizzate ci ricordano che, rimanendo invariate le altre cose, il diritto all’iniziativa economica e all’interesse verso la natura che noi ci arroghiamo nell’ambito della nostra proprietà gioca un importate funzione sociale all’interno dell’economia e dell’ambiente.

VII. Una Giusta Comprensione del Compito di Amministratori Ambientali

Ciò che diventa sempre più chiaro ai nostri occhi nel fare quest’analisi è che abbiamo bisogno di una comprensione veramente profonda e sottile della nostra situazione che prenderà in considerazione tutto ciò che le scienze, che sono un prodotto della ragione umana, sono in grado di dirci sul nostro mondo. Ancora non è tutto; quello che dobbiamo fare è integrare il nostro sapere scientifico con i principi normativi della legge morale.

L’insegnamento morale della Chiesa, come si è manifestato nelle più diverse vite dei santi cristiani lungo tutto l’arco della storia, rimane una componente chiave nel comprendere come dovremmo vivere rapportandoci al mondo terreno. Questi individui ci hanno stimolato a comprendere come sia prudente per noi, in quanto fatti di corpo e spirito, di trattenerci dal consumare più di quanto abbiamo bisogno, e dal diventare meschini nell’inseguimento senza sosta dei beni voluttuari. La nostra tradizione ci spinge durante la vita ad essere molto prudenti dal cedere alle tentazioni dei beni materiali. Fino ad ora ciò che si è rivelato d’aiuto, e persino una necessità d’ ordine religioso nella vita d’ un individuo, non può essere direttamente tradotto in un ‘ etica sociale senza prima fare degli avvertimenti.

Tutta la specie umana farà del bene a se stessa e al creato, se riusciremo a coltivare in maniera energica l’intelligenza e la creatività delle quali siamo stati dotati. Questo può essere realizzato se ad ogni singola persona è concessa la libertà economica per raggiungere miglioramenti apprezzabili, e per renderli attuabili dal punto di vista economico all’interno di un sistema inscritto in un forte contesto giuridico.30

Un’etica sociale maggiormente espansiva che non esclude la prosperità economica non è in contraddizione con l’austerità della singola persona, come potrebbe sembrare ad un primo colpo d’ occhio.

La produttività e le innovazioni su larga scala in realtà tengono conto di una maggiore efficienza, preservando così alla lunga le materie prime e le fonti energetiche.

Come viene riconosciuto dalla stessa tradizione cattolica, un’analisi morale esige delle precise distinzioni. Perciò, può risultare importante generare molto benessere; essendo poi tutta un ‘altra faccenda che uso sene fa di quel benessere.

Inoltre, mentre dovremmo desiderare un po’ di semplicità per le nostre vite personali, il ritornare ad un piano agrario di tipo un po’ pre-industriale risulterebbe nella perdita di tali beni un’occupazione redditizia, una medicina moderna, un ‘infrastruttura elastica, come in una minor produzione di cibo, creando in questo modo un pozzo vuoto di bisogni umani.

In tempi passati, la vita umana era contraddistinta da una continua lotta per la sopravvivenza. Solo a partire dall’industrializzazione l’uomo ha acquisito i mezzi necessari per proteggersi contro le forze della natura. Riportare in vita miliardi di persone avrebbe, paradossalmente, effetti ambientali peggiori di uno sviluppo intelligente. Di conseguenza, lo sviluppo economico deve procedere di pari passo con l’attaccamento personale alla virtù della temperanza.

Allo stesso modo, delle persone non responsabili ritengono che il primo progetto dell’industrializzazione relativamente più semplice ma sporco, dovrebbe essere portato avanti anche in futuro. L’acqua e l’aria sono di gran lunga più puliti di quanto non lo fossero solo due decenni fa, ciò è dovuto ampiamente alle conquiste nell’ambito della tecnologia.

I processi nel settore manifatturiero e le macchine potrebbero ben presto non avere assolutamente più effetti ambientali. Perciò, in aggiunta alle grande conquiste osservate nell’agricoltura e nella medicina, possiamo già anticipare, che nell’immediato futuro, le tecnologie continueranno a trovare i modi per risolvere molti dei problemi che al momento ci troviamo a dover affrontare.31

Ad ogni modo, per attuare una diminuzione nell’impatto ambientale, le società umane richiedono maggiore sviluppo e maggiore innovazione, non di meno.

Poiché le questioni riguardanti il nostro compito di amministratori, per loro natura, riflettono una grande complessità sia umana che naturale, la politica pubblica dovrebbe riflettere la più grande abilità tecnica, saggezza pratica, e la più vasta esperienza umana possibile.

L’esperienza ha insegnato che il sistema politico democratico insieme alle economie di mercato, nel complesso, riescono a fare proprio questo, in modo particolare quando sono permeati dai valori molari e dalla pratica della virtù. Nessuno dei due di questi sistemi è perfetto, e nessuno dei due sa affrontare la questione ambientale in maniera perfetta. Entrambi sono soggetti alle trappole della debolezza umana, della sua predisposizione a sbagliare, del peccato originale così come del semplice errore. In definitiva, come ha osservato Thomas Jefferson, non esiste “ nessuna miniera di sicurezza delle energie fondamentali della società se non le persone stesse.” Il tempo ha dimostrato il buon senso pratico di questo principio, e potremmo osservare che è anche coerente con la visione cattolica in base alla quale ogni essere umano è stato dotato da Dio di alcuni doni destinati ad essere usati per la gloria del Creatore e del suo creato. La Democrazia e l’economia di mercato creano lo spazio per fare in modo che questi vengano effettivamente utilizzati nel compito di amministratori della terra. Si è spesso argomentato che le questioni ambientali sono talmente tanto urgenti che non possono attendere che si formi un consenso popolare o non possono dipendere sugli incentivi di mercato, che sono spesso concentrati sui guadagni a breve scadenza, per essere risolte.

In pochissimi dei casi di emergenza accertata, ciò può risultare vero. In quasi ogni altro esempio, comunque, lontani dall’essere dagli inconvenienti ostacoli alla realizzazione degli scopi ambientali prefissati, la democrazia e i mercati sono le più efficaci incarnazioni sociali dell’intelligenza che ci ha concesso Dio, e sono i migliori meccanismi per poter trattare l’ambiente con responsabilità.

Non è una pura coincidenza che le parole ecologia ed economia hanno delle etimologie collegate fra di loro. L’economia, in riferimento alle leggi che reggono la casa (ôikos in greco), è la scienza di come produciamo, vendiamo, compriamo, usiamo beni ed eroghiamo servizi per venire incontro ai bisogni dell’uomo.

L’ecologia, un termine che entrò in uso a metà del diciannovesimo e che divenne usuale nell’ambito delle questioni ambientali, è la scienza delle leggi che governano le interazioni fra gli abitanti della terra e la sua biosfera, in modo specifico come la casa (ôikos) di tutte le forme di vita (bios).

I due termini sono così profondamente collegati nella realtà come nella loro origine. Sebbene, vengano messi troppo spesso in contrasto fra di loro. Il modo in cui questa relazione viene caratterizzata è sostenendo che l’avidità, espressa nelle attività economiche, è la forza motrice che sta a monte di ogni problema ecologico. Persino a livello storico, questo fatto risulta essere falso. Le azioni economiche miranti a soddisfare dei bisogni umani hanno spesso danneggiato i sistemi ecologici, ma il fare un quadro di queste azioni come dettate dalla semplice avidità o dallo sfrenato consumismo presuppone che la natura sia di gran lunga più benigna di quanto la conoscenza della storia umana sembri suggerire. Molti dei danni ambientali arrecati alla natura negli ultimi secoli trascorsi sono derivati dalla nostra ignoranza, non tanto da intenzioni criminose o da avidità, come se avessimo provato in qualche modo ad acquisire un vantaggio sulla nemesi della povertà materiale. Perciò abbiamo bisogno di riaffermare il nostro attaccamento agli strumenti che ci consentono di rispondere in maniera efficiente agli sfaccettati problemi che ci troviamo ad affrontare. Per prima cosa, abbiamo bisogno che la nostra scienza ambientale sia veramente la migliore e la più imparziale affinché ci possa aiutare a metter in ordine l’immensamente complessa serie di effetti connessi fra di loro delle nostre azioni sulla biosfera. Appelli dettati solamente dall’emotività o affermazioni allarmistiche sono di scarsa utilità in questo ambito. Come è stato messo in evidenza anche da Giovanni Paolo II, “ Il rispetto per la natura deve essere combinato anche con il sapere scientifico”.32 La tesi del riscaldamento del globo terrestre , per esempio, che rimane del tutto congetturale e basata su modelli incompleti elaborati al computer piuttosto che su una scienza esatta, potrebbe costare molto sia alla natura che all’uomo se ci affrettiamo ad imporre dei drammatici limiti all’uso dei combustibili fossili nel tentativo maldestro di risolvere dei problemi che potrebbero persino non sussistere. Esattamente vent’ anni fa, molti di coloro che ora avanzano la tesi del riscaldamento del globo terrestre cercavano di metterci in guardia sul raffreddamento del globo terrestre.33 Poiché l’ecologia è ancora ai primordi, abbiamo bisogno di utilizzare tutte le nostre conoscenze per riuscire a trovare delle soluzioni avvedute a questi complessi problemi. Dobbiamo riconoscere d’ altra parte che la scienza da sola non è in grado di risolvere questi problemi, specialmente da quando queste questioni hanno assunto anche delle implicazioni morali. Ne consegue che riconoscendo che dovremmo produrre delle inevitabili conseguenze nel tentativo di raggiungere un equilibrio fra bisogni umani e ambiente pulito, dobbiamo agire con prudenza nel parlare delle nostre ansie ambientaliste.

Il trovare i modi di far coesistere l’uomo con la natura, per il beneficio di tutto il creato, richiederà negli anni a venire una grande abilità e un grande sforzo da parte dell’uomo.

Al momento, la soluzione più semplice ai problemi ambientali è risparmiare terreno per la tutela delle risorse naturali e dell’habitat costituito da animali e piante selvatiche.

In tutto il mondo, i paesi che godono della maggior patrimonio sono in grado, attraverso finanziamenti pubblici e privati, di mettere da parte terreni per la salvaguardia degli animali e delle piante selvatiche. Sviluppo e benessere facilitano la tutela ambientale, come si può dedurre dal fatto che lo sviluppo intelligente, che porta ad un surplus di benessere, fornisce all’uomo la più grande opportunità di dedicarsi ai propri interessi personali escludendo i suoi più immediati bisogni materiali. Questo fatto affonda le sue radici nella logica concreta del dominio dell’uomo sulla natura.34 Malgrado alcuni incessanti problemi di tipo ambientale, i paesi sviluppati sono quelli che si dedicano di più e con maggior successo ad affrontare le proprie situazioni ambientali.

Per la maggior parte, sono gli imprenditori e le corporazioni presenti nei paesi sviluppati, come viene spesso detto, che si procura disastrosamente profitti a breve scadenza a spese dell’ambiente.

Gli imprenditori normalmente hanno un interesse in gioco nella loro sostenibilità, così come incentivi ad apportare innovazioni e a creare prodotti più efficienti e con una perdita minore.

Per contrasto, i paesi più poveri e che si sono sviluppati solo tardi spesso hanno poche alternative reali alle loro popolazioni in continua crescita, con pochi o senza incentivi a fare da amministratori delle proprie risorse naturali, sfruttano ogni risorsa disponibile per la propria immediata sopravvivenza.

Sono i paesi più poveri del mondo ad avere più bisogno di una scienza valida e di sviluppo, per ragioni sia economiche che ambientali. Le tradizionali forme legate all’agricoltura e alla manifattura, spesso romanticamente pensate come modelli di vita bucolica, sono in realtà un peso che grava sulla terra e sull’uomo ancora più di quanto non lo facciano le moderne scoperte.

Per esempio, i paesi in via di sviluppo trarrebbero molto giovamento al livello economico e ambientale dall’elettricità. L’elettricità generata dai combustibili fossili viene generalmente descritta come un modo rozzo e centralizzato di produrre energia che potrebbe essere rimpiazzato benissimo dal vento, dal sole o dai generatori a onde energetiche. Se queste fonti energetiche alternative venissero sviluppate con successo e poi rese accessibili a tutti, forse ciò sarebbe vero.

Ad ogni modo, nel frattempo, ogni anno muoiono milioni di bambini e di persone adulti a causa del fumo inalato derivante dalla combustione di legna o di rifiuti, o a causa dell’impurità dell’acqua che sono costretti a bere in mancanza di appropriate misure igieniche. Perciò, si potrebbe venire incontro ai loro bisogni primari con un molto minore livello d’inquinamento a livello locale e atmosferico grazie alla costruzione dei più aggiornati generatori di energia elettrica al mondo. Sebbene questa fonte d’energia non sia perfetta, rappresenta un passo avanti sia nel venire incontro ai bisogni umani che nella necessità di avere un’ambiente più pulito. La scienza e il progresso dovrebbero lavorare in coppia per portare aiuto a quelli di noi che sono in maggiore difficoltà, e allo stesso tempo procedere cautamente nella realizzazione del nostro compito di amministratori dell’ambiente. Oltre ad una scienza più adeguata, comunque, noi abbiamo disperatamente bisogno di una deliberazione autenticamente democratica in materia di tutela ambientale. Tutte le recenti inchieste condotte sugli americani confermano che loro attribuiscono grande valore ad un ambiente sano e pulito. Fino ad ora nella vita umana ci sono stati pochi principi assoluti veramente indissolubili. In questo modo comprendiamo perché molto spesso queste stesse persone non rigettino indietro le proposte avanzate da molte organizzazioni ambientaliste per porre, a quanto pare, una fine tanto attesa a questi problemi.

Le decisioni che riguardano veramente l’ambiente, come abbiamo visto, spesso chiamano in causa valori tra loro differenti e qualche volta in competizione, inoltre dopo aver detto ciò, bisogna procedere con molta prudenza e con grande cautela.

Per esempio, la qualità dell’aria negli Stati Uniti è migliore di quanto non lo sia stata negli ultimi decenni. Presto, lo smog sarà solo un ricordo del passato. Le sostanze inquinanti vengono ancora diffuse nell’atmosfera dalle attività umane, ma, ad un certo punto, quello che s’ impone è un bilancio morale

Dì un po’, vogliamo veramente spendere enormi quantità di capitale finanziario e umano nel rimuovere l’ultimo 5% d’inquinamento atmosferico al costo di non essere più in grado di affrontare altri problemi più seri? Se sì, sarebbe lo stesso se l’ultimo 2% risultasse dieci volte più costoso?Oppure cento volte di più? La prudenza ci impone di dover aver bisogno di un calcolo politico o morale che valuti i diversi prezzi concorrenti e come riescano a rapportarsi al bene comune. Sebbene tutti loro siano di per sé sufficientemente apprezzabili, dobbiamo sempre considerare il fatto della scarsità di viveri quando proviamo a risolvere questi conflitti d’interesse. In virtù dei limiti posti alla nostra vita terrena, dovremmo essere modesti nella nostra valutazione di ciò che possiamo ragionevolmente portare a termine a livello ambientale senza addossare agli altri un sacrificio eccessivo. I metodi veramente democratici, d’altronde, permetteranno ai costi e ai benefici reali della nostra amministrazione ambientale di emergere, e così si potrà poi portare avanti una politica che sostenga veramente il bene comune.

Terza cosa, in gran parte della letteratura sulla questione ambientale, gli imprenditori e le tecnologie da loro impiegate vengono contrapposte agli ecologisti e ai “diritti” della natura.

C’ è un fondo di verità in queste affermazioni, poiché tutte le attività umane alterano il mondo naturale in misura maggiore o minore. Lontani dall’essere chiusi in una lotta inevitabile, comunque, gli imprenditori e gli ambientalisti hanno bisogno sempre più di cooperare gl’un gl’altri per il beneficio di entrambi. Senza andare all’estremo opposto giungendo ad idealizzare gli imprenditori, alcuni dei quali forniscono servizi molto utili, altri dei quali di fatto sono irresponsabili, è chiaro che ci sono parecchi modi in cui l’attività imprenditoriale, nel suo massimo splendore, potrà risultare di cruciale importanza nella soluzione dei problemi ambientali. Per prima cosa, la ricerca scientifica, sia negli ambienti dei gruppi non-profit che in quelli dei gruppi aziendali, dipende largamente dai capitali in eccesso prodotti da imprenditori di successo. Gli imprenditori inoltre hanno un incentivo di mercato nello sviluppare delle innovazioni tecniche favorevoli all’ambiente, delle nuove tecnologie così migliorate da rimpiazzare le tecnologie più vecchie, meno efficienti e più inquinanti. Solo la libertà e la responsabilità dei mercati, come è stato dimostrato chiaramente in tutto il mondo, subentrerà nella distribuzioni di questi beni al più ampio numero di persone. Come ha affermato Papa Giovanni Paolo II, “ il libero mercato è lo strumento più efficiente di sfruttamento delle risorse e di risposta effettiva ai fabbisogni umani”.35

Gli ambientalisti possono giocare un ruolo utile nell’identificare i diversi problemi e minacce.

Comunque, allo stato attuale, le loro critiche spesso non sono sufficienti a trattare il vasto assortimento di fabbisogni che stanno di fronte ad una società considerata come un tutt’unico.

Per questa ragione, abbracciare un più ampia concezione del creato che dia credito alle attività economiche come se fossero un’estensione della stessa saggezza di Dio per come l’uomo si può rapportare agli ambienti fisici che lo circondano, sta diventando sempre più importante.

Punto quarto, molti ambientalisti deplorano il diritto alla proprietà privata. Al contrario, nella tradizione cattolica, la proprietà privata è sostenuta, non solo come un diritto fondamentale fondato sul valore del lavoro umano, ma anche come il mezzo attraverso il quale Dio vuole che l’uomo porti sviluppo sulla terra per il bene di tutte le genti. La proprietà gestita in comune è molto spesso denigrata. In genere, colui che possiede una proprietà sene prende cura e ne trae qualcosa in cambio. Inoltre, un proprietario è solitamente il miglior amministratore di qualsiasi risorsa. D’altra parte poi, il diritto su una proprietà privata, nel pensiero sociale cattolico, non può essere autenticamente compreso al di fuori del destino universale di tutti i beni terreni. L’uomo è autorizzato a raccogliere i frutti del suo lavoro, solamente in quanto egli ha il diritto di provvedere a se stesso e alla famiglia,e il compito di aiutare chi ne ha bisogno. San Tommaso d’ Aquino fornisce diverse argomentazioni secondo le quali una proprietà gestita da un privato è meglio tenuta di un terreno di proprietà comune o che non appartiene a nessun in particolare.36 In breve, sostiene che la proprietà su questo mondo è un bene passeggero e relativo. Da quando il suo possesso richiede limitazioni legali quanto morali, laddove i diritti della proprietà privata sono stati rispettati, l’intero assetto creato ha funzionato meglio.

Molti problemi ambientali potrebbero essere affrontati in modo migliore, infatti, creando nuove forme di diritti di proprietà tutelabili per legge. La legge ha riconosciuto che l’inquinamento danneggia lo spazio ambientale comune e può, pertanto, essere limitato nel rispetto dei diritti di proprietà altrui. Di recente, il grado d’inquinamento, che viene oramai trattato attivamente, ha fatto ottenere buoni incentivi di mercato per la riduzione delle emissioni di biossido di carbonio. Ad ogni modo, non abbiamo ancora sperimentato a largo raggio in quale modo utilizzare i diritti di proprietà privata per risolvere le questioni ecologiste. Ciononostante, esperimenti limitati in questo ambito hanno già prodotto risultati positivi.Per alcuni luoghi in Africa, per esempio, lo stabilire dei diritti di proprietà su terra ed animali, e il permettere alla gente del luogo di beneficiarne sulla base di una politica del controllo della caccia e della raccolta delle messi, ha paradossalmente ridotto i casi di bracconaggio e ha reso la caccia un bene prezioso e sostenibile dal punto di vista economico. In precedenza invece, la gente di queste zone era spinta ad ammazzare bestie di grandi dimensioni e a distruggere i loro habitat semplicemente al fine di ampliare le loro attività agricole. Le innovazioni, approfittando dei nuovi mercati, hanno dato loro la possibilità di non recar danno alla natura, in maniera più grave, e di riuscire anche a trarre dei guadagni per loro stessi. Laddove fosse possibile, come testimonia l’esempio riportato, si dovrebbero far coincidere nel modo più stretto possibile gli interessi economici e quelli ecologisti.

VIII. Raccomandazioni

Per concludere, ci piacerebbe fornirvi alcuni principi guida per poter riflettere in futuro sulle questioni ambientaliste:

1. La natura palesa in Dio il suo Creatore. Per questo, noi esseri umani possiamo imparare cose su Dio e su noi stessi contemplando il potere, l’intelligibilità e la bellezza del nostro pianeta. Faremmo meglio a questo proposito a conoscere meglio la natura nella sua immediatezza e a coltivare l’antica pratica del riflettere sulla natura al fine di ampliare la nostra conoscenza spirituale e il nostro amore per il mondo creato da Dio. Come ci rammenta giustamente Papa Giovanni Paolo II, “Il nostro vero contatto con la natura ha un profondo potere ristoratore”.37

2. Persino la contemplazione della natura, comunque, ci guiderà, come ha fatto per molte delle primissime civiltà, a comprendere come la natura rimandi a qualcosa nascosto dietro di sé e trascini l’essere umano all’estrema fonte del benessere. Ci prendiamo cura del creato come una responsabilità data da Dio, ma l’amare il prossimo come un essere con un destino eterno è un ordine ancora più grande. Noi dovremmo salutare l’arrivo di nuovi membri nella nostra famiglia proteggendo la santità della vita umana, dal concepimento fino alla morte, e facendo tutti i tentativi possibili per soddisfare i bisogni primari di ogni singolo individuo. La Conferenza Cattolica degli Stati Uniti ha posto questo interrogativo: Se non rispettiamo la vita umana, “come possiamo veramente aspettarci che la natura possa ricevere dalle nostre mani un trattamento rispettoso?”38

3. Il soddisfare i bisogni umani non dovrebbe essere pensato come un sistema privo di senso che contiene inevitabilmente in sé un ulteriore deterioramento della natura o uno sfruttamento del prossimo. Le menti creative e le mani agili possono compensare piuttosto facilmente e persino ridurre l’impatto attuale dell’uomo sul creato e possono ampliare la capacità dell’uomo di soddisfare i bisogni del prossimo attraverso uno scambio spontaneo.

4. L’ecologia e l’economia devono procedere di pari passo.(Una sana amministrazione ambientale è l’unione delle due cose). Esiste un’economia della salvezza, un’economia dell’esistenza umana, e un’economia dell’ambiente. Un maggiore benessere è normalmente strettamente collegato con un maggiore interesse, nonché mezzi più efficienti per affrontare le questioni ambientali. Il benessere porta anche a scegliere spontaneamente e senza costrizioni di avere bambini, decisioni che evitano i mezzi moralmente illeciti di ridurre quelle che sono sentite come pressioni demografiche.

5. La libertà politica ed economica riflette al meglio la libertà e l’intelligenza di cui Dio ha fatto dono al genere umano. I sistemi politici democratici e le economie di mercato, perciò, sono le più adeguate a venire incontro ai nostri interessi ambientali nel modo più profondamente umano possibile. In molti casi, di questi mezzi, per trovare soluzioni di mercato ai problemi avvertiti, beneficeranno sia l’ambiente che la gente.

6. Dovremmo fare a meno del pregiudizio che una pianificazione economica centralizzata sia più responsabile a livello ambientale delle libere istituzioni. Nello scorso secolo i paesi che hanno avuto i sistemi politici più centralizzati sono stati anche quelli che hanno recato più danni all’ambiente. I cattolici non si schierano contro il potere di uno stato legittimamente costituito, ma le questioni che possono essere risolte attraverso un ordinamento rigido e goffo sono molte di meno di quanto comunemente si creda. Sono l’agilità e la flessibilità del mercato ad essere in grado di reagire, e con maggiore efficacia, a problemi che altrimenti sarebbero irrisolvibili.

7. L’imprenditoria è una faccia della natura umana. Descrivere tutti gli imprenditori come gente spinta solo dall’avidità è un giudizio allo stesso tempo scorretto e irrispettoso nei confronti di uno dei mezzi donatici da Dio per rispondere ai nostri sempre più variegati bisogni. Se ciò venisse compreso correttamente, una imprenditoria responsabile sarebbe lo strumento per realizzare ciò che la Conferenza Cattolica degli Stati Uniti ha definito “ una comune e realizzabile etica ambientalista”.39 Come ha dichiarato Papa Giovanni Paolo II, “ E’ il collocare il benessere dell’uomo al centro dell’interesse per l’ambiente in realtà il modo più sicuro per salvaguardare il creato; questo in fatti suscita la responsabilità del singolo individuo rispetto alle risorse naturali e ad un loro uso giudizioso.”40

Conclusione

La rivelazione di Dio nella natura e nella storia della salvazione eterna non ci spinge a credere che dovremmo far ritorno ad un qualche giardino prima dell’origine di tutti i tempi nel lontano passato della terra. Angeli con spade infuocate ci vietano questo passaggio per l’eternità (Gen. 3:24). Come ha fatto notare anche Papa Giovanni Paolo II, la responsabilità ecologista “ non si può basare sul rifiuto del mondo moderno o sul desiderio vago di far ritorno ad un ‘Paradiso Perduto .’”41

Il dominio dell’uomo sulla natura non è necessariamente malvagio; finora abbiamo avuto il nostro compito davanti a noi. Dobbiamo sempre stare in guardia davanti alla tentazione dal doppio fondo che Dio ha ripetutamente condannato: per prima cosa, nel fare della natura e delle creature degli idoli che, come tali, esaltano loro invece di esaltare i nostri compiti essenziali di fronte a Dio, e, seconda cosa, il trascurare i bisogni del nostro prossimo. Siamo in attesa della Nuova Gerusalemme, che discenderà sopra una Nuova Terra e sopra un Nuovo Cielo. Ma nel frattempo, è nostro dovere combattere il male nel mondo e dentro noi stessi. Dobbiamo trovare il modo migliore di amare Dio rispettando i comandamenti e amando il prossimo nostro come noi stessi. Nel senso che l’amore verso il prossimo può essere esteso a tutto il mondo non umano. Ad ogni modo, dovremo esprimere giudizi prudenti su molte faccende complicate e aspettarci lungo il cammino delle conseguenze inevitabili. Poiché “ si possono amare gli animali” ma non si dovrebbe “dirigere verso di loro l’affetto dovuto solamente alle persone”,42 ogni volta che non ci possiamo sottrarre al dover scegliere tra la natura e le persone, noi dobbiamo come prima cosa, come ha fatto Dio, collocare le persone al vertice della creazione.

Infine, dovremmo sempre riporre fiducia nel fatto che Dio non abbandona mai la sua gente. Le nostre qualità ci sono state concesse per una ragione: per darci la possibilità di amare Dio e il nostro prossimo nella libertà cristiana. Possiamo anche confidare nel fatto che Dio ci fornirà dei doni e delle grazie necessari affinché noi ci possiamo prendere cura della natura e di noi stessi. Tuttavia, non possiamo non aspettarci che insieme ai molti obiettivi prefissati per gli anni a venire, tralasciando attività importanti come quella di amministratori dell’ambiente, si presenteranno anche nuovi problemi.

Come ci è stato ricordato di recente dal grande teologo cattolico Hans Urs von Balthasar, Jesù disse che il grano e le erbacce maturano insieme. Credendo di poter estirpare tutti i mali che possono minacciare i beni dai quali dipendiamo.43 L’insegnamento cattolico riguardo al Peccato originale è una visione realistica e non pessimistica, in questa prospettiva. Nel nostro mondo ci sono molte cose buone e molte cose cattive, ma il persistere del male nel mondo non ci dovrebbe far scoraggiare. Finché Dio non giungerà nella gloria, la perfezione assoluta in quanto specie e la perfetta armonia all’interno della natura saranno fuori dalla nostra portata, ma noi sappiamo che prima o poi lui giungerà qui. Fino a quel momento, continuiamo a cercare la salvezza eterna e il nostro futuro di uomini fra mille incertezze, ma con la felice speranza anche che il Creatore, il quale ha dato vita alla razza umana e al nostro pianeta non ha ancora interrotto la sua opera dentro di esso, e dentro di noi.

Note

  1. Catechism of the Catholic Church (1994), 385.
  2. Ibid.,343.
  3. Cfr. Aristotele, Metafisica 1.2.
  4. San Bonaventura, Legenda Major 4.3. Vedi anche Omar Englebert, Saint Francis of Assisi: A Biografy (Chicago: Franciscan Herald Press, 1965).
  5. Cfr. Frederick Copleston, S.J., A History of Philosophy, vol.2, fasc. 1 (New York: Image, 1963), 164.
  6. Il Secondo Concilio Vaticano, Lumen Gentium (21 Novembre1964), 36.2.
  7. Catechism of the Catholic Church (1994), 397-398.
  8. Ibid.,400.
  9. United States Catholic Conference, Pastoral Statement Renewing the Earth: An Invitation to Reflection and Action on Environment in Light of Catholic Social Teaching (November 14,1991), III, A.
  10. Cfr. Catechism of the Catholic Church (1994), 342.
  11. United States Catholic Conference, Pastoral Statement Renewing the Earth: An Invitation to Reflection and Action on Environment in Light of Catholic Social Teaching (November 14,1991), II, A
  12. Sant’ Agostino, La Città di Dio 12.20.
  13. Sant’ Agostino, Epistole 138.1.
  14. Cfr. Alan Macfarlane, The Culture of Capitalism (Oxford: Basil Blackwell, 1987).
  15. Giovanni Paolo II, Enciclica Centesimus Annus (1 Maggio 1991), 31.
  16. Catechism of the Catholic Church (1994), 339-340.
  17. Paolo VI, Enciclica Octogesima Adveniens (14 Maggio 1971), 21.
  18. Giovanni Paolo II, “La Crisi Ecologica: Una Responsabilità Comune,” 1990 Giornata Mondiale del Messaggio di Pace (8 Dicembre 1989), 13.
  19. Catechism of the Catholic Church (1994), 339.
  20. Ibid., 2415.
  21. Vedi Jesse H. Ausubel, ”The Liberation of the Environment,” Daedalus 125 (summer 1996):1-17.
  22. S. Fan, M. Gloor, J. Mahlman, S. Pacala, J. Sarmento, T. Takahashi, e P. Tans, “A Large Territorial Carbon Sink in North America Implied by Atmospheric and Oceanic Carbon Dioxide Data and Models,” Science 282 (October 16, 1998): 442-446.
  23. Paul E. Waggoner, “How Much Land Can Be Spared for Nature?” Daedalus 125 (summer 1996):87.
  24. Giovanni XXIII, Enciclica Pacem in Terris (11 Aprile 1963), 101.
  25. Cfr. Nicholas Eberstadt, “World Depopulation: Last One Out Turn Off the Lights,” Millken Institute Review 2 (first quarter 2000): 37-48.
  26. United Nations, World Population Prospects: The 1994 Revision.
  27. Murray Feshbach e Alfred Friendly, Jr., Ecocide in the USSR: Health and Nature Under Siege ( New York: Basic Books,1992).
  28. Catechism of the Catholic Church (1994), 2401.
  29. San Tommaso d’ Aquino, Summa Theologiae II-II Q. 66.
  30. Giovanni Paolo II, Enciclica Centesimus Annus (1 Maggio 1991), 42.
  31. Paul Hawken, Amory Lovins, L. Hunter Lovins, Natural Capitalism:
  32. Creating the Next Industrial Revolution (Boston: Little, Brown, and Company, 1999). United States Catholic Conference, Pastoral Statement Renewing the Earth: An Invitation to Reflection and Action on Environment in Light of Catholic Social Teaching (November 14,1991), IV, B.
  33. Anna Bray, “ The Ice Age Cometh: Remembering the Scare of Global Cooling,” Policy Review 58 (fall 1991):82-84.
  34. Cfr. Gene M. Grossman and Alan B. Krueger, “Economic Growth and the Environment,” Quarterly Journal of Economics 110 (May 1995): 353-377.
  35. Giovanni Paolo II, Enciclica Centesimus Annus (1 Maggio 1991), 34.
  36. Cfr. San Tommaso d’ Equino, Summa Theologiae Ia-IIae, q.105, aa.2-3. e Iia-Iiae q.66.
  37. Giovanni Paolo II, “ La Crisi Ecologica: Una Responsabilità Comune,” 1990 Giornata Mondiale del Messaggio di Pace (8 Dicembre 1989), 14.
  38. United States Catholic Conference, Pastoral Statement Renewing the Earth: An Invitation to Reflection and Action on Environment in Light of Catholic Social Teaching (November 14,1991), III, H.
  39. Ibid. I, D.
  40. Giovanni Paolo II, “Rispetto per i Diritti Umani: Il Segreto per la Vera Pace1999 Giornata Mondiale del Messaggio di Pace (1 Gennaio 1999),10.
  41. Giovanni Paolo II, “La Crisi Ecologica: Una Responsabilità Comune,”1990 Giornata Mondiale del Messaggio di Pace (8 Dicembre 1989),13.
  42. Catechism of the Catholic Church (1994), 2418.
  43. Hans Urs von Balthasar, A Theology of History (New York: Sheed and Ward,1963), 124-125.

www.acton.org

About | Book Shoppe | Calendar | Programs | Policy | Publications | Press | Research | Audio | Discuss | Support

Istituto Acton onlus
Corso Vittorio Emanuele II, 294
00186 Roma, Italia
Tel. (+39) 06-6889.2500 • fax: (+39) 06-6821.4003 • email: istitutoacton@acton.org

Acton Institute for the Study of Religion and Liberty
161 Ottawa NW, Ste. 301 • Grand Rapids, MI 49503 USA
phone: (+1) 616-454.3080 • fax: (+1) 616-454.9454 • email: info@acton.org
Site Map | Contact Us