La strada di Chavez porta al servaggio
di Anthony B. Bradley
La libertà e la democrazia in Venezuela stanno crollando sotto la leadership
dittatoriale di Hugo Chavez. Venezuela, il quinto paese del mondo per
l’esportazione di petrolio, ha un tasso di disoccupazione che si avvicina
al 21 percento. Il governo monopolizza e malgestisce questa, che è la
risorsa più preziosa del paese, e può dare un reddito potenziale annuo
di $130 miliardi. Sotto la guida stile Castro di Hugo Chavez, il rispetto
della legge e la protezione della proprietà privata sono diventati una
barzelletta. Consapevoli di ciò, oltre tre milioni di cittadini hanno
formalmente manifestato il loro desiderio di far esonerare immediatamente
Chavez dall’incarico, prima che porti la nazione al collasso.
Queste tre milioni di persone hanno firmato una petizione per ottenere
che sia indetto un referendum che rigetti il governo dispotico di Chavez.
Purtroppo il Consiglio elettorale nazionale, composto di cinque membri,
ha respinto questa petizione. La Costituzione del Venezuela permette di
presentare una petizione per far dimettere il presidente a metà mandato
(sei anni). Il Consiglio ha respinto la petizione con 3 voti a 0, e due
astensioni, motivando il rifiuto con il fatto che le firme erano state
raccolte troppi mesi prima del 19 agosto, che è la data di metà mandato
di Chavez, venuto al potere nel 2000. Perciò la petizione per far dimettere
Chavez riprenderà a circolare questo mese.
La petizione ha il pieno sostegno della Conferenza episcopale venezuelana.
L’arcivescovo Baltazar Enrique Porras Cardozo di Merida, citando “i grossi
insulti commessi dal presidente della nazione, Hugo Chavez," ha chiesto
che si tenesse con urgenza il referendum per il suo esonero, come previsto
dalla Costituzione.
Chavez, un ex ufficiale militare, fu coinvolto in un colpo di stato fallito
nel 1992, che mirava a rovesciare il governo del Presidente Carlos Andres
Perez. Fatti due anni di prigione, alcuni anni dopo, nel 1998, Chavez
irrompe sulla scena politica, proclamando la lotta di classe marxista
in Venezuela e vincendo la presidenza con la promessa di usare il potere
coercitivo dello stato per chiudere il divario fra ricchi e poveri. Il
fatto è che invece sotto il suo governo la povertà è aumentata. Non solo:
oggi la corruzione e la violenza sono la norma. Gli scioperi nazionali
hanno messo in ginocchio l’industria petrolifera, l’economia è in declino,
e la moneta nazionale, il bolivar, l’anno scorso è scesa del 25 % sul
dollaro, quando il governo ha istituito controlli sul tasso di scambio.
Questo spiega perché i sondaggi danno la popolarità di Chavez ad un traballante
35 percento.
Il Presidente, che ha espresso ammirazione per Fidel Castro, all’indomani
della petizione per il suo esonero è corso ai ripari e ha istituito nuove
politiche e programmi. Il Los Angeles Times riferisce che Chavez adesso
fornisce lezioni di base ai poveri, per insegnargli a leggere e scrivere.
Così, centinaia di migliaia di bambini oggi vanno a scuola per la prima
volta. Si stanno emettendo crediti governativi per dare alle famiglie
povere la possibilità di seminare piante, organizzare attività, riparare
le case, ecc. La settimana scorsa il tentativo personale di Chavez di
insegnare a leggere ai bambini poveri attraverso un programma in diretta,
dal suo palazzo, della durata di due ore, è stato sciupato da un erroraccio
del Presidente, che ha sbagliato l’ortografia di un verbo semplice. Per
trasmettere l’evento, il governo aveva interrotto tutta la programmazione
televisiva normale. (Le nuove leggi venezuelane sulle telecomunicazioni
concedono infatti al presidente il potere di fare irruzione nei programmi
televisivi a suo piacimento)
Ma un attento osservatore di queste esibizioni si rende pienamente conto
che le riforme post-petizioni di questo presidente sono mirate semplicemente
a prolungare il suo controllo politico. Sostenitore del comunismo alla
cubana e amico del deposto Saddam Hussein e del suo regime, Chavez sta
semplicemente facendo dondolare una carota davanti alle masse dei poveri
promettendo di deporre con la forza coloro che producono la ricchezza
del paese. I proprietari di aziende li chiama “fascisti”. E se è vero
che molti della comunità degli affari venezuelana non si sono preoccupati
di produrre prodotti di qualità e fornire un ambiente di lavoro dignitoso,
è il fatto di considerare la libera impresa come il nemico che ha portato
al disastro economico.
Inoltre, i crediti governativi sono stati assegnati ai poveri per acquistare
delle case, ma chi partecipa a questi crediti può vendere la casa solo
in caso di emergenza e con il permesso del governo. Si ingannano i poveri
dicendo loro che hanno diritti di proprietà quando, alla fine, come andrà
usata la terra lo stabilisce il governo. I poveri dunque continuano a
non avere la libertà economica, anche se gli si fa credere il contrario.
Presto ci sarà una nuova televisione di Stato perché Chavez ritiene che
le tv private trasmettano programmi e pubblicità diretti contro il suo
governo. In altre parole i canali privati promuovono la libertà di parola
e fanno sentire le opinioni dei cittadini. Pertanto gli interessi del
governo sono promossi meglio dalla televisione di stato. In alcuni paesi,
come nella Cuba di Castro, o l’Iraq di Saddam Hussein, la gente chiamerebbe
questa nuova televisione una macchina per la propaganda e uno strumento
per distrarre le masse dai problemi reali del paese: ovvero per l’asservimento
politico ed economico dei venezuelani. Quello che rimane assente da molte
analisi sul Venezuela è la specificazione di quali strutture politiche
ed economiche promuovano la dignità umana e la libertà. Chavez fa bene
ad aiutare l’acquisto di case in proprio, ma i venezuelani indigenti dovrebbero
poter avere la piena proprietà, che dà loro la libertà di usare la terra
nel miglior modo per andare incontro alle necessità delle singole famiglie
e comunità. Inoltre, non c’è nessun reale controllo sul potere di Chavez
e del suo governo. L’apatia politica del settore di affari adesso sta
azzoppando la prosperità economica dell’intera nazione. La Costituzione
venezuelana ratificata dai suoi cittadini non dalle opinioni della cerchia
intima di Chavez deve essere la base della legge. La povertà favorisce
l’analfabetismo, aumentando la dipendenza dei poveri su dei surrogati
cui ricorrere per sostegno e conoscenze. Di conseguenza, la cittadinanza
non controlla il proprio futuro politico ed economico.
Se Chavez fosse veramente il protettore del suo popolo, creerebbe un
contesto in cui i venezuelani potessero condurre vite da persone indipendenti
anziché da sottoposti. Un ottimo primo passo sarebbe la completa privatizzazione
dell’industria petrolifera, che porterebbe alla creazione di mercati ancillari,
all’aumento di opportunità di lavoro e di qui ad un maggiore benessere
per i poveri. Senza la libera impresa e la decentralizzazione del potere,
il Venezuela non realizzerà mai il suo potenziale da 130 milioni di dollari.
In ultima analisi, l’ostacolo principale alla libertà economica e politica
in Venezuela è il governo di Hugo Chavez opinione questa che è condivisa
da oltre 3 milioni di venezuelani
Anthony B. Bradley is a research associate at the Acton Institute.
1 ottobre, 2003 |