LAICITÀ E LIBERTÀ
«È vietato nelle scuole primarie e
secondarie indossare simboli o indumenti che ostentino l'appartenenza religiosa». Questo larticolo 1 della legge sulla laicità (la legge anti-velo
come è stata definita) approvata a larghissima maggioranza dall'Assemblée nationale con 494
voti a favore, 36 contrari e 31 astensioni il 10 febbraio. Nei licei francesi
potrebbe così capitare di trovarsi di fronte, accanto al cartello di divieto di
fumo, anche uno con il divieto di simbolo religioso.
Lattuale dibattito sulla laicità in Francia
parte dal lavoro di una commissione detta “commissione di riflessione
sullapplicazione del principio di laicità nella repubblica”, avviata dal
presidente Chirac lestate scorsa, che ha presentato le sue conclusioni lundici
di dicembre. In seguito alla relazione della Commissione, il presidente ha
tenuto al Governo e alle Camere un discorso sul “rispetto del principio di
laicità nella repubblica”. A partire da questo intervento è stato
successivamente redatto il progetto di una prima legge sul tema, di soli due
articoli, che modifica il codice delleducazione con le parole citate
allinizio.
Il problema cui la legge cerca di dare
risposta non è di poca importanza: rispetto al 1905, anno in cui è entrata in
vigore in Francia la legge sulla separazione tra stato e Chiesa, le condizioni
sociali e culturali del paese sono profondamente mutate. Uno dei mutamenti più
evidenti è stato lincremento della popolazione di fede islamica che oggi ha
problemi di integrazione e fatica a riconoscersi nel principio di laicità, considerato uno dei fondamenti
della Repubblica francese. Il problema è reale: il fatto religioso rischia
davvero di diventare uno espressione del rifiuto dellintegrazione e della
convivenza di culture e religioni differenti e questo, in una società
pluralista, è un pericolo grandissimo.
Se il problema è chiaro, le differenza nascono
sulla scelta della strada da intraprendere per affrontarlo. Joseph Sitruk, gran
rabbino di Francia, in una riflessione su questi temi mette a confronto il
principio di laicità e quello di libertà, indicando in questultimo la via da
seguire. Pare che né la Commissione, né il Presidente Chirac, né lAssemblée
Nationale siano andati in quella direzione. Vediamo nel dettaglio le due posizioni.
La via della laicità.
La Commissione afferma che “Si tratta di conciliare lunità
nazionale e il rispetto della diversità. La laicità, dal momento che è in grado
di assicurare una via comune, acquista unattualità nuova” per cui lo Stato
deve darsi “Regole forti e chiare nel quadro di una legge sulla laicità” e, se
è vero che poi viene affermato il principio del rispetto delle diversità
religiose, esse sono confinate nel privato della coscienza del singolo e
favorite solo se rimangono in questambito.
Anche Chirac afferma che “La laicità è un
elemento cruciale della pace e della coesione nazionale. Non possiamo
indebolirla ma dobbiamo lavorare per consolidarla”. Chirac individua, su
suggerimento della Commissione, anche una possibile via affermando: “In
coscienza io credo che un abbigliamento o dei segni che manifestino
ostentatamente lappartenenza religiosa debbano essere vietati nelle scuole,
nei collegi e nei licei pubblici”. Il Presidente francese auspica inoltre la
redazione di un “codice della laicità che raccolga tutti i principi e le regole
relative alla laicità”. Si tratta insomma di una laicità per legge che
mantiene, di fatto, lo spazio del pubblico sgombro da segni e manifestazioni
religiose. Alcune riserve sono
state sollevate dagli stessi professori che si chiedono ad esempio come
valutare lilliceità dei simboli (quanto deve essere grossa una croce per
essere vietata?) e come comportarsi di fronte a una disobbedienza massiccia
alla legge (una scuola in maggioranza islamica in cui tutte le ragazze si
presentano col velo)
La via della libertà
Sitruk
afferma invece che “Per porre correttamente la questione delle
relazioni, in Francia, fra lo stato e le religioni, occorre partire non dal
concetto di laicità, ma dal concetto di libertà umana”.
Il Rabbino ricorda come “Solo la libertà
religiosa testimonia la trascendenza della persona e limpossibilità di ridurre
luomo a oggetto di potere, solo essa fonda anche il rifiuto della confusione
tra lo spirituale e il temporale”. Inoltre “Non esiste libertà religiosa senza
possibilità di espressione pubblica, che suppone la libera espressione di una
comunità di credenti e la reale libertà di pratica”.
Il confronto tra le diverse concezioni
culturali e religiose è anche la via possibile per definire i giusti limiti
allesercizio pratico della libertà religiosa. Il ragionamento, in parole
povere, è questo: unidea di laicità che implichi la sostanziale eliminazione
della religione dagli spazi pubblici della società può sembrare che risolva il
problema, ma è in realtà una scorciatoia che viola la libertà religiosa e che
non rispetta la persona umana. Il dialogo, la definizione di regole e limiti
comuni perché ciascuno possa esprimere la propria fede è un cammino più lungo
ma più rispettoso delluomo e dei suoi diritti. Inoltre in tal modo si dà la
possibilità alle comunità religiose di contribuire manifestamente al bene di
tutti.
In una lettera a Chirac il Consiglio delle
Chiese cristiane (che raccoglie la Conferenza episcopale francese, la
Federazione protestante di Francia e lAssemblea dei vescovi ortodossi
francesi) afferma che “Compito della laicità non è costituire degli spazi
svuotati dal religioso, ma offrire uno spazio in cui tutti, credenti e non
credenti, possano trattare, fra le altre cose, di ciò che è accettabile e di
ciò che non lo è, delle differenze da rispettare e delle derive da impedire, e
questo nellascolto reciproco, senza tacere le convinzioni e le motivazioni
degli uni e degli altri. (…) Se la laicità dovesse rifiutare questo spazio al
religioso, essa diverrebbe eccessiva e si trasformerebbe rapidamente in
laicismo intollerante”
Per saperne di più
Potete guardare la rivista il Regno documenti nel numero 1 del
2004; e il Regno attualità al numero 2 del 2004 (se non li trovate
in parrocchia sono disponibili al Centro S.Matteo).
Su internet trovate (in francese) i testi cui
ho fatto riferimento:
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