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Il Concilio Vaticano II: Punto Di Svolta Della DSC

Sono passati quarant’anni dall’inizio del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962). La domanda che sorge quando ci si sofferma sul quarantennio è: quale influsso, in questo periodo di tempo, ha avuto sulla vita della Chiesa? La risposta è semplice : il Concilio ha costituito una svolta storica nella vita della Chiesa non solo dal punto di vista teologico e pastorale, ma anche per quanto riguarda la DSC(1).

1-Punto di arrivo e punto di partenza

Il Concilio Vaticano II è penetrato in profondità nel mondo e nel nostro tempo, e le sue ripercussioni, nonostante siano trascorsi quarant’anni, sono tutt’altro che esaurite.

Se la Chiesa oggi può rivendicare le esigenze della pace e della giustizia, lo può perché erede e custode di un Concilio ecumenico che ha proclamato la libertà di tutti gli uomini, uguali davanti a Dio creatore e uguali nel poter decidere il proprio destino.

Oggi, infatti, è diventata più chiara questa scelta antropologica compiuta dalla Chiesa. Fu una scelta profetica -occorre sottolinearlo - le cui fondamenta furono gettate in quella lontana mattina dell’11 ottobre 1962, con un discorso di un Papa ottuagenario, minato irreparabilmente da un male terribile, ma capace di intuire profeticamente e indicare le nuove vie che la Chiesa avrebbe dovuto percorrere. Accanto al mondo, nel mondo, con l’uomo e al servizio dell’uomo.

A quarant’anni di distanza , dopo i documenti conciliari che si riferiscono al dialogo della Chiesa con il mondo- dalla Dichiarazione “Nostra Aetate” sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane(promulgata il 28 ottobre 1965) alla Dichiarazione”Dignitatis Humanae” sulla libertà religiosa (promulgata il 7 dicembre 1965), dalla Dichiarazione “Humanitatis Redintegratio” sull’ecumenismo(promulgata il 21 novembre 1964) alla Costituzione pastorale “Gaudium et spes” sul dialogo della Chiesa con il mondo contemporaneo (promulgata il 7 dicembre 1965), dalla Costituzione dogmatica “Lumen Gentium” sulla Chiesa (promulgata il 21 novembre 1964) al Decreto “Inter Mirifica” sui mezzi di comunicazione di massa (promulgato il 4 dicembre 1963) dal Decreto “Apostolicam Actuositatem” sull’apostolato dei laici (promulgato il 18 novembre 1965) alla Dichiarazione “Gravissimum Educationis” sull’educazione cristiana (promulgata il 28 ottobre 1965)- è ancora urgente l’analisi e l’approfondimento biblico, storico, filosofico, sociologico e teologico sui contenuti e le risposte del “depositum fidei” alle domande che salgono dall’umanità.

Abbiamo voluto elencare alcuni dei più importanti documenti del Concilio perché abbiamo avuto l’impressione che per molti cattolici di oggi essi siano poco apprezzati o addirittura sconosciuti. Questo impedisce di vedere e valutare i significativi cambiamenti da essi introdotti nella vita della Chiesa. In realtà, soltanto chi conosce come era la Chiesa prima del Concilio e quanto complesso e difficile sia stato il travaglio dei lavori conciliari può rendersi conto del rinnovamento avvenuto nella Chiesa Cattolica nei quarant’anni passati dall’apertura del Concilio.

Oggi uno dei temi più impellenti della teologia riguarda la funzione delle religioni, di tutte le religioni, nella storia della salvezza. E’ questo, in un mondo globalizzato, il grande problema del nostro tempo:dove e come ci liberiamo e ci salviamo? In realtà, dopo il Concilio Vaticano II, la teologia si è interrogata sull’uomo nel mondo e nel tempo, sull’uomo che crede e su quello che non crede. Tuttavia, non avrebbe potuto parlare dell’uomo senza fare riferimento a Cristo uomo-Dio, il quale è la chiave che apre e svela la verità dell’uomo. E non potrebbe essere altrimenti , dal momento che è stato l’approccio cristologico del Concilio a portare la teologia a convergere sull’aspetto antropologico.(2)

Il riconoscimento ufficiale di questo metodo antropologico e cristologico è espresso chiaramente e ripetutamente nei documenti conciliari. Per la Costituzione “Dei Verbum” sulla rivelazione, il Cristo è allo stesso tempo mediatore, pienezza e segno della rivelazione (n.4). Per la Costituzione “Lumen Gentium”, il Cristo è “luce dei popoli”, mentre la Chiesa è “in Cristo”, sacramento primordiale, “segno e strumento dell’unione con Dio e dell’umanità di tutto il genere umano”(n.1). La Costituzione “Gaudium et Spes” dichiara che “solamente nel mistero del Verbo Incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo”(N.22).

Il Decreto “Unitatis Redintegratio” propone “il ristabilimento dell’unità fra tutti i cristiani” sia dell’area del protestantesimo sia dell’area dell’ortodossia(n.1). La Dichiarazione”Nostra Aetate”apprezza ciò che c’è di “vero e santo nelle religioni non cristiane”. Il Concilio ,perciò, facendo proprie”le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi”, si sente “realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia”(n.1) e desidera instaurare con l’umanità un “dialogo”sui grandi problemi umani, “arrecando la luce che viene dal Vangelo”, allo scopo di “salvare le persone umane e di rinnovare l’umana società” (N.3). Sulla scia del Concilio ,l’enciclica “Redemptor Hominis” (1979), carta dell’uomo nuovo in Cristo, propone questi come”il centro del cosmo e della storia”, come il “Redentore dell’uomo e del mondo”(n.1).

2-Confronto della Chiesa con le “realtà temporali” attraverso l’apporto dei laici.

Il Concilio Vaticano II si può denominare anche “Concilio dei laici”, perché ha indicato chiaramente il loro posto e ruolo essenziale nella Chiesa e si è sforzato di svegliare questo “popolo di Dio “ che dormiva, dandogli la coscienza viva di essere Chiesa .

Prima del Concilio, era l’aspetto gerarchico quello che emergeva nella Chiesa , tanto che, quando ci si riferiva alla Chiesa, molti intendevano la “gerarchia”. In tale mentalità, i laici si trovano emarginati ; non costituivano la Chiesa; erano ridotti a soggetti passivi nei quali non appariva né la dignità cristiana né la libertà di figli di Dio(3).

Il Concilio ha decisamente rifiutato queste mentalità quando a scelto l’ordine dei capitoli nella Costituzione Dogmatica sulla Chiesa “Lumen Gentium”. Infatti, dopo il primo capitolo sul “popolo di Dio”, capitolo che non era stato previsto nello schema iniziale. In questo capitolo viene inserito il “sacerdozio comune”, il quale ha la precedenza sul sacerdozio gerarchico; inoltre viene affermato che il “popolo di Dio”nel suo insieme ha il senso della fede e “non può sbagliarsi nel credere”; l’infallibilità del popolo di Dio si trova quindi espressa prima che venga affermata l’infallibilità dei vescovi uniti al Papa e l’infallibilità stessa del Papa.

Con questa scelta significativa il Concilio ha relegato ad un posto meno vistoso l’aspetto gerarchico della Chiesa , per mettere al primo posto la realtà della comunicazione ecclesiale e della partecipazione di tutti alla vita della Chiesa. Questa visione riveste un’importanza enorme per la teologia cattolica, dando un vigoroso impulso simultaneamente al dinamismo di comunione e allo spirito di servizio. Anche il Codice di di diritto canonico ha seguito accuratamente l’orientamento del Concilio(4).

In quale contesto di rapporto fra la Chiesa e società si situa oggi l’impegno dei laici? Sviluppare questo tema significherebbe condurre un’approfondita analisi della dinamica della società italiana e della particolare forma di presenza che al suo interno realizza la Chiesa; compito in questa sede impossibile. Basterà dunque accennare ad alcune coordinate generali.

In questi ultimi decenni, dopo il Concilio ,l’ottica complessiva che si presenta è quella generale del “confronto”: non nel senso della semplice constatazione che la società è in continuo cambiamento, ma sul senso specifico della percezione dell’accelerazione del mutamento e della modernizzazione, per effetto dello sviluppo tecnologico. Non è sufficiente dire che la “società industriale” è alle nostre spalle e che ormai viviamo in una nuova società chiamata, con definizione di comodo, “post-industriale”(5).

Tra le ripercussioni , vaste e profonde , di questo processo di cambiamento del sistema economico, segnaliamo quelle che maggiormente hanno inciso nella società, determinando analisi e proposte da parte della DSC.

a- La società post-industriale è caratterizzata dal progressivo venir meno della “comunità di lavoro”, in quanto il rapporto prevalente è quello che si stabilisce tra l’operatore e il computer . Da ciò ne deriva una ulteriore spinta all’individualismo e la tendenza, evidenziata dallo smodato utilizzo consumistico dei mass media, a ridurre al minimo i rapporti sociali . In questo contesto la Chiesa , per continuare la sua evangelizzazione , si propone come “comunità”, come luogo di rapporti profondi interpersonali e intrafamiliari.

b- La società post-industriale è contraddistinta da un progressivo restringimento , quantitativo e anche qualitativo, della vita di relazione interpersonale, fenomeno di cui il declino demografico e la limitazione delle nascite costituiscono la verifica statistica. In questa sorta di deserto di vita di relazione, in cui ciascuno si sente sempre più solo con se stesso, si aprono vari spazi di quella che potrebbe essere chiamata la “pastorale della solitudine”.

c- La società post-industriale ha messo in crisi le ideologie che così negativamente hanno inciso sul rapporto tra Chiesa e mondo moderno; ma dalle rovine delle ideologie è seguito il vuoto , o meglio ,le ideologie deboli del consumismo , dell’edonismo, dell’indifferenza , e il declino dei valori(6).

d- La società post-industriale, infine , mette in discussione non solo l’effetto principale della secolarizzazione, cioè l’esclusione della religione dalla sfera pubblica, ma il ruolo stesso della Chiesa nella società e conseguentemente la legittimità stessa dell’opzione dell’uomo per una realtà trascendente.

Nell’attuale crisi delle grandi ideologie e di fronte ai mutamenti in atto nel mondo, in particolare per quanto riguarda la politica, l’economia, la cultura e i valori , la Chiesa si trova in una posizione di particolare rilievo, quale punto di riferimento per dare indicazioni sul futuro colmo di incognite. Scruta e legge i “segni dei tempi” e indica gli elementi teologici riguardanti il rapporto tra Dio e storia umana , tra salvezza eterna e progresso del mondo, tra speranza escatologica e speranze storiche umane. In questa lettura dei tempi il Magistero sociale della Chiesa ha bisogno delle professionalità dei laici. Nella comunità cristiana dovrà accreditarsi sempre più, tra i laici , l’impegno “politico” in senso ampio, l’impegno nella “polis” . Da parte del Magistero Ecclesiastico dovrà esserci coscienza e coerenza dei rischi che eventualmente si correranno lasciando libertà di vedute nella ricerca e nelle proposte, ma ne guadagnerà in efficacia; si tratta di passare dalle proclamazioni e enunciazioni di principio ai processi ed alla prassi(7).

3-Nuove frontiere della DSC: la svolta della Costituzione “Gaudium et Spes”

Tra le quattro Costituzioni del Concilio la più conosciuta è la “Gaudium et Spes”, con cui la Chiesa si apre al mondo contemporaneo, chiudendo un periodo di rottura e di conflitto che, iniziato due secoli prima, si è a mano a mano aggravato successivamente con il “Sillabo dei principali errori della nostra epoca”, pubblicato nel 1864 in appendice all’Enciclica di Pio IX “Quanta Cura”, e avviando con tutti gli uomini un dialogo sugli interrogativi che oggi angustiano il mondo moderno.

Il cammino della DSC è un importante capitolo di questo lento e progressivo confronto con la modernità, non più in termini di opposizione, ma di dialogo. Ripercorrerlo equivale a ricostruire una serie di cruciali momenti del rapporto tra Chiesa e modernità(8).

Nella “Gaudium et Spes”, dunque , la chiesa espone il proprio pensiero sull’uomo, sulla dignità della persona umana, sul peccato, sulla dignità della coscienza morale, sull’eccellenza della libertà, sul mistero della morte, sull’ateismo, <<che va annoverato tra i fatti più gravi del nostro tempo>> (n.19)., in quanto mette in questione la dignità dell’uomo che ha il suo apice nella comunione con Dio(n. 21). Tratta poi lungamente della comunità degli uomini, dell’attività umana nell’universo e del suo valore, dell’aiuto che la Chiesa può dare sia ai singoli uomini , sia alla società umana, e dell’aiuto che la Chiesa può ricevere dal mondo contemporaneo. Infine, nella seconda parte della Costituzione , sono affrontati cinque <<problemi più urgenti>>: il matrimonio e la famiglia; la cultura umana; la vita economico-sociale; la solidarietà tra le nazioni e la pace. In tal modo, con la “Gaudium et Spes” il Concilio mostra la profonda preoccupazione della Chiesa per il mondo e per i suoi problemi.

Pertanto il punto di partenza è stato quello di applicare felicemente l’idea dei “segni dei tempi” di Giovanni XXIII: vedere , cioè, quello che abbiamo in comune prima di considerare quello che ci divide. Già le parole dell’esposizione introduttiva caratterizzano questa visione fondamentale di solidarietà fra tutti gli uomini nella gioia e nella speranza, nelle afflizioni e nelle angosce.

Tema centrale della Costituzione è il campo straordinariamente vasto, di ciò che i cristiani hanno in comune con tutti gli uomini: l’essere e l’agire nel mondo, l’aspirazione comune di edificare un mondo terreno di vera fraternità e progresso, le attività economiche , sociali culturali, la comune relazione con gli ordinamenti fondamentali dell’esistenza, quali il matrimonio e la famiglia, lo stato e la comunità dei popoli.

Il tentativo di presentare qui , anche solo per accenni, tutti i temi trascenderebbe di gran lunga i limiti di sintesi di questo lavoro. D’altra parte , data l’ampiezza del testo e dei problemi da affrontare , sarà sufficiente delineare le tematiche fondamentali nelle quali , in certo modo potranno apparire chiari il procedimento della costituzione, il suo modo di discutere e di affrontare i problemi, di entrare negli interrogativi dell’uomo moderno.

Va comunque tenuto presente che ogni affermazione può essere compresa in tutto il suo senso , solo se collocata nel più ampio quadro della vocazione totale dell’uomo che, creato ad immagine e somiglianza di Dio, decide della sua sorte eterna durante il pellegrinaggio terreno.

L’insegnamento della “Gaudium et Spes” in campo economico e sociale è esposto nel capitolo terzo della seconda parte.Il capitolo che ha per titolo”vita economico-sociale” è formato da un introduzione (n. 63) nella quale si presenta la problematica reale della vita economica contemporanea nei suoi aspetti positivi e negativi , e di due sezioni: la prima (n. 64-66) analizza i problemi propri dello sviluppo economico, la seconda (n. 67-72) “alcuni principi relativi all’insieme della vita economico-sociale”.

Questi temi sono strettamente collegati con l’ultima sezione dell’ultimo capitolo che tratta della cooperazione internazionale e dello sviluppo universale (n . 82-90).

Le principali idee espresse in questo capitolo sono:

  • il Concilio accetta il progresso tecnico ed economico , come un bene , perché crea possibilità più favorevoli per lo sviluppo materiale, intellettuale culturale, e religioso dell’uomo. Per raggiungere tale scopo , il progresso deve tuttavia rimanere sotto il controllo dell’uomo;
  • il processo economico deve essere ordinato in armonia con la dignità dell’uomo lavoratore. Per questo la vita economica dovrà essere organizzata in maniera che tutti, secondo la posizione di ciascuno, possano partecipare attivamente alla vita delle imprese e alle decisioni della produzione economica nazionale;
  • i beni terreni sono destinati all’uso di tutti gli uomini;
  • la proprietà privata , benché la sicurezza sociale copra un certo grado di rischio economico-sociale, rimane necessaria anche alla grande massa della popolazione operaia , in quanto garantisce ad essa una certa misura di libertà e di responsabilità economica;
  • i paesi ricchi hanno lo stretto dovere di aiutare i paesi poveri, affinché anch’essi possano raggiungere un più alto livello di vita. Ma le nazioni in via di sviluppo dovranno aiutarsi per conto loro, dovranno valorizzare pienamente ogni loro risorsa, la propria cultura e le proprie tradizioni. Le nazioni più favorite dovranno cooperare al raggiungimento di questi obiettivi , senza abusare né della ricchezza né della potenza di cui dispongono. E poiché si tratta di giustizia , toccherà alla Comunità internazionale emanare regole e norme, che prevengano le ingiustizie e siano atte a tutelare le iniziative dei paesi membri e a coordinare il perseguimento del bene comune.

Come si vede , rispetto alla DSC precedente, più esplicita e impegnativa viene presentata la dottrina della destinazione dei beni terreni. Nuova ci sembra la trattazione sulla proprietà privata. Dalla “Rerum Novarum” alla“Gaudium et Spes” l’insegnamento sulla proprietà si è andato progressivamente integrando e adeguando alle condizioni storiche. Così si è assistito alla messa in risultato della sua funzione sociale, alla legittimità della proprietà pubblica di grandi mezzi di produzione e al conseguente principio di sussidiarietà , alla fine della destinazione universale e comunitaria dei beni e al diritto primordiale dell’uso dei bendi stessi da parte di tutti,all’importanza crescente dei moderni sistemi d sicurezza sociale e delle capacità professionali come garanzie per la sicurezza personale ( e quindi minore necessità del possesso della terra), al diritto di tutti a partecipare alla vita dell’azienda e dell’iniziativa economica.

Tuttavia fino a Giovanni XXIII è costante l’affermazione della naturalità del diritto di proprietà privata dei beni di produzione , anche ammettendo l’esigenza di partecipazione alle responsabilità della vita dell’azienda e allo sviluppo economico. La “Gaudium et Spes” adopera invece un linguaggio più aperto e contiene un significativo silenzio sulla naturalità del diritto di proprietà privata , soprattutto in riferimento ai grandi mezzi di produzione. Infatti, la costituzione, dopo aver sottolineato la destinazione dei beni della terra a tutti gli uomini, e la necessità che le forme concrete di proprietà obbediscano a queste finalità, afferma:

“Poiché la proprietà privata e le altre forme di potere privato contribuiscono all’espressione della persona e inoltre danno occasione all’uomo di esercitare il suo responsabile apporto nella società e nell’economia è di grande interesse favorire l’accesso di tutti , individualmente o in gruppo, a un certo potere sui beni esterni. La proprietà privata o un qualche potere sui beni esterni assicurano a ciascuno una zona indispensabile di autonomia personale e familiare e devono considerarsi come prolungamento necessario della libertà umana”.(n.71)

Per quanto riguarda il linguaggio si rileva l’estrema cautela e apertura della terminologia: accanto al termine possesso si adopera quello di dominium, ossia di potere sui beni. La nozione di proprietà tende così a diventare “analoga” e andrebbe sempre più sostituita con quella del dominio sui beni, potere sui beni, che esprime meglio il diritto naturale della persona , che si può concretizzare in varie forme individuale o collettive. In tal modo la costituzione rende più generico il concetto di proprietà privata di cui afferma la necessità, in modo che possa prestarsi a diverse interpretazioni. Il Concilio davanti ad un problema di grande complessità ha preferito tenere una posizione di grande prudenza, lasciando possibilità più ampie.

E’ chiaro quindi che esso si è astenuto dall’affermare che la proprietà privata dei mezzi di produzione sia una esigenza positiva e inderogabile dell’ordine etico-soggettivo. E non mette qui conto ritornare su di essa. Essa sembra un punto accolto e condiviso da diversi autori. Tuttavia il Concilio neanche l’esclude, anzi parla di un contesto in cui non esiste la proprietà privata dei mezze di produzione.

Ciò che più importa rilevare è la prospettiva etica di fondo, originaria, su cui va misurato ogni sistema di possesso di beni, in condizioni di dignità per la persona umana. E’ questa la priorità da affermare in modi e forme, che permettono l’esercizio della responsabilità e dell’iniziativa e tutti gli appartenenti al processo produttivo. E questa partecipazione di carattere personale al dominio sui beni si può realizzare non solo in forma di proprietà privata in senso stretto, ma anche in forme adeguate di potere collettivo.

Perciò il problema è come si può dare a tutti , nella moderna economia industriale e tecnologica, una partecipazione veramente personale nel dominio degli strumenti di produzione che sono destinati a tutti gli uomini in quanto persone. La vita è così aperta alla ricerca di strutture industriali più umanizzanti e al servizio della crescita di tutti.

Perciò, se è vero che le realtà temporali (la politica, l’economia, la cultura, la scienza e la tecnica) hanno fini, valori e strumenti propri, che quindi – secondo la stessa volontà del Creatore - vanno rispettati nella loro”laicità”,allora dalla fede non si può dedurre un determinato modello “cattolico” politico o sociale, ma la DSC può e deve ispirare modelli diversi. In questo modo la Chiesa non si pone sullo stesso piano degli Stati, ma “in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico”, poiché “è il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana” (Gaudium et Spes n . 76).

Ad un osservatore superficiale, che legge queste pagine, potrebbe sembrare ormai esaurita la funzione storica del Magistero sociale della Chiesa , dopo che le minacce arrecate alla fede ed alla morale dalle ideologie del liberalismo agnostico e del marxismo ateo sono decadute. Si tratterebbe ancora di un patrimonio, ideale importante ma solo ai fini storici.

In realtà non è così. E’ vero che alcuni problemi , acutamente avvertiti all’epoca delle contrapposizioni ideologiche, possono considerarsi per lo più risolti: il riconoscimento da parte della Chiesa dei diritti umani(9),il valore della democrazia e del pluralismo (10), le potenzialità dell’economia di mercato(11); ma , oggi, a minacciare il futuro dell’uomo ci sono nuove problematiche, che richiedono l’urgente e necessaria ripresa di riflessione da parte della DSC. Qui le richiamiamo soltanto: la qualità della democrazia , in relazione ai temi della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica; il controllo del processo di globalizzazione attualmente in corso; il problema della violenza, del terrorismo, della guerra e della pace.

Sono queste le nuove frontiere e le sfide che interpellano la DSC nel terzo millennio.

Oreste Bazzichi

NOTE

  1. Per una ricostruzione essenziale di questo cammino, cfr. B. SORGE, A quarant’anni dal Concilio II, In “aggiornamenti Sociali”, 9-10 (2002) 621-626; Attualità del Concilio Vaticano II, editoriale in “LA civiltà Cattolica” , IV (2002) 425-438.
  2. Per un ritratto essenziale del Concilio nella sua fisionomia semplice, concreta e fondamentale, espresso dai suoi molteplici documenti, cfr. L. BETTAZZI, Il Concilio Vaticano II, QuerinianaueQQ, Brescia, 2000.

    Per rivedere direttamente , passo dopo passo , le vicende che hanno accompagnato i lavori del Concilio, cfr. Y. CONGAR, Mon Journal Du Concile, 2 voll., Cerf , Paris 2002.

    Per un bilancio approfondito dei percorsi della riforma post-conciliare, nelle sue acquisizioni fondamentali così come nelle sue incertezza, cfr. AA. VV. , A trent’anni dal Concilio , a cura di C.GHIDELLI, Edizioni Studium ,Roma 1996.
  3. Per approfondire l’aspetto antropologico nella teologia post-conciliare, cfr. M. FLICK- Z. ALSZEGHY, Fondamenti di una antropologia teologica , Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1969; B. MONDIN , Antropologia teologica, Edizioni Paoline, Alba 1977. R. BULTMANN, Credere e comprendere, Queriniana , Brescia 1977; J. B. METZ, Al di là della religione borghese, Queriniana, Brescia 1981; O.BAZZICHI , Antropologia cristiana, ESA Editrice, Roma 1981; K. RAHNER- K. HEINZ WEGER, Problemi di fede della nuova generazione, Queriniana, Brescia 1982; L. MEDUSA, Chi è l’uomo? prospettive di antropologia soprannaturale, Edizioniueriniana, Bres Dehoniene, Napoli 1982.
  4. Già nel 1849 Antonio Rosmini aveva denunciato, come prima delle “cinque piaghe della Santa Chiesa “ la “divisione del popolo dal clero”soprattutto nella liturgia e aveva auspicato un ritorno alla prassi della Chiesa primitiva, quella in cui “tutti i fedeli, clero e popolo, rappresentano e formano quell’unità bellissima di cui ha parlato Gristo”. Cfr. A. ROSMINI, Delle cinque piaghe della S. Chiesa, a cura di A. VALLE, Città Nuova, Roma 1981, p.27 e 29.
  5. Nel nuovo codice di diritto economico, dopo un primo libro che esprime i principi generali, viene un secondo libro dal titolo “Il popolo di Dio”, diviso in due parti, la prima concerne i “Cristifideles”, la seconda riguarda la costituzione gerarchica della Chiesa. Nella prima parte sui “cristifideles” i fedeli laici precedeno il clero. Cfr. A.VANHOYER, Appunti sulla teologia del laico, in “La civiltà Cattolica” , IV (1997) 128-139. La letteratura ecclesiologica sul laicato è vasta. Per un inquadramento storico-teologico, cfr. Y. CONGAR, Per una teologia del laico, Marcelliana, Brescia 1967; G. REGNIER, L’apostolato dei laici, Edizioni Dehaniane, Bologna 1987; B. FORTE, Laicato e laicità, Marietti, Genova 1981.
  6. Con il termine post-industriale s’intende quel processo di transizione , tuttora in corso, che, sotto la spinta di variabili tecnologiche, economiche e sociali sta alterando i connotati tipici della società industriale : predominio dell’attività di servizio, le conoscenze, la creatività, l’informazione e la comunicazione. Cfr. AA. VV. , L’avvento post industriale, a cura di D. DE MASI, F. Angeli, Milano 1985; A. DETRAGIACHE , La nuova transizione. Dalla società industriale alla società dell’informazione, F. Angeli , Milano 1988; M. CROZIER, L’impresa in ascolto. Il management nel mondo post-industriale”, IL Sole 24 Ore, Milano 1990; E. GERELLI, Società post-industriale e ambiente, Laterza, Bari 1995.
  7. Cfr. l’Enciclica Centesimus annus, soprattutto n. 36 e 37.
  8. Cfr. O. BAZZICHI, Etica ed economia: dalla teoria ai processi, dal dibattito alla prassi, in “Studi Sociali”, 2(1991) 34-42.
  9. Per una ricostruzione essenziale di questo cammino, limitatamente ad alcune opere più recenti, cfr. R. BUTTIGLIONE, Dottrina sociale e modernità, Piemme, Casale Monferrato 1993; A.F. UTZ, Dottrina sociale della Chiesa e ordine economico, Edizione Devoniane, Bologna 1993;M. COZZOLI, Chiesa, Vangelo e società , Edizioni Paoline, Cinesello 1996; B. SORGE, Per una civiltà dell’amore. La proposta sociale della Chiesa, Queriniana, Brescia 1996; J. MEJIA, Temi di dottrina sociale della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1996; P. DONATI, Pensiero sociale cristiano e società moderna, AVE, Roma 1997; M. TOSO, Umanesimo sociale della Chiesa, LAS, Roma 2001.
  10. Per un inquadramento concettuale del tema, Cfr. F. COMPAGNONI, I diritti dell’uomo , genesi, storia e impegno cristiano, Edizioni Paoline ,Cenisello 1995.
  11. Sul rapporto tra Stato, politica, democrazia e solidarietà, cfr. O BAZZICHI, Etica e politica, in “Studi Sociali”, 3 (1992) 29-42; M. TOSO, Centesimus Annus e politica, Ibid., 6 (1992) 24-39.
  12. Sul rapporto tra morale e sistema economico, cfr. . O BAZZICHI Etica e mercato, in “Studi Sociali”, 10 (1994) 24-27; M. TOSO, L’apparto dell’insegnamento sociale della Chiesa all’elaborazione dello Stato sociale e democratico, Ibid., pp.30-61.

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