Il Concilio Vaticano II: Punto Di Svolta Della DSC
Sono passati quarant’anni dall’inizio del Concilio Vaticano
II (11 ottobre 1962). La domanda che sorge quando ci si sofferma sul quarantennio
è: quale influsso, in questo periodo di tempo, ha avuto sulla vita
della Chiesa? La risposta è semplice : il Concilio ha costituito
una svolta storica nella vita della Chiesa non solo dal punto di vista
teologico e pastorale, ma anche per quanto riguarda la DSC(1).
1-Punto di arrivo e punto di partenza
Il Concilio Vaticano II è penetrato in profondità nel mondo
e nel nostro tempo, e le sue ripercussioni, nonostante siano trascorsi
quarant’anni, sono tutt’altro che esaurite.
Se la Chiesa oggi può rivendicare le esigenze della pace e della
giustizia, lo può perché erede e custode di un Concilio
ecumenico che ha proclamato la libertà di tutti gli uomini, uguali
davanti a Dio creatore e uguali nel poter decidere il proprio destino.
Oggi, infatti, è diventata più chiara questa scelta antropologica
compiuta dalla Chiesa. Fu una scelta profetica -occorre sottolinearlo
- le cui fondamenta furono gettate in quella lontana mattina dell’11
ottobre 1962, con un discorso di un Papa ottuagenario, minato irreparabilmente
da un male terribile, ma capace di intuire profeticamente e indicare le
nuove vie che la Chiesa avrebbe dovuto percorrere. Accanto al mondo, nel
mondo, con l’uomo e al servizio dell’uomo.
A quarant’anni di distanza , dopo i documenti conciliari che si
riferiscono al dialogo della Chiesa con il mondo- dalla Dichiarazione
“Nostra Aetate” sulle relazioni della Chiesa con le religioni
non cristiane(promulgata il 28 ottobre 1965) alla Dichiarazione”Dignitatis
Humanae” sulla libertà religiosa (promulgata il 7 dicembre
1965), dalla Dichiarazione “Humanitatis Redintegratio” sull’ecumenismo(promulgata
il 21 novembre 1964) alla Costituzione pastorale “Gaudium et spes”
sul dialogo della Chiesa con il mondo contemporaneo (promulgata il 7 dicembre
1965), dalla Costituzione dogmatica “Lumen Gentium” sulla
Chiesa (promulgata il 21 novembre 1964) al Decreto “Inter Mirifica”
sui mezzi di comunicazione di massa (promulgato il 4 dicembre 1963) dal
Decreto “Apostolicam Actuositatem” sull’apostolato dei
laici (promulgato il 18 novembre 1965) alla Dichiarazione “Gravissimum
Educationis” sull’educazione cristiana (promulgata il 28 ottobre
1965)- è ancora urgente l’analisi e l’approfondimento
biblico, storico, filosofico, sociologico e teologico sui contenuti e
le risposte del “depositum fidei” alle domande che salgono
dall’umanità.
Abbiamo voluto elencare alcuni dei più importanti documenti del
Concilio perché abbiamo avuto l’impressione che per molti
cattolici di oggi essi siano poco apprezzati o addirittura sconosciuti.
Questo impedisce di vedere e valutare i significativi cambiamenti da essi
introdotti nella vita della Chiesa. In realtà, soltanto chi conosce
come era la Chiesa prima del Concilio e quanto complesso e difficile sia
stato il travaglio dei lavori conciliari può rendersi conto del
rinnovamento avvenuto nella Chiesa Cattolica nei quarant’anni passati
dall’apertura del Concilio.
Oggi uno dei temi più impellenti della teologia riguarda la funzione
delle religioni, di tutte le religioni, nella storia della salvezza. E’
questo, in un mondo globalizzato, il grande problema del nostro tempo:dove
e come ci liberiamo e ci salviamo? In realtà, dopo il Concilio
Vaticano II, la teologia si è interrogata sull’uomo nel mondo
e nel tempo, sull’uomo che crede e su quello che non crede. Tuttavia,
non avrebbe potuto parlare dell’uomo senza fare riferimento a Cristo
uomo-Dio, il quale è la chiave che apre e svela la verità
dell’uomo. E non potrebbe essere altrimenti , dal momento che è
stato l’approccio cristologico del Concilio a portare la teologia
a convergere sull’aspetto antropologico.(2)
Il riconoscimento ufficiale di questo metodo antropologico e cristologico
è espresso chiaramente e ripetutamente nei documenti conciliari.
Per la Costituzione “Dei Verbum” sulla rivelazione, il Cristo
è allo stesso tempo mediatore, pienezza e segno della rivelazione
(n.4). Per la Costituzione “Lumen Gentium”, il Cristo è
“luce dei popoli”, mentre la Chiesa è “in Cristo”,
sacramento primordiale, “segno e strumento dell’unione con
Dio e dell’umanità di tutto il genere umano”(n.1).
La Costituzione “Gaudium et Spes” dichiara che “solamente
nel mistero del Verbo Incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo”(N.22).
Il Decreto “Unitatis Redintegratio” propone “il ristabilimento
dell’unità fra tutti i cristiani” sia dell’area
del protestantesimo sia dell’area dell’ortodossia(n.1). La
Dichiarazione”Nostra Aetate”apprezza ciò che c’è
di “vero e santo nelle religioni non cristiane”. Il Concilio
,perciò, facendo proprie”le gioie e le speranze, le tristezze
e le angosce degli uomini d’oggi”, si sente “realmente
e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia”(n.1)
e desidera instaurare con l’umanità un “dialogo”sui
grandi problemi umani, “arrecando la luce che viene dal Vangelo”,
allo scopo di “salvare le persone umane e di rinnovare l’umana
società” (N.3). Sulla scia del Concilio ,l’enciclica
“Redemptor Hominis” (1979), carta dell’uomo nuovo in
Cristo, propone questi come”il centro del cosmo e della storia”,
come il “Redentore dell’uomo e del mondo”(n.1).
2-Confronto della Chiesa con le “realtà temporali”
attraverso l’apporto dei laici.
Il Concilio Vaticano II si può denominare anche “Concilio
dei laici”, perché ha indicato chiaramente il loro posto
e ruolo essenziale nella Chiesa e si è sforzato di svegliare questo
“popolo di Dio “ che dormiva, dandogli la coscienza viva di
essere Chiesa .
Prima del Concilio, era l’aspetto gerarchico quello che emergeva
nella Chiesa , tanto che, quando ci si riferiva alla Chiesa, molti intendevano
la “gerarchia”. In tale mentalità, i laici si trovano
emarginati ; non costituivano la Chiesa; erano ridotti a soggetti passivi
nei quali non appariva né la dignità cristiana né
la libertà di figli di Dio(3).
Il Concilio ha decisamente rifiutato queste mentalità quando a
scelto l’ordine dei capitoli nella Costituzione Dogmatica sulla
Chiesa “Lumen Gentium”. Infatti, dopo il primo capitolo sul
“popolo di Dio”, capitolo che non era stato previsto nello
schema iniziale. In questo capitolo viene inserito il “sacerdozio
comune”, il quale ha la precedenza sul sacerdozio gerarchico; inoltre
viene affermato che il “popolo di Dio”nel suo insieme ha il
senso della fede e “non può sbagliarsi nel credere”;
l’infallibilità del popolo di Dio si trova quindi espressa
prima che venga affermata l’infallibilità dei vescovi uniti
al Papa e l’infallibilità stessa del Papa.
Con questa scelta significativa il Concilio ha relegato ad un posto meno
vistoso l’aspetto gerarchico della Chiesa , per mettere al primo
posto la realtà della comunicazione ecclesiale e della partecipazione
di tutti alla vita della Chiesa. Questa visione riveste un’importanza
enorme per la teologia cattolica, dando un vigoroso impulso simultaneamente
al dinamismo di comunione e allo spirito di servizio. Anche il Codice
di di diritto canonico ha seguito accuratamente l’orientamento del
Concilio(4).
In quale contesto di rapporto fra la Chiesa e società si situa
oggi l’impegno dei laici? Sviluppare questo tema significherebbe
condurre un’approfondita analisi della dinamica della società
italiana e della particolare forma di presenza che al suo interno realizza
la Chiesa; compito in questa sede impossibile. Basterà dunque accennare
ad alcune coordinate generali.
In questi ultimi decenni, dopo il Concilio ,l’ottica complessiva
che si presenta è quella generale del “confronto”:
non nel senso della semplice constatazione che la società è
in continuo cambiamento, ma sul senso specifico della percezione dell’accelerazione
del mutamento e della modernizzazione, per effetto dello sviluppo tecnologico.
Non è sufficiente dire che la “società industriale”
è alle nostre spalle e che ormai viviamo in una nuova società
chiamata, con definizione di comodo, “post-industriale”(5).
Tra le ripercussioni , vaste e profonde , di questo processo di cambiamento
del sistema economico, segnaliamo quelle che maggiormente hanno inciso
nella società, determinando analisi e proposte da parte della DSC.
a- La società post-industriale è caratterizzata dal progressivo
venir meno della “comunità di lavoro”, in quanto
il rapporto prevalente è quello che si stabilisce tra l’operatore
e il computer . Da ciò ne deriva una ulteriore spinta all’individualismo
e la tendenza, evidenziata dallo smodato utilizzo consumistico dei mass
media, a ridurre al minimo i rapporti sociali . In questo contesto la
Chiesa , per continuare la sua evangelizzazione , si propone come “comunità”,
come luogo di rapporti profondi interpersonali e intrafamiliari.
b- La società post-industriale è contraddistinta da un
progressivo restringimento , quantitativo e anche qualitativo, della
vita di relazione interpersonale, fenomeno di cui il declino demografico
e la limitazione delle nascite costituiscono la verifica statistica.
In questa sorta di deserto di vita di relazione, in cui ciascuno si
sente sempre più solo con se stesso, si aprono vari spazi di
quella che potrebbe essere chiamata la “pastorale della solitudine”.
c- La società post-industriale ha messo in crisi le ideologie
che così negativamente hanno inciso sul rapporto tra Chiesa e
mondo moderno; ma dalle rovine delle ideologie è seguito il vuoto
, o meglio ,le ideologie deboli del consumismo , dell’edonismo,
dell’indifferenza , e il declino dei valori(6).
d- La società post-industriale, infine , mette in discussione
non solo l’effetto principale della secolarizzazione, cioè
l’esclusione della religione dalla sfera pubblica, ma il ruolo
stesso della Chiesa nella società e conseguentemente la legittimità
stessa dell’opzione dell’uomo per una realtà trascendente.
Nell’attuale crisi delle grandi ideologie e di fronte ai mutamenti
in atto nel mondo, in particolare per quanto riguarda la politica, l’economia,
la cultura e i valori , la Chiesa si trova in una posizione di particolare
rilievo, quale punto di riferimento per dare indicazioni sul futuro colmo
di incognite. Scruta e legge i “segni dei tempi” e indica
gli elementi teologici riguardanti il rapporto tra Dio e storia umana
, tra salvezza eterna e progresso del mondo, tra speranza escatologica
e speranze storiche umane. In questa lettura dei tempi il Magistero sociale
della Chiesa ha bisogno delle professionalità dei laici. Nella
comunità cristiana dovrà accreditarsi sempre più,
tra i laici , l’impegno “politico” in senso ampio, l’impegno
nella “polis” . Da parte del Magistero Ecclesiastico dovrà
esserci coscienza e coerenza dei rischi che eventualmente si correranno
lasciando libertà di vedute nella ricerca e nelle proposte, ma
ne guadagnerà in efficacia; si tratta di passare dalle proclamazioni
e enunciazioni di principio ai processi ed alla prassi(7).
3-Nuove frontiere della DSC: la svolta della Costituzione “Gaudium
et Spes”
Tra le quattro Costituzioni del Concilio la più conosciuta è
la “Gaudium et Spes”, con cui la Chiesa si apre al mondo contemporaneo,
chiudendo un periodo di rottura e di conflitto che, iniziato due secoli
prima, si è a mano a mano aggravato successivamente con il “Sillabo
dei principali errori della nostra epoca”, pubblicato nel 1864 in
appendice all’Enciclica di Pio IX “Quanta Cura”, e avviando
con tutti gli uomini un dialogo sugli interrogativi che oggi angustiano
il mondo moderno.
Il cammino della DSC è un importante capitolo di questo lento
e progressivo confronto con la modernità, non più in termini
di opposizione, ma di dialogo. Ripercorrerlo equivale a ricostruire una
serie di cruciali momenti del rapporto tra Chiesa e modernità(8).
Nella “Gaudium et Spes”, dunque , la chiesa espone il proprio
pensiero sull’uomo, sulla dignità della persona umana, sul
peccato, sulla dignità della coscienza morale, sull’eccellenza
della libertà, sul mistero della morte, sull’ateismo, <<che
va annoverato tra i fatti più gravi del nostro tempo>> (n.19).,
in quanto mette in questione la dignità dell’uomo che ha
il suo apice nella comunione con Dio(n. 21). Tratta poi lungamente della
comunità degli uomini, dell’attività umana nell’universo
e del suo valore, dell’aiuto che la Chiesa può dare sia ai
singoli uomini , sia alla società umana, e dell’aiuto che
la Chiesa può ricevere dal mondo contemporaneo. Infine, nella seconda
parte della Costituzione , sono affrontati cinque <<problemi più
urgenti>>: il matrimonio e la famiglia; la cultura umana; la vita
economico-sociale; la solidarietà tra le nazioni e la pace. In
tal modo, con la “Gaudium et Spes” il Concilio mostra la profonda
preoccupazione della Chiesa per il mondo e per i suoi problemi.
Pertanto il punto di partenza è stato quello di applicare felicemente
l’idea dei “segni dei tempi” di Giovanni XXIII: vedere
, cioè, quello che abbiamo in comune prima di considerare quello
che ci divide. Già le parole dell’esposizione introduttiva
caratterizzano questa visione fondamentale di solidarietà fra tutti
gli uomini nella gioia e nella speranza, nelle afflizioni e nelle angosce.
Tema centrale della Costituzione è il campo straordinariamente
vasto, di ciò che i cristiani hanno in comune con tutti gli uomini:
l’essere e l’agire nel mondo, l’aspirazione comune di
edificare un mondo terreno di vera fraternità e progresso, le attività
economiche , sociali culturali, la comune relazione con gli ordinamenti
fondamentali dell’esistenza, quali il matrimonio e la famiglia,
lo stato e la comunità dei popoli.
Il tentativo di presentare qui , anche solo per accenni, tutti i temi
trascenderebbe di gran lunga i limiti di sintesi di questo lavoro. D’altra
parte , data l’ampiezza del testo e dei problemi da affrontare ,
sarà sufficiente delineare le tematiche fondamentali nelle quali
, in certo modo potranno apparire chiari il procedimento della costituzione,
il suo modo di discutere e di affrontare i problemi, di entrare negli
interrogativi dell’uomo moderno.
Va comunque tenuto presente che ogni affermazione può essere compresa
in tutto il suo senso , solo se collocata nel più ampio quadro
della vocazione totale dell’uomo che, creato ad immagine e somiglianza
di Dio, decide della sua sorte eterna durante il pellegrinaggio terreno.
L’insegnamento della “Gaudium et Spes” in campo economico
e sociale è esposto nel capitolo terzo della seconda parte.Il capitolo
che ha per titolo”vita economico-sociale” è formato
da un introduzione (n. 63) nella quale si presenta la problematica reale
della vita economica contemporanea nei suoi aspetti positivi e negativi
, e di due sezioni: la prima (n. 64-66) analizza i problemi propri dello
sviluppo economico, la seconda (n. 67-72) “alcuni principi relativi
all’insieme della vita economico-sociale”.
Questi temi sono strettamente collegati con l’ultima sezione dell’ultimo
capitolo che tratta della cooperazione internazionale e dello sviluppo
universale (n . 82-90).
Le principali idee espresse in questo capitolo sono:
- il Concilio accetta il progresso tecnico ed economico , come un bene
, perché crea possibilità più favorevoli per lo
sviluppo materiale, intellettuale culturale, e religioso dell’uomo.
Per raggiungere tale scopo , il progresso deve tuttavia rimanere sotto
il controllo dell’uomo;
- il processo economico deve essere ordinato in armonia con la dignità
dell’uomo lavoratore. Per questo la vita economica dovrà
essere organizzata in maniera che tutti, secondo la posizione di ciascuno,
possano partecipare attivamente alla vita delle imprese e alle decisioni
della produzione economica nazionale;
- i beni terreni sono destinati all’uso di tutti gli uomini;
- la proprietà privata , benché la sicurezza sociale copra
un certo grado di rischio economico-sociale, rimane necessaria anche
alla grande massa della popolazione operaia , in quanto garantisce ad
essa una certa misura di libertà e di responsabilità economica;
- i paesi ricchi hanno lo stretto dovere di aiutare i paesi poveri,
affinché anch’essi possano raggiungere un più alto
livello di vita. Ma le nazioni in via di sviluppo dovranno aiutarsi
per conto loro, dovranno valorizzare pienamente ogni loro risorsa, la
propria cultura e le proprie tradizioni. Le nazioni più favorite
dovranno cooperare al raggiungimento di questi obiettivi , senza abusare
né della ricchezza né della potenza di cui dispongono.
E poiché si tratta di giustizia , toccherà alla Comunità
internazionale emanare regole e norme, che prevengano le ingiustizie
e siano atte a tutelare le iniziative dei paesi membri e a coordinare
il perseguimento del bene comune.
Come si vede , rispetto alla DSC precedente, più esplicita e impegnativa
viene presentata la dottrina della destinazione dei beni terreni. Nuova
ci sembra la trattazione sulla proprietà privata. Dalla “Rerum
Novarum” alla“Gaudium et Spes” l’insegnamento
sulla proprietà si è andato progressivamente integrando
e adeguando alle condizioni storiche. Così si è assistito
alla messa in risultato della sua funzione sociale, alla legittimità
della proprietà pubblica di grandi mezzi di produzione e al conseguente
principio di sussidiarietà , alla fine della destinazione universale
e comunitaria dei beni e al diritto primordiale dell’uso dei bendi
stessi da parte di tutti,all’importanza crescente dei moderni sistemi
d sicurezza sociale e delle capacità professionali come garanzie
per la sicurezza personale ( e quindi minore necessità del possesso
della terra), al diritto di tutti a partecipare alla vita dell’azienda
e dell’iniziativa economica.
Tuttavia fino a Giovanni XXIII è costante l’affermazione
della naturalità del diritto di proprietà privata dei beni
di produzione , anche ammettendo l’esigenza di partecipazione alle
responsabilità della vita dell’azienda e allo sviluppo economico.
La “Gaudium et Spes” adopera invece un linguaggio più
aperto e contiene un significativo silenzio sulla naturalità del
diritto di proprietà privata , soprattutto in riferimento ai grandi
mezzi di produzione. Infatti, la costituzione, dopo aver sottolineato
la destinazione dei beni della terra a tutti gli uomini, e la necessità
che le forme concrete di proprietà obbediscano a queste finalità,
afferma:
“Poiché la proprietà privata e le altre forme di
potere privato contribuiscono all’espressione della persona e
inoltre danno occasione all’uomo di esercitare il suo responsabile
apporto nella società e nell’economia è di grande
interesse favorire l’accesso di tutti , individualmente o in gruppo,
a un certo potere sui beni esterni. La proprietà privata o un
qualche potere sui beni esterni assicurano a ciascuno una zona indispensabile
di autonomia personale e familiare e devono considerarsi come prolungamento
necessario della libertà umana”.(n.71)
Per quanto riguarda il linguaggio si rileva l’estrema cautela e
apertura della terminologia: accanto al termine possesso si adopera quello
di dominium, ossia di potere sui beni. La nozione di proprietà
tende così a diventare “analoga” e andrebbe sempre
più sostituita con quella del dominio sui beni, potere sui beni,
che esprime meglio il diritto naturale della persona , che si può
concretizzare in varie forme individuale o collettive. In tal modo la
costituzione rende più generico il concetto di proprietà
privata di cui afferma la necessità, in modo che possa prestarsi
a diverse interpretazioni. Il Concilio davanti ad un problema di grande
complessità ha preferito tenere una posizione di grande prudenza,
lasciando possibilità più ampie.
E’ chiaro quindi che esso si è astenuto dall’affermare
che la proprietà privata dei mezzi di produzione sia una esigenza
positiva e inderogabile dell’ordine etico-soggettivo. E non mette
qui conto ritornare su di essa. Essa sembra un punto accolto e condiviso
da diversi autori. Tuttavia il Concilio neanche l’esclude, anzi
parla di un contesto in cui non esiste la proprietà privata dei
mezze di produzione.
Ciò che più importa rilevare è la prospettiva etica
di fondo, originaria, su cui va misurato ogni sistema di possesso di beni,
in condizioni di dignità per la persona umana. E’ questa
la priorità da affermare in modi e forme, che permettono l’esercizio
della responsabilità e dell’iniziativa e tutti gli appartenenti
al processo produttivo. E questa partecipazione di carattere personale
al dominio sui beni si può realizzare non solo in forma di proprietà
privata in senso stretto, ma anche in forme adeguate di potere collettivo.
Perciò il problema è come si può dare a tutti ,
nella moderna economia industriale e tecnologica, una partecipazione veramente
personale nel dominio degli strumenti di produzione che sono destinati
a tutti gli uomini in quanto persone. La vita è così aperta
alla ricerca di strutture industriali più umanizzanti e al servizio
della crescita di tutti.
Perciò, se è vero che le realtà temporali (la politica,
l’economia, la cultura, la scienza e la tecnica) hanno fini, valori
e strumenti propri, che quindi – secondo la stessa volontà
del Creatore - vanno rispettati nella loro”laicità”,allora
dalla fede non si può dedurre un determinato modello “cattolico”
politico o sociale, ma la DSC può e deve ispirare modelli diversi.
In questo modo la Chiesa non si pone sullo stesso piano degli Stati, ma
“in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera
si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun
sistema politico”, poiché “è il segno e la salvaguardia
del carattere trascendente della persona umana” (Gaudium et Spes
n . 76).
Ad un osservatore superficiale, che legge queste pagine, potrebbe sembrare
ormai esaurita la funzione storica del Magistero sociale della Chiesa
, dopo che le minacce arrecate alla fede ed alla morale dalle ideologie
del liberalismo agnostico e del marxismo ateo sono decadute. Si tratterebbe
ancora di un patrimonio, ideale importante ma solo ai fini storici.
In realtà non è così. E’ vero che alcuni problemi
, acutamente avvertiti all’epoca delle contrapposizioni ideologiche,
possono considerarsi per lo più risolti: il riconoscimento da parte
della Chiesa dei diritti umani(9),il valore della democrazia e del pluralismo
(10), le potenzialità dell’economia di mercato(11); ma ,
oggi, a minacciare il futuro dell’uomo ci sono nuove problematiche,
che richiedono l’urgente e necessaria ripresa di riflessione da
parte della DSC. Qui le richiamiamo soltanto: la qualità della
democrazia , in relazione ai temi della partecipazione dei cittadini alla
vita pubblica; il controllo del processo di globalizzazione attualmente
in corso; il problema della violenza, del terrorismo, della guerra e della
pace.
Sono queste le nuove frontiere e le sfide che interpellano la DSC nel
terzo millennio.
Oreste Bazzichi
NOTE
- Per una ricostruzione essenziale di questo cammino, cfr. B. SORGE,
A quarant’anni dal Concilio II, In “aggiornamenti
Sociali”, 9-10 (2002) 621-626; Attualità del Concilio
Vaticano II, editoriale in “LA civiltà Cattolica”
, IV (2002) 425-438.
- Per un ritratto essenziale del Concilio nella sua fisionomia semplice,
concreta e fondamentale, espresso dai suoi molteplici documenti, cfr.
L. BETTAZZI, Il Concilio Vaticano II, QuerinianaueQQ, Brescia,
2000.
Per rivedere direttamente , passo dopo passo , le vicende che hanno
accompagnato i lavori del Concilio, cfr. Y. CONGAR, Mon Journal Du
Concile, 2 voll., Cerf , Paris 2002.
Per un bilancio approfondito dei percorsi della riforma post-conciliare,
nelle sue acquisizioni fondamentali così come nelle sue incertezza,
cfr. AA. VV. , A trent’anni dal Concilio , a cura di C.GHIDELLI,
Edizioni Studium ,Roma 1996.
- Per approfondire l’aspetto antropologico nella teologia post-conciliare,
cfr. M. FLICK- Z. ALSZEGHY, Fondamenti di una antropologia teologica
, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1969; B. MONDIN , Antropologia
teologica, Edizioni Paoline, Alba 1977. R. BULTMANN, Credere
e comprendere, Queriniana , Brescia 1977; J. B. METZ, Al di
là della religione borghese, Queriniana, Brescia 1981; O.BAZZICHI
, Antropologia cristiana, ESA Editrice, Roma 1981; K. RAHNER-
K. HEINZ WEGER, Problemi di fede della nuova generazione,
Queriniana, Brescia 1982; L. MEDUSA, Chi è l’uomo?
prospettive di antropologia soprannaturale, Edizioniueriniana, Bres
Dehoniene, Napoli 1982.
- Già nel 1849 Antonio Rosmini aveva denunciato, come prima delle
“cinque piaghe della Santa Chiesa “ la “divisione
del popolo dal clero”soprattutto nella liturgia e aveva auspicato
un ritorno alla prassi della Chiesa primitiva, quella in cui “tutti
i fedeli, clero e popolo, rappresentano e formano quell’unità
bellissima di cui ha parlato Gristo”. Cfr. A. ROSMINI, Delle
cinque piaghe della S. Chiesa, a cura di A. VALLE, Città
Nuova, Roma 1981, p.27 e 29.
- Nel nuovo codice di diritto economico, dopo un primo libro che esprime
i principi generali, viene un secondo libro dal titolo “Il popolo
di Dio”, diviso in due parti, la prima concerne i “Cristifideles”,
la seconda riguarda la costituzione gerarchica della Chiesa. Nella prima
parte sui “cristifideles” i fedeli laici precedeno il clero.
Cfr. A.VANHOYER, Appunti sulla teologia del laico, in “La
civiltà Cattolica” , IV (1997) 128-139. La letteratura
ecclesiologica sul laicato è vasta. Per un inquadramento storico-teologico,
cfr. Y. CONGAR, Per una teologia del laico, Marcelliana, Brescia
1967; G. REGNIER, L’apostolato dei laici, Edizioni Dehaniane,
Bologna 1987; B. FORTE, Laicato e laicità, Marietti, Genova
1981.
- Con il termine post-industriale s’intende quel processo di transizione
, tuttora in corso, che, sotto la spinta di variabili tecnologiche,
economiche e sociali sta alterando i connotati tipici della società
industriale : predominio dell’attività di servizio, le
conoscenze, la creatività, l’informazione e la comunicazione.
Cfr. AA. VV. , L’avvento post industriale, a cura di D.
DE MASI, F. Angeli, Milano 1985; A. DETRAGIACHE , La nuova transizione.
Dalla società industriale alla società dell’informazione,
F. Angeli , Milano 1988; M. CROZIER, L’impresa in ascolto.
Il management nel mondo post-industriale”, IL Sole 24 Ore,
Milano 1990; E. GERELLI, Società post-industriale e ambiente,
Laterza, Bari 1995.
- Cfr. l’Enciclica Centesimus annus, soprattutto n. 36
e 37.
- Cfr. O. BAZZICHI, Etica ed economia: dalla teoria ai processi,
dal dibattito alla prassi, in “Studi Sociali”, 2(1991)
34-42.
- Per una ricostruzione essenziale di questo cammino, limitatamente
ad alcune opere più recenti, cfr. R. BUTTIGLIONE, Dottrina
sociale e modernità, Piemme, Casale Monferrato 1993; A.F.
UTZ, Dottrina sociale della Chiesa e ordine economico, Edizione
Devoniane, Bologna 1993;M. COZZOLI, Chiesa, Vangelo e società
, Edizioni Paoline, Cinesello 1996; B. SORGE, Per una civiltà
dell’amore. La proposta sociale della Chiesa, Queriniana,
Brescia 1996; J. MEJIA, Temi di dottrina sociale della Chiesa,
Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1996; P. DONATI,
Pensiero sociale cristiano e società moderna, AVE, Roma
1997; M. TOSO, Umanesimo sociale della Chiesa, LAS, Roma 2001.
- Per un inquadramento concettuale del tema, Cfr. F. COMPAGNONI, I
diritti dell’uomo , genesi, storia e impegno cristiano, Edizioni
Paoline ,Cenisello 1995.
- Sul rapporto tra Stato, politica, democrazia e solidarietà,
cfr. O BAZZICHI, Etica e politica, in “Studi Sociali”,
3 (1992) 29-42; M. TOSO, Centesimus Annus e politica, Ibid.,
6 (1992) 24-39.
- Sul rapporto tra morale e sistema economico, cfr. . O BAZZICHI Etica
e mercato, in “Studi Sociali”, 10 (1994) 24-27; M. TOSO,
L’apparto dell’insegnamento sociale della Chiesa all’elaborazione
dello Stato sociale e democratico, Ibid., pp.30-61.
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