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Il mistero della moralità del mercato: svelato!

Robert A. Sirico

Una madre dice a suo figlio di andare al mercato e comprare del pane. Un investitore finanziario domanda ad un collega come sta andando il mercato obbligazionario. Un imprenditore chiede ad un consulente se c’è mercato per un nuovo prodotto. Dato questi differenti modi di usare la medesima parola, c’è il rischio che qualcuno possa fraintendere che cosa si intende per “mercato”?

Ronald Nash (professore di filosofia e di teologia al Seminario Teologico Riformato di Orlando in Florida), nel suo libro Poverty and Wealth, definisce il mercato un “insieme di procedure e di aggiustamenti che si fanno strada in una società che consente lo scambio volontario”. Detto diversamente, per Nash, “il mercato è la struttura di abitudini e di regole all’interno della quale vengono posti in essere specifici scambi volontari”. Il mercato non è un “luogo specifico o una cosa”, non è neppure “semplicemente l’insieme di mercati particolari nei quali i beni e i servizi sono scambiati”. Piuttosto, per Nash, la cosa che chiamiamo “mercato” è un “ordine spontaneo e impersonale all’interno del quale gi esseri umani compiono scelte economiche”.

Nash spiega che il mercato assomiglia al modello del traffico urbano. Nel tempo, una città cresce, un modello di traffico emerge a seconda di come gli automobilisti rispondono al reticolo di strade, ai segnali stradali e così via. È impersonale, in quanto si applica a chiunque nello stesso modo, ed è spontaneo, in quanto emerge da un processo di tentativi ed errori. Inoltre, “mentre il modello di traffico poggia su delle regole, le persone conservano un considerevole grado di libertà sul come comportarsi e dove dirigersi”. In questo modo, produce ordine, previene incidenti e consente la libertà. In gran parte le funzioni del mercato sono le stesse. Alcune regole impediscono la coercizione, la forza, la frode, il furto, e le stesse danno vita ad un contesto adatto alle transazioni economiche, ed il mercato cresce quando le persone comprano e vendono.

Raramente si coglie in modo chiaro che cosa si intende per economia di mercato. Il mercato, mentre possiede delle virtù pratiche, resta moralmente neutrale, dunque necessita di un’ampia struttura morale al fine di operare eticamente. La parola mercato in realtà è una metafora; la rete di scambi che noi chiamiamo mercato, in realtà, è un processo fondato sulla scelta e l’azione umane, che riflettono i valori soggettivi degli operatori, comunicando i costi autentici dei beni e dei servizi; ad ogni modo, sarebbe un errore pensare che esso possegga un’etica propria.

Giovanni Paolo II ha espresso questa interpretazione delle relazioni tra mercato ed etica nella sua enciclica Centesimus annus. Egli ha spiegato, “L'attività economica, in particolare quella dell'economia di mercato, non puo’ svolgersi in un vuoto istituzionale, giuridico e politico” (n. 48). In questo modo, il papa sostiene “un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell'economia”, ma altrettanto nettamente rifiuta “un sistema in cui la libertà nel settore dell'economia non è inquadrata in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale e la consideri come una particolare dimensione di questa libertà, il cui centro è etico e religioso”. In altre parole, il libero mercato, per rispettare la persona umana, deve essere temperato da un ordine politico giusto e da una cultura sana.

È necessario per coloro che difendono il libero mercato comprendere questo legame tra cultura e mercato. Il mercato non opera nel vuoto; richiede un contesto legale, culturale e sociale. Ad esempio, molti critici mettono in guardia contro i pericoli del libertinismo in una società di mercato. In generale, tali critici evidenziano che viviamo in un’epoca in cui tutto è in vendita, incluse molte cose ­ come il corpo umano ­ che non dovrebbero essere vendute. Questo libertinismo, ad ogni modo, non scaturisce dalla natura del mercato, bensì dalla nostra particolare situazione storica e culturale. Di conseguenza, l’apparente alleanza tra libero mercato e libertinismo può essere sostituita dall’alleanza tra mercato e un’adeguata filosofia della persona umana ­ una filosofia che consideri la dimensione morale e spirituale degna delle persone.

Per definizione, non possiamo scegliere di vivere in una società senza mercato. Tuttavia, possiamo scegliere che tipo di mercato si svilupperà. Sarà libero o pianificato? Opererà in un contesto di virtù o di violenza e di corruzione? Rispondere a queste domande e cercare di dar vita ad un mercato che sia libero e virtuoso sono compiti importanti per tutti i cristiani interessati alla giustizia e alla correttezza del mercato, della politica e della cultura

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