Un maestro, un allievo (di Marco Respinti)*
L’educazione? Funziona meglio se finanziata privatamente, giacché
più libera. Ma “privato” è il contrario di “statale”,
non di “pubblico”. Parla Robert A. Sirico.
Scuola privata e scuola di Stato. In Italia più che un dibattito
è un contenzioso. Negli Stati Uniti invece?
Per quel che mi sembra di capire, in Italia esiste molto poca scuola autenticamente
privata nel senso che a questa espressione diamo negli Stati Uniti. Ovvero una
scuola che si regge completamente su capitale privato senz’alcun intervento
statale. La scuola privata statunitense è tale in una grande varietà
di modi. Le famiglie possono mandare i figli a una delle scuole appartenenti
al più grande sistema educativo privato del Paese, che è quello
costiutito dagl’istituti cattolici. Esistono poi le scuole legate, magari
anche non formalmente, a istituzioni di natura religiosa diverse dalla Chiesa
cattolica. Noi le chiamiamo “laiche”, non nel senso che in Italia
si attribuisce a questo termine, cioè l’essere areligiose o addirittura
antireligiose. Si tratta d’istituzioni educative che, pur ispirate da
congregazioni o da comunità appunto religiose, ufficialmente non dipendono
da queste. Sono scuole che non hanno alcuna affiliazione ufficiale a questa
o a quella denominazione, ma che pure si radicano in una forte tradizione religiosa.
Ci sono le accademie militari, private e indipendenti: il loro nome deriva dall’enfasi
posta sull’aspetto disciplinare, ma non dipendono affatto dal governo
federale. Infine esiste quel fenomento in continua crescita che da noi prende
il nome di Homeschooling.
Ovvero la scolarizzazione e l’educazione garantite, a casa, dai genitori
o da piccole associazioni di genitori. La legge statunitense lo permette...
Fino a una quindicina di anni fa nutrivo una certa diffidenza verso questa
forma di educazione totalmente privata. A quell’epoca, il movimento degli
homeschooler non era ancora così popolare quanto lo è oggi.
L’idea corrente sull’Homeschooling è che i ragazzi,
isolati dall’interazione con il mondo esterno, finiscano per essere un
po’ dei disatatti ai margini della società. Il falso stereotipo
dei ragazzi allevati dai genitori in una capanna dispersa nei boschi, mentre
il resto del mondo corre... Faccio un esempio personale. Ricordo una famiglia
di miei parrocchiani che aveva tre figli, con il tempo divenuti quattro e oggi
cinque... Mi pareva strano vedere quei ragazzi partecipare tutti alla Messa
quotidiana con la mamma nelle stesse ore in cui, normalmente, si va sono a scuola.
Quei bimbi partecipavano sempre attivamente alla preghiera dei fedeli, ponendo
a Dio richieste specifiche e ragionate, pregando pure per le vocazioni nel mondo.
Evidentemente l’imbeccata veniva loro dalla madre, giacché i ragazzi
potevano avere 5 o 6 anni uno, 7 l’altro e così via. Scoprii che
la famiglia praticava l’Homeschooling . Ebbene, un giorno, al termine
della funzione, uno dei ragazzi mi avvicinò. Era il più piccolo.
Mi strinse la mano molto compitamente e, aprendo l’altro pugnetto, mi
mostrò una scatolina. Conteneva un orribile insetto morto stecchito,
che aveva trovato e raccolto da qualche parte. Di quell’animale mi spiegò
tutto, origini, peculiarità e curiosità, aggiungendo pure il nome
tecnico latino, che assolutamente non ricordo. Rimasi sorpreso. Il giorno seguente
trovai nella casella della posta della mia canonica un messaggio. Era il ragazzino.
Si scusava perché il giorno prima si era sbagliato a proposito di quel
nome latino. Aveva preso un granchio e ora eccolo lì a correggersi. Ovviamente
comunicandomi il nuovo nome latino, stavolta esatto… È solo un
esempio, ma credo sia altamente rivelatore. Per i ragazzi che le famiglie educano
in questo modo ogni cosa, ogni cosa diviene letteralmente occasione di
apprendimento, con uno sguardo sulla realtà tanto ampio e fine da lasciare
attoniti. L’homeschooling è davvero una risorsa enorme.
Non si tratta di adolescenti dotati di particolare itelligenza: sono –
ripeto – ragazzi normali; è solo il metodo educativo che fa l’enorme
differenza. Li rende più consapevoli di ciò che li circonda e
molti più fiduciosi in se stessi. L’ Homeschooling , peraltro,
pone qualche problema sul piano della catechesi. Non frequentando istituti religiosamente
orientati o scuole pubbliche, dove, seppur in modi diversi, la catechesi è
parte integrante dell’educazione formale, i sacerdoti cattolici e i ministri
di altri culti non sanno bene come raggiungere questi ragazzi. Possono farlo
solo con un’azione ad personam , che però, per la sua capillarità,
pone evidenti problemi pastorali. È questa la nuova frontiera per chi
ha a cuore sia l’ Homeschooling, sia la catechesi dei ragazzi.
In Italia si confondono piuttosto allegramente i termini “pubblico”,
“privato” e “statale”. Un conto è il finanziamento
alle scuole, privato o statale. Un altro, totalmente diverso, la natura del
servizio che le scuole forniscono al pubblico, siano esse finanziate privatamente,
sussidiarizzate oppure addirittura mantenute in pieno dallo Stato.
Faccio molta attezione quando, in Italia (ma a volte anche negli Stati Uniti),
parlo di “società” e di “responsabilità”,
giacché immediatamente molti associano questi concetti a quello di “Stato”.
In un contesto in cui lo Stato occupa con tanta invasività e pervicacia
la società da condizionare in questo modo il linguaggio e il pensiero
comuni, è difficile determinare quali funzioni spettino appunto alla
società, che proprio per definizione è altro rispetto allo Stato.In
realtà, una società che non si muova indipendentemente dallo Stato
configura tecnicamente quella che è stata definita una “società
totalitaria”. Faccio un altro esempio. In Europa sento spesso parlare
di “mercato sociale”. Di per sé è una espressione
ridondante, tautologica: per forza il mercato è una istituzione sociale,
che altro potrebbe altrimenti essere? L’espressione “mercato sociale”
viene infatti adoperata da chi mira ad ammorbidire, mediante l’impiego
dell’aggettivo, il peso di un sostentivo che viene avvertito, in assoluto,
come spersonalizzante e aggressivo. Questo tentativo di dire di più del
mercato è di solito l’uscio dal quale si fanno entrare quei vincoli
di lacci e lacciuoli che finiscono per paralizzare proprio il mercato, tarsformandolo
in una sua caricatura questa sì antisociale. Per tornare al tema dell’educazione,
essa è intrinsecamente sociale anche quando, come nel caso dell’
Homeschooling , viene praticata in maniera rigorosamente privata. Essa
fornisce un servizio sociale nella misura in cui mette in contatto il singolo
ragazzo con il mondo e con la cultura. Di più: è sociale perché
riguarda l’uso che il signolo ragazzo fa e farà delle conoscenze
acquisite, che appunto sono sempre pubbliche, beneficiando l’intera società.
Non è pubblico solo ciò che dipende da altri, per esempio la scuola
dallo Stato. Anzi. Quando ero giovane, peraltro, le scuole cosiddette pubbliche
vedevano i genitori fortemente coinvolti nelle attività educative e il
risultato erano istituzioni di grande qualità e socialità. Poi
tutto è cambiato, politicizzandosi.
Si dice, un po’ weberianamente, che l’enfasi sul privato sia
un retaggio dell’impostazione culturale luterano-calvinista. Ma lei è
la testimonianza vivente del contrario...
Be’, gli Stati Uniti sono la testimonianza vivente del contrario... Qui,
come dicevo, il maggiore network educativo privato, così come
il maggiore network privato che nel Paese si occupa di assistenza sanitaria
e, storicamente, di servizi sociali, è la Chiesa cattolica.È curioso
contrastare questo con la situazione dell’Italia di oggi. Attualmente,
l’Italia, Paese tradizionalmente “papista”, assiste a una
grande marginalizzazione della cultura cattolica, addirittura a episodi di aperta
ostilità. Ho peraltro come l’impressione che presto gl’italiani,
storicamente definiti dall’essere (magari anche solo sociologicamente)
cattolici, finiranno per divenire una minoranza, soprattutto a fronte della
grande immigrazione dai Paesi musulmani.
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