A Colloquio Con Padre Robert Sirico Fondatore Dell’Acton Institute
Robert Sirico - Dario Antiseri
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Con Bush ma non da yesman
D. Antiseri. Chiedo subito a padre Robert Sirico, membro della Mont
Pelèrin Society e fondatore dell’Acton Institute, quale
sia lo scopo di questo Istituto ormai noto in tutto il mondo.
R. Sirico. Sì, sarò breve e, spero, anche molto chiaro.
La finalità dell'Acton Institute consiste nella promozione –
qui negli Stati Uniti e a livello intenrazionale – di una società
libera e virtuosa, caratterizzata dalla libertà degli individui
e sostenuta dai principi religiosi. Più in particolare, l’Acton
Institute intende promuovere – all'interno della Chiesa, nelle istituzioni
educative e tra gli uomini di affari – la comprensione dei principi
del mercato e incoraggiare così la libertà economica –
una libertà indissolubilmente legata alle libertà politiche
e che crea opportunità per tutti e, specialmente, per i poveri.
D. A. Una chiara interazione, pertanto, tra fede rligiosa ed economia
di mercato ...
R.S. Sì, sì... È molto pericoloso, a mio avviso,
non tanto distinguere quanto piuttosto separare fede religiosa ed economia
di mercato. E, in realtà, i programmi e le attività dell’Istituto
sono governati dalla profonda convinzione che la fede cristiana sia allo
stesso tempo sostegno della libertà e la base formativa della responsabilità
individuale. D.A. Negli Stati Uniti ci sono 250 Università cattoliche.
Le chiedo se c’era proprio bisogno di un altro istituto cattyolico
come l’Acton Institute?
R.S. Negli Stati Uniti, come anche in Europa, la tradizione del
cattolicesimo liberale – che annovera tra i suoi trappresentanti
figure come Tocqueville, padre Lacordaire, Rosmini, Bastiat, Acton, Sturzo
ed altri ancora, è sostanzialmente sconosciuta. Sono molti ancora
a pensare che la dottrina sociale della Chiesa si identifichi con una
qualche forma di socialismo. Costoro hanno dimenticato o non hanno mai
saputo che i fondatori della dottrina del libero mercato sono cattolici
– sto parlando dei tardo-scolastici della Scuola di Salamanca. E
tengo infine a precisare che la maggior parte delle Università
cattoliche americane subiscono il fascino delle concezioni di sinistra.
D.A. Vengo ora a questioni che non possiamo evitare. Quali
sono i Suoi rapporti con la Chiesa cattolica americana; con i vescovi,
per esempio?
R.S. Sono un prete cattolico in ottimi rapporti con il mio vescovo
e l’Acton Institute lavora con tanti vescovi, i quali invitano i
loro seminaristi alle nostre conferenze e ai nostri seminari di studio.
Con altri vescovi non mi trovo sempre d’accordo. E abbiamo con loro
delle discussioni piuttosto vivaci.
D.A. Come è visto l’Acton Insitute dalle diverse
chiese protestanti?
R.S. La maggior parte dello staff dell’Acton Institute è
composta da protestanti. Personalmente sono stato invitato a tenere tante,
ormai, tantissime conferenze in università protestanti, centri
di ricerca e comunità protestanti. Va detto che i cattolici in
America sono meno del 25%; sono dunque una minoranza. E Le confesso che
tra i miei migliori amici ci sono due leader protestanti, mi riferisco
a James Dobson e Chuck Colson.
D.A. In un’intervista rilasciata qualche anno fa, Lei
ha affermato: “Nessuno è mai venuto da noi qui all’Istituto
per esercitare pressioni di natura politica o per spingerci a dire cose
nelle quali noi non crediamo”. Non ho ragioni per dubitare di queste
Sue dichiarazioni. Ma Le chiedo: da chi riceve Lei le risorse economiche
per mandare avanti un Istituto che sviluppa molteplici attività
e che conta più di trenta tra ricercatori ed impiegati?
R.S. Agli inizi, nel 1990, ho avuto un aiuto da un imprenditore di Chicago.
Costui esaminò il progetto dell’Acton Institute e dopo un’attenta
analisi ci dette 80.000 $. Fu proprio per il rispetto che si deve all’ingegno
e alla responsabilità di un imprenditore che noi presentammo dapprima
il nostro progetto. E con orgoglio posso affermare che noi, come Acton
Institute, godiamo del più grande rispetto in tutti gli Stati Uniti,
proprio per la nostra correttezza professionale. Siamo stati giudicati
come una delle organizzazioni non-profit migliori di tutta l’America.
D.A. Torno sui rapporti dell’Istituto con la politica...
o, meglio, con i politici. Appese, nel corridoio della biblioteca, ho
notato, tra altre, tre fotografie in cui Lei è ripreso con tre
presidenti degli Stati Uniti: Nixon, Reagan e George W. Bush. Un grande
filosofo stoico ha lasciato scritto che “quando un tuo amico è
giunto in alto e ricopre posti di responsabilità, l’unico
vero regalo che tu, da vero amico, gli puoi fare, è una critica”.
Lei è consigliere del Presidente Bush: quante e quali critiche
ha fatto in questi ultimi tempi alle posizioni della politica americana?
R.S. Mi sta a cuore precisare subito che io non ho accettato né
accetto la carica di formale di "consigliere” dei Presidenti
USA. Come sacerdote cattolico, come cittadino americano e come intellettuale
sono stato e resto disponibile a dare consigli e muovere critiche a uomini
di affari, a politici e al Presidente Bush. Così, tanto per fare
qualche esempio, ho dichiarato a Bush il mio disaccordo con lui sulla
spinosa questione degli embrioni. Inoltre, ho espresso al presidente Bush,
in pubblico e in privato, le mie dure riserve sul fatto che egli abbia
voluto dare soldi statali alle istituzioni di volontariato, trasformandone
così la natura di “corpi intermedi”, spontanei e volontari.
In questo caso, insomma, il Presidente Bush ha infranto il principio di
sussidiarietà orizzontale, adottando, in effetti, una misura illiberale.
Io avrei preferito diminuire le tasse, in modo che i cittadini avessero
maggiori possibilità per realizzare azioni spontanee di volontariato.
E la mia fiducia nel libero scambio si è scontrata, non una sola
volta, con le misure prese dall’Amministrazione americana, come
nel caso dell’embargo all’Iraq.
D.A. La storia e l’attualità insegnano che non
di rado molti intellettuali, piuttosto che portare la lanterna davanti
al re, si adattano a prtare lo strascico del re. Diventano caudatari,
si traformano in servi, in prezzolati camerieri in livrea. “Il potere
tende a corrompere, e il potere assoluto corrompe assolutamente”,
diceva Lord Acton. Il potere, in breve, è sempre pronto a sedurre
gli intellettuali, li rende accomodanti e giustificatori, o taciturni
con un bavaglio spalmato di miele. Chiedo scusa per la franchezza: è
questo un pericolo che l’Acton Institute è riuscito ad evitare
oppure no?
R.S. Il potere rappresenta sempre e comunque una tentazione per i cittadini,
per gli intellettuali ed anche per i sacerdoti. Per tutto ciò,
scopo dell’Acton Institute, esattamente in base al principio di
sussidiarietà, è quello di aumentare il potere dei cittadini
e dei corpi intermedi e di diminuire il potere della partitocrazia. Di
conseguenza, è per statuto che l’Acton Institute non ha mai
accettato, non accetta e mai accetterà contributi dallo Stato o
dai partiti, né qui in America né in Italia, dove da poco
è stata fondata la sezione italiana dell’Istituto Acton.
Questo a garanzia della nostra autonomia. Non vogliamo cappi al collo.
La verità scientifica non sopporta padroni; e la coscienza - per
dirla con Lord Acton -, sebbene fallibile resta inviolabile. E a proposito
della sezione italiana dell’Istituto credo che la diffusione e l’elaborazione
di idee tipiche della tradizione cattolica liberale rappresenti la più
urgente necessità, sia per la cultura cattolica che per quella
laica.
(pubblicato da “Il Sole 24 Ore”,
Domenica 15 Giugno 2003, p. 30)
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