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Libero Mercato e Profitto Della Solidarietà

Robert A. Sirico

Introduzione: retorica e realtà

Apriamo questa conferenza sulla famiglia, il diritto e la globalizzazione con gioia e gratitudine. Veniamo nella città eterna con fiducia ed abbiamo molti motivi per festeggiare durante questo anno del grande Giubileo: i duemila anni durante i quali Gesù Cristo ha amato il mondo; i duemila anni nei quali lo Spirito Santo ha parlato alle donne e agli uomini cristiani; i duemila anni della Chiesa come sacramento della famiglia umana.

L'anno santo ha suscitato grande interesse in tutto il mondo. Teologi, scienziati sociali ed esperti di politica hanno analizzato magnificamente il significato dell'anno duemila e del nuovo millennio. I temi della nostra conferenza: cultura, famiglia, vita, solidarietà e globalizzazione, sono solo alcuni sui quali tale analisi si è incentrata. Questo raduno avviene in un momento importantissimo della storia del mondo. Negli ultimi vent'anni siamo stati abituati a sentire parlare di "valori familiari" e discutere della famiglia come di un'istituzione sociale, una Chiesa domestica, la culla della cultura e della moralità. Questi richiami sono certamente veri, tuttavia, troppo spesso le discussioni sui "valori della famiglia" appaiono vuoti e tanto i politici quanto gli scienziati sociali che si servono di tale terminologia si sono macchiati di una certa retorica non supportata dall'azione politica o dalla realtà sociale.

La nostra sfida, in questa importantissima conferenza, sarà quella di trovare modi reali e concreti di realizzare i "valori della famiglia". Abbiamo bisogno di andare oltre la retorica per dar vita ad una struttura in grado di recepire una legislazione a favore della famiglia, pratiche e inclinazioni culturali che vadano incontro alla famiglia e politiche economiche che avvantaggino la famiglia. Siamo qui per servire la famiglia, dunque per trovare modi concreti e significativi per farlo.

La famiglia e il primato della cultura

Come possiamo adeguatamente sottolineare l'importanza della famiglia? Non c'è dubbio che Giovanni Paolo II ne comprende la centralità. Di fondamentale importanza per l'insegnamento sociale di questo pontificato è stata l'enfasi posta sulla famiglia come cellula primaria della società e sul primato della cultura, intendendo per cultura la sfera mediante la quale la famiglia incontra la società nel suo complesso. È la famiglia, ha scritto il Santo Padre nella Ecclesia in America, "il luogo nel quale ha sede l'educazione primaria della persona " (N. 71). Inoltre, la famiglia è la chiave per la formazione di una cultura della vita. Ogni persona umana è data al mondo per mezzo delle braccia amorevoli di una famiglia. La famiglia salda i nostri rapporti con il resto della comunità umana e ci ricorda in modo tangibile la nostra natura sociale.

L'ultima parte del ventesimo secolo ha visto minacciato l'istituto familiare: guerre, cambiamenti sociali, privazioni economiche e rivoluzioni culturali sono emersi come forze destabilizzanti la vita familiare. La Chiesa è stata costantemente una voce a difesa della famiglia e ha continuamente incoraggiato il suo rispetto.

Il rispetto per la famiglia implica la promozione di quei beni necessari per il fiorire della persona nella comunità. Tali beni includono la vita stessa, la salute, la conoscenza, il lavoro, la comunità e la fede. In particolare, tali beni sono realizzati quando un uomo e una donna si donano l'un l'altro nel matrimonio e accolgono il dono di una nuova vita. È responsabilità dei genitori provvedere la casa per i figli; la casa dove potranno crescere e svilupparsi. La famiglia, per sua stessa natura, è l'elemento fondamentale della società umana, nonché il motore per il pieno sviluppo della persona.

La solidarietà: fondamentale virtù sociale

Le famiglie sono tenute insieme dall'amore e dalla solidarietà. Ogni singola famiglia è chiamata ad essere una ricca espressione di quell'amore e di quella solidarietà e testimone di ciò nel mondo. Inoltre, la persona partecipa alla più ampia famiglia umana attraverso la propria natura. La nostra umanità di tipo relazionale e la nostra esistenza -- in quanto persone -- ci uniscono immediatamente e irrevocabilmente al resto della comunità umana. Tuttavia, come ci ricorda il Santo Padre, la partecipazione per essere più significativa deve essere liberamente scelta e praticata in modo consapevole. La volontà di praticare la partecipazione, nel battersi per la giustizia sociale, è la virtù sociale della solidarietà. Inoltre, la solidarietà è l'accettazione della natura sociale dell'uomo e l'affermazione dei legami che ci uniscono ai nostri fratelli e alle nostre sorelle. La solidarietà dà vita ad un ambiente nel quale l'aiuto reciproco è incoraggiato. La solidarietà, per di più, favorisce la nascita delle condizioni sociali affinché i diritti umani vengano rispettati e nutriti. La capacità di riconoscere e accettare l'intera gamma dei rispettivi doveri e obblighi che sono radicati nella nostra natura sociale può realizzarsi soltanto in un'atmosfera ravvivata dalla solidarietà. In quanto virtù, l'ambito della solidarietà è la libertà e la giustizia. Essere solidali con tutta la famiglia umana implica un impegno speciale per il più debole che vive tra di noi. L'unità naturale della famiglia umana non può essere pienamente realizzata fin quando le persone soffriranno i mali della povertà, della discriminazione, dell'oppressione e dell'alienazione sociale che li conducono all'isolamento dalla più vasta comunità. Tuttavia, la nostra risposta d'amore deve essere virtuosa e offerta liberamente. In modo particolare, la solidarietà incoraggia a operare con forza per la realizzazione di quelle relazioni orientate verso l'uguaglianza a livello locale, nazionale e internazionale. Tutti i membri della comunità umana, nei limiti del possibile, devono essere introdotti nel circolo dei rapporti produttivi e creativi[1]. In senso stretto, la solidarietà più autentica e meritevole è quella che scaturisce dalla libera scelta. In molte circostanze storiche, la solidarietà forzata ha negato la libertà responsabile e si è rivelata essa stessa un'offesa alla dignità umana. Nessuno può forzare, attraverso lo strumento della politica, l'accettazione della nostra comune e reciproca responsabilità ad amare, anche se la sfera della politica ha la responsabilità di creare le condizioni, attraverso leggi giuste, che promuovano la solidarietà. Nessuna società può negare il bisogno di giustizia, particolarmente la giustizia sociale ed economica verso i poveri. La società può, in un modo che le è proprio, dirigere le azioni dei suoi membri al fine di realizzare il dovere di tutti per la giustizia. In modo particolare, dobbiamo dare ascolto al grido per la giustizia che proviene dai più deboli tra di noi, come ad esempio i nascituri, i poveri, i giovani, gli anziani, gli emarginati e, in circostanze sempre più frequenti, le famiglie stesse. La vera comunione della solidarietà si fonda sulla reciprocità dell'uomo e della donna e in modo ancor più straordinario nel matrimonio. L'impegno per la solidarietà e la carità, afferma Giovanni Paolo II, inizia "nella famiglia con il mutuo sostegno degli sposi"[2]. In quanto persone, gli uomini e le donne condividono molte caratteristiche. Tuttavia, il loro differire per forza, interessi e sentimento dà vita ad una diversità che diventa fonte di arricchimento e unità. La solidarietà è più pienamente raggiunta quando le reciproche differenze tra uomo e donna sono interpretate come l'affermazione dell'uguale dignità di ciascuno. Inoltre, il più sicuro fondamento della solidarietà è la fede. Un autentico umanesimo implica l'amore e il rispetto per ogni singola persona umana. Ad ogni modo, in un mondo imperfetto, soltanto il riconoscimento della comune paternità di Dio e fratellanza in Cristo garantirà la realizzazione di questo importante principio. «Al di là dei vincoli umani e naturali, già così forti e stretti", il Santo Padre scrisse nella Sollicitudo rei socialis, "si prospetta alla luce di un nuovo modello di unità del genere umano, al quale deve ispirarsi, in ultima istanza, la solidarietà»[3]. Questo modello è la famiglia come fondamento della cultura.

Mercato e cultura

La cultura evidenzia tutte le manifestazioni della vita sociale -- modi, costumi e abitudini dell'associazione, del vestire, del mangiare e delle arti -- che non hanno a che fare soltanto con il minimo di sussistenza. La cultura è data da tutte quelle attività che attribuiscono al mondo un senso. Un alto livello di interazione culturale riguarda il rapporto tra le sfere della religione, della politica, della formazione e dell'economia. Il vivere insieme delle persone è la manifestazione del loro rapporto con Dio e con le cose di Dio e, in quanto tale, riflette lo spirito del popolo. Secondo Giovanni Paolo II «Da tale ricerca aperta della verità, che si rinnova ad ogni generazione, si caratterizza la cultura della nazione»[4]. L'inculturazione gioca un ruolo importante nell'aiutare le persone a comprendere e accettare l'ordine sociale. In aggiunta a quanto già detto, la cultura esiste ed è generata dalla personalità umana. Le persone più consapevoli della propria dignità umana e del valore della vita umana in tutta la sua interezza, molto probabilmente promuoveranno una cultura che afferma quella dignità e quel valore.

L'attività economica non si realizza in uno spazio vuoto, ma all'interno di un contesto culturale. Il mercato è limitato da un ordine giuridico e da istituzioni morali quali ad esempio la famiglia e la Chiesa. Queste istituzioni interagiscono e si influenzano a vicenda. Ciascuna economia di mercato è, inoltre, formata dalla cultura nella quale essa vive e, a sua volta, è influenzata dalle azioni e dalle abitudini quotidiane di coloro che la compongono. Le azioni morali delle persone influenzano direttamente la qualità della vita all'interno della società. Ad esempio, una società nella quale le persone non condividono la virtù della purezza dovrebbe rendere noti i risultati di tale negazione. Se l'industriosità è generalmente disdegnata, successivamente, i risultati di tale deficienza necessiterebbero di attenzione. Persino nel fenomeno del consumismo, scrive Giovanni Paolo II, «è sempre operante una concezione più o meno adeguata dell'uomo e del suo vero bene: attraverso le scelte di produzione e di consumo si manifesta una determinata cultura, come concezione globale della vita»[5].

Dal momento che un'economia di mercato deve rispettare un autentico sviluppo umano, essa deve essere pervasa da e poggiare su una base viva di valori morali. Le economie di mercato hanno bisogno di questo fondamento se vogliono sopravvivere. Ad esempio, i contratti verbali sono stipulati a partire da questa fiducia. I commercianti sono creduti sulla parola. Il credito è fatto a persone il cui carattere rivela la responsabilità necessaria di onorare il debito. Onestà, integrità, coraggio e fedeltà sono virtù integrali necessarie per il successo dell'attività di mercato.

Tuttavia, i critici sostengono che il mercato tende ad avere effetti deleteri sulla cultura. Si fa riferimento ad un desiderio sempre maggiore e spesso disordinato di piaceri materiali, ad una frattura nella società dovuta alla competizione individualistica, nonché ad una crescita della povertà di coloro che, non potendo competere con le proprie forze, sono condannati a rimanere indietro.

Giovanni Paolo II, nell'enciclica Centesimus annus, parla di due modi in cui possiamo definire il capitalismo, uno che egli chiama giusto -- e che può essere descritto come libero mercato -- e un altro che egli considera ingiusto, che si conforma a quel che abbiamo definito un mercato che nega la virtù: «si può forse dire che, dopo il fallimento del comunismo, il sistema sociale vincente sia il capitalismo, e che verso di esso vadano indirizzati gli sforzi dei Paesi che cercano di ricostruire la loro economia e la loro società? É forse questo il modello che bisogna proporre ai Paesi del Terzo Mondo, che cercano la via del vero progresso economico e civile? La risposta è ovviamente complessa. Se con "capitalismo" si indica un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell'economia, la risposta è certamente positiva, anche se forse sarebbe più appropriato parlare di "economia d'impresa", o di "economia di mercato", o semplicemente di "economia libera". Ma se con "capitalismo" si intende un sistema in cui la libertà nel settore dell'economia non è inquadrata in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale e la consideri come una particolare dimensione di questa libertà, il cui centro è etico e religioso, allora la risposta è decisamente negativa»[6].

Il Santo Padre critica specificatamente il capitalismo che non è posto al servizio della libertà umana e della famiglia umana nella sua totalità. Questa è un'importante acquisizione. Si noti l'elemento che il Santo Padre considera cruciale per il tipo di capitalismo che egli esplicitamente difende: la libera creatività umana nel settore economico. È in questa libera creatività umana che noi rileviamo l'elemento che definisce il libero mercato, e in tale contesto, la creatività umana può essere liberata al servizio delle singole famiglie e della più vasta famiglia umana.

A questo punto vorrei introdurre un'ulteriore distinzione. Oltre all'interazione tra mercato e cultura, c'è anche il fenomeno manifestato da quella che potrebbe essere chiamata la cultura del mercato. Ogni mercato è un'unica e storica istantanea di un insieme di principi posti in essere da un certo numero di determinate persone. Non esistono due soli mercati identici. Ciascuna nazione e cultura svilupperanno una cultura di mercato leggermente differente, un modo diverso di gestire l'impresa, di rapportarsi con gli altri, di stipulare contratti, di disciplinare il lavoro e così via. Distinguere tra il modo in cui è gestito un mercato e i principi di un'economia libera è un compito essenziale in ogni riflessione morale sull'attività di mercato. A tal proposito, si può condividere quanto afferma Wilhelm Röpke il quale sostiene chiaramente che dobbiamo distinguere "tra il principio di un'economia di mercato e il concreto svolgimento che dipende dalla forma storica assunta dall'economia di mercato". Avvertiamo il bisogno di differenziare tra un ordine sociale teorico chiamato capitalismo e le forme nelle quali tale ordine si è storicizzato nelle particolari culture. In tal senso, non possiamo non opporci a coloro che definiscono il capitalismo l'essenza culturale ed economica o l'irriducibile fondamento dell'attuale mondo occidentale. Quando si verificano degli abusi, è il segno che la cultura del mercato è scarsamente fondata e non in armonia con la natura umana e i valori morali.

Il profitto della solidarietà

Tuttavia una sana cultura non garantisce un mercato sano. Data l'oggettività della natura umana è bene riflettere sul fatto che l'esercizio della solidarietà ci condurrà ad un ambiente di mercato più sano. Papa Giovanni Paolo II riconosce ciò quando fa appello ad una cultura della solidarietà globale che accompagni e guidi lo sviluppo della cultura della globalizzazione. Chiaramente, non guardiamo esclusivamente alla funzionalità della virtù della solidarietà. Dobbiamo accettare le nostre responsabilità sociali e sostenere i nostri fratelli e le nostre sorelle della famiglia umana a prescindere dall'utilità del momento. Il Santo Padre ha detto che alcune cose sono dovute all'uomo in quanto uomo. Dunque, l'argomento utilitarista deve essere rigettato. Mia intenzione è indicare in questa sede la sottile ma profonda verità del fatto che nel momento in cui noi eserciteremo la virtù della solidarietà avremo raggiunto un autentico sviluppo umano a tutti i livelli, compreso quello economico. Cos'è l'esercizio della solidarietà, almeno da un punto di vista pratico, se non il reciproco servizio? E cos'è una buona impresa economica, sempre da un punto di vista pratico, se non il venire incontro ai bisogni degli altri? Ammesso che ci siano differenze significative tra amore per il prossimo e intrapresa economica, dobbiamo riconoscere che, forse, sono meno di quanto si immagini. L'esempio della famiglia dimostra la relazione tra solidarietà ed autentico sviluppo umano. Il fallimento della solidarietà a questo livello, manifestato dall'aumento dei divorzi e delle famiglie monoparentali, ad esempio, tende a sollevare o, quantomeno, ad aggravare i problemi della mancanza di educazione, della difficoltà economica ed anche degli abusi psicologici. D'altro lato, ove ha sede una famiglia integra e ricolma d'amore, generalmente, si sperimentano tanto la stabilità economica quanto quella emotiva. Il profitto della solidarietà è multiforme. La solidarietà è una virtù sociale che porta molti frutti e benedizioni. Tali benedizioni si manifestano in una varietà di forme e condizionano l'intera vita umana. La solidarietà dà vita ad una società sana, ad un'economia in crescita, alla cura dei bisognosi e degli emarginati e a strutture che proteggono la famiglia.

Conclusioni

Sono favorevole all'economia di mercato non perché ho abbracciato l'ideologia del mercato o perché pratico l'idolatria del mercato, tantomeno perché condivido quella che il santo Padre identifica come "un'ideologia radicale di tipo capitalistico". Bensì, in virtù del mio rispetto per la libertà umana e per il desiderio che le strutture sociali affermino la dignità universale. Ciò comporta la ricerca di un ordine economico che, mentre provvede ad uno sbocco per la libertà umana nell'ambito del mercato, possa alleviare anche la povertà, accrescere il livello generale di vita, rispettare la proprietà privata e ridurre al minimo la coercizione. Piuttosto che la mera crescita, noi ricerchiamo l'autentico sviluppo umano, una componente del quale è anche la crescita economica. L'autentico sviluppo umano implica una crescita mirata al miglioramento umano e alla promozione del bene comune. La crescita deve servire all'aumento del benessere della comunità e dell'individuo e non all'isolato miglioramento di pochi. Il libero mercato è definito come un sistema economico dove la maggioranza delle persone è economicamente libera. Ciò significa che tutti hanno l'opportunità di scegliere e vivere in sintonia con la propria vocazione. In vista di tale fine, tutti devono avere pieno accesso al capitale fisico necessario per preservarsi in vita, producendo per il proprio consumo oppure producendo beni di scambio all'interno di un'impresa dove guadagnano il giusto salario. Tale sistema è, quasi per definizione, un sistema economico giusto. È l'uomo con la sua dignità che ci invita a concludere che un sistema nel quale le persone sono autenticamente libere è un sistema economico giusto. La libertà economica, che sgorga da un concetto antropologico e non da altre vie, fornirà una dimensione critica all'avanzamento del benessere della famiglia e della solidarietà globale.



* Il presente saggio è pubblicato in: Robert Sirico, Personalismo economico e società libera, a cura di Flavio Felice, Rubbetino Editore, Soveria Mannelli 2002.

[1] Cfr. Giovanni Paolo II, Centesimus annus, 1 maggio 1991, n. 42.

[2] Ibid., n. 49.

[3] Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis, 30 dicembre 1987, n. 49.

[4] Centesimus annus, n. 50.

[5] Ibid., n. 36.

[6] Ibid., n. 42.

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