Detti e Contraddetti Messedagliani
Sergio Noto
Capitolo 1
1.
Post mortem: Carneade e Schumpeter
“Chi mai? Angelo Messedaglia. Forse non
mancherà qualche Don Abbondio che si chieda chi era costui”([1]).
Non erano infatti passati che poco più di vent’anni dalla morte ([2])
del grande maestro dell’economia italiana del XIX secolo, dalla scomparsa
di quello studioso al cui solo udire il nome lo stesso Pareto cedeva il passo ([3]),
che con queste dubbiose parole un allievo rievocava il “grande
intelletto” del Messedaglia, divenuto in breve, troppo in breve, un
illustre Carneade del pensiero scientifico e della storia economica italiana.
Cosa era successo, come si poteva spiegare che la “fortuna”
dell’oblio avesse colpito proprio il Nostro, repentinamente passato dalle
prime pagine del who’s who
dell’Ottocento, al dimenticatoio del ‘900?
Questo “crollo di popolarità”
all’interno della comunità scientifica, inequivocabile,
sconfortante e improvviso, contrasta con il fatto che, alcuni anni dopo,
Schumpeter, nella sua Storia dell’analisi economica ([4]),
ricordava il Messedaglia “per la posizione strategica ch’egli ha
nella storia dell’economia e della statistica italiana”. Infatti
l’austriaco, abitualmente sferzante anche negli elogi([5]),
nella sua monumentale opera storica, non dedica eguale attenzione a molti altri
italiani del XIX secolo ed il fatto che, tra i pochi spicchi il nome di Angelo
Messedaglia, contrasta con il precedente paragone manzoniano. È proprio
la composizione di questo contrasto che necessita di una analisi della eredità
scientifica e culturale lasciata da Messedaglia.
1.1. Le commemorazioni di Angelo Messedaglia, “maestro a tutti e a
nessuno”.
Sull’eredità scientifica di Angelo
Messedaglia occorre interrogarsi sin dalla sua morte, dato che vari studiosi,
diversi per interessi e “appartenenze”, si affrettarono a dichiararsi
suoi discepoli. La lettura comparata delle molte commemorazioni, scritte tra il
1901 e il 1902, ne fornisce una ampia testimonianza.
Non si vuole qui tacere come la commemorazione, in
senso stretto ai fini della comprensione del pensiero di un autore, sia
senz’altro una fonte minore, spesso priva dell’approfondimento
sistematico e dettata da una forte spinta emotiva. Tuttavia, anche questi
ricordi, talvolta personali, risultano di un certo interesse per la
capacità di consentire una mappatura di relazioni scientifiche e per
trarre attendibili indizi magari più dalle critiche sottili che dagli
elogi di circostanza.
Non è retorica dire che, per qualità e
quantità, le celebrazioni furono degne di un grande scienziato e
maestro. E non v’è dubbio che Messedaglia non fosse tale, dato
che, assieme a Ferrara e Cossa, si può dire abbia formato tutti gli
economisti italiani del periodo successivo ([6]).
Tuttavia Messedaglia non lasciò una scuola e, soprattutto, non desiderò
mai di averla. Come ben disse il Valenti, egli fu maestro a tutti e a nessuno ([7]),
viceversa non si giustificherebbero molte commemorazioni di amici ed allievi,
tra loro diversissimi, tanto che sarebbe impossibile ricomporre un quadro
unitario.
La varietà dei contributi copre e
rappresenta quasi tutti gli indirizzi di pensiero dell’epoca. Sono
rappresentati i lombardo - veneti, marginalisti della più
bell’acqua, persino marxisti, nonché numerosi studiosi specialisti
di questioni statistiche, demografiche, agrarie o di finanza pubblica ([8]).
In particolare i contributi presi in considerazione sono quelli di Lampertico,
Luzzatti, Toniolo, De Viti De marco, Loria, Virgilii, Ferraris, Tangorra,
Valenti e Colletti. Oltre a questi, non mancarono neppure nomi molto noti della
cultura e della politica e, tra questi, il più illustre è quello
dello Zanardelli ([9]) a
testimonianza dell’opera politica del Messedaglia ([10]).
Messedaglia, come molti altri economisti
del suo tempo, venne chiamato all’impegno politico nella fase della
costruzione dell’Italia post – unitaria ([11]).
Comunque la sua attività di parlamentare si distinse per l’impegno
in compiti di carattere tecnico – economico, ma Messedaglia non era,
né teneva ad essere, un politico di professione ([12]).
Egli non nascondeva di preferire la scienza e, proprio per questo, nella sua
attività parlamentare trasfuse il suo sapere scientifico. Le sue
relazioni parlamentari ([13])
erano il risultato di approfonditi studi, che però non ammettevano
replica. Messedaglia impartiva lezioni anche dal seggio parlamentare e non solo
dalla cattedra. Moderato, equilibrato, intellettualmente onesto, non era
animato da spirito di parte ma non era neppure disposto a mediare,
particolarmente sugli aspetti tecnici, approfonditi con alto scrupolo
scientifico ([14]).
Nonostante le influentissime amicizie vantate, già nelle commemorazioni,
emerge, in toni più o meno espliciti, la figura di un ottimo parlamentare,
di un politico influente ed ascoltato ([15]),
ma nella sostanza isolato anche nell’ambito del suo stesso partito ([16]).
Messedaglia brillò per
rettitudine politica e per scrupolo scientifico, certamente anche per indole,
fu un grande teorico ma non si distinse per spirito pratico ([17])
ed anche per questo la sua attività politica non raggiunse mai un
altissimo profilo istituzionale ([18]).
Venendo più propriamente alla
commemorazione dello scienziato, in quasi tutte le occasioni viene tratteggiata
la figura di una persona di vastissima cultura ([19]),
dedita ad uno studio appassionato e sistematico. La sua curiosità
culturale spesso si traduceva in una versatilità scientifica, tale da
consentigli di trattare con rigore accademico argomenti assai lontani dalle
scienze economiche e sociali, tra i quali particolarmente significativi sono i
lavori su temi omerici, astronomici, idraulici ([20]).
A maggiore ragione, nell’economia e nella statistica, lo scrupolo dello
studioso emerge da ogni scritto, permeato di approfondimento storico, dottrinale
e tecnico. Messedaglia era animato da un alto senso del lavoro scientifico,
trasfuso nel rigore metodologico dell’induzione positiva. Il suo lavoro
accurato lo occupava per molto tempo, mai contento dei risultati ottenuti e mai
pago di conferme. In questo fu sempre uno studioso solitario ([21]),
ancorché inserito tra gli economisti “lombardo –
veneti”. Messedaglia viene descritto come un uomo distaccato ([22]),
che nel suo lavoro non collaborò con altri e non volle collaboratori ([23])
perché mal avrebbe sopportato ingerenze. Meditava e rimeditava sui
progressi del suo lavoro, di cui si trovava sempre ad essere inguaribilmente
insoddisfatto ([24]).
Per la maggior parte degli autori quello
statistico fu il maggior contributo ([25]).
E certamente Messedaglia fu un vero rinnovatore della Statistica scientifica in
Italia ([26]), in tempi
in cui l’economia matematica era lontana dal prendere il sopravvento.
Senza dubbio la Statistica per merito del Messedaglia venne affrancata dal suo
ruolo di arte sussidiaria alla politica per assurgere a rango di scienza anche
nell’insegnamento delle Università italiane ([27]).
Non meno diffuse, ma con maggiori
distinguo, sono le considerazioni sui lavori di economia e finanza. La
definizione più fedele si perfeziona in Giuseppe Toniolo che ricorda come
“fino all'ultimo egli si professava di scuola liberale individualista, ma
temperatissima in vista di quelle stesse vedute poliedre del suo spirito,
moderate vieppiù dal culto che egli apprestò ognora alle idee morali”
([28]).
Tuttavia non mancano neppure riserve o
critiche al suo lavoro. Lampertico ci fa sapere che il Nostro “non
aspirava ad essere un innovatore” ([29]);
il futuro ministro, Vincenzo Tangorra aggiunge che egli “non ci diede un
sistema scientifico, lasciò in compenso lavori parziali” ([30]);
infine Ghino Valenti insinua come il veronese non fosse “l’uomo
delle ingegnose costruzioni, ma delle utili rettificazioni” ([31]).
Queste rilievi già ci offrono una
prima spiegazione delle ragioni per cui fu modesta l’eredità
scientifica del Messedaglia, nonostante fosse un economista molto autorevole ed
un riferimento sicuro per studiosi di scuole di pensiero tra loro molto
diverse. Messedaglia fu uno scienziato sereno e severo, dal cui confronto molti
trassero forza per le loro argomentazioni ma, i suoi contributi, sempre
coltissimi, non furono sempre altrettanto originali ([32]).
Al contrario gli venne tributato un
generale riconoscimento, per il fatto gli studiosi era soliti rivolgersi a lui,
privo di invidie scientifiche, sicuri di una critica autorevole ma sempre
tenuta nel più privato riserbo. Messedaglia, del resto, non cercò
mai le luci della ribalta, lontano dalle polemiche, e tenne, volontariamente e
tenacemente, un così basso profilo che i suoi scritti restarono poco
diffusi anche quando era in vita. Questo dato emerge già da una lettura
attenta della bibliografia messedagliana, ma conferma inequivocabile ne danno
le commemorazioni, nelle quali si evidenzia la difficile reperibilità
degli studi del Messedaglia anche per gli stessi addetti ai lavori. Molti
scritti, pubblicati in annali di diffusione piuttosto limitata, risultavano
già nel 1901 praticamente introvabili, disponibili quasi solo per la
stretta cerchia degli amici ([33]).
1.2. L’eredità scientifica del Messedaglia
A paragone con il Cossa e con il
Ferrara, Messedaglia lasciò pochi discepoli “militanti” e la
sorte della sua eredità scientifica appariva incerta. Come la
disponibilità dei suoi volumi, così anche la sua fama sembrava
essere destinata ad una rapida eclissi. A pochi anni dalla sua morte pochi tra
coloro, che si dichiaravano suoi allievi, sembravano ricordarsi del Messedaglia
([34]),
in particolare in quegli anni in cui il marginalismo aveva ormai preso il
sopravvento anche in Italia, dopo un lungo processo di incubazione.
Tuttavia occorre segnalare che nel 1908,
grazie a Pasquale Jannaccone, economista in quel tempo già illustre
anche se non allievo di Messedaglia, vanno alla stampa la parte significativa
dei lavori statistici di Messedaglia ([35]).
Questa pubblicazione, in particolare l’opera sui valori medi nella sua
versione riveduta ed ampliata ([36]),
era ormai da molto tempo attesa dagli specialisti. Un dato che si ricava dalle
commemorazioni ma, forse anche più genuinamente da carteggi privati.
Già lo stesso Pareto, in una lettera a Pantaleoni datata ben dieci anni
prima della morte di Messedaglia, scriveva “Ho sentito (…) che il
Messedaglia prepara un gran lavoro sulle medie. E' dunque inutile che me ne
occupi più. Aspettiamo quel lavoro” ([37]).
Per quanto questa edizione abbia segnato
certamente un passo avanti nel recupero più organico dell’opera
statistica di Messedaglia, tuttavia proprio la lunga attesa, dovuta alla irresolutezza
e alla incontentabilità del suo autore, ne limitò gli effetti.
Questo importante contributo alla statistica, corredato di un notevole apparato
matematico, vide le stampe con molti anni di ritardo e in un periodo storico in
cui l’approccio matematico all’economia stava registrando
un’accelerazione senza precedenti. Non vi è alcun dubbio che alla
grande efficacia del magistero del Messedaglia nelle aule universitarie ([38])
non trovò corrispondenza la diffusione delle sue opere. Questo conferma
anche la circostanza per cui Messedaglia poteva vantare fuori dall’Italia
una fama limitata, anche se molto qualificata e spesso legata a rapporti epistolari.
In quegli stessi anni, per circostanze
quasi fortuite, un giovane e sconosciuto studioso, che non conosceva
personalmente Messedaglia, iniziò a studiare le sue opere, anche
inedite, particolarmente in materia di moneta. Questo economista,
anch’egli veronese, destinato ad una brillante carriera ed affermazione
politica, era Alberto De’ Stefani ([39]).
Proprio il De’ Stefani, infatti, utilizzando i manoscritti presenti
nell’archivio della famiglia Messedaglia, pubblicò una monografia
sull’opera monetaria di Angelo Messedaglia e Francesco Ferrara ([40]).
Questo lavoro, sostanzialmente messedagliano, datato 1908 (come la
pubblicazione degli scritti statistici), rappresenta il primo studio
scientifico dedicato al pensiero di Messedaglia e segna un inequivocabile nesso
di continuità tra Messedaglia e De’ Stefani, se non altro per la
deliberata, priva di vincoli accademici, preferenza data dall’estroso
futuro ministro delle Finanze al magistero messedagliano.
All’ “allievo
prediletto” Luigi Luzzatti, ad Alberto De’ Stefani, oltre che al
nipote, Luigi Messedaglia, si devono i principali tentativi di diffusione del
magistero dell’economista veronese.
Luzzatti si impegnò
nell’onorare la memoria del Maestro, patrocinando spesso iniziative
commemorative ([41]), anche se
seguì un itinerario scientifico autonomo rispetto a quello del maestro,
il cui riferimento culturale resta sempre presente ma nell’ambito di un
personale e distinto approccio al problema economico. Al contrario, per
De’ Stefani, assai più giovane del Luzzatti, il pensiero del
Messedaglia segnò l’incipit dei lavori
in materia di moneta e il riferimento metodologico fondamentale per il ruolo
assegnato alla statistica nello studio dell’economia ([42]).
Per molti versi soltanto in De’ Stefani si può leggere uno sforzo
di reinterpretare o, forse meglio, di ri-applicare personalmente il pensiero
del Messedaglia alla luce dei nuovi orientamenti, soggettivisti e marginalisti,
della scienza economica.
Comunque queste iniziative non
registrarono una vasta risonanza ([43]).
Infatti, tra il 1908 e il 1920 non si possono segnalare altre pubblicazioni di
rilievo, salvo forse una relativamente diffusa testimonianza
dell’Alessio, nella quale vengono rivisitati, seppure senza un adeguato
approfondimento, alcuni contributi del Maestro e in particolare su quelli di
contenuto statistico matematico ([44]).
In quegli anni, comunque, la difficile
reperibilità degli scritti di Messedaglia continuava a rappresentare un
limite oggettivo a uno studio, che non si fosse prefisso una ricerca di
“rarità bibliografiche” ([45]).
Di questo ben se ne rendeva conto il nipote Luigi Messedaglia, letterato
raffinato ed eclettico, che dedicò un gran lavoro alla valorizzazione
delle opere dello zio.
Da letterato, appunto, in un primo momento Luigi
Messedaglia profuse un notevole impegno nel tentativo di pubblicare, almeno per
la ricorrenza del centenario della nascita, una edizione completa degli scritti
omerici ([46]), in parte,
dati alle stampe nei Rendiconti dell’Accademia dei Lincei ([47]).
Tuttavia l’iniziativa non era agevole. Gli scritti omerici di Angelo
Messedaglia erano piuttosto ponderosi, soprattutto per un autore non
accreditato tra gli ellenisti professionali. L’esito
dell’operazione richiedeva quindi di una presentazione ufficiale ed
accreditata. Vennero quindi interessati alla questione Setti ([48]),
Romagnoli ([49]), Pascal ([50])
ed infine Benedetto Croce ([51]).
Tuttavia neppure il patrocinio crociano presso l’editore Laterza
sortì l’esito sperato. Il libraio, a seguito della richiesta del
Croce, rispose prontamente a Luigi Messedaglia riferendogli che “il
senatore Croce sa che non posso assumere nuovi lavori: ma mi sembra anche che
un volume di seicento pagine di studi omerici, per quanto d’illustre
autore, non potrebbe avere commercialmente buon esito” ([52]).
La pubblicazione degli scritti omerici fallì così definitivamente.
Tuttavia, poiché la ricorrenza del centenario si avvicinava a grandi
passi e non poteva passare sotto completo silenzio, lo sforzo di Luigi
Messedaglia fu dirottato verso i temi economici, benché meno familiari
al nipote, dove l’opera di Angelo Messedaglia trovò i naturali
alleati.
Oltre ai fondamentali lavori bibliografici e biografici
basati sui documenti di famiglia ([53]),
poi donati alla Civica di Verona, Luigi Messedaglia riuscì a mettere in
moto un sodalizio locale ma di grande prestigio, quale l’Accademia di
Agricoltura, Scienze, Lettere ed Arti di Verona ([54]),
che nell’anno messedagliano pubblicò in due ampi volumi le Opere
Scelte di economia. All’opera presero non poca
parte Luigi Luzzatti ed Alberto De’ Stefani. Luigi Luzzatti, in
qualità di Presidente Onorario del Comitato nazionale per il centenario
di Angelo Messedaglia ([55]),
fu il catalizzatore politico e, ragionevolmente, economico
dell’iniziativa. Alberto De’ Stefani si impegnò in un
riordino degli studi monetari, curando la pubblicazione dei più
significativi inediti in materia.
Posto che sembrava improponibile una
pubblicazione integrale dell’opera di Messedaglia, il Comitato per la celebrazione fu costretto ad effettuare delle scelte e
così si ritenne di pubblicare principalmente le opere di economia. Tra
questi venne pubblicata, a cura di De’ Stefani ([56]),
l’opera inedita “Il credito”, lavoro che era destinato a
seguire il trattato sulla circolazione monetaria, che doveva essere pubblicato
sulla Biblioteca Scientifica Internazionale, opera che Messedaglia
ritirò quando ormai la stampa ormai quasi conclusa ([57]).
L’edizione destefaniana delle opere economiche rappresenta il contributo
più importante alla diffusione degli scritti di Angelo Messedaglia, che
in quegli anni raggiunsero l’apice della loro visibilità.
Non è un caso che a pochi anni
dalla uscita delle Opere Scelte tornassero ad essere pubblicate memorie
sull’opera scientifica del Messedaglia. Lavori che aggiungono alla documentazione
storiografica alcuni ricordi di conoscenza personale e, seppure marginalmente, una
valutazione critica dell’opera scientifica per mano di Colletti ([58]),
Graziani ([59]) e Bousquet
([60]).
Tuttavia, occorre sottolineare che nelle
Opere Scelte di economia, data la mole dei materiali
pubblicabili, non trovano spazio gli scritti di finanza, di cui quelli agrari
rappresentano il contributo più significativo. Tuttavia grazie
all’incessante impegno di Luigi Messedaglia ed alla regia scientifica di
Alberto De’ Stefani venne resa loro giustizia dopo poco più di un
decennio e, non casualmente, nel periodo dell’impegno nella bonifica
agraria operata dal governo fascista.
In questo senso il primo contributo
è rappresentato da una monografia critica ad opera di Stanislao Scalfati
([61]).
In questo lavoro vengono passati in rassegna i principali contributi del
Messedaglia in ambito di finanza e, particolarmente, in materia di imposizione
fondiaria e di catasto. Questo contributo, seppure non molto originale, copre
un evidente vuoto di critica, operazione per la quale non è difficile
ravvisare la mano del De’ Stefani ([62]),
che aveva seguito e presentato i primi lavori scientifici di Scalfati.
Solo quattro anni più tardi e
precisamente nel 1936, a cura di Luigi Messedaglia, e con prefazione di
Giuseppe Tassinari ([63]),
politico e studioso in rapporti con Alberto De’ Stefani ([64]),
venne ridata a stampa la relazione parlamentare scritta da Angelo Messedaglia ([65])
sul Catasto e la Perequazione. Con questo lavoro si
può considerare completata l’articolata opera di riedizione dei
lavori economici e statistici di Angelo Messedaglia e questo a ben trentacinque
anni dalla sua morte.
Il percorso che portò alla
pubblicazione, quasi completa, delle opere economiche fu senza dubbio troppo
lungo e complicato per raggiungere gli esiti sperati. A testimonianza di questo
nel 1951, a cinquant’anni dalla morte, Luigi Messedaglia pubblicò
il suo ultimo resoconto, poco confortante, sulla situazione. Gli studi sul
Messedaglia ben presto si erano fermati e le Opere scelte, nonostante gli sforzi profusi, erano ancora difficilmente reperibili,
essendo state in buona parte distrutte dal loro stesso Editore a causa della
loro scarsa fortuna commerciale. Gli anni della seconda guerra mondiale
contribuirono ad affossare ogni ulteriore tentativo editoriale e, in particolare,
la riproposizione degli scritti malthusiani da parte di Luigi Einaudi nel 1942
([66]).
A questo riguardo e al di là
dell’interesse specifico per gli scritti sulla popolazione, occorre
osservare come, tra gli studiosi, sia passato pressoché inosservato
l’interesse di Luigi Einaudi verso Messedaglia e in particolare per le
opere in materia finanziaria. La distanza tra questi due economisti, diversi
per generazione ed “appartenenza”, rendeva in effetti
l’accostamento piuttosto problematico. Tuttavia occorre ricordare che
Einaudi, impegnato in studi in materia di imposizione fondiaria in relazione
con il nuovo catasto fascista, prese a riferimento la legge del 1886, che aveva
avuto come relatori Messedaglia, per la parte tecnica, e Minghetti,
principalmente per gli aspetti politici. Ai lavori parlamentari, che portarono
alla riforma, Einaudi dedicò uno studio specifico ([67]),
nel quale emerge con assoluta chiarezza la stima per il lavoro scientifico di
Angelo Messedaglia. In particolare Einaudi aderì, in senso ampio, alla
posizione del Messedaglia con riferimento sia alle caratteristiche di
formazione del catasto (con riferimento alla situazione dell’Italia post
unitaria nella quale aveva operato Messedaglia), sia alle modalità
tecniche di tassazione fondiaria. Per Einaudi, “La legge del 1886
condotta in porto con tanta fatica è davvero uno dei grandi monumenti
della nostra legislazione tributaria” ([68]).
Questo studio sulla riforma catastale
del 1886, anticipa di un anno un più consistente studio di Einaudi in
materia di imposizione fondiaria, “La terra e l’imposta” ([69]),
opera nella quale il riferimento al lavoro di Messedaglia risulta significativo
e costante. Per quanto il riferimento a Messedaglia sia posto in evidenza
soltanto negli scritti in materia catastale ([70]),
tuttavia Einaudi dimostra di apprezzare inequivocabilmente anche gli scritti
sulla popolazione, come poco sopra accennato e gli studi in materia di moneta
di colui che, che definiva l’ “impeccabile Messedaglia” ([71]).
Appare quindi con sufficiente chiarezza
che se Messedaglia trovò agguerriti oppositori nel liberismo di Ferrara
e nei suoi ripetitori, altrettanto non si può riscontrare in un
liberista della generazione successiva dell'autorevolezza di Einaudi.
1.3. La recente critica storiografica
I primi tentativi di una collocazione
critica e storica del contributo dello studioso, a poco più di
cinquant’anni dalla morte, presero l’avvio con Michele Lecce e la
pubblicazione nel 1953 della monografia dedicata al pensiero economico di
Angelo Messedaglia ([72]).
Si tratta ancora di un’opera pubblicata sotto gli auspici
dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona ([73]),
che fornisce una ampia sintesi dei contenuti degli studi economici.
Il volume, di carattere principalmente
divulgativo ([74]), e
particolarmente attento alle questioni di metodo, assume a premessa che
l’opera del Messedaglia debba essere collocata nell’ambito della
tradizione scientifica italiana del Vico e del Romagnosi ([75]).
Considerazione particolarmente significativa, soprattutto perché
l’Autore intendeva affrancare Messedaglia dal “germanesimo”,
interpretazione sicuramente preconcetta, ma indubbiamente di largo successo.
Lecce, quindi, si prodigò in una
analisi del pensiero economico ottocentesco per avvalorare l’equidistanza
del Messedaglia, economista di scuola italiana, dalla teorie economiche estere,
che pur dimostrava di conoscere diffusamente. In definitiva egli sembra quindi
voler accreditare una interpretazione del Messedaglia come erede degli
economisti italiani del Settecento, in particolare del Romagnosi,
reinterpretati alla luce della scienza economica europea, tanto di scuola
classica anglo – francese quanto di scuola storica tedesca ([76]).
In questo senso è ancora oggi non privo di una certa valilidità
ed attualità scientifica il disegno di fondo del Lecce, che consisteva
nel tentativo di fornire una lettura storica degli antecedenti all’opera
del Messedaglia, all’interno di una lettura che abbandonasse antichi
condizionamenti di schieramento.
Su questo punto si trova una definitiva
conferma nella critica più recente. Nell’ampia monografia di Anna
Pellanda, viene confermato il nesso di continuità con la tradizione economica
italiana ([77]) ma,
soprattutto, viene evidenziata l’importanza della romagnosiana “teoria
dell’incivilimento” per una corretta e complessiva interpretazione
del pensiero economico di Angelo Messedaglia.
Da parte di chi si è occupato,
sia di ascendenze che di discendenze culturali, è stato notato come per
Messedaglia passi una sorta di “declinazione, lombardo – veneta ([78])”
della scienza sociale, che, partendo da Romagnosi, giunge agli economisti a lui
più vicini quali Luzzatti, Lampertico e Morpurgo ([79]).
In effetti si può certamente dimostrare come, nell’analisi dei
problemi economici, l’attenzione alle problematiche sociali, tipica di
uno stile lombardo – veneto, possa avere le proprie radici nel pensiero
di Romagnosi.
Restava ancora pendente l’accusa
di “germanesimo”, ovvero della barbarie economica, che, secondo
Francesco Ferrara, aveva affetto tutti gli economisti lombardo – veneti.
La critica più recente però è ormai orientata a non
ritenere fondata questa accusa, dettata principalmente da spirito polemico.
La cultura economica di Angelo
Messedaglia era senza dubbio di respiro europeo ([80]).
La sua singolare conoscenza delle lingue straniere ([81])
gli consentiva di mantenere un costante aggiornamento sulle novità
bibliografiche estere. Tuttavia allo studioso non solo erano familiari i testi
classici inglesi e francesi ma, sebbene il carteggio non sia giunto a noi
completo, si possono documentare importanti rapporti epistolari con i maggiori
economisti stranieri del suo tempo, tra cui Menger, Walras e numerosi altri,
come vedremo meglio più avanti. In questo contesto è
obiettivamente impossibile fondare una accusa di filo “germanesimo”,
tanto che lo stesso Romani, per contrario, ha avanzato una interpretazione
“anglofila” del pensiero economico di Messedaglia ([82])
(e più in generale degli economisti lombardo – veneti), riferendo
del nesso tra libertà e ricerche statistiche proprio della loro concezione
economica.
Questa interpretazione, indubbiamente
efficace nella sua contrapposizione al “germanesimo”, sembra
però riduttiva per un Messedaglia che così scriveva
all’Aleardi: “Se almeno avessi potuto pubblicare quella mia Prelezione, così a modo di aspirazione e per professarmi
anch'io di quell'alta scuola morale che è del Bastiat, che fu sempre e
dev'essere la nostra!” ([83]).
Questa cultura europea non era certo una
prerogativa del solo Messedaglia tra quelli del suo gruppo. A parte
l’emblematico caso di Cossa, la cui cultura economica spaziava ad amplissimo
raggio, lo studio dei classici inglesi e francesi, e del Bastiat in
particolare, è fatto comunissimo. Occorre infatti ricordare, per
esempio, che, tra gli allievi di Messedaglia, Luigi Luzzatti si dedicò
con notevole interesse allo studio dello stesso Bastiat ([84]),
segno evidente della varietà di interessi culturali del gruppo dei
lombardo - veneti.
Tornando quindi alle questioni sulla
eredità del pensiero economico di Messedaglia la critica ha osservato
come il magistero di Angelo Messedaglia passi inequivocabilmente nel suo
“allievo prediletto” Luigi Luzzatti ([85]),
che al Maestro deve certamente la propria cultura statistica ed economica,
nonché una analoga concezione di newtonianesimo sociale ([86]).
Allo stesso modo si sono rilevati i
rapporti con Fedele Lampertico, studioso vicentino, per il quale sono
facilmente documentabili, oltre a quelli scientifici, anche gli amichevoli rapporti
personali con Angelo Messedaglia ([87]).
Lo stesso vale per Emilio Morpurgo. Si tratta infatti di economisti lombardo
– veneti, formati tutti da Messedaglia negli anni dell’insegnamento
all’Università di Padova. La loro matrice comune, riconducibile
all’ambito di quel liberismo moderato, caratteristico negli anni della
Destra storica, era stata già evidenziata, seppure in senso critico, da
Francesco Ferrara. Le loro vicende, pur seguendo, percorsi individuali per
molti versi autonomi ([88]),
presentano l’evidente comune denominatore di una solida formazione
metodologica, economica e statistica, di stampo messedagliano e stile chiaramente
anti-deduttivo.
Se poco resta da aggiungere per quanto
attiene alle eredità di Messedaglia, “primus inter pares”
tra i lombardo – veneti, che comunque possono essere considerati
economisti coevi ([89]),
non sono altrettanto chiarite dalla critica storiografica le relazioni con
economisti di generazione successiva come De’ Stefani ed Einaudi. In
effetti, già l’accostamento di due personalità così
diverse, potrebbe essere fonte di imbarazzo per una interpretazione necessariamente
unitaria del contributo di Angelo Messedaglia, se non si riproponesse, a
cinquant’anni dopo una circostanza piuttosto simile a quella registrata
per le commemorazioni alla morte di Messedaglia. Anche in quel caso, infatti,
era evidente l’eterogeneità delle commemorazioni, di coloro che a
vario titolo si dichiaravano allievi di Angelo Messedaglia, maestro di tutti e
di nessuno.
La particolarità, semmai, dal punto di vista
interpretativo, si incontra nell’osservare come la lezione economica di
Angelo Messedaglia sia passata negli economisti della successiva generazione,
nonostante condizioni sfavorevolissime. I suoi lavori, a cinquant’anni
dalla morte, nonostante la loro ristampa, non furono mai fruibili per un’ampia
platea scientifica, che praticamente non poteva conoscerli. Per questo
Messedaglia più che poco visibile, fu un economista praticamente
invisibile, almeno per coloro che non intrattenessero rapporti personali con la
famiglia Messedaglia e, segnatamente con il nipote Luigi.
In effetti, Alberto De’ Stefani e
Luigi Einaudi avevano in comune, almeno, l’amicizia con Luigi
Messedaglia. De’ Stefani, concittadino ed amico, poteva disporre della
biblioteca della famiglia Messedaglia mentre Einaudi, in anni successivi, tenne
amichevoli contatti con Luigi Messedaglia, suo collega in Parlamento, ricevendo
il materiale per agevolare i propri studi di finanza e favorire la riedizione
di alcune opere messedagliane, per i tipi del figlio Giulio, allora giovane editore
([90]).
Ricostruito il percorso dei rapporti
personali resta da notare come, anche a distanza molti anni, la lezione di
Messedaglia risulti ancora una volta utile ad economisti molto diversi. La
spiegazione non può che trovarsi nelle caratteristiche dell’Autore
e della sua produzione scientifica. Essa infatti è molto vasta e spazia
da temi generali a questioni specifiche. Ma senza dubbio il contributo dato
alla statistica, strettamente connessa, se non parte integrante,
dell’economia politica sembra essere imprescindibile. In sostanza, questo
approccio, già passato nei economisti lombardo – veneti, pur per
un autonomo percorso, giunge anche ad economisti come De’ Stefani ed
Einaudi. Come d’altra parte, singoli contributi, specificatamente quelli
sui temi monetari e di finanza, vengono ad essere valorizzati per il loro
carattere di studi amplissimi, tanto nei contenuti storici che nei contenuti
tecnici. Questo passaggio è reso possibile dall’indiscutibile
tensione dell’Autore ad operare uno studio, per quanto possibile,
imparziale e, anche per questo attento all’approfondimento tecnicistico e
poco incline alle prese di posizione di parte. Per questo il lavoro di
Messedaglia, sempre attento a cogliere gli sviluppi anche della scienza
economica svolti anche all’estero, si presta a passare indenne dalle mode
scientifiche, dettate da logiche di schieramento, e a porsi come riferimento
attendibile per studi successivi, anche se intervenuti dopo la rivoluzione
marginalista.
Tuttavia
non può essere taciuto che la vastità della sua cultura,
l’acribia che sconfina spesso nell’ermetismo, la sua assoluta
mancanza di inclinazione ad assumere posizioni “di gruppo”, anche
se in parte giustificano la scarsa recezione dei suoi insegnamenti nell’ambiente
economico italiano, non possono impedirci oggi di ribadire l’altissimo
profilo del magistero scientifico messedagliano e di lamentare i frutti ben
più maturi cui esso avrebbe potuto dare luogo all’interno della
scienza economica italiana, se adeguatamente recepito.
([1]) f. colletti, Un grande intelletto, “Rivista
bancaria”, 20 marzo 1922. Francesco Colletti ebbe Messedaglia come
insegnante di Economia e Statistica nell’Università di Roma.
Colletti fu professore di Economia Agraria e Demografia, ambiti di interesse
scientifico che mutuò dal Messedaglia.
([2]) Angelo
Messedaglia morì a Roma il 5 aprile 1901.
([3])
vedi oltre quanto detto sulle medie, nota 37.
([4]) j.a. schumpeter, Storia
dell’analisi economica, Vol. II, Torino, 1959,
pag.619.
([5]) Comunque
neppure a Messedaglia, reo di aver preso posizioni più correttive che
decisive, viene risparmiata l’ironia. Per Schumpeter, infatti,
Messedaglia, ricercatore pazientissimo, rappresentava un esempio eccellente per
studiare quella particolare combinazione di doti, inclinazioni e circostante,
che favoriscono il solido successo scientifico e bastano a far raggiungere
qualsiasi grado che non sia il massimo.
([6]) Questa era
l’opinione di Pantaleoni, riportata e confermata da Schumpeter. j.a. schumpeter, op.cit., pag.619.
([7]) Il Cossa non
esitava a chiamarlo il maestro di color che sanno e
Ghino Valenti gli ascriveva il merito di possedere una attitudine ed una
apertura mentale, tale che studiosi del tutto diversi potevano sempre trarre
vantaggio da un colloquio con lui. Questa caratteristica lo portava a non avere
allievi, che fossero pedissequi ripetitori delle sue posizioni. g. valenti, Angelo Messedaglia, “Giornale degli economisti”, maggio 1901, pagg.466-467.
Dello stesso, avviso era anche De Viti De Marco. La rigorosa applicazione del
metodo positivo portava Messedaglia ad essere sempre estremamente cauto nelle
conclusioni, tendendo a frenare gli entusiasmi dei giovani per portarli a
profondità di analisi che non sempre risultava conclusiva. Tali
caratteristiche non potevano però esercitare una grande attrattiva sui
giovani più portati a seguire l’effimero della polemica piuttosto
che il difficile approfondimento tecnico. a.
de viti de marco, Commemorazione di Angelo Messedaglia, 1901, in m. finoia, Il
pensiero economico italiano 1850 – 1950, Bologna,
1980, pagg.288-291.
([8]) Naturalmente
manca un rappresentante della scuola del Ferrara, fatta per lo più di
ripetitori del loro maestro. Lo stesso Ferrara, poi, morì poco prima del
Messedaglia. I tre grandi maestri del pensiero economico italiano della seconda
metà dell’ottocento morirono entro pochi anni: Cossa (1896),
Ferrara (1900) e Messedaglia (1901).
([9]) Tra le
commemorazioni politico istituzionali si ricordano anche l. lucchini, Angelo Messedaglia -
Parole pronunciate da Luigi Lucchini alla Camera dei Deputati nella tornata del
30 aprile 1901, Roma, Tipografia della Camera dei
Deputati, 1901; Commissione per la statistica giudiziale e notarile, In memoria
di Angelo Messedaglia, Atti della Commissione, Roma, giugno 1901,
commemorazione alla quale presenziarono. La Commemorazione, alla presenza del
Sottosegretario On. Talamo, venne letta dal Senatore Canonico, Presidente della
Commissione, cui appartenevano anche Bodio e Boccardo.
([10]) Occorre
ricordare che in quegli anni anche molti altri economisti furono spesso
chiamati a ricoprire incarichi delicati e i loro contributi hanno segnarono
direttamente le vicende della storia economica italiana non solo gli studi di
finanza pubblica. In questo senso, p.
barucci, La diffusione del Marginalismo 1870 – 1890, 1901, in m. finoia, Il pensiero
economico italiano 1850 – 1950, Bologna, 1980,
pag. 69.
([11]) Messedaglia
divenne nel 1866 parlamentare, eletto nel collegio di Verona, per poi diventare
senatore nel 1884 per decreto regio. Sulla attività politica di Messedaglia
occorre comunque fare un importante distinguo. Patriota convinto, mal
sopportava, la situazione di Verona sotto la dominazione austriaca. Il suo
impegno diretto in questa fase, per così dire patriottica ed anti
austriaca, è assai ben documentato in l.messedaglia,
L'opera politica di A. Messedaglia nel 1866,
“Atti Ist. Veneto di Sc. Lettere ed Arti”, Anno accademico
1920-1921, tomo LXXX, parte seconda. In quella fase storica, gli austriaci
avevano ormai in gran parte liberato il Veneto ma restava sotto il controllo
austriaco il Quadrilatero. Allora Messedaglia era a Padova con l’incarico
di professore di Economia. Il Municipio di Verona gli conferì
l’incarico, non poco pericoloso, di redigere un memoriale sul prestito
forzato austriaco al Lombardo Veneto da indirizzare ai governi di Francia ed
Italia. Questo impegno patriottico lo portò nell’agone politico,
nel quale entrò ufficialmente con l’esposizione del proprio
programma pubblicato, in forma di lettera al Dr. Montagna, sull
“Arena”, supplemento n.7 al n.50 del 2 dicembre 1866. Eletto
parlamentare dell’Italia unita, Messedaglia ricoprì incarichi
politici sempre di rilievo, ma mai di primo piano.
([12]) Al contrario
di molti suoi amici e colleghi, veri politici di razza quali Minghetti,
Scialoja e Sella.
([13]) Le relazioni
parlamentari di Messedaglia, come notava anche il Cossa, sono spesso vere
proprie monografie scientifiche su temi di finanza.
([14]) Non a caso,
Virgilii, in uno dei più importanti commentari in materia di contributo
politico del Messedaglia, titola il suo lavoro “L'opera scientifica del
Messedaglia nelle commissioni parlamentari e governative” sottolineando
così l’approccio eminentemente tecnico e scientifico
dell’ultradecennale opera parlamentare.
([15]) Messedaglia
aveva, tra gli altri, uno stretto rapporto di amicizia con Marco Minghetti,
Quintino Sella e con l’allievo Luigi Luzzatti. l. messedaglia, Nel cinquantenario della morte di Angelo
Messedaglia, “Nuova Antologia”, 1951, pag.
300.
([16]) In questo
senso si veda in a. de viti de marco,
Commemorazione di Angelo Messedaglia, 1901, in m. finoia, Il pensiero economico
italiano 1850 – 1950, Bologna, 1980, pag.291, in
cui si osserva che Messedaglia “restò osservatore; e come tale,
dalla cattedra in parecchie prelezioni, condannò gli errori economici,
che i continuatori del suo partito avevano trasformato in errori
politici”.
([17]) La conferma si
trova anche in commenti successivi. Così si esprime Alessio:
“Angelo Messedaglia, nonostante i suoi trentaquattro anni di vita
parlamentare, non fu un uomo politico. Rimase sempre uno scienziato (…)
Diverso è il carattere, diverso il compito dell’uomo politico di
fronte allo scienziato. Lo scienziato astrae dagli ostacoli (…)
L’uomo politico deve preoccuparsi anzitutto degli ostacoli”. G.
Alessio, La mente di Angelo Messedaglia, Atti del Reale Istituto Veneto di
Scienze, Lettere ed Arti, Tomo LXXIV, Parte II, 1915, pag. 2050.
([18]) In senso
contrario, r. romani, Il
Messedaglia dimezzato, “Venetica”, n.2,
1984, pag. 118. “Mi piace pensare, invece, che Messedaglia possedesse un
fiuto politico formidabile: doveva essere così, se, proprio negli anni
sessanta e settanta, si diede ad elaborare un moderno linguaggio statistico. In
quel periodo, infatti, la funzione politico - pedagogica della statistica e
l'aperta fede nella sua oggettiva, intrinseca significazione diventarono ideologia
ufficiale”.
([19]) Tra i
più significativi. f. lampertico,
Commemorazione di Angelo Messedaglia letta dal m.e. Fedele Lampertico, “Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti”.
Anno accademico 1901-1902 - Tomo LXI - Parte prima, pag. 54. In particolare il
Lampertico ricorda la straordinaria conoscenza delle lingue e particolarmente
del tedesco, francese, inglese e spagnolo, tuttavia occorre segnalare che nel
Fondo Messedaglia si trova ampia documentazione di studi, giovanili e non solo,
di latino, greco, arabo, sanscrito. Risultano documentati inoltre studi sulla
Cina, sull’Egitto ed altre civiltà antiche anche se non ci consta
di una specifica conoscenza di quelle lingue. g.
valenti, Angelo Messedaglia. Ricordi,
‘Giornale degli economisti’. Maggio 1901, pag. 462. Il Valenti
sottolinea anche una certa vanità nel trattare argomenti, che fossero i
più lontani dagli studi economici e sociali. a. loria, Commemorazione del professore Angelo
Messedaglia letta nell'aula magna della R. Università di Padova il
giorno 11 maggio 1902, pag. 35. Messedaglia dimostrava
di conoscere in modo parimenti approfondito le arti della campagna, la
balistica e le toilettes parigine per un suo particolare gusto nello stupire
gli interlocutori, allibiti dalla curiosa varietà delle sue conoscenze.
([20]) Per ricordare
alcuni contributi famosi: a. messedaglia,
Delle condizioni fisiche ed idrauliche del fiume Mississipi, “Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed
arti”, 1861; a. messedaglia, Sulla
Uranologia Omerica, “Atti della R.Accademia dei
Lincei”, 1891; a. messedaglia,
I venti, l’orientazione geografica e la navigazione in Omero, “Atti della R.Accademia dei Lincei”, 1901
([21]) “La
irresoluzione, la incontentabilità sono state - non si può
negarlo - caratteristiche in quest'uomo insigne”:
g. valenti, op. cit., pag. 463.
([22]) c.f. ferraris, Angelo Messedaglia, “Nuova Antologia”, fascicolo del 16 aprile 1901, pag. 9.
L’Autore ricorda come molte persone, che lo conoscevano superficialmente,
si stupissero della sensibilità poetica del Messedaglia, espressa nelle
sue traduzioni di versi dall’inglese. Questa sua immagine pubblica viene
rimarcata anche in altre commemorazioni. Il Loria lo paragona ad un “ghiacciaio
alpino” ma non è il solo ad annotare questa impressione. Opposto
il Mesedaglia privato, del quale il carteggio ne offre ampia prova; egli era
amabilissimo ed affettuoso negli affetti familiari, per non parlare dei suoi
non molti amici, tra i quali occorre ricordare l’Aleardi, Caterina Bon
Brenzoni e Minghetti.
([23]) Questo aspetto
del carattere di Messedaglia, “gran solitario”, emerge chiaramente
in a. de viti de marco, Commemorazione
di Angelo Messedaglia, “Giornale degli
Economisti”, Maggio 1901, pag. 289.
([24]) “Sul
Messedaglia non si può tacere un rimprovero, che spero apparirà
non irriverente davanti ad una tomba chiusa da così poco. La grande
dottrina lo indusse ad aspirare ad una perfezione quale non puossi raggiungere
da nessuno pur grande ingegno. Era perciò divenuto incontentabile:
voleva sempre aggiungere, mutare, correggere, ricorreggere: così, pur
studiando e lavorando molto, pubblicò assai meno di quanto la patria e
la scienza aveva diritto di ottenere da lui”. c.f. ferraris, Angelo Messedaglia, “Nuova Antologia”, fascicolo 16 aprile 1901, pag. 10.
Anche se il rimprovero mosso sembra in verità piuttosto aspro, tuttavia
occorre notare che l’aneddotica sul Messedaglia è ricca di
situazioni che testimoniano questa continua ricerca di perfezionamento.
È il caso, per esempio, della sua opera sulla moneta promessa in stampa
agli editori Dumolard e poi ritirata. È il caso poi di alcuni altri
lavori inediti pubblicati postumi o rimasti nel Fondo Messedaglia.
([25]) In questo
senso particolarmente Lampertico, Toniolo, De Viti De Marco, Virgilii e
Ferraris.
([26]) In questo
senso anche commissione per la statistica
giudiziale e notarile, In memoria di Angelo Messedaglia, Atti della
Commissione, Giugno 1901, pag.8.
([27]) E si intenda
che, in quegli anni, era di comune convinzione una visione fortemente
complementare, se non del tutto unitaria, dell’Economia Politica e della
Statistica. l. bodio, Della
statistica nei suoi rapporti con l’Economia Politica, Milano, 1869, pag. 41-42. Sentimento comune anche in Pareto, il quale da
Ouchy près Lausanne, il 22 luglio 1893, così interroga Pantaleoni
“E poi, mi sai dire dove precisamente termina l'economia politica e
principia la statistica?” v. pareto,
Lettere a Maffeo Pantaleoni. 1890 – 1923, a
cura di Gabriele de rosa. Roma
1962, pag.387.
([28]) g. toniolo, Angelo Messedaglia, “Rivista Internazionale di Scienze Sociali”, Aprile 1901,
pag. 685.
([29])f. lampertico, Commemorazione di
Angelo Messedaglia letta dal m.e. Fedele Lampertico,
“Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti”, Anno
accademico 1901-1902 - Tomo LXI - Parte prima, pag.63.
([30]) v. tangorra, Angelo Messedaglia,
“Rivista italiana di Sociologia, marzo – aprile 1901, pag. 162.
([31]) G. Valenti,
Angelo Messedaglia, in Giornale degli economisti”, maggio 1901, pag.465.
([32]) La critica nel
merito, sulla scarsa originalità è una di quelle che,
comprensibilmente, si è soliti riservarsi “a babbo morto”.
([33]) Valenti
esprime il desiderio che venisse fatta una raccolta degli scritti del
Messedaglia perché così “si renderebbe un segnalato
servigio agli studiosi per essere ormai quegli scritti o introvabili o
difficilmente accessibili”. g.
valenti, Angelo Messedaglia, “Giornale
degli economisti”, maggio 1901, pag.468. In questo senso anche Loria che
ricorda come, di carattere schivo, l’economista veronese prediligesse
pubblicare in annali di limitata diffusione, la cui platea risultava
necessariamente limitata e specialistica. a.
loria, Commemorazione del professore Angelo Messedaglia letta
nell'aula magna della R. Università di Padova il giorno 11 maggio 1902, pagg. 37-38.
([34]) Fa eccezione
forse il solo Virgilii, che dedica nel 1904 un lavoro all’attività
del Messedaglia nelle Commissioni parlamentari. In questo lavoro vengono
ricordati gli incarichi parlamentari e governativi del Messedaglia (pag.7) e le
principali relazioni esposte quali quelle sui bilanci ministeriali e sulla
imposta fondiaria (pag.9-19): f. virgilii,
L'opera scientifica del Messedaglia nelle commissioni parlamentari e
governative, F.lli Bocca, Torino, 1904.
([35]) a. messedaglia, Cinque prelezioni al
corso di Statistica; Relazione critica sull’opera di M.A. Guerry; La vita
media. Suo concetto, metodi di determinazione, criteri di applicazione; Il
calcolo dei valori medi e le sue applicazioni statistiche, in Biblioteca dell’Economista,
Volume XIX, Torino, 1908, a quel tempo diretta appunto da Pasquale Jannaccone.
A questa pubblicazione diede un importante contributo il solito Luigi
Messedaglia, nel cui carteggio, custodito presso la Biblioteca Civica di Verona,
si possono reperire le lettere di Jannaccone relative alla vicenda di questa
pubblicazione.
([36]) Una prima
parziale edizione venne edita nell “Archivio di Statistica” nel
1883 a seguito dell’insistenza di Luigi Bodio, insigne statistico e
fraterno amico di Angelo Messedaglia.
([37]) Si tratta di
una diretta al Pantaleoni in 15 novembre 1891 e quindi non si riferisce alla
prima stampa; cfr. v. pareto, Lettere
a Maffeo Pantaleoni. 1890 – 1923, a cura di gabriele de rosa, Roma, 1962, Vol. I,
pag. 89.
([38]) Non è neppure
da sottovalutare, in questo senso, il contributo dato da Messedaglia in seno al
Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Infatti, come illuminato
amministratore, contribuì significativamente a ripensare programmi e
strategie nell’ambito della formazione.
([39]) De Stefani era
buon amico del nipote di Angelo Messedaglia e questo gli favorì la
precoce conoscenza dell’intera opera messedagliana, edita e inedita.
([40]) A. De Stefani,
Gli scritti monetari di Francesco Ferrara e di Angelo Messedaglia, Fratelli
Drucker, Verona, 1908. In questo studio giovanile, in cui vengono posti a
confronto il pensiero di Ferrara e di Messedaglia, viene dedicato molto spazio
all’approccio messedagliano anche se apparentemente l’Autore sembra
non volere prendere una posizione netta sulla questione. Gli argomenti trattati
sono, in particolare, quelli del concetto di moneta, del valore della moneta,
sotto l’aspetto statico e sotto quello dinamico, e dei sistemi monetari.
([41]) Luzzatti ebbe
l’incarico di commemorare Messedaglia sia all’Accademia dei Lincei
alla presenza del Re, sia nel 1920 in occasione della pubblicazione delle Opere
Scelte di economia. l. luzzatti, Commemorazione
di Angelo Messedaglia fatta da Luigi Luzzatti per invito e sotto gli auspici
dell'Accademia delle Scienze di Verona, Roma,
Tipografia della Camera dei Deputati, 1920, pag. 16.
([42]) Questa
intenzione era manifestamente dichiarata dal De’ Stefani. Infatti,
parlando quasi più di se stesso, nell’occasione di un discorso
pronunciato il 14 aprile 1912 a Verona nella sala maggiore della Gran Guardia
per incarico della Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere per commemorare
Angelo Messedaglia, dichiarava: “gli uomini che ne udirono la voce, una
voce soave, ancella del puro regno interiore, o sono oltre il mezzo del loro
cammino o lo hanno ormai tutto percorso. Io non l'udii; ma, per buona ventura,
raccolsi il mio pensiero là dove il Maestro ha dichiarato il suo”.
a. de’ stefani, Discorso
su Angelo Messedaglia, Vicenza, 1914, pag.7.
([43]) Naturalmente
lo studio di De’ Stefani, giovane e poco noto, non poteva sortire in quel
tempo un grande effetto, lo stesso però non si può dire per la
pubblicazione dei lavori statistici nella Biblioteca dell’Economista, la
cui diffusione nella comunità scientifica risultava certamente molto
significativa.
([44]) In un ampio
lavoro vengono infatti, originalmente, presi in esami alcuni inediti paralleli
tra il Messedaglia ed altri eminenti economisti o, in genere, scienziati del
suo tempo. Appare quindi interessante (anche se per molti aspetti prevedibile)
ripercorrere alcuni confronti con l’opera di Cournot, Jevons, Walras,
Roscher e molti altri economisti stranieri, oltre agli italiani, Gioia,
Romagnosi e Pareto. g. alessio, La
mente di Angelo Messedaglia, Atti del Reale Istituto Veneto
di Scienze, Lettere ed Arti, Tomo LXXIV, Parte II, 1915. Per completezza
occorre ricordare che dello stesso Autore venne edita una commemorazione,
più breve e di maniera, in occasione del giubileo messedagliano. g. alessio, Pel giubileo di Angelo
Messedaglia, “Riforma sociale”, fascicolo
III, anno II, volume IV, 1895.
([45]) Così,
senza volontaria ironia, vengono definiti i volumi a stampa di Angelo
Messedaglia nelle Avvertenze a Opere scelte di
economia e altri scritti di Angelo Messedaglia,
Accademia d’agricoltura, scienze e lettere, Verona, 1920, vol.I, pag. VI.
([46]) Luigi
Messedaglia iniziò questo progetto sin dal 1901, anno in cui Angelo
Messedaglia, ottuagenario, morì, come si narra, correggendo le ultime
bozze dei suoi studi omerici sui venti.
l. luzzatti, Commemorazione di Angelo Messedaglia fatta da Luigi
Luzzatti per invito e sotto gli auspici dell'Accademia delle Scienze di Verona.
([47]) In particolare
in detti rendiconti accademici videro le Stampe gli studi di a. messedaglia, Sulla uranologia omerica, nel 1891 e I venti, l’orientazione geografica e la
navigazione in Omero nel 1901.
([48]) In quel tempo
Giovanni Setti era professore di Letteratura Greca all’Università
di Padova. Setti si era impegnato a scrivere l’introduzione di questo
lavoro curato da Luigi Messedaglia, con il quale tentò invano di trovare
editori disposti ad intraprendere questa iniziativa. Questo tentativo si
concluse presto per la sopravvenuta morte del Prof. Setti. L. Messedaglia, Gli
scritti omerici di Angelo Messedaglia, Atti dell'Accademia di agricoltura,
scienze e lettere di Verona, Serie IV, Vol.XX, anno 1918, pag. 5.
([49]) Ettore
Romagnoli, succeduto nella cattedra di Setti, come il predecessore aderì
all’iniziativa promettendo di scrivere l’introduzione e
consigliò a Luigi Messedaglia di rivolgersi al Pascal per la
pubblicazione.
([50]) Carlo Pascal,
professore nell’Università di Pavia, era direttore della
Biblioteca di filologia classica, edita a Catania dal Battiato. Pascal nel 1911
aderì prontamente all’iniziativa e annunciò il volume con
il titolo Cosmografia e geografia fisica in Omero.
L’iniziativa però fallì per un contrasto tra Luigi
Messedaglia e lo stesso Pascal, che pretendeva che tutti i passi citati fossero
in lingua greca e non nella pur illustre traduzione latina Didot –
Dindorf. Al contrario Messedaglia riteneva necessario lasciare l’opera
come scritta dallo zio per non tradire il preciso intendimento
dell’Autore. Il contrasto non si compose ed il volume non si
pubblicò.
([51]) La vicenda
è ben chiarita in c. de frede,
Carteggio Croce - Messedaglia, Bologna, 1999, pag.
4. In questa pubblicazione viene riportata la lettera di Benedetto Croce a
Luigi Messedaglia del 25 Luglio 1913, in cui si legge "(...) Io vorrei,
cioè, che gli studi omerici del Messedaglia fossero riuniti in un volume
della Biblioteca di cultura moderna del Laterza: il volume riuscirebbe,
crederei, di 600 pp. circa, e farebbe, possiamo esserne certissimi, vero onore
all'Italia"
([52]) l. messedaglia, op. cit., pagg. 6-7.
([53]) Luigi
Messedaglia fu il biografo ufficiale di Angelo, a lui si deve anche la voce
corrispondente nell’Enciclopedia Treccani. Nella pur ampia biografia
dell’economista veronese resta tuttavia un vuoto in corrispondenza del
periodo nel quale si trovava a Roma, dove risiedette e chiuse la sua esistenza
terrena, a partire dalla nomina alla cattedra nella università della
Capitale, nella quale gli subentrò Maffeo Pantaleoni. In particolare
occorre segnalare alcune opere di fondamentale importanza biografica, che
coprono buona parte della vita del Maestro: in particolare, cfr., l. messedaglia. Aleardo Aleardi,
Caterina Bon Brenzoni ed Angelo Messedaglia secondo documenti e carteggi
inediti o rari, Verona 1920. In questo lavoro,
seguendo le vicende dell’amicizia con Aleardo Aleardi e Caterina Bon
Brenzoni, viene ricostruito il periodo che va dalla giovinezza di Angelo
Messedaglia fino al 1866 In quegli anni Messedaglia si trovava a Padova, ivi
nominato Professore ordinario di economia politica e statistica nel 1858. Vedi
anche, l. messedaglia, L'opera
politica di A. Messedaglia nel 1866, “Atti Ist.
Veneto di Scienze, Lettere ed Arti”, Anno accademico 1920-1921, Tomo
LXXX, parte seconda, p.861-906. In questo contributo si riferisce della pagina
forse più significativa e certamente patriottica dell’impegno
politico di Angelo Messedaglia, riferendo del contributo alla storia della
liberazione del Veneto dato dal Messedaglia alle vicende del 1866, che
precedettero la partenza degli austriaci da Verona. Infine vedi, l. messedaglia, Vita di Cent'anni
fa. Angelo Messedaglia adolescente e la sua crisi spirituale, Verona 1929. In questo volume si raccontano le vicende della famiglia
Messedaglia e di Angelo bambino e adolescente a Villafranca di Verona, dove
nacque, a Valeggio sul Mincio, dove ricevette la prima educazione e quindi a
Verona, dove frequentò le scuole superiori come convittore. Viene
inoltre a pubblicazione l'importante lettera a Pietro Chinaglia (p.90-92) in
cui emerge con evidenza l'influenza del Vico nel pensiero del Messedaglia. l. messedaglia, Nel cinquantenario
della morte di Angelo Messedaglia, “Nuova
Antologia”, pag. 295-304, 1951.
([54]) Di cui era
socio.
([55]) Presidente
effettivo era istituzionalmente il Presidente della Accademia di agricoltura,
scienze e lettere di Verona.
([56]) In quegli anni
De Stefani aveva consolidato la propria posizione accademica ed era in piena
ascesa politica. Nel 1921 partecipò alle elezioni politiche e, negli
anni immediatamente successivi ricoprì l’incarico di Ministro
delle Finanze nel primo governo Mussolini, assorbendo nel 1923 anche il
Ministero del Tesoro.
([57]) Questo lavoro
confluì, riveduto e corretto, in a.
messedaglia, La moneta ed il sistema monetario in generale, “Archivio di Statistica”, anno VI, fasc. III – IV.
In perfetto stile del suo autore il lavoro venne pubblicato senza la fretta
delle esigenze editoriali, rifinito nei dettagli e in una pubblicazione a
diffusione certamente più limitata. La vicenda, per molti versi
emblematica, ebbe un certo clamore e, infatti, ritorna spesso nella aneddotica
messedagliana.
([58]) f. colletti, Un grande intelletto, “Rivista bancaria”, Anno III n.3 del 20 marzo 1922. Il
contributo non sembra però aggiungere nuovi elementi ai precedenti
lavori commemorativi.
([59]) a. graziani, Il pensiero scientifico
di Angelo Messedaglia - Memoria presentata alla R. Accademia di Scienze morali
e politiche della Società Reale di Napoli. In
questo vengono ripercorsi, tematicamente, tutte le opere del Messedaglia, ivi
comprese quelle poetiche e letterarie.
([60])M. g.-h. bousquet, L'oeuvre economique
d'Angelo Messedaglia, Librairie des Sciences
economiques et sociales Marcel Riviere, 1926. In questo lavoro si evidenzia una
conoscenza, piuttosto compiuta delle opere economiche di Messedaglia.
([61])s.g. scalfati, Gli scritti finanziari
di Angelo Messedaglia, “Il Giornale
economico”, 1932. Dello Scalfati ricordiamo inoltre, a titolo di conferma
della sua appartenenza alla cerchia culturale di Alberto de’Stefani, la
traduzione italiana dell’ opera del Presidente della Reichsbank, grande
amico dell’ex ministro, La stabilizzazione del marco, l’anno precedente a quello su Messedaglia.
([62]) Ciò
appare di tutta evidenza già dalla prima nota del volume dedicata da
De’ Stefani quando ricordava dalle pagine di “Gerarchia” del
settembre 1923, come “Angelo Messedaglia, non ha avuto larga eco e lo
scarso ricordo di lui è ormai vinto dal silenzio”.
([63]) Giuseppe
Tassinari, professore di Economia Agraria prima a Perugia e poi a Bologna. Con
riferimento agli anni di questa pubblicazione, occorre ricordare che Tassinari ricopriva
in quel momento l’incarico di Sottosegretario per l’Agricoltura e
le Foreste e, dal 1937, anche per la Bonifica integrale. Al contrario, in
quegli anni, la parabola politica di Alberto De’ Stefani si era conclusa,
anche se continuava il suo impegno scientifico e professionale in economia
agraria.
([64]) Nella nota del
curatore Luigi Messedaglia si riferisce come si realizzò “la
nobilissima iniziativa, seguita da pronto intervento sul terreno della pratica,
di un gruppo di benemeriti, i quali, con esempio unico anzi che raro, e che non
ha bisogno di commenti, non vogliono (e la loro volontà va rispettata)
essere nominati”. E’ facile leggere, per chi conosce il carteggio
di Luigi Messedaglia, l’intervento del benemerito economista ed amico
Alberto De’ Stefani; cfr., Nota di luigi messedaglia alla riedizione di a.messedaglia, Il catasto e la
perequazione, Bologna, 1936, pag. XI.
([65]) E poi
confluita nella relazione di Marco Minghetti.
([66]) Lo riferisce
lo stesso Luigi Messedaglia in l.
messedaglia, Nel cinquantenario della morte di Angelo Messedaglia, “Nuova Antologia”, 1951.
([67]) Einaudi stesso
riferisce di aver ritenuto necessario questo lavoro per il fatto che molti
conoscevano solo per sentito dire di questa Relazione sul Catasto, che
“sepolta, insieme con quella del Minghetti, nello stampato n.54 A degli
“Atti della Camera dei deputati, legislatura XV, documenti”, essa
era divenuta ben presto irreperibile, non possedendone più l'archivio
della camera alcuna copia disponibile”. l.
einaudi, Una grande discussione parlamentare. La legge sul Catasto
del 1886, “Rivista di Storia Economica”,
Anno VI, n.4, 1941, pp.201 – 202.
([68])l. einaudi, Una grande discussione
parlamentare. La legge sul Catasto del 1886,
“Rivista di Storia Economica”, Anno VI, n.4, 1941, p.238. Ed in
questo contesto “La relazione Messedaglia è (...) la fonte alla
quale hanno attinto ed attingeranno quanti hanno voluto o vorranno rendersi
ragione dell'impresa grandiosa la quale va sotto il nome di nuovo catasto
italiano”, ibidem, p.204.
([69]) l. einaudi, La terra e
l’imposta, Torino, 1942.
([70]) Messedaglia
viene spesso ricordato anche in testi di carattere quali, l. einaudi, Principi di Scienza della Finanza,
Torino, 1949; in quel caso con riferimento al principio della lunga durata del
reddito ordinario, p.214.
([71]) Il riferimento
è nel saggio sulla moneta immaginaria. l.
einaudi, Saggi bibliografici e storici intorno alle dottrine
economiche, Roma, 1953, p.233. È appena il caso
di ricordare di come in questo lavoro si trattino principalmente le posizioni
di liberisti “puri”, quali Smith e Ferrara, tuttavia emerge con
chiarezza la stima per il lavoro in materia monetaria dell’economista
veronese.
([72]) m. lecce, Il pensiero economico di
Angelo Messedaglia, Verona, 1953.
([73]) Così si
ricorda anche sulla stessa copertina del volume. L’Accademia veronese,
come nell’occasione del centenario dalla nascita, attivò
iniziative commemorative anche per il cinquantenario dalla morte. Così
anche in quell’occasione l’impegno si concretizzò in questa
pubblicazione, dedicata dall’Autore a Luigi Messedaglia.
([74]) Si riferisce
in questo caso la stessa dichiarazione di intenti, fatta in preambolo da Lecce,
che si propone di scrivere un saggio aderente agli scritti
dell’economista veronese, fornendo così una “premessa ad un più
ampio ripensamento sull’opera multiforme del Messedaglia”.
([75]) “Il
Messedaglia fu positivista per temperamento, ma di spirito e di forme tutto
italiano, della scuola del Vico e del Romagnosi". m. lecce, op. cit., p.10.
([76]) m. lecce, op. cit., pp.13 –19.
([77]) a. pellanda, Angelo Messedaglia.
Tematiche economiche e indagini storiche, Padova,
1984. In questo senso il pensiero dell’economista veronese viene
ricondotto nell’alveo della tradizione settecentesca italiana di Genovesi,
Palmieri, Galiani, Verri, Beccaria e Ortles e, quindi, di Romagnosi e dei suoi
più diretti allievi, come Carlo Cattaneo. In effetti, risulta certamente
significativo che le prime pubblicazioni di Messedaglia, nel periodo pavese,
vengano effettuate sul Politecnico di Cattaneo.
([78]) E’
appena il caso di notare che l’accezione viene qui usata in senso
positivo, al contrario dello spirito con cui questa espressione fu coniata da
Ferrara.
([79])
Nell’interpretazione di Romani “si intende affermare l'esistenza di
una originale declinazione, lombardo - veneta, della scienza sociale
ottocentesca italiana. Il tragitto che faremo compiere al lettore avrà
inizio nella Milano di Gian Domenico Romagnosi, passerà per Pavia e
Verona, dove il sapere romagnosiano viene elaborato da Angelo Messedaglia, per
finire a Padova, alla Facoltà di Giurisprudenza, sui cui banchi siedono
Luigi Luzzatti, Fedele Lampertico ed Emilio Morpurgo, e dalla cui cattedra
insegna, appunto, Messedaglia”. r.
romani, Romagnosi, Messedaglia, la "scuola lombardo -
veneta": la costruzione di un sapere sociale, in La
scienza moderata, a cura di r.camurri, Milano, 1992, pag.177.
([80]) In questo
senso, “Messedaglia fu uno scienziato sociale che guardò
indubbiamente all'area tedesca (...) tuttavia il suo respiro è
totalmente europeo”. g. zalin,
Economisti, politici, filantropi nell'Italia liberale (1861 - 1922).
L'apporto culturale, ideologico e operativo delle personalità venete, Padova 1997, pag.9.
([81]) Nel Fondo
Messedaglia custodito presso la Biblioteca Civica di Verona è curioso
notare la documentazione degli studi linguistici del Nostro, che vanno dalle
lingue classiche, il greco e il latino, alle lingue europee quali
l’inglese, il francese, lo spagnolo e il tedesco, per finire
all’arabo. Non mancano neppure studi giovani di sanscrito e cinese.
([82])
“L'Inghilterra era il paese delle statistiche e delle inchieste: e tale
appariva ai vari Messedaglia, Boccardo, Luzzatti, Morpurgo, Brunialti, Ferrari,
come logico corollario delle qualità politiche nazionali. Per
Messedaglia, e le parole del maestro trovavano instancabili ripetitori, il
nesso fra un paese libero e le ricerche statistiche era necessario” r.
romani, L'economia politica del Risorgimento italiano, Torino, 1994, pagg.218-219.
([83]) Il passo
è tratto da una lettera del 1859 spedita da Angelo Messedaglia ad
Aleardo Aleardi con riferimento al canto composto dallo stesso Aleardi su
“Il comunismo e Federico Bastiat”. l.
messedaglia, A proposito di un canto di Aleardo Aleardi. Il comunismo
e Federico Bastiat, in “Nuova Antologia”,
Maggio 1923. La lettera è di un Messedaglia molto prudente perché
da poco nominato professore all’Università di Padova. La
situazione politica ancora incerta gli faceva temere di prendere posizioni
nette su questi temi.
([84]) Per un attento
studio di questo aspetto si rinvia a p.
pecorari, Luigi Luzzatti e le origini dello “statalismo”
economico nell'epoca della Destra storica, Padova,
1983, pagg. 82 – 90.
([85]) Nel Carteggio
tra Messedaglia e Luzzatti sono ampiamente documentate le continue richieste di
chiarimenti scientifici al Messedaglia. Al riguardo, g. borelli, Alcune lettere di Luigi Luzzatti ad Angelo
Messedaglia, “Economia e Storia”, I,
gennaio - marzo, 1970. Invece, per un’ampia disanima sul magistero di
Messedaglia, p. pecorari, op.
cit., pagg.25 – 46.
([86]) Romani rileva
in una analoga concezione di newtonianesimo sociale il fondamentale nesso di
continuità tra Messedaglia e Luzzatti. r.
romani, Romagnosi, Messedaglia … cit.,
pag. 199.
([87]) Si intenda che
il carteggio Messedaglia presso la Biblioteca Civica di Verona risulta
ampiamente incompleto. E, soprattutto, come nota Zangarini, risulta sicuramente
carente la parte scientifica della corrispondenza di Messedaglia, situazione
“che appare in stridente e flagrante contrasto con il prestigio
scientifico e la centralità dell'uomo nel mondo culturale dell'epoca,
impedisce di giungere ad un sufficiente grado di conoscenza circa i rapporti
intercorsi tra lo scienziato veronese e i suoi allievi”. m. zangarini, Scienza e società
in Angelo Messedaglia. In La scienza moderata, a cura di R.Camurri, Milano,
FrancoAngeli, 1992, pag. 218. Viceversa il carteggio di Fedele Lampertico, di
cui è in corso la pubblicazione, risulta assai più conservato.
([88]) In questo
senso è piena l’adesione con la posizione di Zalin, che pone
all’attenzione come i lombardo – veneti possano essere più
considerati un gruppo che una scuola di pensiero, in ampio senso tradizionale.
([89]) Messedaglia fu
Maestro di Luzzatti e Lampertico nei primi anni di insegnamento, quelli
padovani. Considerando che il suo insegnamento proseguì a Roma e
durò più di cinquant’anni, si può affermare che
buona parte della sua carriera accademica si accompagnò con questi suoi
primi allievi, con quali condivise il periodo della disputa sul metodo.
([90]) Riedizione
che, come sopra ricordato, non venne condotta a termine.
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