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Detti e Contraddetti Messedagliani

Sergio Noto

Capitolo 1

1. Post mortem: Carneade e Schumpeter

“Chi mai? Angelo Messedaglia. Forse non mancherà qualche Don Abbondio che si chieda chi era costui”([1]). Non erano infatti passati che poco più di vent’anni dalla morte ([2]) del grande maestro dell’economia italiana del XIX secolo, dalla scomparsa di quello studioso al cui solo udire il nome lo stesso Pareto cedeva il passo ([3]), che con queste dubbiose parole un allievo rievocava il “grande intelletto” del Messedaglia, divenuto in breve, troppo in breve, un illustre Carneade del pensiero scientifico e della storia economica italiana. Cosa era successo, come si poteva spiegare che la “fortuna” dell’oblio avesse colpito proprio il Nostro, repentinamente passato dalle prime pagine del who’s who dell’Ottocento, al dimenticatoio del ‘900?

Questo “crollo di popolarità” all’interno della comunità scientifica, inequivocabile, sconfortante e improvviso, contrasta con il fatto che, alcuni anni dopo, Schumpeter, nella sua Storia dell’analisi economica ([4]), ricordava il Messedaglia “per la posizione strategica ch’egli ha nella storia dell’economia e della statistica italiana”. Infatti l’austriaco, abitualmente sferzante anche negli elogi([5]), nella sua monumentale opera storica, non dedica eguale attenzione a molti altri italiani del XIX secolo ed il fatto che, tra i pochi spicchi il nome di Angelo Messedaglia, contrasta con il precedente paragone manzoniano. È proprio la composizione di questo contrasto che necessita di una analisi della eredità scientifica e culturale lasciata da Messedaglia.

1.1. Le commemorazioni di Angelo Messedaglia, “maestro a tutti e a nessuno”.

Sull’eredità scientifica di Angelo Messedaglia occorre interrogarsi sin dalla sua morte, dato che vari studiosi, diversi per interessi e “appartenenze”, si affrettarono a dichiararsi suoi discepoli. La lettura comparata delle molte commemorazioni, scritte tra il 1901 e il 1902, ne fornisce una ampia testimonianza.

Non si vuole qui tacere come la commemorazione, in senso stretto ai fini della comprensione del pensiero di un autore, sia senz’altro una fonte minore, spesso priva dell’approfondimento sistematico e dettata da una forte spinta emotiva. Tuttavia, anche questi ricordi, talvolta personali, risultano di un certo interesse per la capacità di consentire una mappatura di relazioni scientifiche e per trarre attendibili indizi magari più dalle critiche sottili che dagli elogi di circostanza.

Non è retorica dire che, per qualità e quantità, le celebrazioni furono degne di un grande scienziato e maestro. E non v’è dubbio che Messedaglia non fosse tale, dato che, assieme a Ferrara e Cossa, si può dire abbia formato tutti gli economisti italiani del periodo successivo ([6]). Tuttavia Messedaglia non lasciò una scuola e, soprattutto, non desiderò mai di averla. Come ben disse il Valenti, egli fu maestro a tutti e a nessuno ([7]), viceversa non si giustificherebbero molte commemorazioni di amici ed allievi, tra loro diversissimi, tanto che sarebbe impossibile ricomporre un quadro unitario.

La varietà dei contributi copre e rappresenta quasi tutti gli indirizzi di pensiero dell’epoca. Sono rappresentati i lombardo - veneti, marginalisti della più bell’acqua, persino marxisti, nonché numerosi studiosi specialisti di questioni statistiche, demografiche, agrarie o di finanza pubblica ([8]). In particolare i contributi presi in considerazione sono quelli di Lampertico, Luzzatti, Toniolo, De Viti De marco, Loria, Virgilii, Ferraris, Tangorra, Valenti e Colletti. Oltre a questi, non mancarono neppure nomi molto noti della cultura e della politica e, tra questi, il più illustre è quello dello Zanardelli ([9]) a testimonianza dell’opera politica del Messedaglia ([10]).

Messedaglia, come molti altri economisti del suo tempo, venne chiamato all’impegno politico nella fase della costruzione dell’Italia post – unitaria ([11]). Comunque la sua attività di parlamentare si distinse per l’impegno in compiti di carattere tecnico – economico, ma Messedaglia non era, né teneva ad essere, un politico di professione ([12]). Egli non nascondeva di preferire la scienza e, proprio per questo, nella sua attività parlamentare trasfuse il suo sapere scientifico. Le sue relazioni parlamentari ([13]) erano il risultato di approfonditi studi, che però non ammettevano replica. Messedaglia impartiva lezioni anche dal seggio parlamentare e non solo dalla cattedra. Moderato, equilibrato, intellettualmente onesto, non era animato da spirito di parte ma non era neppure disposto a mediare, particolarmente sugli aspetti tecnici, approfonditi con alto scrupolo scientifico ([14]). Nonostante le influentissime amicizie vantate, già nelle commemorazioni, emerge, in toni più o meno espliciti, la figura di un ottimo parlamentare, di un politico influente ed ascoltato ([15]), ma nella sostanza isolato anche nell’ambito del suo stesso partito ([16]).

Messedaglia brillò per rettitudine politica e per scrupolo scientifico, certamente anche per indole, fu un grande teorico ma non si distinse per spirito pratico ([17]) ed anche per questo la sua attività politica non raggiunse mai un altissimo profilo istituzionale ([18]).

Venendo più propriamente alla commemorazione dello scienziato, in quasi tutte le occasioni viene tratteggiata la figura di una persona di vastissima cultura ([19]), dedita ad uno studio appassionato e sistematico. La sua curiosità culturale spesso si traduceva in una versatilità scientifica, tale da consentigli di trattare con rigore accademico argomenti assai lontani dalle scienze economiche e sociali, tra i quali particolarmente significativi sono i lavori su temi omerici, astronomici, idraulici ([20]). A maggiore ragione, nell’economia e nella statistica, lo scrupolo dello studioso emerge da ogni scritto, permeato di approfondimento storico, dottrinale e tecnico. Messedaglia era animato da un alto senso del lavoro scientifico, trasfuso nel rigore metodologico dell’induzione positiva. Il suo lavoro accurato lo occupava per molto tempo, mai contento dei risultati ottenuti e mai pago di conferme. In questo fu sempre uno studioso solitario ([21]), ancorché inserito tra gli economisti “lombardo – veneti”. Messedaglia viene descritto come un uomo distaccato ([22]), che nel suo lavoro non collaborò con altri e non volle collaboratori ([23]) perché mal avrebbe sopportato ingerenze. Meditava e rimeditava sui progressi del suo lavoro, di cui si trovava sempre ad essere inguaribilmente insoddisfatto ([24]).

Per la maggior parte degli autori quello statistico fu il maggior contributo ([25]). E certamente Messedaglia fu un vero rinnovatore della Statistica scientifica in Italia ([26]), in tempi in cui l’economia matematica era lontana dal prendere il sopravvento. Senza dubbio la Statistica per merito del Messedaglia venne affrancata dal suo ruolo di arte sussidiaria alla politica per assurgere a rango di scienza anche nell’insegnamento delle Università italiane ([27]).

Non meno diffuse, ma con maggiori distinguo, sono le considerazioni sui lavori di economia e finanza. La definizione più fedele si perfeziona in Giuseppe Toniolo che ricorda come “fino all'ultimo egli si professava di scuola liberale individualista, ma temperatissima in vista di quelle stesse vedute poliedre del suo spirito, moderate vieppiù dal culto che egli apprestò ognora alle idee morali” ([28]).

Tuttavia non mancano neppure riserve o critiche al suo lavoro. Lampertico ci fa sapere che il Nostro “non aspirava ad essere un innovatore” ([29]); il futuro ministro, Vincenzo Tangorra aggiunge che egli “non ci diede un sistema scientifico, lasciò in compenso lavori parziali” ([30]); infine Ghino Valenti insinua come il veronese non fosse “l’uomo delle ingegnose costruzioni, ma delle utili rettificazioni” ([31]).

Queste rilievi già ci offrono una prima spiegazione delle ragioni per cui fu modesta l’eredità scientifica del Messedaglia, nonostante fosse un economista molto autorevole ed un riferimento sicuro per studiosi di scuole di pensiero tra loro molto diverse. Messedaglia fu uno scienziato sereno e severo, dal cui confronto molti trassero forza per le loro argomentazioni ma, i suoi contributi, sempre coltissimi, non furono sempre altrettanto originali ([32]).

Al contrario gli venne tributato un generale riconoscimento, per il fatto gli studiosi era soliti rivolgersi a lui, privo di invidie scientifiche, sicuri di una critica autorevole ma sempre tenuta nel più privato riserbo. Messedaglia, del resto, non cercò mai le luci della ribalta, lontano dalle polemiche, e tenne, volontariamente e tenacemente, un così basso profilo che i suoi scritti restarono poco diffusi anche quando era in vita. Questo dato emerge già da una lettura attenta della bibliografia messedagliana, ma conferma inequivocabile ne danno le commemorazioni, nelle quali si evidenzia la difficile reperibilità degli studi del Messedaglia anche per gli stessi addetti ai lavori. Molti scritti, pubblicati in annali di diffusione piuttosto limitata, risultavano già nel 1901 praticamente introvabili, disponibili quasi solo per la stretta cerchia degli amici ([33]).

1.2. L’eredità scientifica del Messedaglia

A paragone con il Cossa e con il Ferrara, Messedaglia lasciò pochi discepoli “militanti” e la sorte della sua eredità scientifica appariva incerta. Come la disponibilità dei suoi volumi, così anche la sua fama sembrava essere destinata ad una rapida eclissi. A pochi anni dalla sua morte pochi tra coloro, che si dichiaravano suoi allievi, sembravano ricordarsi del Messedaglia ([34]), in particolare in quegli anni in cui il marginalismo aveva ormai preso il sopravvento anche in Italia, dopo un lungo processo di incubazione.

Tuttavia occorre segnalare che nel 1908, grazie a Pasquale Jannaccone, economista in quel tempo già illustre anche se non allievo di Messedaglia, vanno alla stampa la parte significativa dei lavori statistici di Messedaglia ([35]). Questa pubblicazione, in particolare l’opera sui valori medi nella sua versione riveduta ed ampliata ([36]), era ormai da molto tempo attesa dagli specialisti. Un dato che si ricava dalle commemorazioni ma, forse anche più genuinamente da carteggi privati. Già lo stesso Pareto, in una lettera a Pantaleoni datata ben dieci anni prima della morte di Messedaglia, scriveva “Ho sentito (…) che il Messedaglia prepara un gran lavoro sulle medie. E' dunque inutile che me ne occupi più. Aspettiamo quel lavoro” ([37]).

Per quanto questa edizione abbia segnato certamente un passo avanti nel recupero più organico dell’opera statistica di Messedaglia, tuttavia proprio la lunga attesa, dovuta alla irresolutezza e alla incontentabilità del suo autore, ne limitò gli effetti. Questo importante contributo alla statistica, corredato di un notevole apparato matematico, vide le stampe con molti anni di ritardo e in un periodo storico in cui l’approccio matematico all’economia stava registrando un’accelerazione senza precedenti. Non vi è alcun dubbio che alla grande efficacia del magistero del Messedaglia nelle aule universitarie ([38]) non trovò corrispondenza la diffusione delle sue opere. Questo conferma anche la circostanza per cui Messedaglia poteva vantare fuori dall’Italia una fama limitata, anche se molto qualificata e spesso legata a rapporti epistolari.

In quegli stessi anni, per circostanze quasi fortuite, un giovane e sconosciuto studioso, che non conosceva personalmente Messedaglia, iniziò a studiare le sue opere, anche inedite, particolarmente in materia di moneta. Questo economista, anch’egli veronese, destinato ad una brillante carriera ed affermazione politica, era Alberto De’ Stefani ([39]). Proprio il De’ Stefani, infatti, utilizzando i manoscritti presenti nell’archivio della famiglia Messedaglia, pubblicò una monografia sull’opera monetaria di Angelo Messedaglia e Francesco Ferrara ([40]). Questo lavoro, sostanzialmente messedagliano, datato 1908 (come la pubblicazione degli scritti statistici), rappresenta il primo studio scientifico dedicato al pensiero di Messedaglia e segna un inequivocabile nesso di continuità tra Messedaglia e De’ Stefani, se non altro per la deliberata, priva di vincoli accademici, preferenza data dall’estroso futuro ministro delle Finanze al magistero messedagliano.

All’ “allievo prediletto” Luigi Luzzatti, ad Alberto De’ Stefani, oltre che al nipote, Luigi Messedaglia, si devono i principali tentativi di diffusione del magistero dell’economista veronese.

Luzzatti si impegnò nell’onorare la memoria del Maestro, patrocinando spesso iniziative commemorative ([41]), anche se seguì un itinerario scientifico autonomo rispetto a quello del maestro, il cui riferimento culturale resta sempre presente ma nell’ambito di un personale e distinto approccio al problema economico. Al contrario, per De’ Stefani, assai più giovane del Luzzatti, il pensiero del Messedaglia segnò l’incipit dei lavori in materia di moneta e il riferimento metodologico fondamentale per il ruolo assegnato alla statistica nello studio dell’economia ([42]). Per molti versi soltanto in De’ Stefani si può leggere uno sforzo di reinterpretare o, forse meglio, di ri-applicare personalmente il pensiero del Messedaglia alla luce dei nuovi orientamenti, soggettivisti e marginalisti, della scienza economica.

Comunque queste iniziative non registrarono una vasta risonanza ([43]). Infatti, tra il 1908 e il 1920 non si possono segnalare altre pubblicazioni di rilievo, salvo forse una relativamente diffusa testimonianza dell’Alessio, nella quale vengono rivisitati, seppure senza un adeguato approfondimento, alcuni contributi del Maestro e in particolare su quelli di contenuto statistico matematico ([44]).

In quegli anni, comunque, la difficile reperibilità degli scritti di Messedaglia continuava a rappresentare un limite oggettivo a uno studio, che non si fosse prefisso una ricerca di “rarità bibliografiche” ([45]). Di questo ben se ne rendeva conto il nipote Luigi Messedaglia, letterato raffinato ed eclettico, che dedicò un gran lavoro alla valorizzazione delle opere dello zio.

Da letterato, appunto, in un primo momento Luigi Messedaglia profuse un notevole impegno nel tentativo di pubblicare, almeno per la ricorrenza del centenario della nascita, una edizione completa degli scritti omerici ([46]), in parte, dati alle stampe nei Rendiconti dell’Accademia dei Lincei ([47]). Tuttavia l’iniziativa non era agevole. Gli scritti omerici di Angelo Messedaglia erano piuttosto ponderosi, soprattutto per un autore non accreditato tra gli ellenisti professionali. L’esito dell’operazione richiedeva quindi di una presentazione ufficiale ed accreditata. Vennero quindi interessati alla questione Setti ([48]), Romagnoli ([49]), Pascal ([50]) ed infine Benedetto Croce ([51]). Tuttavia neppure il patrocinio crociano presso l’editore Laterza sortì l’esito sperato. Il libraio, a seguito della richiesta del Croce, rispose prontamente a Luigi Messedaglia riferendogli che “il senatore Croce sa che non posso assumere nuovi lavori: ma mi sembra anche che un volume di seicento pagine di studi omerici, per quanto d’illustre autore, non potrebbe avere commercialmente buon esito” ([52]). La pubblicazione degli scritti omerici fallì così definitivamente. Tuttavia, poiché la ricorrenza del centenario si avvicinava a grandi passi e non poteva passare sotto completo silenzio, lo sforzo di Luigi Messedaglia fu dirottato verso i temi economici, benché meno familiari al nipote, dove l’opera di Angelo Messedaglia trovò i naturali alleati.

Oltre ai fondamentali lavori bibliografici e biografici basati sui documenti di famiglia ([53]), poi donati alla Civica di Verona, Luigi Messedaglia riuscì a mettere in moto un sodalizio locale ma di grande prestigio, quale l’Accademia di Agricoltura, Scienze, Lettere ed Arti di Verona ([54]), che nell’anno messedagliano pubblicò in due ampi volumi le Opere Scelte di economia. All’opera presero non poca parte Luigi Luzzatti ed Alberto De’ Stefani. Luigi Luzzatti, in qualità di Presidente Onorario del Comitato nazionale per il centenario di Angelo Messedaglia ([55]), fu il catalizzatore politico e, ragionevolmente, economico dell’iniziativa. Alberto De’ Stefani si impegnò in un riordino degli studi monetari, curando la pubblicazione dei più significativi inediti in materia.

Posto che sembrava improponibile una pubblicazione integrale dell’opera di Messedaglia, il Comitato per la celebrazione fu costretto ad effettuare delle scelte e così si ritenne di pubblicare principalmente le opere di economia. Tra questi venne pubblicata, a cura di De’ Stefani ([56]), l’opera inedita “Il credito”, lavoro che era destinato a seguire il trattato sulla circolazione monetaria, che doveva essere pubblicato sulla Biblioteca Scientifica Internazionale, opera che Messedaglia ritirò quando ormai la stampa ormai quasi conclusa ([57]). L’edizione destefaniana delle opere economiche rappresenta il contributo più importante alla diffusione degli scritti di Angelo Messedaglia, che in quegli anni raggiunsero l’apice della loro visibilità.

Non è un caso che a pochi anni dalla uscita delle Opere Scelte tornassero ad essere pubblicate memorie sull’opera scientifica del Messedaglia. Lavori che aggiungono alla documentazione storiografica alcuni ricordi di conoscenza personale e, seppure marginalmente, una valutazione critica dell’opera scientifica per mano di Colletti ([58]), Graziani ([59]) e Bousquet ([60]).

Tuttavia, occorre sottolineare che nelle Opere Scelte di economia, data la mole dei materiali pubblicabili, non trovano spazio gli scritti di finanza, di cui quelli agrari rappresentano il contributo più significativo. Tuttavia grazie all’incessante impegno di Luigi Messedaglia ed alla regia scientifica di Alberto De’ Stefani venne resa loro giustizia dopo poco più di un decennio e, non casualmente, nel periodo dell’impegno nella bonifica agraria operata dal governo fascista.

In questo senso il primo contributo è rappresentato da una monografia critica ad opera di Stanislao Scalfati ([61]). In questo lavoro vengono passati in rassegna i principali contributi del Messedaglia in ambito di finanza e, particolarmente, in materia di imposizione fondiaria e di catasto. Questo contributo, seppure non molto originale, copre un evidente vuoto di critica, operazione per la quale non è difficile ravvisare la mano del De’ Stefani ([62]), che aveva seguito e presentato i primi lavori scientifici di Scalfati.

Solo quattro anni più tardi e precisamente nel 1936, a cura di Luigi Messedaglia, e con prefazione di Giuseppe Tassinari ([63]), politico e studioso in rapporti con Alberto De’ Stefani ([64]), venne ridata a stampa la relazione parlamentare scritta da Angelo Messedaglia ([65]) sul Catasto e la Perequazione. Con questo lavoro si può considerare completata l’articolata opera di riedizione dei lavori economici e statistici di Angelo Messedaglia e questo a ben trentacinque anni dalla sua morte.

Il percorso che portò alla pubblicazione, quasi completa, delle opere economiche fu senza dubbio troppo lungo e complicato per raggiungere gli esiti sperati. A testimonianza di questo nel 1951, a cinquant’anni dalla morte, Luigi Messedaglia pubblicò il suo ultimo resoconto, poco confortante, sulla situazione. Gli studi sul Messedaglia ben presto si erano fermati e le Opere scelte, nonostante gli sforzi profusi, erano ancora difficilmente reperibili, essendo state in buona parte distrutte dal loro stesso Editore a causa della loro scarsa fortuna commerciale. Gli anni della seconda guerra mondiale contribuirono ad affossare ogni ulteriore tentativo editoriale e, in particolare, la riproposizione degli scritti malthusiani da parte di Luigi Einaudi nel 1942 ([66]).

A questo riguardo e al di là dell’interesse specifico per gli scritti sulla popolazione, occorre osservare come, tra gli studiosi, sia passato pressoché inosservato l’interesse di Luigi Einaudi verso Messedaglia e in particolare per le opere in materia finanziaria. La distanza tra questi due economisti, diversi per generazione ed “appartenenza”, rendeva in effetti l’accostamento piuttosto problematico. Tuttavia occorre ricordare che Einaudi, impegnato in studi in materia di imposizione fondiaria in relazione con il nuovo catasto fascista, prese a riferimento la legge del 1886, che aveva avuto come relatori Messedaglia, per la parte tecnica, e Minghetti, principalmente per gli aspetti politici. Ai lavori parlamentari, che portarono alla riforma, Einaudi dedicò uno studio specifico ([67]), nel quale emerge con assoluta chiarezza la stima per il lavoro scientifico di Angelo Messedaglia. In particolare Einaudi aderì, in senso ampio, alla posizione del Messedaglia con riferimento sia alle caratteristiche di formazione del catasto (con riferimento alla situazione dell’Italia post unitaria nella quale aveva operato Messedaglia), sia alle modalità tecniche di tassazione fondiaria. Per Einaudi, “La legge del 1886 condotta in porto con tanta fatica è davvero uno dei grandi monumenti della nostra legislazione tributaria” ([68]).

Questo studio sulla riforma catastale del 1886, anticipa di un anno un più consistente studio di Einaudi in materia di imposizione fondiaria, “La terra e l’imposta” ([69]), opera nella quale il riferimento al lavoro di Messedaglia risulta significativo e costante. Per quanto il riferimento a Messedaglia sia posto in evidenza soltanto negli scritti in materia catastale ([70]), tuttavia Einaudi dimostra di apprezzare inequivocabilmente anche gli scritti sulla popolazione, come poco sopra accennato e gli studi in materia di moneta di colui che, che definiva l’ “impeccabile Messedaglia” ([71]).

Appare quindi con sufficiente chiarezza che se Messedaglia trovò agguerriti oppositori nel liberismo di Ferrara e nei suoi ripetitori, altrettanto non si può riscontrare in un liberista della generazione successiva dell'autorevolezza di Einaudi.

1.3. La recente critica storiografica

I primi tentativi di una collocazione critica e storica del contributo dello studioso, a poco più di cinquant’anni dalla morte, presero l’avvio con Michele Lecce e la pubblicazione nel 1953 della monografia dedicata al pensiero economico di Angelo Messedaglia ([72]). Si tratta ancora di un’opera pubblicata sotto gli auspici dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona ([73]), che fornisce una ampia sintesi dei contenuti degli studi economici.

Il volume, di carattere principalmente divulgativo ([74]), e particolarmente attento alle questioni di metodo, assume a premessa che l’opera del Messedaglia debba essere collocata nell’ambito della tradizione scientifica italiana del Vico e del Romagnosi ([75]). Considerazione particolarmente significativa, soprattutto perché l’Autore intendeva affrancare Messedaglia dal “germanesimo”, interpretazione sicuramente preconcetta, ma indubbiamente di largo successo.

Lecce, quindi, si prodigò in una analisi del pensiero economico ottocentesco per avvalorare l’equidistanza del Messedaglia, economista di scuola italiana, dalla teorie economiche estere, che pur dimostrava di conoscere diffusamente. In definitiva egli sembra quindi voler accreditare una interpretazione del Messedaglia come erede degli economisti italiani del Settecento, in particolare del Romagnosi, reinterpretati alla luce della scienza economica europea, tanto di scuola classica anglo – francese quanto di scuola storica tedesca ([76]). In questo senso è ancora oggi non privo di una certa valilidità ed attualità scientifica il disegno di fondo del Lecce, che consisteva nel tentativo di fornire una lettura storica degli antecedenti all’opera del Messedaglia, all’interno di una lettura che abbandonasse antichi condizionamenti di schieramento.

Su questo punto si trova una definitiva conferma nella critica più recente. Nell’ampia monografia di Anna Pellanda, viene confermato il nesso di continuità con la tradizione economica italiana ([77]) ma, soprattutto, viene evidenziata l’importanza della romagnosiana “teoria dell’incivilimento” per una corretta e complessiva interpretazione del pensiero economico di Angelo Messedaglia.

Da parte di chi si è occupato, sia di ascendenze che di discendenze culturali, è stato notato come per Messedaglia passi una sorta di “declinazione, lombardo – veneta ([78])” della scienza sociale, che, partendo da Romagnosi, giunge agli economisti a lui più vicini quali Luzzatti, Lampertico e Morpurgo ([79]). In effetti si può certamente dimostrare come, nell’analisi dei problemi economici, l’attenzione alle problematiche sociali, tipica di uno stile lombardo – veneto, possa avere le proprie radici nel pensiero di Romagnosi.

Restava ancora pendente l’accusa di “germanesimo”, ovvero della barbarie economica, che, secondo Francesco Ferrara, aveva affetto tutti gli economisti lombardo – veneti. La critica più recente però è ormai orientata a non ritenere fondata questa accusa, dettata principalmente da spirito polemico.

La cultura economica di Angelo Messedaglia era senza dubbio di respiro europeo ([80]). La sua singolare conoscenza delle lingue straniere ([81]) gli consentiva di mantenere un costante aggiornamento sulle novità bibliografiche estere. Tuttavia allo studioso non solo erano familiari i testi classici inglesi e francesi ma, sebbene il carteggio non sia giunto a noi completo, si possono documentare importanti rapporti epistolari con i maggiori economisti stranieri del suo tempo, tra cui Menger, Walras e numerosi altri, come vedremo meglio più avanti. In questo contesto è obiettivamente impossibile fondare una accusa di filo “germanesimo”, tanto che lo stesso Romani, per contrario, ha avanzato una interpretazione “anglofila” del pensiero economico di Messedaglia ([82]) (e più in generale degli economisti lombardo – veneti), riferendo del nesso tra libertà e ricerche statistiche proprio della loro concezione economica.

Questa interpretazione, indubbiamente efficace nella sua contrapposizione al “germanesimo”, sembra però riduttiva per un Messedaglia che così scriveva all’Aleardi: “Se almeno avessi potuto pubblicare quella mia Prelezione, così a modo di aspirazione e per professarmi anch'io di quell'alta scuola morale che è del Bastiat, che fu sempre e dev'essere la nostra!” ([83]).

Questa cultura europea non era certo una prerogativa del solo Messedaglia tra quelli del suo gruppo. A parte l’emblematico caso di Cossa, la cui cultura economica spaziava ad amplissimo raggio, lo studio dei classici inglesi e francesi, e del Bastiat in particolare, è fatto comunissimo. Occorre infatti ricordare, per esempio, che, tra gli allievi di Messedaglia, Luigi Luzzatti si dedicò con notevole interesse allo studio dello stesso Bastiat ([84]), segno evidente della varietà di interessi culturali del gruppo dei lombardo - veneti.

Tornando quindi alle questioni sulla eredità del pensiero economico di Messedaglia la critica ha osservato come il magistero di Angelo Messedaglia passi inequivocabilmente nel suo “allievo prediletto” Luigi Luzzatti ([85]), che al Maestro deve certamente la propria cultura statistica ed economica, nonché una analoga concezione di newtonianesimo sociale ([86]).

Allo stesso modo si sono rilevati i rapporti con Fedele Lampertico, studioso vicentino, per il quale sono facilmente documentabili, oltre a quelli scientifici, anche gli amichevoli rapporti personali con Angelo Messedaglia ([87]). Lo stesso vale per Emilio Morpurgo. Si tratta infatti di economisti lombardo – veneti, formati tutti da Messedaglia negli anni dell’insegnamento all’Università di Padova. La loro matrice comune, riconducibile all’ambito di quel liberismo moderato, caratteristico negli anni della Destra storica, era stata già evidenziata, seppure in senso critico, da Francesco Ferrara. Le loro vicende, pur seguendo, percorsi individuali per molti versi autonomi ([88]), presentano l’evidente comune denominatore di una solida formazione metodologica, economica e statistica, di stampo messedagliano e stile chiaramente anti-deduttivo.

Se poco resta da aggiungere per quanto attiene alle eredità di Messedaglia, “primus inter pares” tra i lombardo – veneti, che comunque possono essere considerati economisti coevi ([89]), non sono altrettanto chiarite dalla critica storiografica le relazioni con economisti di generazione successiva come De’ Stefani ed Einaudi. In effetti, già l’accostamento di due personalità così diverse, potrebbe essere fonte di imbarazzo per una interpretazione necessariamente unitaria del contributo di Angelo Messedaglia, se non si riproponesse, a cinquant’anni dopo una circostanza piuttosto simile a quella registrata per le commemorazioni alla morte di Messedaglia. Anche in quel caso, infatti, era evidente l’eterogeneità delle commemorazioni, di coloro che a vario titolo si dichiaravano allievi di Angelo Messedaglia, maestro di tutti e di nessuno.

La particolarità, semmai, dal punto di vista interpretativo, si incontra nell’osservare come la lezione economica di Angelo Messedaglia sia passata negli economisti della successiva generazione, nonostante condizioni sfavorevolissime. I suoi lavori, a cinquant’anni dalla morte, nonostante la loro ristampa, non furono mai fruibili per un’ampia platea scientifica, che praticamente non poteva conoscerli. Per questo Messedaglia più che poco visibile, fu un economista praticamente invisibile, almeno per coloro che non intrattenessero rapporti personali con la famiglia Messedaglia e, segnatamente con il nipote Luigi.

In effetti, Alberto De’ Stefani e Luigi Einaudi avevano in comune, almeno, l’amicizia con Luigi Messedaglia. De’ Stefani, concittadino ed amico, poteva disporre della biblioteca della famiglia Messedaglia mentre Einaudi, in anni successivi, tenne amichevoli contatti con Luigi Messedaglia, suo collega in Parlamento, ricevendo il materiale per agevolare i propri studi di finanza e favorire la riedizione di alcune opere messedagliane, per i tipi del figlio Giulio, allora giovane editore ([90]).

Ricostruito il percorso dei rapporti personali resta da notare come, anche a distanza molti anni, la lezione di Messedaglia risulti ancora una volta utile ad economisti molto diversi. La spiegazione non può che trovarsi nelle caratteristiche dell’Autore e della sua produzione scientifica. Essa infatti è molto vasta e spazia da temi generali a questioni specifiche. Ma senza dubbio il contributo dato alla statistica, strettamente connessa, se non parte integrante, dell’economia politica sembra essere imprescindibile. In sostanza, questo approccio, già passato nei economisti lombardo – veneti, pur per un autonomo percorso, giunge anche ad economisti come De’ Stefani ed Einaudi. Come d’altra parte, singoli contributi, specificatamente quelli sui temi monetari e di finanza, vengono ad essere valorizzati per il loro carattere di studi amplissimi, tanto nei contenuti storici che nei contenuti tecnici. Questo passaggio è reso possibile dall’indiscutibile tensione dell’Autore ad operare uno studio, per quanto possibile, imparziale e, anche per questo attento all’approfondimento tecnicistico e poco incline alle prese di posizione di parte. Per questo il lavoro di Messedaglia, sempre attento a cogliere gli sviluppi anche della scienza economica svolti anche all’estero, si presta a passare indenne dalle mode scientifiche, dettate da logiche di schieramento, e a porsi come riferimento attendibile per studi successivi, anche se intervenuti dopo la rivoluzione marginalista.

Tuttavia non può essere taciuto che la vastità della sua cultura, l’acribia che sconfina spesso nell’ermetismo, la sua assoluta mancanza di inclinazione ad assumere posizioni “di gruppo”, anche se in parte giustificano la scarsa recezione dei suoi insegnamenti nell’ambiente economico italiano, non possono impedirci oggi di ribadire l’altissimo profilo del magistero scientifico messedagliano e di lamentare i frutti ben più maturi cui esso avrebbe potuto dare luogo all’interno della scienza economica italiana, se adeguatamente recepito.


([1]) f. colletti, Un grande intelletto, “Rivista bancaria”, 20 marzo 1922. Francesco Colletti ebbe Messedaglia come insegnante di Economia e Statistica nell’Università di Roma. Colletti fu professore di Economia Agraria e Demografia, ambiti di interesse scientifico che mutuò dal Messedaglia.

([2]) Angelo Messedaglia morì a Roma il 5 aprile 1901.

([3]) vedi oltre quanto detto sulle medie, nota 37.

([4]) j.a. schumpeter, Storia dell’analisi economica, Vol. II, Torino, 1959, pag.619.

([5]) Comunque neppure a Messedaglia, reo di aver preso posizioni più correttive che decisive, viene risparmiata l’ironia. Per Schumpeter, infatti, Messedaglia, ricercatore pazientissimo, rappresentava un esempio eccellente per studiare quella particolare combinazione di doti, inclinazioni e circostante, che favoriscono il solido successo scientifico e bastano a far raggiungere qualsiasi grado che non sia il massimo.

([6]) Questa era l’opinione di Pantaleoni, riportata e confermata da Schumpeter. j.a. schumpeter, op.cit., pag.619.

([7]) Il Cossa non esitava a chiamarlo il maestro di color che sanno e Ghino Valenti gli ascriveva il merito di possedere una attitudine ed una apertura mentale, tale che studiosi del tutto diversi potevano sempre trarre vantaggio da un colloquio con lui. Questa caratteristica lo portava a non avere allievi, che fossero pedissequi ripetitori delle sue posizioni. g. valenti, Angelo Messedaglia, “Giornale degli economisti”, maggio 1901, pagg.466-467. Dello stesso, avviso era anche De Viti De Marco. La rigorosa applicazione del metodo positivo portava Messedaglia ad essere sempre estremamente cauto nelle conclusioni, tendendo a frenare gli entusiasmi dei giovani per portarli a profondità di analisi che non sempre risultava conclusiva. Tali caratteristiche non potevano però esercitare una grande attrattiva sui giovani più portati a seguire l’effimero della polemica piuttosto che il difficile approfondimento tecnico. a. de viti de marco, Commemorazione di Angelo Messedaglia, 1901, in m. finoia, Il pensiero economico italiano 1850 – 1950, Bologna, 1980, pagg.288-291.

([8]) Naturalmente manca un rappresentante della scuola del Ferrara, fatta per lo più di ripetitori del loro maestro. Lo stesso Ferrara, poi, morì poco prima del Messedaglia. I tre grandi maestri del pensiero economico italiano della seconda metà dell’ottocento morirono entro pochi anni: Cossa (1896), Ferrara (1900) e Messedaglia (1901).

([9]) Tra le commemorazioni politico istituzionali si ricordano anche l. lucchini, Angelo Messedaglia - Parole pronunciate da Luigi Lucchini alla Camera dei Deputati nella tornata del 30 aprile 1901, Roma, Tipografia della Camera dei Deputati, 1901; Commissione per la statistica giudiziale e notarile, In memoria di Angelo Messedaglia, Atti della Commissione, Roma, giugno 1901, commemorazione alla quale presenziarono. La Commemorazione, alla presenza del Sottosegretario On. Talamo, venne letta dal Senatore Canonico, Presidente della Commissione, cui appartenevano anche Bodio e Boccardo.

([10]) Occorre ricordare che in quegli anni anche molti altri economisti furono spesso chiamati a ricoprire incarichi delicati e i loro contributi hanno segnarono direttamente le vicende della storia economica italiana non solo gli studi di finanza pubblica. In questo senso, p. barucci, La diffusione del Marginalismo 1870 – 1890, 1901, in m. finoia, Il pensiero economico italiano 1850 – 1950, Bologna, 1980, pag. 69.

([11]) Messedaglia divenne nel 1866 parlamentare, eletto nel collegio di Verona, per poi diventare senatore nel 1884 per decreto regio. Sulla attività politica di Messedaglia occorre comunque fare un importante distinguo. Patriota convinto, mal sopportava, la situazione di Verona sotto la dominazione austriaca. Il suo impegno diretto in questa fase, per così dire patriottica ed anti austriaca, è assai ben documentato in l.messedaglia, L'opera politica di A. Messedaglia nel 1866, “Atti Ist. Veneto di Sc. Lettere ed Arti”, Anno accademico 1920-1921, tomo LXXX, parte seconda. In quella fase storica, gli austriaci avevano ormai in gran parte liberato il Veneto ma restava sotto il controllo austriaco il Quadrilatero. Allora Messedaglia era a Padova con l’incarico di professore di Economia. Il Municipio di Verona gli conferì l’incarico, non poco pericoloso, di redigere un memoriale sul prestito forzato austriaco al Lombardo Veneto da indirizzare ai governi di Francia ed Italia. Questo impegno patriottico lo portò nell’agone politico, nel quale entrò ufficialmente con l’esposizione del proprio programma pubblicato, in forma di lettera al Dr. Montagna, sull “Arena”, supplemento n.7 al n.50 del 2 dicembre 1866. Eletto parlamentare dell’Italia unita, Messedaglia ricoprì incarichi politici sempre di rilievo, ma mai di primo piano.

([12]) Al contrario di molti suoi amici e colleghi, veri politici di razza quali Minghetti, Scialoja e Sella.

([13]) Le relazioni parlamentari di Messedaglia, come notava anche il Cossa, sono spesso vere proprie monografie scientifiche su temi di finanza.

([14]) Non a caso, Virgilii, in uno dei più importanti commentari in materia di contributo politico del Messedaglia, titola il suo lavoro “L'opera scientifica del Messedaglia nelle commissioni parlamentari e governative” sottolineando così l’approccio eminentemente tecnico e scientifico dell’ultradecennale opera parlamentare.

([15]) Messedaglia aveva, tra gli altri, uno stretto rapporto di amicizia con Marco Minghetti, Quintino Sella e con l’allievo Luigi Luzzatti. l. messedaglia, Nel cinquantenario della morte di Angelo Messedaglia, “Nuova Antologia”, 1951, pag. 300.

([16]) In questo senso si veda in a. de viti de marco, Commemorazione di Angelo Messedaglia, 1901, in m. finoia, Il pensiero economico italiano 1850 – 1950, Bologna, 1980, pag.291, in cui si osserva che Messedaglia “restò osservatore; e come tale, dalla cattedra in parecchie prelezioni, condannò gli errori economici, che i continuatori del suo partito avevano trasformato in errori politici”.

([17]) La conferma si trova anche in commenti successivi. Così si esprime Alessio: “Angelo Messedaglia, nonostante i suoi trentaquattro anni di vita parlamentare, non fu un uomo politico. Rimase sempre uno scienziato (…) Diverso è il carattere, diverso il compito dell’uomo politico di fronte allo scienziato. Lo scienziato astrae dagli ostacoli (…) L’uomo politico deve preoccuparsi anzitutto degli ostacoli”. G. Alessio, La mente di Angelo Messedaglia, Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Tomo LXXIV, Parte II, 1915, pag. 2050.

([18]) In senso contrario, r. romani, Il Messedaglia dimezzato, “Venetica”, n.2, 1984, pag. 118. “Mi piace pensare, invece, che Messedaglia possedesse un fiuto politico formidabile: doveva essere così, se, proprio negli anni sessanta e settanta, si diede ad elaborare un moderno linguaggio statistico. In quel periodo, infatti, la funzione politico - pedagogica della statistica e l'aperta fede nella sua oggettiva, intrinseca significazione diventarono ideologia ufficiale”.

([19]) Tra i più significativi. f. lampertico, Commemorazione di Angelo Messedaglia letta dal m.e. Fedele Lampertico, “Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti”. Anno accademico 1901-1902 - Tomo LXI - Parte prima, pag. 54. In particolare il Lampertico ricorda la straordinaria conoscenza delle lingue e particolarmente del tedesco, francese, inglese e spagnolo, tuttavia occorre segnalare che nel Fondo Messedaglia si trova ampia documentazione di studi, giovanili e non solo, di latino, greco, arabo, sanscrito. Risultano documentati inoltre studi sulla Cina, sull’Egitto ed altre civiltà antiche anche se non ci consta di una specifica conoscenza di quelle lingue. g. valenti, Angelo Messedaglia. Ricordi, ‘Giornale degli economisti’. Maggio 1901, pag. 462. Il Valenti sottolinea anche una certa vanità nel trattare argomenti, che fossero i più lontani dagli studi economici e sociali. a. loria, Commemorazione del professore Angelo Messedaglia letta nell'aula magna della R. Università di Padova il giorno 11 maggio 1902, pag. 35. Messedaglia dimostrava di conoscere in modo parimenti approfondito le arti della campagna, la balistica e le toilettes parigine per un suo particolare gusto nello stupire gli interlocutori, allibiti dalla curiosa varietà delle sue conoscenze.

([20]) Per ricordare alcuni contributi famosi: a. messedaglia, Delle condizioni fisiche ed idrauliche del fiume Mississipi, “Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti”, 1861; a. messedaglia, Sulla Uranologia Omerica, “Atti della R.Accademia dei Lincei”, 1891; a. messedaglia, I venti, l’orientazione geografica e la navigazione in Omero, “Atti della R.Accademia dei Lincei”, 1901

([21]) “La irresoluzione, la incontentabilità sono state - non si può negarlo - caratteristiche in quest'uomo insigne”: g. valenti, op. cit., pag. 463.

([22]) c.f. ferraris, Angelo Messedaglia, “Nuova Antologia”, fascicolo del 16 aprile 1901, pag. 9. L’Autore ricorda come molte persone, che lo conoscevano superficialmente, si stupissero della sensibilità poetica del Messedaglia, espressa nelle sue traduzioni di versi dall’inglese. Questa sua immagine pubblica viene rimarcata anche in altre commemorazioni. Il Loria lo paragona ad un “ghiacciaio alpino” ma non è il solo ad annotare questa impressione. Opposto il Mesedaglia privato, del quale il carteggio ne offre ampia prova; egli era amabilissimo ed affettuoso negli affetti familiari, per non parlare dei suoi non molti amici, tra i quali occorre ricordare l’Aleardi, Caterina Bon Brenzoni e Minghetti.

([23]) Questo aspetto del carattere di Messedaglia, “gran solitario”, emerge chiaramente in a. de viti de marco, Commemorazione di Angelo Messedaglia, “Giornale degli Economisti”, Maggio 1901, pag. 289.

([24]) “Sul Messedaglia non si può tacere un rimprovero, che spero apparirà non irriverente davanti ad una tomba chiusa da così poco. La grande dottrina lo indusse ad aspirare ad una perfezione quale non puossi raggiungere da nessuno pur grande ingegno. Era perciò divenuto incontentabile: voleva sempre aggiungere, mutare, correggere, ricorreggere: così, pur studiando e lavorando molto, pubblicò assai meno di quanto la patria e la scienza aveva diritto di ottenere da lui”. c.f. ferraris, Angelo Messedaglia, “Nuova Antologia”, fascicolo 16 aprile 1901, pag. 10. Anche se il rimprovero mosso sembra in verità piuttosto aspro, tuttavia occorre notare che l’aneddotica sul Messedaglia è ricca di situazioni che testimoniano questa continua ricerca di perfezionamento. È il caso, per esempio, della sua opera sulla moneta promessa in stampa agli editori Dumolard e poi ritirata. È il caso poi di alcuni altri lavori inediti pubblicati postumi o rimasti nel Fondo Messedaglia.

([25]) In questo senso particolarmente Lampertico, Toniolo, De Viti De Marco, Virgilii e Ferraris.

([26]) In questo senso anche commissione per la statistica giudiziale e notarile, In memoria di Angelo Messedaglia, Atti della Commissione, Giugno 1901, pag.8.

([27]) E si intenda che, in quegli anni, era di comune convinzione una visione fortemente complementare, se non del tutto unitaria, dell’Economia Politica e della Statistica. l. bodio, Della statistica nei suoi rapporti con l’Economia Politica, Milano, 1869, pag. 41-42. Sentimento comune anche in Pareto, il quale da Ouchy près Lausanne, il 22 luglio 1893, così interroga Pantaleoni “E poi, mi sai dire dove precisamente termina l'economia politica e principia la statistica?” v. pareto, Lettere a Maffeo Pantaleoni. 1890 – 1923, a cura di Gabriele de rosa. Roma 1962, pag.387.

([28]) g. toniolo, Angelo Messedaglia, “Rivista Internazionale di Scienze Sociali”, Aprile 1901, pag. 685.

([29])f. lampertico, Commemorazione di Angelo Messedaglia letta dal m.e. Fedele Lampertico, “Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti”, Anno accademico 1901-1902 - Tomo LXI - Parte prima, pag.63.

([30]) v. tangorra, Angelo Messedaglia, “Rivista italiana di Sociologia, marzo – aprile 1901, pag. 162.

([31]) G. Valenti, Angelo Messedaglia, in Giornale degli economisti”, maggio 1901, pag.465.

([32]) La critica nel merito, sulla scarsa originalità è una di quelle che, comprensibilmente, si è soliti riservarsi “a babbo morto”.

([33]) Valenti esprime il desiderio che venisse fatta una raccolta degli scritti del Messedaglia perché così “si renderebbe un segnalato servigio agli studiosi per essere ormai quegli scritti o introvabili o difficilmente accessibili”. g. valenti, Angelo Messedaglia, “Giornale degli economisti”, maggio 1901, pag.468. In questo senso anche Loria che ricorda come, di carattere schivo, l’economista veronese prediligesse pubblicare in annali di limitata diffusione, la cui platea risultava necessariamente limitata e specialistica. a. loria, Commemorazione del professore Angelo Messedaglia letta nell'aula magna della R. Università di Padova il giorno 11 maggio 1902, pagg. 37-38.

([34]) Fa eccezione forse il solo Virgilii, che dedica nel 1904 un lavoro all’attività del Messedaglia nelle Commissioni parlamentari. In questo lavoro vengono ricordati gli incarichi parlamentari e governativi del Messedaglia (pag.7) e le principali relazioni esposte quali quelle sui bilanci ministeriali e sulla imposta fondiaria (pag.9-19): f. virgilii, L'opera scientifica del Messedaglia nelle commissioni parlamentari e governative, F.lli Bocca, Torino, 1904.

([35]) a. messedaglia, Cinque prelezioni al corso di Statistica; Relazione critica sull’opera di M.A. Guerry; La vita media. Suo concetto, metodi di determinazione, criteri di applicazione; Il calcolo dei valori medi e le sue applicazioni statistiche, in Biblioteca dell’Economista, Volume XIX, Torino, 1908, a quel tempo diretta appunto da Pasquale Jannaccone. A questa pubblicazione diede un importante contributo il solito Luigi Messedaglia, nel cui carteggio, custodito presso la Biblioteca Civica di Verona, si possono reperire le lettere di Jannaccone relative alla vicenda di questa pubblicazione.

([36]) Una prima parziale edizione venne edita nell “Archivio di Statistica” nel 1883 a seguito dell’insistenza di Luigi Bodio, insigne statistico e fraterno amico di Angelo Messedaglia.

([37]) Si tratta di una diretta al Pantaleoni in 15 novembre 1891 e quindi non si riferisce alla prima stampa; cfr. v. pareto, Lettere a Maffeo Pantaleoni. 1890 – 1923, a cura di gabriele de rosa, Roma, 1962, Vol. I, pag. 89.

([38]) Non è neppure da sottovalutare, in questo senso, il contributo dato da Messedaglia in seno al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Infatti, come illuminato amministratore, contribuì significativamente a ripensare programmi e strategie nell’ambito della formazione.

([39]) De Stefani era buon amico del nipote di Angelo Messedaglia e questo gli favorì la precoce conoscenza dell’intera opera messedagliana, edita e inedita.

([40]) A. De Stefani, Gli scritti monetari di Francesco Ferrara e di Angelo Messedaglia, Fratelli Drucker, Verona, 1908. In questo studio giovanile, in cui vengono posti a confronto il pensiero di Ferrara e di Messedaglia, viene dedicato molto spazio all’approccio messedagliano anche se apparentemente l’Autore sembra non volere prendere una posizione netta sulla questione. Gli argomenti trattati sono, in particolare, quelli del concetto di moneta, del valore della moneta, sotto l’aspetto statico e sotto quello dinamico, e dei sistemi monetari.

([41]) Luzzatti ebbe l’incarico di commemorare Messedaglia sia all’Accademia dei Lincei alla presenza del Re, sia nel 1920 in occasione della pubblicazione delle Opere Scelte di economia. l. luzzatti, Commemorazione di Angelo Messedaglia fatta da Luigi Luzzatti per invito e sotto gli auspici dell'Accademia delle Scienze di Verona, Roma, Tipografia della Camera dei Deputati, 1920, pag. 16.

([42]) Questa intenzione era manifestamente dichiarata dal De’ Stefani. Infatti, parlando quasi più di se stesso, nell’occasione di un discorso pronunciato il 14 aprile 1912 a Verona nella sala maggiore della Gran Guardia per incarico della Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere per commemorare Angelo Messedaglia, dichiarava: “gli uomini che ne udirono la voce, una voce soave, ancella del puro regno interiore, o sono oltre il mezzo del loro cammino o lo hanno ormai tutto percorso. Io non l'udii; ma, per buona ventura, raccolsi il mio pensiero là dove il Maestro ha dichiarato il suo”. a. de’ stefani, Discorso su Angelo Messedaglia, Vicenza, 1914, pag.7.

([43]) Naturalmente lo studio di De’ Stefani, giovane e poco noto, non poteva sortire in quel tempo un grande effetto, lo stesso però non si può dire per la pubblicazione dei lavori statistici nella Biblioteca dell’Economista, la cui diffusione nella comunità scientifica risultava certamente molto significativa.

([44]) In un ampio lavoro vengono infatti, originalmente, presi in esami alcuni inediti paralleli tra il Messedaglia ed altri eminenti economisti o, in genere, scienziati del suo tempo. Appare quindi interessante (anche se per molti aspetti prevedibile) ripercorrere alcuni confronti con l’opera di Cournot, Jevons, Walras, Roscher e molti altri economisti stranieri, oltre agli italiani, Gioia, Romagnosi e Pareto. g. alessio, La mente di Angelo Messedaglia, Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Tomo LXXIV, Parte II, 1915. Per completezza occorre ricordare che dello stesso Autore venne edita una commemorazione, più breve e di maniera, in occasione del giubileo messedagliano. g. alessio, Pel giubileo di Angelo Messedaglia, “Riforma sociale”, fascicolo III, anno II, volume IV, 1895.

([45]) Così, senza volontaria ironia, vengono definiti i volumi a stampa di Angelo Messedaglia nelle Avvertenze a Opere scelte di economia e altri scritti di Angelo Messedaglia, Accademia d’agricoltura, scienze e lettere, Verona, 1920, vol.I, pag. VI.

([46]) Luigi Messedaglia iniziò questo progetto sin dal 1901, anno in cui Angelo Messedaglia, ottuagenario, morì, come si narra, correggendo le ultime bozze dei suoi studi omerici sui venti. l. luzzatti, Commemorazione di Angelo Messedaglia fatta da Luigi Luzzatti per invito e sotto gli auspici dell'Accademia delle Scienze di Verona.

([47]) In particolare in detti rendiconti accademici videro le Stampe gli studi di a. messedaglia, Sulla uranologia omerica, nel 1891 e I venti, l’orientazione geografica e la navigazione in Omero nel 1901.

([48]) In quel tempo Giovanni Setti era professore di Letteratura Greca all’Università di Padova. Setti si era impegnato a scrivere l’introduzione di questo lavoro curato da Luigi Messedaglia, con il quale tentò invano di trovare editori disposti ad intraprendere questa iniziativa. Questo tentativo si concluse presto per la sopravvenuta morte del Prof. Setti. L. Messedaglia, Gli scritti omerici di Angelo Messedaglia, Atti dell'Accademia di agricoltura, scienze e lettere di Verona, Serie IV, Vol.XX, anno 1918, pag. 5.

([49]) Ettore Romagnoli, succeduto nella cattedra di Setti, come il predecessore aderì all’iniziativa promettendo di scrivere l’introduzione e consigliò a Luigi Messedaglia di rivolgersi al Pascal per la pubblicazione.

([50]) Carlo Pascal, professore nell’Università di Pavia, era direttore della Biblioteca di filologia classica, edita a Catania dal Battiato. Pascal nel 1911 aderì prontamente all’iniziativa e annunciò il volume con il titolo Cosmografia e geografia fisica in Omero. L’iniziativa però fallì per un contrasto tra Luigi Messedaglia e lo stesso Pascal, che pretendeva che tutti i passi citati fossero in lingua greca e non nella pur illustre traduzione latina Didot – Dindorf. Al contrario Messedaglia riteneva necessario lasciare l’opera come scritta dallo zio per non tradire il preciso intendimento dell’Autore. Il contrasto non si compose ed il volume non si pubblicò.

([51]) La vicenda è ben chiarita in c. de frede, Carteggio Croce - Messedaglia, Bologna, 1999, pag. 4. In questa pubblicazione viene riportata la lettera di Benedetto Croce a Luigi Messedaglia del 25 Luglio 1913, in cui si legge "(...) Io vorrei, cioè, che gli studi omerici del Messedaglia fossero riuniti in un volume della Biblioteca di cultura moderna del Laterza: il volume riuscirebbe, crederei, di 600 pp. circa, e farebbe, possiamo esserne certissimi, vero onore all'Italia"

([52]) l. messedaglia, op. cit., pagg. 6-7.

([53]) Luigi Messedaglia fu il biografo ufficiale di Angelo, a lui si deve anche la voce corrispondente nell’Enciclopedia Treccani. Nella pur ampia biografia dell’economista veronese resta tuttavia un vuoto in corrispondenza del periodo nel quale si trovava a Roma, dove risiedette e chiuse la sua esistenza terrena, a partire dalla nomina alla cattedra nella università della Capitale, nella quale gli subentrò Maffeo Pantaleoni. In particolare occorre segnalare alcune opere di fondamentale importanza biografica, che coprono buona parte della vita del Maestro: in particolare, cfr., l. messedaglia. Aleardo Aleardi, Caterina Bon Brenzoni ed Angelo Messedaglia secondo documenti e carteggi inediti o rari, Verona 1920. In questo lavoro, seguendo le vicende dell’amicizia con Aleardo Aleardi e Caterina Bon Brenzoni, viene ricostruito il periodo che va dalla giovinezza di Angelo Messedaglia fino al 1866 In quegli anni Messedaglia si trovava a Padova, ivi nominato Professore ordinario di economia politica e statistica nel 1858. Vedi anche, l. messedaglia, L'opera politica di A. Messedaglia nel 1866, “Atti Ist. Veneto di Scienze, Lettere ed Arti”, Anno accademico 1920-1921, Tomo LXXX, parte seconda, p.861-906. In questo contributo si riferisce della pagina forse più significativa e certamente patriottica dell’impegno politico di Angelo Messedaglia, riferendo del contributo alla storia della liberazione del Veneto dato dal Messedaglia alle vicende del 1866, che precedettero la partenza degli austriaci da Verona. Infine vedi, l. messedaglia, Vita di Cent'anni fa. Angelo Messedaglia adolescente e la sua crisi spirituale, Verona 1929. In questo volume si raccontano le vicende della famiglia Messedaglia e di Angelo bambino e adolescente a Villafranca di Verona, dove nacque, a Valeggio sul Mincio, dove ricevette la prima educazione e quindi a Verona, dove frequentò le scuole superiori come convittore. Viene inoltre a pubblicazione l'importante lettera a Pietro Chinaglia (p.90-92) in cui emerge con evidenza l'influenza del Vico nel pensiero del Messedaglia. l. messedaglia, Nel cinquantenario della morte di Angelo Messedaglia, “Nuova Antologia”, pag. 295-304, 1951.

([54]) Di cui era socio.

([55]) Presidente effettivo era istituzionalmente il Presidente della Accademia di agricoltura, scienze e lettere di Verona.

([56]) In quegli anni De Stefani aveva consolidato la propria posizione accademica ed era in piena ascesa politica. Nel 1921 partecipò alle elezioni politiche e, negli anni immediatamente successivi ricoprì l’incarico di Ministro delle Finanze nel primo governo Mussolini, assorbendo nel 1923 anche il Ministero del Tesoro.

([57]) Questo lavoro confluì, riveduto e corretto, in a. messedaglia, La moneta ed il sistema monetario in generale, “Archivio di Statistica”, anno VI, fasc. III – IV. In perfetto stile del suo autore il lavoro venne pubblicato senza la fretta delle esigenze editoriali, rifinito nei dettagli e in una pubblicazione a diffusione certamente più limitata. La vicenda, per molti versi emblematica, ebbe un certo clamore e, infatti, ritorna spesso nella aneddotica messedagliana.

([58]) f. colletti, Un grande intelletto, “Rivista bancaria”, Anno III n.3 del 20 marzo 1922. Il contributo non sembra però aggiungere nuovi elementi ai precedenti lavori commemorativi.

([59]) a. graziani, Il pensiero scientifico di Angelo Messedaglia - Memoria presentata alla R. Accademia di Scienze morali e politiche della Società Reale di Napoli. In questo vengono ripercorsi, tematicamente, tutte le opere del Messedaglia, ivi comprese quelle poetiche e letterarie.

([60])M. g.-h. bousquet, L'oeuvre economique d'Angelo Messedaglia, Librairie des Sciences economiques et sociales Marcel Riviere, 1926. In questo lavoro si evidenzia una conoscenza, piuttosto compiuta delle opere economiche di Messedaglia.

([61])s.g. scalfati, Gli scritti finanziari di Angelo Messedaglia, “Il Giornale economico”, 1932. Dello Scalfati ricordiamo inoltre, a titolo di conferma della sua appartenenza alla cerchia culturale di Alberto de’Stefani, la traduzione italiana dell’ opera del Presidente della Reichsbank, grande amico dell’ex ministro, La stabilizzazione del marco, l’anno precedente a quello su Messedaglia.

([62]) Ciò appare di tutta evidenza già dalla prima nota del volume dedicata da De’ Stefani quando ricordava dalle pagine di “Gerarchia” del settembre 1923, come “Angelo Messedaglia, non ha avuto larga eco e lo scarso ricordo di lui è ormai vinto dal silenzio”.

([63]) Giuseppe Tassinari, professore di Economia Agraria prima a Perugia e poi a Bologna. Con riferimento agli anni di questa pubblicazione, occorre ricordare che Tassinari ricopriva in quel momento l’incarico di Sottosegretario per l’Agricoltura e le Foreste e, dal 1937, anche per la Bonifica integrale. Al contrario, in quegli anni, la parabola politica di Alberto De’ Stefani si era conclusa, anche se continuava il suo impegno scientifico e professionale in economia agraria.

([64]) Nella nota del curatore Luigi Messedaglia si riferisce come si realizzò “la nobilissima iniziativa, seguita da pronto intervento sul terreno della pratica, di un gruppo di benemeriti, i quali, con esempio unico anzi che raro, e che non ha bisogno di commenti, non vogliono (e la loro volontà va rispettata) essere nominati”. E’ facile leggere, per chi conosce il carteggio di Luigi Messedaglia, l’intervento del benemerito economista ed amico Alberto De’ Stefani; cfr., Nota di luigi messedaglia alla riedizione di a.messedaglia, Il catasto e la perequazione, Bologna, 1936, pag. XI.

([65]) E poi confluita nella relazione di Marco Minghetti.

([66]) Lo riferisce lo stesso Luigi Messedaglia in l. messedaglia, Nel cinquantenario della morte di Angelo Messedaglia, “Nuova Antologia”, 1951.

([67]) Einaudi stesso riferisce di aver ritenuto necessario questo lavoro per il fatto che molti conoscevano solo per sentito dire di questa Relazione sul Catasto, che “sepolta, insieme con quella del Minghetti, nello stampato n.54 A degli “Atti della Camera dei deputati, legislatura XV, documenti”, essa era divenuta ben presto irreperibile, non possedendone più l'archivio della camera alcuna copia disponibile”. l. einaudi, Una grande discussione parlamentare. La legge sul Catasto del 1886, “Rivista di Storia Economica”, Anno VI, n.4, 1941, pp.201 – 202.

([68])l. einaudi, Una grande discussione parlamentare. La legge sul Catasto del 1886, “Rivista di Storia Economica”, Anno VI, n.4, 1941, p.238. Ed in questo contesto “La relazione Messedaglia è (...) la fonte alla quale hanno attinto ed attingeranno quanti hanno voluto o vorranno rendersi ragione dell'impresa grandiosa la quale va sotto il nome di nuovo catasto italiano”, ibidem, p.204.

([69]) l. einaudi, La terra e l’imposta, Torino, 1942.

([70]) Messedaglia viene spesso ricordato anche in testi di carattere quali, l. einaudi, Principi di Scienza della Finanza, Torino, 1949; in quel caso con riferimento al principio della lunga durata del reddito ordinario, p.214.

([71]) Il riferimento è nel saggio sulla moneta immaginaria. l. einaudi, Saggi bibliografici e storici intorno alle dottrine economiche, Roma, 1953, p.233. È appena il caso di ricordare di come in questo lavoro si trattino principalmente le posizioni di liberisti “puri”, quali Smith e Ferrara, tuttavia emerge con chiarezza la stima per il lavoro in materia monetaria dell’economista veronese.

([72]) m. lecce, Il pensiero economico di Angelo Messedaglia, Verona, 1953.

([73]) Così si ricorda anche sulla stessa copertina del volume. L’Accademia veronese, come nell’occasione del centenario dalla nascita, attivò iniziative commemorative anche per il cinquantenario dalla morte. Così anche in quell’occasione l’impegno si concretizzò in questa pubblicazione, dedicata dall’Autore a Luigi Messedaglia.

([74]) Si riferisce in questo caso la stessa dichiarazione di intenti, fatta in preambolo da Lecce, che si propone di scrivere un saggio aderente agli scritti dell’economista veronese, fornendo così una “premessa ad un più ampio ripensamento sull’opera multiforme del Messedaglia”.

([75]) “Il Messedaglia fu positivista per temperamento, ma di spirito e di forme tutto italiano, della scuola del Vico e del Romagnosi". m. lecce, op. cit., p.10.

([76]) m. lecce, op. cit., pp.13 –19.

([77]) a. pellanda, Angelo Messedaglia. Tematiche economiche e indagini storiche, Padova, 1984. In questo senso il pensiero dell’economista veronese viene ricondotto nell’alveo della tradizione settecentesca italiana di Genovesi, Palmieri, Galiani, Verri, Beccaria e Ortles e, quindi, di Romagnosi e dei suoi più diretti allievi, come Carlo Cattaneo. In effetti, risulta certamente significativo che le prime pubblicazioni di Messedaglia, nel periodo pavese, vengano effettuate sul Politecnico di Cattaneo.

([78]) E’ appena il caso di notare che l’accezione viene qui usata in senso positivo, al contrario dello spirito con cui questa espressione fu coniata da Ferrara.

([79]) Nell’interpretazione di Romani “si intende affermare l'esistenza di una originale declinazione, lombardo - veneta, della scienza sociale ottocentesca italiana. Il tragitto che faremo compiere al lettore avrà inizio nella Milano di Gian Domenico Romagnosi, passerà per Pavia e Verona, dove il sapere romagnosiano viene elaborato da Angelo Messedaglia, per finire a Padova, alla Facoltà di Giurisprudenza, sui cui banchi siedono Luigi Luzzatti, Fedele Lampertico ed Emilio Morpurgo, e dalla cui cattedra insegna, appunto, Messedaglia”. r. romani, Romagnosi, Messedaglia, la "scuola lombardo - veneta": la costruzione di un sapere sociale, in La scienza moderata, a cura di r.camurri, Milano, 1992, pag.177.

([80]) In questo senso, “Messedaglia fu uno scienziato sociale che guardò indubbiamente all'area tedesca (...) tuttavia il suo respiro è totalmente europeo”. g. zalin, Economisti, politici, filantropi nell'Italia liberale (1861 - 1922). L'apporto culturale, ideologico e operativo delle personalità venete, Padova 1997, pag.9.

([81]) Nel Fondo Messedaglia custodito presso la Biblioteca Civica di Verona è curioso notare la documentazione degli studi linguistici del Nostro, che vanno dalle lingue classiche, il greco e il latino, alle lingue europee quali l’inglese, il francese, lo spagnolo e il tedesco, per finire all’arabo. Non mancano neppure studi giovani di sanscrito e cinese.

([82]) “L'Inghilterra era il paese delle statistiche e delle inchieste: e tale appariva ai vari Messedaglia, Boccardo, Luzzatti, Morpurgo, Brunialti, Ferrari, come logico corollario delle qualità politiche nazionali. Per Messedaglia, e le parole del maestro trovavano instancabili ripetitori, il nesso fra un paese libero e le ricerche statistiche era necessario” r. romani, L'economia politica del Risorgimento italiano, Torino, 1994, pagg.218-219.

([83]) Il passo è tratto da una lettera del 1859 spedita da Angelo Messedaglia ad Aleardo Aleardi con riferimento al canto composto dallo stesso Aleardi su “Il comunismo e Federico Bastiat”. l. messedaglia, A proposito di un canto di Aleardo Aleardi. Il comunismo e Federico Bastiat, in “Nuova Antologia”, Maggio 1923. La lettera è di un Messedaglia molto prudente perché da poco nominato professore all’Università di Padova. La situazione politica ancora incerta gli faceva temere di prendere posizioni nette su questi temi.

([84]) Per un attento studio di questo aspetto si rinvia a p. pecorari, Luigi Luzzatti e le origini dello “statalismo” economico nell'epoca della Destra storica, Padova, 1983, pagg. 82 – 90.

([85]) Nel Carteggio tra Messedaglia e Luzzatti sono ampiamente documentate le continue richieste di chiarimenti scientifici al Messedaglia. Al riguardo, g. borelli, Alcune lettere di Luigi Luzzatti ad Angelo Messedaglia, “Economia e Storia”, I, gennaio - marzo, 1970. Invece, per un’ampia disanima sul magistero di Messedaglia, p. pecorari, op. cit., pagg.25 – 46.

([86]) Romani rileva in una analoga concezione di newtonianesimo sociale il fondamentale nesso di continuità tra Messedaglia e Luzzatti. r. romani, Romagnosi, Messedaglia … cit., pag. 199.

([87]) Si intenda che il carteggio Messedaglia presso la Biblioteca Civica di Verona risulta ampiamente incompleto. E, soprattutto, come nota Zangarini, risulta sicuramente carente la parte scientifica della corrispondenza di Messedaglia, situazione “che appare in stridente e flagrante contrasto con il prestigio scientifico e la centralità dell'uomo nel mondo culturale dell'epoca, impedisce di giungere ad un sufficiente grado di conoscenza circa i rapporti intercorsi tra lo scienziato veronese e i suoi allievi”. m. zangarini, Scienza e società in Angelo Messedaglia. In La scienza moderata, a cura di R.Camurri, Milano, FrancoAngeli, 1992, pag. 218. Viceversa il carteggio di Fedele Lampertico, di cui è in corso la pubblicazione, risulta assai più conservato.

([88]) In questo senso è piena l’adesione con la posizione di Zalin, che pone all’attenzione come i lombardo – veneti possano essere più considerati un gruppo che una scuola di pensiero, in ampio senso tradizionale.

([89]) Messedaglia fu Maestro di Luzzatti e Lampertico nei primi anni di insegnamento, quelli padovani. Considerando che il suo insegnamento proseguì a Roma e durò più di cinquant’anni, si può affermare che buona parte della sua carriera accademica si accompagnò con questi suoi primi allievi, con quali condivise il periodo della disputa sul metodo.

([90]) Riedizione che, come sopra ricordato, non venne condotta a termine.

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