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Acton Focus

  Numero 16  

Interesse e responsabilità

Presidente dell’Acton Institute, Grand-Rapids, USA

Almeno sin dal Medioevo, il pagamento e la riscossione dell’interesse sono stati schiacciati da un dubbio morale, dovuto in gran parte al fraintendimento relativo a che cosa fosse l’interesse e perché esso esistesse. I teologi medioevali gradualmente convennero con la prospettiva oggi prevalente nella scienza economica.

Ciò che unisce tutte le forme d’interesse è la consapevolezza che l’interesse non è né più né meno che la ragione di scambio tra due differenti orizzonti temporali. Se si preferisce risparmiare adesso, bisogna necessariamente interrompere il consumo presente. Se si preferisce spendere adesso, bisogna acquistare le risorse per farlo. Possiamo spostare il ragionamento alla quantità di soldi che s’intende spendere e a quella che s’intende risparmiare. Ti presto una certa somma di soldi e negoziamo un pagamento che consenta la transazione, in assenza della quale le risorse rimarrebbero inattive.

Nel far ciò, naturalmente, non posso dettare le condizioni, dal momento che dipendo dalla altrui volontà di pagare e mi trovo a competere con altri prestatori che intendono concludere il medesimo affare. Il risultato è il tasso d’interesse, che altro non è che l’accordo sul prezzo differito che riflette il grado di propensione al consumo o al risparmio delle persone.

Attenzione a non cadere nell’errore di pensare che i teologi medioevali mettessero in questione lo status morale dell’interesse. Nella parabola dei talenti (Matteo, 25: 14-30), l’ultimo servitore è punito: “… avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri, e così, ritornando avrei ritirato il mio con l’interesse (verso 27). Non aver guadagnato l’interesse fu considerato dal padrone una perdita di soldi.

Lo stesso vale per qualsiasi forma d’interesse. Il capitale frutta un ritorno comparabile al tasso corrente poiché il capitale deve essere accumulato nel tempo piuttosto che essere speso. Banche e società finanziarie riscuotono un interesse perché sono specializzate nell’accumulare fonti di capitale non consumate e le mettono a disposizione sotto forma di spesa corrente, mediante un contratto liberamente condiviso dalle parti.

La preferenza per il consumo presente piuttosto che per quello futuro può introdurre una componente morale. Ad esempio, una carta di credito nelle mani di un giovane studente può rappresentare uno strumento sensazionale per l’acquisto di servizi essenziali, come ad esempio il poter accedere ad un mezzo di trasporto conveniente per andare a scuola. Ovvero, si può trasformare in uno strumento che conduce alla catastrofe personale e finanziaria. Lo stesso, evidentemente, vale per gli adulti. Le carte di credito possono essere degli strumenti essenziali, ma possono anche incoraggiare il vizio più estremo basato si un significato distorto del loro uso.

Le persone spesso protestato contro l’alto tasso d’interesse sul debito dovuto alle spese effettuate con la carta di credito, e la legislazione spesso segue tali proteste e limita le condizioni poste dalle società finanziarie, come se queste ultime avessero soltanto vantaggi prestiti.

Tuttavia si consideri questo punto: i tassi d’interesse sono più alti solo se l’estratto conto avviene mese per mese. Ciò effettivamente scoraggia quel tipo di comportamento che sarebbe incoraggiato qualora il tasso d’interesse fosse più basso.

Acton Focus Archives

In this issue:

Articoli:
Interesse e responsabilità, di Robert Sirico
Fame nel mondo, i numeri che la FAO non dice, di Anna Bono
L’economia sociale di mercato: alcune osservazioni, di Flavio Felice
 
Libri:
Tito Lucrezio Rizzzo, Le ragioni del diritto, Gangemi Editore, Roma 2006, pp. 94, di Pier Luigi Torre.
Karol Wojtyla, Discorsi al popolo di Dio, a cura di F. Felice, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2006, pp. 272, di Sonia Vazzano
René Girard – Gianni Vattimo, Verità o fede debole? Dialogo su cristianesimo e relativismo, Transeuropa, Massa, 2006, pp.98, Stefano Taddei

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