Interesse e responsabilità
di Robert A. Sirico
Presidente dellActon Institute, Grand-Rapids,
USA
Almeno sin dal Medioevo, il pagamento e la riscossione
dell’interesse sono stati schiacciati da un dubbio morale, dovuto in gran
parte al fraintendimento relativo a che cosa fosse l’interesse e perché
esso esistesse. I teologi medioevali gradualmente convennero con la prospettiva
oggi prevalente nella scienza economica.
Ciò che unisce tutte le forme d’interesse è la consapevolezza
che l’interesse non è né più né meno che la ragione di scambio tra due
differenti orizzonti temporali. Se si preferisce risparmiare adesso, bisogna
necessariamente interrompere il consumo presente. Se si preferisce spendere
adesso, bisogna acquistare le risorse per farlo. Possiamo spostare il
ragionamento alla quantità di soldi che s’intende spendere e a quella
che s’intende risparmiare. Ti presto una certa somma di soldi e negoziamo
un pagamento che consenta la transazione, in assenza della quale le risorse
rimarrebbero inattive.
Nel far ciò, naturalmente, non posso dettare le condizioni,
dal momento che dipendo dalla altrui volontà di pagare e mi trovo a competere
con altri prestatori che intendono concludere il medesimo affare. Il risultato
è il tasso d’interesse, che altro non è che l’accordo sul prezzo differito
che riflette il grado di propensione al consumo o al risparmio delle persone.
Attenzione a non cadere nell’errore di pensare che i
teologi medioevali mettessero in questione lo status morale dell’interesse.
Nella parabola dei talenti (Matteo, 25: 14-30), l’ultimo servitore è punito:
“… avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri, e così, ritornando
avrei ritirato il mio con l’interesse (verso 27). Non aver guadagnato
l’interesse fu considerato dal padrone una perdita di soldi.
Lo stesso vale per qualsiasi forma d’interesse. Il capitale
frutta un ritorno comparabile al tasso corrente poiché il capitale deve
essere accumulato nel tempo piuttosto che essere speso. Banche e società
finanziarie riscuotono un interesse perché sono specializzate nell’accumulare
fonti di capitale non consumate e le mettono a disposizione sotto forma
di spesa corrente, mediante un contratto liberamente condiviso dalle parti.
La preferenza per il consumo presente piuttosto che
per quello futuro può introdurre una componente morale. Ad esempio, una
carta di credito nelle mani di un giovane studente può rappresentare uno
strumento sensazionale per l’acquisto di servizi essenziali, come ad esempio
il poter accedere ad un mezzo di trasporto conveniente per andare a scuola.
Ovvero, si può trasformare in uno strumento che conduce alla catastrofe
personale e finanziaria. Lo stesso, evidentemente, vale per gli adulti.
Le carte di credito possono essere degli strumenti essenziali, ma possono
anche incoraggiare il vizio più estremo basato si un significato distorto
del loro uso.
Le persone spesso protestato contro l’alto tasso d’interesse
sul debito dovuto alle spese effettuate con la carta di credito, e la
legislazione spesso segue tali proteste e limita le condizioni poste dalle
società finanziarie, come se queste ultime avessero soltanto vantaggi
prestiti.
Tuttavia si consideri questo punto: i tassi d’interesse
sono più alti solo se l’estratto conto avviene mese per mese. Ciò effettivamente
scoraggia quel tipo di comportamento che sarebbe incoraggiato qualora
il tasso d’interesse fosse più basso.
Acton Focus
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2006, pp. 272, di Sonia Vazzano
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Transeuropa, Massa, 2006, pp.98, Stefano Taddei
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