L’economia sociale di mercato: alcune osservazioni
di Flavio Felice
Vice Presidente Vicario Istituto Acton di Roma
Ecco come recita uno dei più noti aforismi di W. Röpke, padre
della cosiddetta “economia sociale di mercato”: “Un moralismo dilettantistico
nell’economia nazionale è altrettanto scoraggiante quanto un economicismo
moralmente indifferente, e purtroppo il primo è diffuso quanto il secondo”.
Affinché la dottrina sociale della Chiesa non venga ridotta ad un mero
ricettario di buone intenzioni, ovvero a fredda analisi sociologica, è
necessario che si precisi il suo ambito epistemologico: “dimensione escatologica”,
il contesto storico (hic et nunc) e quello politico (prudente sollecitudine
per il bene comune).
A tal proposito, vorrei indirizzare l’attenzione dei
lettori su quell’esperimento politico ed economico che emerse ed espresse
il suo potenziale nell’immediato secondo dopo-guerra. Mi riferisco alla
ben nota Soziale Marktwirtschaft. Il tentativo di elaborare una
nuova teoria dell’ordinamento sociale, facendo riferimento all’esperimento
compiuto durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale da un gruppo di
intellettuali tedeschi che si raccolsero attorno a W. Eucken e alla rivista
“Ordo”, il cui sistema prese il nome di Ordotheorie o Ordoliberalismus,
e più tardi venne chiamato “economia sociale di mercato” (Arthur Fridolin
Utz).
Secondo Röpke, “L’economia di mercato vuol dire che
al posto del ripudiato principio collettivista scegliamo l’unico principio
regolatore che abbiamo a disposizione per una società differenziata e
profondamente tecnicizzata, ma affinché esso possa realmente garantire
il regolamento del processo economico deve essere puro, non corrotto da
monopoli. Soltanto allora sarà un ‘principio di rendimento’ e quindi un
principio che solo può soddisfare il nostro senso di giustizia”.
I punti programmatici fondamentali dell'economia sociale
di mercato che, almeno nella versione dei suoi padri fondatori (W. Eucken,
A. Rüstow, A. Müller-Armack e L. Erhard), intende essere un'economia di
mercato che si attiene a "condizioni quadro", si possono sintetizzare
nel seguenti argomenti: un severo ordinamento monetario; un credito conforme
alle norme di concorrenza; la regolamentazione della concorrenza per scongiurare
la formazione di monopoli; una politica tributaria neutrale rispetto alla
concorrenza; una politica che eviti sovvenzioni che alterino la concorrenza;
la protezione dell'ambiente, l'ordinamento territoriale; la protezione
dei consumatori da truffe negli atti d'acquisto.
In definitiva, i sostenitori dell’economia sociale di
mercato furono strenui critici tanto della concentrazione del potere economico
e politico, quanto dello sfrenato antagonismo e l’esasperata frammentazione
degli interessi. La lotta di Röpke si giocò su due fronti: “contro il
collettivismo” e “contro il liberalismo bisognoso di una fondamentale
revisione”. Le ragioni teoriche che ci inducono a guardare con interesse
il contributo di autori come Röpke risiedono nella loro capacità di evidenziare
il tentativo di elaborare un’idea di liberalismo politico, ossia una teoria
delle istituzioni politiche liberali sensibile alla dimensione sociale
dell’ordine economico (L. Ornaghi e A. Quadrio Curzio). I sostenitori
della Soziale Marktwirtschaft tedesca impararono presto l’amara
lezione impartita dalla veloce salita al potere di Hitler, e fecero propri
i principi fondamentali della dottrina sociale, e più precisamente della
nozione di giustizia sociale: favorire il mercato, prevenendo il
formarsi di monopoli e garantendo l’esigenza di un ampio numero di aziende
di medie dimensioni.
È stato Giovanni Polo II in Centesimus annus
a scrivere: “Disfunzioni e difetti nello Stato assistenziale derivano
da un'inadeguata comprensione dei compiti propri dello Stato. Anche in
questo ambito deve essere rispettato il principio di sussidiarietà […]
Intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, lo Stato
assistenziale provoca la perdita di energie umane e l'aumento esagerato
degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche più che dalla
preoccupazione di servire gli utenti, con enorme crescita delle spese”.
Non a caso, fu Röpke, sulla scia di Röstow, ad evidenziare la distinzione
tra interventi “conformi” ed interventi “non conformi”. La sapienza e
la scienza possono fare molto nel processo di discernimento politico.
A volte, però, basterebbe non farsi prendere la mano dalla retorica.
Acton Focus
Archives


Articoli:
Interesse e responsabilità,
di Robert Sirico
Fame nel mondo, i numeri
che la FAO non dice, di Anna Bono
L’economia sociale
di mercato: alcune osservazioni, di Flavio Felice
Libri:
Tito Lucrezio Rizzzo, Le
ragioni del diritto, Gangemi Editore, Roma 2006, pp. 94, di Pier
Luigi Torre.
Karol Wojtyla, Discorsi
al popolo di Dio, a cura di F. Felice, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli
2006, pp. 272, di Sonia Vazzano
René Girard –
Gianni Vattimo, Verità o fede debole? Dialogo su cristianesimo e relativismo,
Transeuropa, Massa, 2006, pp.98, Stefano Taddei
|