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Acton Focus

  Numero 16  

Tito Lucrezio Rizzzo, Le ragioni del diritto, Gangemi Editore, Roma 2006, pp. 94.

Il saggio “Le ragioni del diritto” costituisce la sintesi ragionata di esperienze didattiche e scientifiche e persegue l’obiettivo di elaborare un metodo (e costruire il relativo strumento) per la trasmissione di una cultura giuridica di base a chi normalmente opera in altri campi della conoscenza e del sapere; ma utile anche a quanti del diritto hanno fatto una scelta di vita, i quali vi possono ritrovare quegli interrogativi che la prassi quotidiana tende ad emarginare, accompagnati da proposte interpretative ricavate tramite un approccio che cerca di cogliere l’essenza dei vari temi analizzati.

Il saggio è sostanzialmente diviso in due parti che vogliono affrontare le due classiche questioni del “quid jus”, cioè cosa sia il diritto vigente o positivo; e “quid juris”, cioè cosa dovrebbe essere intrinsecamente il diritto in ogni tempo e in ogni luogo; due questioni oggetto rispettivamente della teoria generale del diritto e della filosofia del diritto.

Nella prima parte (quid jus), partendo dalla definizione ulpinianea “Jus publicum est quod ad Statum rei romane spectat, privatum quod ad singolorum utilitatem”, vengono ripercorse le classiche articolazioni del diritto privato e pubblico, riservando una attenzione particolare alla tematica della norma penale la cui nascita e sviluppo si riallaccia al sentimento della vendetta e a quello dell’espiazione. Quest’ultimo, attraverso il diritto romano, si svincolò dal criterio del risarcimento della persona offesa e si collegò progressivamente ad un più ampio dovere riparatorio nei riguardi della collettività nel suo insieme. Alla base della norma penale in ogni società c’è sempre il vecchio dilemma tra il postulato giusnaturalistico circa l’esistenza di mala ex se e l’affermazione giuspositivistica dell’esistenza di mala quia prohibita.

Questa distinzione anticipa il tema della seconda parte del saggio, quello del quid juris, il quale è affrontato a partire da una precisa posizione: “Non vi è nessun concetto giuridico riguardante un ordinamento sociale storicamente considerato, che possa prescindere da concetti non giuridici che ne costituiscano il presupposto necessario, sia in campo etico, che religioso, economico, sociale e (oggi) scientifico, perciò riteniamo impercorribile la pur suggestiva strada costruita dal Kelsen circa una dottrina “pura” del diritto, cioè scevra da siffatte “contaminazioni”.

Le categorie vengono ricostruite a partire dalla contrapposizione tra il giusnaturalismo secondo il quale esistono delle leggi naturali sovraordinate a quelle dei vari ordinamenti ed alle quali questi ultimi debbono ispirarsi (agraòi nòmoi di greca memoria) e dunque presuppone una condizione di esistenza in natura che precede la costituzione della Stato; e giuspositivismo, secondo il quale nello Stato non esisterebbero mala in se, ma soltanto mala quia prohibita, riducendosi il giusto e l’ingiusto ad una scelta effettuata di volta in volta dal Legislatore.

Il confronto tra le due posizioni viene ricostruito a partire dalla speculazione del mondo greco del V sec. a.c., dall’idealismo platonico alla confutazione fattane da Aristotele; analizza il ruolo svolto dal diritto romano, soprattutto del jus gentium nel quale si consolidano gli istituti comuni a tutti i popoli; evidenzia l’importanza della speculazione teologica, a partire da S.Agostino, considerando il tentativo di armonizzazione della filosofia di Aristotele con la Teologia cristiana fatto da S.Tommaso; ricorda la diffusione delle Scuola del diritto naturale di matrice laica del XVI e XVII secolo e mostra come la riflessione giuridica del secolo dei lumi apporti significativi aggiornamenti della teoria del diritto e dello stato; approda alle recente posizioni assunte dalla dottrina “sull’eterno problema del rapporto fra il diritto positivo e quello naturale” ricordano i contemporanei appartenenti alle scuole giuspositicistiche e giusnaturalistiche e traccia, infine, delle linee di sintesi per descrivere le moderne teorie generali del diritto.

Acton Focus Archives

In this issue:

Articoli:
Interesse e responsabilità, di Robert Sirico
Fame nel mondo, i numeri che la FAO non dice, di Anna Bono
L’economia sociale di mercato: alcune osservazioni, di Flavio Felice
 
Libri:
Tito Lucrezio Rizzzo, Le ragioni del diritto, Gangemi Editore, Roma 2006, pp. 94, di Pier Luigi Torre.
Karol Wojtyla, Discorsi al popolo di Dio, a cura di F. Felice, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2006, pp. 272, di Sonia Vazzano
René Girard – Gianni Vattimo, Verità o fede debole? Dialogo su cristianesimo e relativismo, Transeuropa, Massa, 2006, pp.98, Stefano Taddei

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