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Acton Focus

  Numero 16  

René Girard – Gianni Vattimo,
Verità o fede debole? Dialogo su cristianesimo e relativismo,
Transeuropa, Massa, 2006, pp.98

Nella società occidentale, sulla scorta anche degli ultimi eventi internazionali, l’essere cristiani ha subito un processo molto approfondito di ridefinizione, con un confronto serrato sia all’interno del mondo occidentale sia verso le differenti culture diventate protagoniste del dibattito planetario. Nonostante questo presunto cambiamento di prospettiva del messaggio evangelico il tutto non si può tranquillamente assecondare come un dato di fatto fermo ed assodato. Esistono, infatti, molteplici estrinsecazioni di senso per tale contenuto, spesso e volentieri su barricate opposte ed apparentemente inconciliabili, come si può pacatamente notare anche nel nostro paese, dove un’altissima palizzata pare dividere molti credenti e laici. Comunque la si ponga, la questione importante è che sono moltissimi gli intellettuali di differente orientamento che, volenti o nolenti, verso l’annuncio cristiano pongono delle questioni. Grazie al contributo di due filosofi contemporanei che hanno avuto copiosi contatti con la dottrina dell’Ecce Homo il libro curato da Pierpaolo Antonello cerca di sondare le possibilità espressive dell’insegnamento derivato dal Nazareno in una realtà occidentale e mondiale che sta notevolmente mutando il suo approccio verso la sacralità. Vattimo, con il suo originalissimo cristianesimo di ritorno mediato da una vita spesa tra Nietzsche ed Heidegger, e Girard, autore di un’interpretazione della figura di Gesù Cristo come vittima che ha mutato per sempre l’approccio del mondo verso i perseguitati, sono autori particolarmente interessanti e preparatissimi sull’argomento. E’ sulla nozione di verità nel mondo futuro che i due pensatori affilano il loro pensiero, trovando, seppur probabilmente senza consapevolezza, insperati punti di contatto. Secondo il filosofo piemontese ci aspetta un avvenire in cui il messaggio cristiano si secolarizzerà compiutamente nella realtà, farà cadere tutte le presunte certezze derivate dai pensieri forti attuali e rimarrà veicolato solo come annuncio d’amore e carità. L’autore transalpino, pur rispettando questa visione non pare credere a questa sorta di chimera e ne pone una più facilmente realizzabile, in cui il fulcro del cristianesimo, cioè l’amore come redenzione dei perseguitati e dei sofferenti, troverà modo di svilupparsi attraverso un novello approccio antropologico che coinvolgerà le differenti interpretazioni del mondo. Quello che rimane ben riscontrabile in tali intriganti riflessioni è che il messaggio evangelico è un baluardo culturale del mondo occidentale che ha enormi potenzialità da esemplificarsi nell’avvenire, però solo se saprà riflettere pienamente su un passato ed un presente in cui anche le gerarchie di riferimento di tale annuncio devono avere la possibilità di confrontarsi pienamente ed in modo democratico con tutti, soprattutto verso chi la pensa in modo diametralmente diverso. In fondo, il rispetto delle differenti idee e del prossimo dovrebbe essere il nostro lascito cristiano per le generazioni future che si troveranno a vivere in un ambiente socio-religioso molto differente dall’attuale. Il libro di Girard ­ Vattimo ci può indicare un iter pieno di aspettative per l’avvenire.

Acton Focus Archives

In this issue:

Articoli:
Interesse e responsabilità, di Robert Sirico
Fame nel mondo, i numeri che la FAO non dice, di Anna Bono
L’economia sociale di mercato: alcune osservazioni, di Flavio Felice
 
Libri:
Tito Lucrezio Rizzzo, Le ragioni del diritto, Gangemi Editore, Roma 2006, pp. 94, di Pier Luigi Torre.
Karol Wojtyla, Discorsi al popolo di Dio, a cura di F. Felice, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2006, pp. 272, di Sonia Vazzano
René Girard – Gianni Vattimo, Verità o fede debole? Dialogo su cristianesimo e relativismo, Transeuropa, Massa, 2006, pp.98, Stefano Taddei

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