René Girard – Gianni Vattimo,
Verità o fede debole? Dialogo su cristianesimo e relativismo,
Transeuropa, Massa, 2006, pp.98
Di Stefano Taddei
Nella società occidentale, sulla scorta anche degli ultimi
eventi internazionali, l’essere cristiani ha subito un processo molto
approfondito di ridefinizione, con un confronto serrato sia all’interno
del mondo occidentale sia verso le differenti culture diventate protagoniste
del dibattito planetario. Nonostante questo presunto cambiamento di prospettiva
del messaggio evangelico il tutto non si può tranquillamente assecondare
come un dato di fatto fermo ed assodato. Esistono, infatti, molteplici
estrinsecazioni di senso per tale contenuto, spesso e volentieri su barricate
opposte ed apparentemente inconciliabili, come si può pacatamente notare
anche nel nostro paese, dove un’altissima palizzata pare dividere molti
credenti e laici. Comunque la si ponga, la questione importante è che
sono moltissimi gli intellettuali di differente orientamento che, volenti
o nolenti, verso l’annuncio cristiano pongono delle questioni. Grazie
al contributo di due filosofi contemporanei che hanno avuto copiosi contatti
con la dottrina dell’Ecce Homo il libro curato da Pierpaolo Antonello
cerca di sondare le possibilità espressive dell’insegnamento derivato
dal Nazareno in una realtà occidentale e mondiale che sta notevolmente
mutando il suo approccio verso la sacralità. Vattimo, con il suo originalissimo
cristianesimo di ritorno mediato da una vita spesa tra Nietzsche ed Heidegger,
e Girard, autore di un’interpretazione della figura di Gesù Cristo come
vittima che ha mutato per sempre l’approccio del mondo verso i perseguitati,
sono autori particolarmente interessanti e preparatissimi sull’argomento.
E’ sulla nozione di verità nel mondo futuro che i due pensatori affilano
il loro pensiero, trovando, seppur probabilmente senza consapevolezza,
insperati punti di contatto. Secondo il filosofo piemontese ci aspetta
un avvenire in cui il messaggio cristiano si secolarizzerà compiutamente
nella realtà, farà cadere tutte le presunte certezze derivate dai pensieri
forti attuali e rimarrà veicolato solo come annuncio d’amore e carità.
L’autore transalpino, pur rispettando questa visione non pare credere
a questa sorta di chimera e ne pone una più facilmente realizzabile, in
cui il fulcro del cristianesimo, cioè l’amore come redenzione dei perseguitati
e dei sofferenti, troverà modo di svilupparsi attraverso un novello approccio
antropologico che coinvolgerà le differenti interpretazioni del mondo.
Quello che rimane ben riscontrabile in tali intriganti riflessioni è che
il messaggio evangelico è un baluardo culturale del mondo occidentale
che ha enormi potenzialità da esemplificarsi nell’avvenire, però solo
se saprà riflettere pienamente su un passato ed un presente in cui anche
le gerarchie di riferimento di tale annuncio devono avere la possibilità
di confrontarsi pienamente ed in modo democratico con tutti, soprattutto
verso chi la pensa in modo diametralmente diverso. In fondo, il rispetto
delle differenti idee e del prossimo dovrebbe essere il nostro lascito
cristiano per le generazioni future che si troveranno a vivere in un ambiente
socio-religioso molto differente dall’attuale. Il libro di Girard Vattimo
ci può indicare un iter pieno di aspettative per l’avvenire.
Acton Focus
Archives


Articoli:
Interesse e responsabilità,
di Robert Sirico
Fame nel mondo, i numeri
che la FAO non dice, di Anna Bono
L’economia sociale
di mercato: alcune osservazioni, di Flavio Felice
Libri:
Tito Lucrezio Rizzzo, Le
ragioni del diritto, Gangemi Editore, Roma 2006, pp. 94, di Pier
Luigi Torre.
Karol Wojtyla, Discorsi
al popolo di Dio, a cura di F. Felice, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli
2006, pp. 272, di Sonia Vazzano
René Girard –
Gianni Vattimo, Verità o fede debole? Dialogo su cristianesimo e relativismo,
Transeuropa, Massa, 2006, pp.98, Stefano Taddei
|