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Responsabilità e mercato

Paola Springhetti

Uno dei capisaldi del pensiero liberale cattolico ha sede nel Michigan, e precisamente a Grands Rapids. Si tratta dell'"Acton Institute", fondato poco più di dieci anni fa da un sacerdote americano, Robert Sirico, che ne è attualmente il presidente. L'istituto ha lo scopo di educare futuri sacerdoti, intellettuali, imprenditori e politici ai principii e ai processi della libera impresa, ponendo l'accento sulla dimensione morale della libertà e del sistema di mercato. Di Sirico l'editore Rubbettino ha appena pubblicato un libro, Il personalismo economico e la società libera, in cui l'autore mette a confronto la dottrina del libero mercato e la tradizione cristiana. L'uno e l'altra, insieme, possono infatti dare vita a una società "libera e virtuosa".

"È necessario tenere insieme entrambi i termini", spiega Sirico, "perché è relativamente facile creare una società libera (in fondo basterebbe che non avesse un governo). Ma io ricordo tutte quelle persone che emigravano dall'Est, dove vivevano sotto il totalitarismo, per cercare a Ovest la libertà, e quando ci arrivavano si ponevano una domanda più profonda: che cosa facciamo con questa libertà? La libertà è necessaria, ma insufficiente. Una libertà senza un orientamento è come un vita con tante opzioni che si equivalgono, ma senza uno scopo. Poi c'è il problema della virtù: una società regolata dalla legge, ma senza virtù, può essere giusta, ma la giustizia, pur indispensabile, non basta. In fondo, quando ci poniamo di fronte a Dio, non vogliamo da lui soltanto giustizia, ma anche amore. E questo amore, questa virtù, è trascendente rispetto al solo sistema della giustizia. Per questo abbiamo bisogno della libertà, ma anche della virtù".

Che modello economico serve per costruire una società che sia libera e virtuosa nello stesso tempo?

"L'uomo agisce secondo ragione e l'economia è soltanto un rifrazione delle tante scelte dell'uomo. L'economia, o meglio il mercato, non è un posto: è piuttosto un processo, è il risultato di tante decisioni prese delle genti in varie parti del mondo. Non è una decisione soggettiva. È impossibile per un gruppo di burocrati, di politici o anche di sacerdoti, sapere quel che è necessario per ogni circostanza molto delicata o molto particolare. L'economia libera riflette l'intelligenza dell'umanità, e se interveniamo in questo processo, creiamo uno squilibrio nella società. C'è un ruolo dello Stato, per garantire i diritti umani, il buon funzionamento della giustizia, il mantenimento dell'ordine pubblico eccetera... ma se va oltre queste funzioni crea un disastro".

Però i rapporti dell'Undp ci dicono ogni anno che la ricchezza nel mondo cresce, ma che cresce anche il numero dei poveri perché questa ricchezza si concentra sempre più...

"Ma la colpa è del mercato o non è piuttosto degli interventi sul mercato? I Paesi del Terzo Mondo non sono liberi: sono governati da dittatori, sono attraversati da lotte tribali... E dall'altra parte i Paesi del Primo Mondo, compresi gli Stati Uniti, hanno tanti interventi protezionistici sulla propria economia. Sono molte le merci che gli americani vorrebbero comperare a prezzi più bassi di quelli in vigore, ma sono per prime le organizzazioni sindacali a bloccare questi scambi con i Paesi poveri. Se gli Stati Uniti rimuovessero queste barriere, si avrebbe un flusso di milioni di dollari verso di essi. La colpa della povertà non è il mercato libero".

Però non sempre il mercato produce giustizia. Basti pensare al problema dell'Aids in Africa e alla posizione presa dal governo del Sudafrica, pochi mesi fa, contro le industrie farmaceutiche che, grazie al sistema dei brevetti; tengono alto il prezzo dei farmaci.

"Le compagnie farmaceutiche hanno anche donato molti farmaci. A parte questo, la questione è complicata. Non dobbiamo dimenticare, per esempio, che per produrre questi farmaci le compagnie farmaceutiche hanno investito nella ricerca, cosa che altri non fanno. Il registratore che lei sta usando, un po' di anni fa costava moltissimo e questo vale, direi, per ogni prodotto che entra nel mercato: per un certo tempo resta d'élite, poi il prezzo cala e diventa alla portata di tutti. L'Aids è un problema particolare, perché si è posto improvvisamente: la ricerca è recente, e così i farmaci costano molto, e negli Stati Uniti, per esempio, paghiamo più che in Canada, per sussidiarietà. Quindi, nel cercare un soluzione al problema in Africa, dobbiamo stare attenti a non distruggere i mezzi per la ricerca. Per esempio, dobbiamo ridurre le tasse alle industrie produttrici, in modo da sostenerle".

Quale sussidiarietà e quale solidarietà, allora, sono compatibili con questa economia di mercato?

"Nella Centesimus Annus il Papa ha detto che è necessario creare un sistema di scambi in cui siano incluse le nazioni del Terzo Mondo. Questi due principii della dottrina sociale della Chiesa, sussidiarietà e solidarietà, sono in realtà due parti dello stesso principio: la centralità della dignità umana. Sussidiarietà significa che è meglio lasciare l'organizzazione della società nelle mani della società stessa, non dei politici. Secondo me questo principio non è capito bene in Europa, perché a Maastricht è stato ribaltato. Ma anche il mercato è un esempio di solidarietà. Se voglio leggere un giornale, preferisco avere il giornale piuttosto che tenere in tasca le 1.500 lire, e il venditore preferisce avere i soldi piuttosto che il giornale invenduto. Io sono contento dello scambio e anche lui. Questo è un tipo di solidarietà: dobbiamo creare un mondo interdipendente, per avere una società libera e prospera".

Leggo un passo dal suo libro: "Il libero mercato può funzionare nel tempo come una specie di tutor morale, incoraggiando il rispetto delle regole, degli altri, l'onestà, il rispetto ed il coraggio". Dunque, il mercato ha una dimensione etica...

"Quel capitolo si intitola "La saggezza pratica del mercato". Il mercato giudica la persona che non lavora o lavora male e in questa maniera insegna il senso di responsabilità. Nei Paesi ex comunisti quando entro in un negozio mi sembra di aver fatto un'irruzione nella loro giornata, invece nel mio Paese mi sento atteso e accolto. Questa è un'etica pratica. Non dico che il mercato in sé è morale: secondo me è neutrale, è un'opportunità che può essere usata per il bene o per il male. Per questo è necessario avere una direzione, un orientamento verso la verità".

Cosa pensa quando legge il passo del Vangelo in cui si dice che i ricchi hanno la stessa possibilità di entrare in Paradiso quanto un cammello di passare per la cruna di un ago?

"Bisogna leggere anche i passi seguenti: quando i discepoli replicano che è impossibile che un cammello passi per la cruna, Gesù risponde che per Dio tutto è possibile. Sant'Agostino ha detto che il povero Lazzaro non va in cielo perché povero, ma perché umile, e il ricco non va all'inferno perché ricco, ma perché orgoglioso. Madre Teresa di Calcutta ha invitato a non credere nella lotta tra le classi, ma in un incontro tra le classi, in cui i ricchi salvano i poveri e i poveri salvano i ricchi".

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