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Il Ruolo E La Riforma Dell'Educazione Nello Sviluppo Socio-Economico

di Robert A. Sirico

Il problema delle istituzioni educative - quale forma esse dovrebbero avere,come dovrebbero essere amministrate, di chi dovrebbero occuparsi e che cosadovrebbero insegnare - è controverso in ogni paese, ma a prima vista può nonessere ovvio il motivo di ciò. Da un punto di vista meramente economicol'istruzione può essere classificata come un servizio sempre più richiesto.Sotto questo aspetto, tale servizio non è diverso, nelle sue componentieconomiche, da qualsiasi altro servizio offerto in un'economia di mercato.Si pensi ai beni e ai servizi di cui godiamo quotidianamente: i nostrivestiti vengono puliti dal lavasecco, i nostri portafogli-titoli sonogestiti dai nostri agenti di borsa, le nostre tasse sono calcolate dacommercialisti. Organizziamo le nostre istituzioni civili sulla base dellacooperazione e, nella maggior parte dei paesi, la richiesta di religioneviene soddisfatta mediante iniziative volte ad aprire luoghi di culto. Inuna cornice di libertà, i conflitti si riducono al minimo. Scegliamosemplicemente i servizi di cui avvalerci ed essi ci vengono corrisposti daoperatori pronti a garantirceli in base a un libero scambio. In questo modo,le leggi di mercato, i contratti, il denaro e la cooperazione umana sitraducono in un beneficio per tutti, in un clima di libertà e di scelta.

Perché l'istruzione non è anch'essa priva di controversie? Perché è trattatacome un bene particolare? Cosa implica il ruolo speciale della fede nel darforma a questa istruzione? Perché l'istruzione è un bene particolare cherichiede un'attenzione straordinaria da parte delle autorità politiche?

Vorrei rispondere alle suddette domande. 1) Desidero affrontare il problemadi cosa rende l'istruzione essenzialmente diversa da qualsiasi altro bene oservizio offerto dall'economia di mercato; desidero anche segnalare i modiin cui, a parer mio, tale differenza è stata compresa correttamente o no. 2)Intendo suggerire che esistono modi in cui l'educazione potrebbe essereriformata in maniera più coerente con la lezione offertaci dalla profondariflessione sui diritti inalienabili dei genitori e sui princìpi liberalidello scambio di mercato e della cooperazione. 3) Vorrei offrire alcunelinee-guida per il futuro dell'istruzione coerentemente con l'insegnamentosociale della Chiesa e con i princìpi di una nazione libera e prospera.

La prima prova che posso produrre per far capire che l'istruzione è diversada qualsiasi altro servizio offerto dal mercato è la seguente: da sempre, ilpotere politico cerca di influenzare o addirittura monopolizzare il servizioeducativo rivolto ai giovani e di rendere obbligatoria l'istruzione, così dasoppiantare la famiglia come primaria istituzione formativa. Sia che la sicreda una prassi giusta, sia che la si creda una prassi pericolosamentesbagliata, sostengo che non è immotivata la tendenza del potere politico aincrociarsi con l'istruzione. L'istruzione è uno strumento per plasmaregl'individui che compongono la società. Perciò essa esercita una forteinfluenza sulla cultura e sul futuro della civiltà stessa.

Nessuno lo ha capito meglio dei fautori della scuola pubblica. In relazionea ciò, vorrei parlare della situazione statunitense in particolare, siaperché la conosco bene, sia perché la sua storia serve da ottimo esempiodelle tendenze pedagogiche che i riformatori dovrebbero tener presenti.

Horace Mann (1796-1859), fondatore nel primo Ottocento dell'attuale sistemaeducativo americano, parlò della scuola statale come mezzo primario perinculcare il senso civico nella sua generazione e in quelle future. Credevache la Scuola Comune - così era chiamata a quei tempi la scuola pubblicagratuita - fosse il mezzo attraverso cui la nazione americana potevagiungere alla salvezza terrena e civica. Ne parlò senza ironia come dellapiù grande « scoperta mai fatta nella storia dell'uomo ». Nello stessotempo, disse senza reticenze che lo stato doveva assumere il ruolo di padre,dubitando molto che i genitori naturali fossero all'altezza di decidere cosafosse meglio per i loro figli. Il successivo sviluppo delle istituzionieducative in America seguì l'impostazione logica di Horace Mann per tutto ilresto dell'Ottocento fino al secolo scorso.

Contemporaneo e successore di Mann, James G. Carter vide nell'insegnamentodei valori politici il primo cómpito della Scuola Comune, cioè della scuolapubblica gratuita, sostenendo che solo questo poteva prevenire l'insorgeredi moti insurrezionali contro lo stato. Tale educazione era concepita comeuniversale, perché una vera comunità civica poteva essere forgiata soloaprendo il sistema scolastico a tutti i bambini. Più tardi, John Swett, ilfondatore della scuola pubblica in California, fu il primo a parlareapertamente dei bambini come proprietà dello stato: principio estremamentepericoloso. Tuttavia questi punti di vista non erano affatto insoliti neicircoli intellettuali dell'Ottocento. Si ricordi che il decimo puntoprogrammatico del Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx invocava «l'istruzione gratuita di tutti i bambini in scuole pubbliche e lacombinazione di istruzione e produzione industriale ». Non c'è bisogno didire che Marx concepiva tale educazione come monopolio dello stato, nonlasciando alcuno spazio ad alternative private (che si sarebbero dovuteproibire).

Era inevitabile che siffatte opinioni avrebbero finito per offendere icattolici americani e per costituire una minaccia alle loro libertàreligiose. Non bisogna dimenticare che le scuole cattoliche sono tra le piùantiche istituzioni educative degli Stati Uniti. Furono fondate ai tempidella colonizzazione e giocarono un ruolo importante non solo nel sostenerela fede in America nel Sette-Ottocento, ma anche nell'integrare i nuoviimmigrati cattolici nel contesto culturale americano. Lo stesso vale per lescuole protestanti. È utile ricordare che fino al 1830 il sistema scolasticostatunitense era interamente governato a livello locale, era pressochéesclusivamente privato e aveva il suo centro nella chiesa, nella famiglia enella comunità. I cattolici non erano coscienti di far parte di un sistemaeducativo ben distinto dal sistema pubblico, poiché quest'ultimo nonesisteva ancora. Anche i protestanti avevano un sistema simile. L'istruzionenon era in alcun modo considerata come una funzione a carico dei singolistati, ancor meno a carico del governo nazionale.

Ma dopo il 1830, quando le opinioni dei pedagoghi sopra citati ebbero laprevalenza grazie al risalto da loro dato ai fini universali e grazie aimetodi statalisti, le scuole cattoliche furono attaccate per le loro preteseautonomistiche. Campagne politiche che richiamavano l'attenzione generalesulla supposta minaccia del papismo e del cattolicesimo romano divennerofrequenti nella seconda metà dell'Ottocento, poiché la nascita delle ScuoleComuni divise i cittadini in base alle loro personali obbedienze. Come sipuò evincere dalla sezione del Catechismo di Baltimora sull'educazione -catechismo che critica le scuole pubbliche e sottolinea il diritto-doveredei genitori di assicurare ai loro figli un'educazione cattolica - quelloche un tempo era un sistema pacifico di cooperazione volontaria e di scambio(secondo le leggi di mercato) si trasformò in un sistema educativo statalecaratterizzato da conflittualità.

Proteggere le scuole cattoliche dall'invadenza delle autorità statali -quasi tutte protestanti nel nord-est degli Stati Uniti, area da cuiproveniva la maggior parte dei riformatori scolastici - diventò una prioritàsempre più pressante sia per i genitori cattolici, sia per le autoritàecclesiastiche dalla fine dell'Ottocento fino al Novecento. La Chiesa rimaseancorata alle proprie posizioni, affermò il suo diritto a operareindipendentemente dallo stato, infine definì l'identità del proprio sistemascolastico in piena autonomia rispetto allo stato. I ragazzi cattoliciassorbirono questo ethos a scuola. Ciò diede poi origine a una crescenteesclusione dei cattolici dalla vita civile del paese, almeno fino agl'inizidegli anni '60.

Data l'ostilità verso la scuola cattolica, è un miracolo - o un merito deigenitori e degli amministratori che si opposero alle richieste diintegrazione delle scuole cattoliche nella pubblica struttura statale - chele scuole parrochiali cattoliche continuino a esistere. Ma oggi lo scenarioè completamente diverso, ironicamente ribaltato. Le scuole cattoliche inAmerica, coerentemente con i loro princìpi, danno il meglio di sénell'educare persone provenienti da ogni ceto sociale e gruppo etnico, moltodi più di quanto non facciano le scuole pubbliche. Questo fatto è ampiamentericonosciuto anche dall'élite della scuola statale. Possiamo attribuire ciòalla natura personale dell'insegnamento e al fatto che le scuole sono statein grado di espletare la loro missione, nonostante l'avvicendarsi senza finedelle mode e delle riforme pedagogiche.

Penso anche che dobbiamo attribuire grande importanza a due documenti delConcilio Vaticano II, e segnatamente al documento sull'Educazione Cristianae al documento sulla Libertà Religiosa. Il primo documento ha allargato loscopo dell'educazione cattolica per comprendere un più grande numero distudenti e un più ricco curriculum. Il secondo documento è stato ugualmenteimportante. Conteneva due messaggi di particolare rilevanza nel contestoamericano: 1) la Chiesa cattolica non ha nulla da temere dalla libertàpolitica e religiosa, poiché considera le istituzioni democratiche affattocompatibili con la sua visione dell'uomo; 2) in regime di libertà religiosala Chiesa cattolica confida che i suoi diritti possano essere esercitatinella loro pienezza e che vengano rispettati dal potere politico.

Questa particolare applicazione del documento sulla Libertà Religiosa ètroppo spesso dimenticata, ma è assai importante per capire l'educazionenella nostra epoca. La Chiesa rigetta le opinioni dei riformatoridell'Ottocento non meno di quelle dei teorici del socialismo, che nonpossono concepire nessuna istituzione sociale funzionante al di fuoridell'àmbito dello stato-apparato. Come il Santo Padre ha chiarito nella suagrande enciclica Centesimus annus, tali opinioni sono contrarie alla dignitàdell'uomo e violano il principio di sussidiarietà, il quale esprime ildesiderio che i cómpiti sociali siano espletati da chi è più vicino alproblema da risolvere. Per quanto riguarda l'educazione, la famiglia e laChiesa sono più vicine al problema di quanto non lo sia lo stato. Laautorità civili hanno un ruolo, talvolta un importante ruolo, ma non possonoingiustamente invadere il sacro spazio dell'educazione riservato alla Chiesae alla famiglia.

Tuttavia, se non condividiamo l'opinione che lo stato non è l'educatoreprimario della gioventù, è impossibile che i servizi educativi siano visticome un bene economico che può essere acquistato allo stesso modo in cuiacquistiamo qualsiasi altro bene o servizio in un'economia di mercato.Semplicemente la posta in gioco è troppo grande per consentire allo spiritovolontario dello scambio economico di determinare il modo in cui i nostrifigli possano arrivare alla conoscenza e alla sapienza. Il potere politico,nel calpestare l'autorità naturale dei genitori e i legami spontaneidell'economia di mercato, crede che ci sia una posta in gioco troppo grandeper permettere che parole come scelta e libertà entrino nel vocabolariocomune, quando si discute sulle istituzioni educative di una società.

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